A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.

Eventuali commenti a post di questo blog non verranno pubblicati sia se offensivi per l'opinione pubblica e sia se non sottoscritti dai relativi autori. Se non avete il coraggio di firmarvi e quindi di rendervi civilmente rintracciabili... siete pregati di tesorizzare il vostro prezioso tempo in modo più intelligente (se vi sforzate un pochino magari per sbaglio ci riuscirete pure).
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Ricordo ad ogni buon file l'indirizzo di posta elettronica legata a questo sito/blog: pietroperri@alice.it

mercoledì 26 novembre 2014

Amministrative sanfilesi: i sommersi e i salvati... 2010.

I simboli usati dalle liste in gara nelle
amministrative sanfilesi 2010.
Nel mese di Aprile del 2010, ripensando alle elezioni amministrative appena trascorse, mi “divertii” (per quanto ci si possa divertire nei panni di uno come me che fu il primo dei non eletti della squadra di maggioranza a pari merito con l’ultimo degli eletti) a scrivere il pezzo che ripropongo di seguito... a poco più (o forse poco meno) di sei mesi dalle prossime amministrative paesane.
Secondo me tale pezzo (pubblicato sul Notiziario Sanfilese del mese - appunto - di Aprile 2010)  è... simpaticamente ancora valevole
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Partendo dal titolo di un saggio, tra l’altro il suo ultimo lavoro, scritto da Primo Levi nel 1986 (un libro che non ho ancora letto seppure ne conosco a somme linee il contenuto… ma che mi auguro di leggere quanto prima) vorrei provare a stilare, di seguito, una breve e spero simpatica digressione sulle ultime elezioni amministrative sanfilesi. Una elencazione (suddivisi tra buoni e cattivi?) dei vari risultati ottenuti dai candidati alle poltrone del Consiglio comunale del Comune di San Fili.
Titolo? … “i sommersi e i salvati” by Pietro Perri.
I salvati.
Tra i salvati, neanche a farlo apposta, vi metto il Sindaco Ottorino Zuccarelli e la sua lista. Motivo? … sicuramente ha preso cento voti in più di quelli che era politicamente legittimo pretendere. Per quanto riguarda invece la lista “Uniti verso il futuro” (ossia la lista capeggiata da Zuccarelli) tra i salvati a giusta ragione è giusto mettere i primi tre eletti (tra l’altro Consiglieri uscenti): Mario Sergi (137 preferenze), Carmine Cesario (127 preferenze) e Biancamaria Iusi (95 preferenze) con la speranza che un giorno ci insegnino la ricetta per come prendere un così alto numero di preferenze.
Anche per quanto riguarda la lista “Nuova alba di San Fili e Bucita” individuerei tre salvati: Andrea Perrone (79 preferenze)  eletto nella minoranza consiliare pur essendo alla sua prima esperienza elettorale, De Luca Antonello (50 preferenze… secondo me una vera sorpresa) ed il simpaticissimo Antonio Marotta (50 preferenze… meritatissime, almeno per la simpatia e l’educazione con cui ha condotto la sua personale battaglia).
Sempre tra i salvati non posso non collocare Sante Onofrio (tra gli eletti in quanto capolista della lista “Neapòlis”), Giovanni Carbotti (tra gli eletti in quanto capolista della lista “Nuova Alba di San Fili e Bucita”) e l’amico Mauro Lio (75 preferenze, lista “Girasole”). Non so perché ma ho la vaga impressione che tutti e tre, con qualche dubbio su Mauro Lio (… non eletto), hanno comunque raggiunto il loro scopo.
Metterei infine tra i salvati l’amico Salvatore (Tuturieddru) Lio in qualità di padre dei candidati Carmine Lio (20 preferenze… lista “Girasole”) e Francesco Lio (12 preferenze… lista “Nuova alba di San Fili e Bucita”) con la domanda: a quale dei due figli avrà votato?
I sommersi.
Passiamo ora ai sommersi.
Tra i sommersi metto a priori i già citati fratelli Carmine e Francesco Lio. Il motivo? … la prossima volta vorrei vedere un solo fratello in competizione e vorrei vedergli prendere almeno 32 preferenze (ossia 20 più 12).
A seguire metterei i due candidati della lista “Uniti verso il futuro” che hanno preso entrambi 48 voti e si sono giocati quasi alla monetina l’entrata in Consiglio comunale: Biagio Luchetta (Consigliere ed Assessore uscente… per il fatto che nel 2005 aveva preso ben 97 preferenze e che nel giro di cinque anni è riuscito a smarrire metà dei suoi sostenitori) eletto per la seconda volta nel suo mandato, e Pietro Perri (alias lo scrivente) per il fatto che dopotutto un voto in più avrebbe benissimo potuto conquistarselo e per giunta senza grossi sacrifici.
Sempre tra i sommersi metterei il dottor Enrico Crispini con la lista “Girasole”: ci fu un momento in cui si era certi che la lista “Girasole” diventasse la seconda lista (per voti racimolati) del paese… ma sembra sia stato solo un momento.
Sempre tra i sommersi metterei alcuni componenti e fans della lista “Neapòlis” in quanto gli stessi potevano evitare onestamente di portare la lotta politica su un piano di offese personali (anche se poi hanno cercato di passare per vittime quando qualcuno ha risposto loro per le rime): San Fili (e alcuni Sanfilesi) decisamente non lo meritavano.
Sommersi, in base alla mia classificazione, sono anche Vincenzo Dimizio (21 pref.), Gianni Saggio (27 pref.) ed il sempreverde (candidaturamente parlando) Salvatore Mazzulla (27 pref.)... non eletti nella lista vincente “Uniti verso il futuro”. A due di questi in particolare non possiamo che regalare il classico motto “ritenta, sarai più fortunato”.
Sommersi sono pure il già citato Vincenzo Dimizio (21 preferenze, lista “Uniti verso il futuro”), Andrea Iantorno (7 preferenze, lista “Girasole”), Angelo Cersosimo (8 preferenze, lista “Neapòlis”) e Federica De Rose (10 preferenze, lista “Nuova alba di San Fili e Bucita”)… ultimi arrivati nelle rispettive liste.
Ci sono anche dei sommersi di qualità in questa classificazione: Pietro Cribari (ex Assessore nella passata Amministrazione oltre che leader della locale Rifondazione Comunista) e Pasquale Chiappetta (anche lui ex Assessore nella passata Amministrazione e leader del locale UDC)... per le loro “non eccessive” 37 preferenze. A questi due aggiungerei, per le stesse ragioni, anche il Presidente della Pro Loco Francesco Sangermano (38 pref.).
Tra i sommersi metterei infine l’amico Andrea Iantorno (lista “Girasole”) il meno votato in assoluto, e l’amico Filiberto Napolitano (lista “Neapolis”, segnalato come vice Sindaco in caso di vittoria di tale lista) per i suoi zero voti nelle sezioni prima e seconda… 35 preferenze alla terza.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace! ... a chi gioca ad armi pari (onestà morale ed intellettuale).

sabato 22 novembre 2014

U monachieddru 'e Santu Fili... by Pietro Perri.

Ho deciso finalmente di concludere, dopo qualche mese e forse più, un articolo in tre parti (le prime due pubblicate sul Notiziario Sanfilese dei mesi di Luglio e Agosto 2012) tendente a riportare in vita una cara ulteriore “presenza sovrannaturale” santufilise: u monachieddru.
A chi ha un po’ di pazienza per quanto riguarda i miei scritti... buona lettura.
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U monachieddru? ... che stupenda creatura.
Sarebbe bello venire a sapere come e quando i nostri avi si sono imbattuti in questo stupendo personaggio e chissà se si siano mai posti la domanda se sia u monachieddru ad essere frutto della loro fantasia o loro frutto della fantasia di quest’ultimo.
Chi scrive non ha avuto incontri ravvicinati con u monachieddru (io, infatti, appartengo al periodo in cui a farla da padrone nei vicoli del centro abitato di San Fili o lungo il suo terrificante perimetro era la Fantastica, qualche magara, qualche strega propriamente detta e qualche spirdu di passaggio) malgrado con tanti esseri sovrannaturali da piccolo ha piacevolmente (o orribilmente) convissuto.
Eppure anche lui, u monachieddru, era conosciutissimo, nei bei tempi che furono, nella Comunità Sanfilese.
Nei miei ricordi non era semplicemente il mattacchione che si divertiva a nascondere oggetti o a metterli fuori posto magari sul pavimento in punti in cui avresti potuto facilmente inciamparci... lasciandolo sbiascicarsi dalle risate per lo scherzo, simpatico per lui, riuscito.
Nei miei ricordi, ovviamente di quando ero ancora un lattante (siamo nei lontani anni Sessanta del XX secolo), u monachieddru era quell’essere insopportabile che veniva, nel corso della notte, a disturbare il tuo innocente sonno: avevi un peso sulla pancia e sul petto... ti mancava il respiro... aprivi gli  occhi tutto sudato ed affannato e... chi ti ritrovavi seduto sul tuo pancino, con le mani sul tuo petto e che ti guardava sghignazzante dritto dritto negli occhi... con i suoi occhi orrendamente spalancati? ... proprio lui: u monachieddru!
All’epoca, inutile dirlo, in casa mia non c’erano scorte di “Dolce Euchessina”  (n.d’a.: medicinale che negli anni Sessanta e Settanta veniva pubblicizzato come un toccasana anche per l’uso sui bambini con problemi di digestione... o pesantezza - a causa de “... u monachieddru?” di stomaco) e quindi non raramente u monachieddru - nelle lunghe e buie notti in quel casolare di campagna alle Volette - la faceva da padrone.
Fu in quel tempo che chiesi a mia madre chi era e cosa faceva u monachieddru e lei detentrice dell’antico sapere in casa nostra, nella sua proverbiale pazienza, mi erudì in merito a questa simpatica... magica presenza “casalinga”: sui suoi pregi e sui suoi difetti... sulle sue straordinarie potenzialità.
Mia madre mi disse che questo era un essere terribilmente dispettoso ma comunque un buon giocherellone. Quindi non cattivo se non lo si faceva incavolare più di tanto. Un essere con cui si poteva benissimo... coabitare.
Dopotutto se u monachieddru si rende conto che la famiglia che lo ospita si trova in grosse difficoltà ce la mette tutta per aiutarla. Dandole anche qualche insperato aiutino economico: u monachieddru è riconoscente dei piccoli accorgimenti che si usano nei suoi confronti (tipo lasciando qualche avanzo di leccornia sul tavolo da cucina a suo uso e consumo nel corso della notte).
E se nel corso della notte ci viene a fare visita nel modo surriportato ovvero cercando di rovinarci la nottata? ... non è detto che tutto il male vien per nuocere. Dopotutto... se si riesce ad impadronirsi del cappuccio de u monachieddru... abbiamo fatto, come si diceva fino a pochi anni addietro, tredici.
Chi riesce ad impossessarsi del cappuccio de u monachieddru, infatti, ne diventa automaticamente il padrone... non del cappuccio ma de u monachieddru stesso. Quello, infatti, è un po’ il segno del suo potere e l’essenza della sua vita sovrannaturale messa allo scoperto ed alla mercé degli esseri inferiori.
Chi riesce ad impossessarsi del cappuccio de u monachieddru può costringere lo stesso a farsi consegnare, in un libero scambio, il suo tesoro (realizzato con le migliaia di oggetti spesso e volentieri di valore persi nei secoli dai suoi umani conviventi) e quindi vivere agiatamente per il resto della sua vita.
Ecco che non appena svegliatici nel corso della notte a causa di questo dispettoso simpatico esserino... bisogna essere pronti a toglierli il cappuccio dalla testa.
Inutile dire che, fatto il debito scambio, tempo di ridare il cappuccio dallo stesso ci si può aspettare qualche terribile... meritata vendetta.
Mai sfidare le forze e le presenze sovrannaturali con cui quotidianamente interagiamo: in questa dimensione (e non solo in questa) noi siamo semplici ospiti... forse anche loro ma loro sono avvitati prima di noi.
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... un caro abbraccio a tutti by Pietro Perri.
... /pace!

martedì 18 novembre 2014

LEI NON E' PAGATO PER PENSARE! ... by Pietro Perri.

Tanto e tanto tempo fa avevo una divisa addosso e ne andavo decisamente fiero... diversamente non sarei rimasto circa cinque anni nell'Esercito Italiano... e vi assicuro che, nel bene e nel male, per me fu un'esperienza stupenda.
Una volta, nel 67° Montelungo di Monza, ebbi una piccola discussione con un superiore (... superiore? ... per la divisa che indossava! ... il resto era tutto opinabile) e per questo fui rinviato a giudizio: sette giorni di consegna semplice neanche trascritti e neanche, di fatto, fatti in quanto il servizio cui ero adibito comunque mi costringeva ad uscire almeno una volta al giorno fuori dalla caserma.
Nel corso del processino costruito ad hoc mi permisi di aprire il mio intervento con la premessa: "IO PENSAVO..."
A tale premessa registrai il prosieguo (intelligente) proferito dall'allora comandante del Battaglione: "LEI NON E' PAGATO PER PENSARE!"
" ... quindi la prossima volta eviti!", mi sembro continuasse il discorso una farfallina, terzo incomodo nell'intero discorso, che svolazzava imbecillemente nella mia testa.
Chissà, forse è anche per questo che adoro Internet (siti personali, blog, Facebook ecc.): qui anche chi non è pagato per pensare... a volte (non sempre: in tanti scrivono senza pensare... non raramente anch'io mi cimento in questa nobile arte, quella del "non pensiero")... pensa!
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... un caro abbraccio a tutti by Pietro Perri.
... /pace!

venerdì 14 novembre 2014

Ricordando Giovanni Iantorno... indimenticato tecnico del comune di San Fili.

Giovanni Iantorno - primi anni Ottanta
del XX secolo.
Agli inizi di questo mese trovai nella mia casella di posta elettronica il testo (che riporto di seguito) di un comunicato stampa relativo ad un manifestazione (convegno/ricordo) messa su per ricordare un caro compaesano prematuramente scomparso agli inizi degli anni Ottanta del XX secolo... nel 1984. Questo compaesano era il tecnico del comune di San Fili... amico Giovanni Iantorno.
In passato ho chiesto più volte, inutilmente, al figlio Emiliano Iantorno qualche foto da allegare ad un mio ricordo da riportare sia su questo blog che sul “Notiziario Sanfilese” (il bollettino mensile dell’Associazione Culturale “UNIVERSITAS SANCTI FELICIS” di San Fili). Quindi... benvenuto anche questo comunicato stampa che riporto di seguito. Per quanto riguarda invece il mio articolo/ricordo... dovrete attendere ancora un po’ e magari anche qualche altra foto dal figlio Emiliano.
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Giorno 29 ottobre scorso si è svolta presso il teatro comunale di San Fili una serata in ricordo di Giovanni Iantorno, tecnico comunale del paese prematuramente scomparso nel lontano 1984 all’età di soli 44 anni.
Giovanni Iantorno è stato un pubblico funzionario valido e stimato da tutti oltre che una persona con una moralità ed un altruismo che andavano oltre ciò che comunemente ci si possa aspettare dalle persone con cui si ha quotidianamente a che fare. E’ proprio e soprattutto per questo che Giovanni è stato ricordato dai familiari e dalla comunità sanfilese in un dibattito che ha raccolto testimonianze degli ex amministratori e dei colleghi  dipendenti comunali i quali  hanno riportato uno spaccato della vita amministrativa Sanfilese a cavallo tra gli anni Settanta ed Ottanta.
Nel corso dell’evento si è tenuto un  interessante convegno sul tema: “1984 – 2014, com’è cambiato l’ufficio tecnico comunale tra riforme della pubblica amministrazione e leggi sui lavori pubblici”.
Come relatori si sono alternati: l’arch. Carlo De Giacomo vice presidente dell’Ordine degli Architetti di Cosenza, che ha parlato di urbanistica; l’ing. Michele De Filippis della Provincia di Cosenza, che ha illustrato le ultime leggi sui Lavori Pubblici; l’avv. Angela Stellato della Provincia di Cosenza, che ha tracciato il percorso legislativo che si è sviluppato negli ultimi 30 anni all’interno della Pubblica Amministrazione. 
La serata che ha visto come moderatore il dott. Emilio Iantorno, figlio di Giovanni, ha avuto da cornice una buona presenza di pubblico che ha ascoltato con attenzione le tematiche sviluppate ed ha partecipato emotivamente al ricordo di un sanfilese amato da tutti.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace (anche a chi non se la merita)!

Quando non esisteva internet i radioamatori erano già in rete.

L’avventura estera del nostro compaesano Antonio Conte ricostruita in collaborazione col sottoscritto (alias Pietro Perri) e pubblicata in due puntata sul “Notiziario Sanfilese” dei mesi di ottobre e novembre 2014.
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Quando non esisteva internet i radioamatori erano già in rete. (1)
Di Antonio Conte.
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Antonio Conte.
Ho sempre avuto una grande passione per le radio.
Una passione nata presumibilmente quando (ancora fanciullo, potevo avere sette o otto anni... Siamo agli inizi degli anni Sessanta), mio padre Costantino cercava invano di una stazione che si sentisse un po’ più chiara delle altre su una stupenda, per l’epoca, radio a valvole.
Ricordo come fosse ieri il filo collegato allo stupendo magico scatolone che serviva da antenna ricevente. Quel filo partiva da un lato della stanza per completare il suo interminabile percorso al lato opposto.
Era una radio ad onde corte e a me piaceva tantissimo, forse in quanto premonitrici di quanto mi sarebbe capitato in futuro,  ascoltare emittenti che trasmettevano dall’estero.
In quegli anni io e la mia famiglia abitavamo “ara Jiazza”... davanti “u Spiritu Santu”.
Qualche anno dopo, grazie anche e soprattutto all’amicizia con il nostro compaesano Franco Gentile, mi avvicinai alla conoscenza della cosiddetta CB (n.d.r.: sigla della “banda cittadina”. Sistema di comunicazione a brevi distanze tramite apparecchi a transistor). Erano quegli gli anni d’oro degli ormai mitici “baracchini”.
Ricordo, in quei tempi, l’amico Franco Gentile che, in macchina e col suo “baracchino” a portata di mano, si parcheggiava nei pressi dell’Aireddra e da lì iniziava a parlare con persone più o meno della zona. Con quel tipo di ricetrasmittenti, è facile intuirlo, all’epoca non era possibile parlare con soggetti lontani né tantomeno con persone all’estero.
Una volta con Franco Gentile siamo andati sulla Crocetta per provare a metterci in comunicazione con radioamatori d’altre zone. Essendo un punto in alto era facile dallo stesso ampliare il raggio d’azione della nostra ricetrasmittente.
Purtroppo gli anni passano per tutti e passavano anche per me: il futuro bussava alla mia porta ed il futuro, per lo scrivente, all’epoca si chiamò Svizzera.
Era il 1972.
Restai in Svizzera, per lavoro, circa due anni dopodiché presi la via per il Canada.
Quando si emigra in un altro Stato all’inizio la vita è sempre un po’ difficile... per tutti.
Oltre il confine del nostro Stato ci aspettano una nuova lingua, una nuova cultura, nuovi amici e un nuovo lavoro.
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Quando non esisteva internet i radioamatori erano già in rete. (2)
Di Antonio Conte  con la collaborazione di Pietro Perri.
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"Sono un radioamatore da più di trent’anni!” ... così ama dichiararsi il nostro compaesano d’oltre Oceano Antonio Conte.
In Italia i radioamatori in effetti sono un po’ sottovalutati mentre nelle Americhe ed in particolare nell’America settentrionale (Canada ed USA) sono una vera e propria istituzione. Forse una necessità del vasto territorio in cui operano e dove, a volte, in mancanza di collegamenti alternativi loro sono un vero e proprio “salvavita”.
Sono decisamente rari, infatti, i film catastrofici di matrice hollywoodiana in cui non si veda un probo cittadino a stelle e strisce impegnato davanti alla sua stupenda ricetrasmittente a cercare collegamenti con il resto del mondo ancora, non per molto forse, in piedi.
Il radioamatore, in Canada, dove risiede il nostro encomiabile concittadino Antonio Conte, e negli USA è qualcosa in più di un semplice “soggetto impegnato nel volontariato sociale”: è la voce amica che, non raramente, ti guida nella classica notte buia della tua a volte infernale vita.
Questo e tant’altro è il nostro eroe Antonio Conte da Toronto.
Antonio - anche se oggi, dopo tanti anni passati lontano dalla terra natia, sarebbe più giusto chiamarlo Anthony o semplicemente Tony - approda in Canada nell’ormai lontano mese di dicembre del 1974.
Da quelle parti, in quegli anni soprattutto, non era difficile trovare un posto di lavoro per chi sapeva adattarsi.
Ad aprire le porte di una fabbrica dove si producevano materassi, ad Antonio, ci pensò, qualche mese dopo giunto a Toronto, l’amico e nostro caro compaesano Ottorino Argentino.  Antonio resterà in tale fabbrica per circa tredici anni. Nel frattempo iniziò a seguire le lezioni presso il Seneca college a Yonge e Sheppard, per chi conosce ovviamente tale zona. Tale scuola ovviamente garantirà all’intraprendente Antonio un futuro decisamente migliore da
quello che poteva prospettargli un prosieguo della vita lavorativa in una fabbrica di materassi.
Nel 1980, ovvero in questi magici impegnatissimi anni passati tra lavoro, scuola e famiglia, Anthony riesce a prendere persino il suo tanto desiderato patentino (licenza) di radioamatore. Un traguardo, questo, tutt’altro che facile da raggiungere: per ottenere la licenza di radioamatore, bisognava, infatti, imparare a pennello l'alfabeto morse ed essere capace di ricevere e trasmettere almeno 5 parole al minuto. Antonio di parole al minuto ne supererà, all’esame previsto, la bellezza di dodici ottenendo il miglior risultato possibile.
Diverse sono le associazioni di volontariato cui fa riferimento ai giorni nostri Antonio nella sua opera di “volontariato - radioamatore - senza frontiere”, e diverse sono le occasioni in cui la sua opera si è mostrata vitale o comunque di notevole supporto in situazioni di bisogno o di presunto pericolo.
Ed eccolo impiegato in un ospedale di Toronto dove finalmente, da qualche mese a questa parte, entrato in pensione potrà dedicarsi a tempo pieno alla sua passione di radioamatore e... ai suoi sicuramente più amati nipotini.
Personalmente non conosciamo bene l’organizzazione dei radioamatori mondiali né quanto siano presenti nella nostra zona (San Fili e paesi limitrofi) ma ci piace chiudere questo pezzo con una stupenda frase del nostro caro amico compaesano Antonio: “Si, oggi abbiamo internet... però dove arrivano i radioamatori, gli internetnauti se lo possono' sognare!
Una vita passata lontana dalla terra natia, dicevamo, quella di Antonio Conte. Una vita simile a quella di migliaia di altri Sanfilesi costretti ad emigrare cercando in luoghi lontani ciò che la propria terra ha da secoli negato a lui ed ai suoi familiari... ai nostri familiari: un futuro dignitoso.
Colpisce, nei suoi appunti di viaggio, la seguente frase, pensando ai giorni che furono: “Bei ricordi, anche se un po’ tristi, quelli di quando si emigra. Quello che ti resta in mente, anche dopo tantissimi anni, è sempre il giorno della tua partenza. Quel giorno, noi emigranti, lo porteremo con noi per sempre nei nostri occhi e nel nostro cuore.
Lasciare i genitori ed il resto della famiglia è una vera tragedia. A me quello ciò che mi ha ferito particolarmente è stato il distaccamento della mia sorellina Loredana. Lei aveva più o meno quattro anni... è stato veramente triste lasciarla.
Antonio partì per Toronto nel lontano dicembre del 1974 dall’aeroporto di Roma Fiumicino con un volo dell’Alitalia. Otto ore di volo e, a bordo di un taxi, dritto verso la casa di un suo zio di cui resterà ospite per circa un anno e mezzo.
Sinceramente, voglio dirvi che quasi immediatamente nel vedere quanto mi si prospettava come futuro, ho detto tra me e me: qui, in Canada, non ci starò a lungo.
Così non fu: nel 1976 Antonio conobbe sua moglie Anna da cui ebbe tre figli: Francesco, Sabrina e Christian. E da questi ultimi... cinque stupendi nipotini: Alyssa e Anthony (figli di Francesco), Julia (figlia di Christian), Daniela e Marco (figli Sabrina).
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace!

giovedì 13 novembre 2014

Quello "NON ERA IL SISTEMA". Quello "ERA... IL LORO SISTEMA”!

Personalmente sono stato sempre contrario a rivangare il passato di una Comunità (sempre e comunque perbene nel suo complesso) o di qualche soggetto  appartenente alla Comunità stessa (sempre e comunque perbene nel suo singolare) ma quando dei “moralmente disonesti” ti mettono in bocca frasi o in testa pensieri che non sono tuoi ma sicuramente del suo bacato cervello, qualcosa è giusto ricordarla o quantomeno... rinverdirne alcuni punti cardine (promettendo di farne uscire al momento opportuno persino gli storici articoli dei quotidiani locali).
Gli ultimi 54 anni di vita politico-amministrativa di San Fili? ... tutt’altro che fiori e tutt’altro che limitata ad un solo soggetto (che tra l’altro questa sfaccettatura della stessa l’ha potuta condizionare per non più di 7 - magari i peggiori - di tali 54 anni): due Commissari prefettizi (1977 e 1996), due dissesti finanziari (negli anni Ottanta), due bypass miliardari (uno negli anni Novanta perpetrato da un “non sanfilese” ed uno agli inizi di questo millennio perpetrato da “un sanfilese”... difficile pensare che siano stati comunque da soli e/o che per il lungo periodo in cui si sono reiterati gli stessi ammanchi nessuno se ne fosse mai accorto prima che i reati venissero a galla... quindi o altri ci hanno mangiato o gli altri erano dei ciechi handicappati professionisti ed amministratori da non rendersi conto di ciò che succedeva loro intorno).
Erano gli anni in cui i muri di alcune opere pubbliche crollavano ancor prima di essere ultimati (vedasi campo sportivo in località Frassino agli inizi degli anni Novanta o alla fine degli anni ottanta del XX secolo).
Erano gli anni in cui in periodo elettorale qualche amministratore faceva vedere sotto il risvolto della propria giacca il calcio di una pistola (forse rubata al proprio innocente figliolo).
Erano gli anni in cui lettere anonime tendenti a denigrare chi diversamente non si poteva scalfire (strano che tali lettere siano cessate quando alcuni soggetti - nostri compaesani - sono finiti fuori gioco) -  per non dire tant’altro - si trovavano anche nel cesso al posto della carta igienica.
Inutile dire che su questo fronte sono usciti vari articoli sui quotidiani locali e tantissimi avvisi di garanzia (alcuni nostri compaesani ne hanno una bella mazzetta di tali avvisi quasi quanto un mazzetto figurine di calciatori della Panini nel loro cassetto)... che comunque non mettono in dubbio la rispettabilità dei destinatari degli stessi (non colpevoli fino a prova contraria... una prova che alcune volte riesce a vedere solo Dio e lo stesso opera di conseguenza) ma qualche domanda sulla capacità del magistrato che li ha emessi la fanno sorgere.
Visto che alla fine tutti sono innocenti... anche quelli finiti in sordina (ripeto: in sordina e non sotto gli occhi di tutti) agli arresti domiciliari.
Anni, i succitati, dove si vede incompetenza amministrativa (diversamente San Fili non sarebbe ciò che è oggi), odore di truffa costante (qualcuno ci ha guadagnato in tale stato di cose ma il 95 percento della popolazione sanfilese - quella onesta o tendenzialmente onesta - ne pagherà le conseguenze almeno per altri due secoli) e continuo accanirsi verso la gente “realmente perbene” cercando di creare il dubbio sugli stessi, dl vuoto attorno agli stessi, l’odio sociale e morale verso gli stessi... da veri criminali. Questi sono alcuni dei giovani rampanti (in alcuni casi forse buon sangue non mente) futuri amministratori del nostro paese. Di San Fili.
Oggi tra l’altro sento proporre l’assurdo concetto del “ma quello era il sistema”.
E no!, cari miei... quello “NON ERA IL SISTEMA” quello “ERA... IL LORO SISTEMA”. Perché in quegli anni, così come oggi, c’eravamo tantissime persone oneste che ci siamo fatti in quattro per cambiare le regole del gioco e che proprio per questo nostro lavoro siamo stati tenuti ai margini della scacchiera dove si dividevano equamente le caselle i pezzi bianchi e i pezzi neri.
Vogliamo continuare a denigrare la gente perbene? ... io sono pronto.
Credetemi: ho buona memoria ed anche un buon archivio personale.
San Fili ha bisogno d’altro che di questi yuppies della macchina amministrativa locale per il rilancio che aspetta, sempre più invano, da oltre una ottantina d’anni a questa parte.
Io? ... sono sempre e malgrado tutto disposto a dare il mio contributo.
E tu?
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace!

sabato 25 ottobre 2014

"... na cosiceddra ppe sant'Antonu, picciri'! ... ca sant'Antonu vi vo' bene."

... stamane (sabato 25 ottobre 2014) ho fatto, ovviamente con mia moglie, una piccola passeggiata lungo corso Mazzini a Cosenza... il mitico corso Mazzini. C'era "in corso" (scusatemi lo spreco della parola "corso") l'edizione 2014 della "Fiera del Cioccolato"... cosa di cui me n'è fregato ben poco. Ciò che ha invece ha attratto in particolare la mia attenzione sono state due cose: 1) un simpatico vecchietto che con una straconsumata cassettina chiedeva un obolo per sant'Antonio e 2) in un negozio (il Salumaio?) l'esposizione in bella mostra di tre "paddrun'e ficu" con sotto un cartello riportante la scritta "Fichi di San Fili".
Che dire: per quanto riguarda il punto due... mi chiedo dove siano stati raccolti quei fichi e chi abbia fatto quei "paddruni"... sono decenni che cerco invano di capire che fine abbiano fatto i mai esistiti (se non come semplice marchio) "Fichi di San Fili"; per quanto riguarda quel simpatico vecchietto che chiedeva l'obolo per sant'Antonio ... ma quantu c***u de anni tene chissu ddruacu? ... che ci crediate o no io lo ricordo sempre uguale fin da quando ad appena sette anni percorrevo con mia madre corso Mazzini a Cosenza: era già vecchio allora (circa 45 anni fa) e faceva lo stesso mestiere.
"... na cosiceddra ppe sant'Antonu, picciri'! ... ca sant'Antonu vi vo’ bene."
Inutile dire che se non è passato ancora a miglior vita (se non ha cent'anni - di buona salute - poco ci manca) due sono le cose: ho sant'Antonio a lui gli vuole veramente bene o... è lui che non ha il coraggio di oltrepassare il confine tra la vita e la morte perché non sa' come portare a sant'Antonio ciò che si è preso "terrenamente in prestito" in questa sua lunga e sicuramente poco travagliata vita.
... ppe n'atri cient'anni, vecchiari'!
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace!

E se Alexandre Dumas (padre) fosse passato per San Fili?

E se Alexandre Dumas (padre) fosse passato per San Fili? ... sicuramente avrebbe citato almeno una volta il nome di San Fili in una delle sue tantissime opere e sicuramente avrebbe ambientato, magari nei pressi della Crocetta, una bellissima storia di briganti: come poteva, infatti, non restare affascinato dai magici naturali paesaggi che dividono San Fili dalla costa tirrenica? ... paesaggi che ancora oggi, malgrado il degrado della mano dell’uomo, malgrado i tralicci dell’alta tensione, restano pur sempre una tra le opere più belle con cui Dio poteva graziarci.
Fatto sta che Alexandre Dumas per San Fili c’é passato davvero e, seppure la sua non fu altro che una toccata e fuga (più fuga a dire il vero, che toccata) resterà così affascinato da quel poco che ebbe modo di vedere da citare il nome del nostro paese nel suo libro “Le Capitaine Aréna”.
E fatto sta che nei pressi della Crocetta (zona Sant’Angelo) ambientò una stupenda storia di briganti: “Enfants de la Madone” (“I figli della Madonna”) cui successivamente cambiò il titolo in “Cherubino et Celéstini” (“Cherubino e Celestino”).
Correva l’anno 1835, si era nel mese di ottobre, quando Alexandre Dumas, l’autore della saga de “D’Artagnan et les trois mousquetaires” (ovvero “D’Artagnan ed i tre moschettieri”) passò per San Fili. E chissà che a qualcuno dei nostri avi non abbia stretto anche la mano o comunque fatto un semplice cenno di saluto col capo e con la mano.
Il tema “Quando Alexandre Dumas passò per San Fili” è stato ampliamente trattato dall’Associazione Culturale “Universitas Sancti Felicis” il 12 agosto del 2006, sempre e comunque a San Fili, in una giornata interamente dedicata al grande autore francese. Una giornata in cui si è svolto un convegno ad hoc ed immediatamente dopo si è messo in scena il recital “Cherubino e Celestino”, liberamente tratto dal primo capitolo dell’omonima novella.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace!

venerdì 10 ottobre 2014

L’ex tratta ferroviaria Cosenza Paola fu anche questo. (1)


Articolo a firma di Pietro Perri (alias lo scrivente) pubblicato sul Notiziario Sanfilese del mese di ottobre 2014.

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Foto a sinistra (by Pietro Perri): Davide Rende con suo figlio Geppino in piazza San Giovanni a San Fili agli ini-zi di settembre del 2014.

Domenica 22 novembre del 1942, dopo appena sette giorni di ricovero non dei migliori, veniva dimesso, dall’Ospedale Civile dell’Annunziata di Cosenza, il nostro compaesano Davide Rende. All’epoca aveva appena 19 anni e si stava lasciando alle spalle una tra le esperienze più brutte della sua vita. Una di quelle esperienze il cui ricordo ci accompagnerà per tutto il resto dei nostri giorni.

La diagnosi? ... “Stato di choc. Ferita vasta lacero-contusa con esteso scollo del cuoio capelluto alla regione parietale destra con osso scoperto”.

A quel tempo, malgrado le attente cure dei sanitari dell’Ospedale Civile dell’Annunziata di Cosenza... di ferite del genere si poteva anche morire. La medicina dava ben poche risposte, nel 1942 in Calabria e non solo in Calabria, ai problemi prospettati dai pazienti.

Strano: mi sembra oggi! ... fu per questo che il nostro compaesano decise, d’accordo anche il padre, di uscirsene da quella bolgia infernale e di continuare le cure nella propria accogliente casa che all’epoca era  rappresentata - lungo la tratta ferroviaria tra San Fili e la vicina Rende - dal famoso casello 19.

Non si parla con i se ma presumibilmente l’aver lasciato - quasi fuggendone - il proprio letto nel più importante nosocomio della provincia di Cosenza... gli salvò la vita nel giro di pochi giorni e per la seconda volta.

All’ospedale dell’Annunziata le cure prestate al giovanissimo Davide Rende, dopo circa una settimana, erano state quasi nulle: per negligenza o forse perché l’avevano dato già comunque per spacciato.

Come mai il nostro compaesano era finito all’ospedale una settimana prima? ... ovvero domenica 15 novembre 1942?

Fu da una parte il classico appuntamento con la casualità della vita e dall’altra il più grave incidente ferroviario che ha interessato la tratta ferroviaria che collegava, fino al mese di maggio del 1987, le importanti stazioni ferroviarie di Paola e Cosenza passando per le stazioni di San Lucido, Falconara Albanese, San Fili (al centro), Rende e Castiglione cosentino.

Più che un disastro ferroviario fu un vero e proprio macello su strada ferrata quello che avvenne in quella tragica domenica mattina del mese di novembre del 1942.

Il bilancio fu uno dei più brutti registrati dalle Ferrovie dello Stato italiano, passato quasi senza ricordo nella memoria della gente (anche dei compaesani ancora viventi) solo perché in quel momento si aveva ben altro a cui pensare (dopotutto si era in piena Seconda Guerra Mondiale): ventuno morti, all’inizio si parlò solo di diciotto, e ben 81 feriti.

E poi, diciamo la verità: la guerra colpisce anche in quel modo.

Fu una tragica casualità, quella di cui fu vittima il nostro compaesano Davide Rende. Quel treno che l’avrebbe portato dalla stazione di Paola alla stazione di San Fili, infatti, non avrebbe dovuto prenderlo. E non l’avrebbe preso se, il treno venuto da Roma e diretto a Cosenza, non avesse racimolato qualche minuto di ritardo nel suo velocissimo, per quei tempi, andare.

Davide, giovanissimo dipendente delle Ferrovie dello Stato, aveva appena smontato dal suo turno di servizio di guardalinee che svolgeva da poco tempo tra le stazioni di Fiumefreddo Bruzio, Paola e San Lucido.

Gli era capitato di fare il turno di notte, quella volta.

Era, come si può presupporre, stanchissimo e vide, nel ritardo provvidenziale succitato, il classico buongiorno del mattino. Ma quello tutto sarebbe stato tranne che un buon giorno per tantissimi ospiti di quello sfortunato convoglio ferroviario.

Secondo i rapporti dell’epoca “alle 5:38 il treno viaggiatori n. 4371, proveniente da Roma, subiva un incidente dalle conseguenze catastrofiche nella tratta San Lucido - Falconara Albanese, al momento dell’imbocco della galleria denominata San Giovanni.”

Davide Rende resosi conto di ciò che stava succedendo, invano tentò di azionare il freno d’emergenza.

Su quel treno viaggiavano anche altri nostri compaesani. Tra questi qualcuno più fortunato e qualcuno, purtroppo, più sfortunato.

Tra i più fortunati ci fu Luigi Marchesani. E’ lui che Davide Rende, miracolosamente uscito con i suoi piedi da una delle carrozze interessate alla tragedia, vedrà, seduto su un masso poco distante, prima di cadere a terra svenuto.

Andò peggio a Ernesto Albamonte, dirigente alla stazione ferroviaria di Napoli, coniugato con la nostra compaesana Luisa Noto. Ernesto sarà annoverato tra le ventuno vittime di quella terribile vicenda.

(continua).

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

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domenica 7 settembre 2014

Sagra della Fresa Santufilise edizione 2014 - resoconto d’una bellissima giornata.

Registrando l’ottima riuscita della prima edizione della SAGRA DELLA FRESA SANTUFILISE si pensa già all’edizione 2015... in parte riveduta e corretta.
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Venerdì 22 Agosto 2014 si è svolta a San Fili, nella sala convegni della Biblioteca comunale “Goffredo Iusi” e nell’antistante piazzetta Mario Nigro (quella davanti al bar dell’indimenticato Gigetto Sammarco ora gestito dalla moglie e dal figlio Saverio), la prima edizione - con la speranza che ce ne siano tante altre negli anni a venire - della SAGRA DELLA FRESA SANTUFILISE.
Tale manifestazione, pur cambiando in parte nel nome e nei contenuti, sempre voluta ed organizzata dall’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di San Fili, riprende quasi in toto il cliché della “Sagra della majatica santufilise” (svoltasi nel nostro bel paesino tra il 2006 ed il 2010).
Quest’anno il programma prevedeva un convegno sul tema “La fresa a San Fili e nel Meridione d’Italia - tra storia, scienza e cultura popolare”, un assaggio di fresine e la vera e propria “Sagra della fresa santufilise” con la distribuzione, in cambio di un piccolo contributo, di tante buone frese diversamente condite (accompagnate da tanto vino locale bagnato con dell’ottima gazzosa cosentina) e lo spettacolo musicale gestito dai bravissimi Massimo Aquino e Orlando Pucci.
Al convegno hanno preso parte Pietro Perri, in qualità di presidente in carica dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis”, la dottoressa Rosanna Labonia, il professor Francesco Iantorno, il vice sindaco architetto Antonio Argentino e lo chef Mario Molinaro. Questi hanno trattato i vari aspetti del tema portante del convegno stesso trattando i vari aspetti legati alla cultura meridionale della fresa: dalla storia alla disciplina alimentare ed all’eventuale uso della stessa come alternativa, o completamento, della cucina tradizionale calabrese.
Sempre al tavolo dei convegnisti erano presenti anche l’artista Pietro De Seta (che tra l’altro ha abbellito la sala con alcune sue stupende opere dedicate a San Fili) e lo scrittore locrese Anton Francesco Milicia (autore del fantastico thriller “Contrada delle Case Vecchie”).
Un convegno per tanti versi strano in cui si è parlato, in modo intelligente, accattivante e giustamente leggero, di tutto e di più... non solo di frese, di tradizioni locali e di dieta mediterranea.
San Fili 22 Agosto 2014, sala convegni della Biblioteca comunale “Goffredo Iusi”, un attimo del convegno sul tema “La fresa a San Fili e nel Meridione d’Italia - tra storia, scienza e cultura popolare”. Da sinistra: lo chef Mario Molinaro (durante il suo intervento), il professor Francesco Iantorno, la dottoressa Rosanna Labonia, Pietro Perri (presidente dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis”), il pittore Pietro De Seta, l’architetto Antonio Argentino (vice Sindaco di San Fili) e lo scrittore locrese Anton Francesco Milicia (autore del thriller “Contrada delle Case Vecchie”).
Un convegno con una durata prevista non superiore a 60 minuti ma che ha rischiato, senza infastidire più di tanto il pubblico presente in sala, circa due ore.
Tutto ciò a comprova dell’ottima riuscita dello stesso.
Anche se per un breve saluto hanno preso parte al convegno anche il presidente della pro Loco di San Fili Franco Sangermano e il poeta dialettale cosentino Francesco (Ciccio) De Rose.
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Un omaggio/riconoscimento meritatissimo ma sicuramente inaspettato.
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Può esserci un convegno - posto all’interno di una Sagra dedicata alla cultura ed allo sviluppo delle nostre zone - che si rispetti senza la consegna di un meritatissimo riconoscimento a qualche convegnista o a qualche personalità in sala? ... certamente, no!
Ed è stato così che nel corso del convegno succitato l’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis”, ha inteso ringraziare la dottoressa Rosanna Labonia, per la sua costante disinteressata vicinanza al nostro sodalizio, omaggiandola con una stupenda opera realizzata e messa a disposizione  per tale finalità dall’artista Pietro De Seta.
Pietro De Seta, è giusto ricordarlo, è un pittore pluripremiato residente ed operante a Milano ma originario calabrese. Non solo, la madre di Pietro, Ida Marchesani, è originaria di San Fili. Il padre Francesco De Seta è invece originario della vicina cittadina di Cetraro.
Con l’artista Pietro De Seta si sta pensando di organizzare una mostra, a ed alle sue opere appositamente dedicata, a San Fili magari nel periodo di Natale o nella prossima estate. Anche per dimostrare, cosa spesso decisamente ardua, che non sempre è vero il detto... nemo propheta in patria (nessuno è profeta in patria).
Nella foto sopra a sinistra ritroviamo da sinistra la dottoressa Rosanna Labonia mentre riceve il prestigioso riconoscimento (uno scorcio di San Fili in un opera del pittore Pietro De Seta), Pietro Perri, il pittore Pietro De Seta e, seduto, l’architetto Antonio Argentino vice Sindaco di San Fili.
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... non solo cultura alla prima edizione della “Sagra della Fresa Santufilise” ma anche tante buone frese diversamente condite e tanta buona musica.
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Finito il convegno, intorno alle 20 di venerdì 22 Agosto 2014, ci siamo ritrovati tutti (non solo i pochi presenti al convegno stesso ma una moltitudine di compaesani e non solo che sembrava non aspettassero altro che la conclusione dei vari interventi) nell’antistante piazzetta Mario Nigro dove era stato allestito uno stand dal quale, nel giro di pochi attimi, sarebbero state “sfornate” tante buonissime frese diversamente condite.
I maghi dello stand: in primo piano 
(alla cassa) Davide Ciancio; dietro da
sinistra: Simone Perri, Raffaele Lo 
Feudo e Gianni Saggio. Momentanea-
mente assente Francesco Gentile.
Lo stand era stato montato esattamente difronte al bar dell’indimenticato Luigi (Gigetto) Sammarco.
I sapori (condimenti) proposti per le frese quella sera erano decisamente vari: si andava dalle classiche con origano o con pomodoro a pezzettini a varianti come quelle con melanzane a filetti, pomodori secchi, cipolla fritta, rosamarina e chi più ne ha più ne metta.
Il pittore Pietro De Seta, 
a sinistra, assieme a Francesco
 Gentile.
Ce n’era, in poche parole, per tutti i gusti.
Sempre offerto dall’organizzazione, la quale ha chiesto in cambio un simbolico contributo di un euro a fresa, c’era a disposizione di quanti si avvicinavano allo stand un buon bicchiere di vino locale “annacquato” con dell’ottima  gazzosa cosentina.
Ad allietare la serata con la loro stupenda voce ed i loro impareggiabili strumenti sono stati chiamati gli amici, anche loro maestri nella loro arte, Massimo Aquino e Orlando Pucci. A loro, in un breve intermezzo vocale, si sono affiancati nel corso della serata anche i nostri compaesani Anna Marotta e Daniele Curatolo. Anna e Daniele per qualche minuto grazie alla loro stupenda voce ci hanno catapultato nella melodiosa e viva... verace canzone napoletana.
Da sinistra: i maestri Massimo Aquino 
e Orlando Pucci con, al centro, la bravis-
sima Anna Marotta.
Una manifestazione a detta di molti presenti alla stessa da ripetere anche negli anni a venire: sia dal punto di vista culturale che dal punto di vista ricreativo.
E noi dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di San Fili ci stiamo già pensando.
Un caro ringraziamento per la collaborazione all’amico Mauro Lio ed al ristorante “La Mandragola”, nonché alla ditta Burlato di Acri per il graditissimo contributo.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre affezionato Pietro Perri.
... /pace!

sabato 16 agosto 2014

San Fili Raffaella Scarpelli e il B&B “Antica Calabria”.

Foto a sinistra (by Pietro Perri): Il B&B "Antica Calabria" di San Fili.

L'articolo che segue è stato pubblicato su questo blog il 16 agosto 2014.

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Entrando nel centro abitato di San Fili, venendo con la macchina dal bivio per Paola, non può non colpirci un fabbricato recentemente restaurato - in modo impeccabile, sarebbe quasi il caso di dire - sulla cui facciata laterale sinistra, quella che guarda su corso XX Settembre (dall’altra parte ci troviamo in via sant’Antonio abate), fa bella mostra di sé un’insegna in stile con su scritto: “Antica Calabria - Bed & Breakfast” (“Antica Calabria - Letto e prima colazione”).

Verso la metà del mese di luglio del 2014, giorno 12 per la precisione, su gentile invito di Antonio (Tonino) Salerno, della moglie Lina De Lio e del loro figlio Francesco, ho partecipato all’inaugurazione della stupenda (e vi assicuro che lesino complimenti) struttura ricettiva.

Il nuovo B&B, affiancandosi alle strutture preesistenti, offre, per quanti hanno intenzione di fermarsi nel nostro piccolo borgo sia per passare in rilassante weekend a contatto con la natura circostante, che per un semplice soggiorno toccata e fuga o anche per un rientro nel proprio paese natio a gente che manca da tanto da San Fili e non ha più parenti in loco in grado di ospitarli, due comodissime ed accoglienti stanze (sapientemente ammobiliate in stile retrò) con possibilità di ben sette posti letto.

Foto a sinistra (by Pietro Perri): Francesco Salerno il gestore del Il B&B "Antica Calabria" di San Fili.

Ad accogliere gli ospiti ci sarà il nostro compaesano, gestore della struttura, Francesco Salerno (nipote dell’indimenticato Rosario Salerno mitico dirigente della stazioncina ferroviaria di San Fili).

Francesco, persona gentilissima e disponibilissima (dopotutto i suoi nonni da parte di padre sono Rosario Salerno e Rosina Zangaro mentre da parte di madre sono Biagio De Lio e Amelia Fiore... un po’ come dire che anche la signorilità in alcuni casi si eredita pure), è anche padrone della lingua inglese e quindi gli ospiti che potrebbero avere difficoltà a parlare l’italiano ma che conoscono un minimo d’inglese non avranno sicuramente problemi a farsi capire in tale struttura.

Cosa offre il B&B “Antica Calabria” agli avventori? ... oltre ad un’ottima camera a dir poco da hotel a tre stelle, pulizia, cortesia ed affidabilità... anche una buona colazione e la possibilità di utilizzare, all’occorrenza, una funzionale cucina in comune.

Personalmente consiglio anche ai sanfilesi residenti di fare un salto nella struttura gestita dal nostro compaesano Francesco e chiedere allo stesso il piacere di visitare l’interno della struttura (...).

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Giorno 12 Luglio scorso, ovvero il giorno dell’inaugurazione del B&B “Antica Calabria” di San Fili, è stato foriero di sorprese non solo per chi scrive ma anche, quasi certamente, per qualcuno che legge. Nella sala adibita al ricevimento all’uopo preparato, oltre a tante leccornie messe in bell’evidenza sui tavoli ad uso e consumo per noi graditissimi ospiti, non potei non notare che una deliziosa signora organizzava il suo angoletto con tanto di strumentazione musicale per intrattenerci con la sua bellissima voce.

Foto a sinistra (ripresa dal web): Raffaella Scarpelli.

A quella signora sicuramente l’avevo già vista da qualche parte... ma tanti e tanti anni addietro, Non solo io l’avevo vista ma anche un’altra ospite della serata che mi chiese se conoscevo la stessa. Fu un attimo e ricordai. Ricordai una parte della mia infanzia (periodo delle scuole medie) e d’incanto mi ritrovai catapultato sui banchi delle scuole medie del paese assieme al fratello della cantante - cantautrice a dire il vero - che in quella serata ci avrebbe piacevolmente intrattenuti con pezzi suoi e sicuramente anche di repertorio.

Il mio compagno di classe, e se non vado errato anche di banco, era il carissimo Gaetano Scarpelli. La sorella è la mitica nostra compaesana Raffaella... ovviamente Scarpelli, figlia di Vanni e di Teresa Passarelli.

A proposito: per chi, tra noi internetnauti avesse voglia di ascoltare la bravissima Raffaella non ha che da andare sul motore di ricerca di Google, scrivere nell’apposito spazio “Raffaella Scarpelli” ed attendere la sempre educata risposta di tale motore di ricerca. Vi meraviglierete del numero di link in cui vi imbatterete e cliccando su molti di questi, in particolare su quelli che ci portano dritti dritti su “Youtube” potrete ascoltare alcuni pezzi della nostra mitica compaesana.

Buona navigata a tutti.

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Complimenti di vivo cuore agli organizzatori della serata con l’augurio che il B&B “Antica Calabria” di San Fili sia anche un po’ il nuovo volano per il rilancio dell’economia del nostro meritevole paesino. I Sanfilesi, e soprattutto San Fili, lo meritano.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!


NOTA BENE: Nei primi giorni del 2025 la Comunità Sanfilese ha dato l’ultimo saluto alla sua compaesana Raffaela Scarpelli… di appena 67 anni. Personalmente l’ultima volta che vidi Raffaella fu nel luglio del 2014 quando, invitato dalla famiglia Salerno-Lio, partecipai all’inaugurazione del B&B Antica Calabria dei San Fili. Ad intrattenere i presenti c’era proprio la cara Raffaella. Io ero presente sia per fare qualche foto e sia per preparare un articolo per il Notiziario Sanfilese.

martedì 5 agosto 2014

… si fa presto a dire fresa. (7)

Sponza frese del Salento.
... il giorno della "SAGRA DELLA FRESA SANTUFILISE" (ovvero il 22 Agosto 2014) si avvicina. Con ospiti di riguardo e con tanta voglia di stare assieme. E' quasi completato anche il tavolo della presidenza del convegno. Tra gli altri ci saranno la dottoressa Rosanna Labonia, lo chef Mario Molinaro, lo scrittore Anton Francesco Milicia e l'artista Pietro De Seta. E ci saremo anche noi dell'Associazione culturale "Universitas Sancti Felicis" di San Fili.
Tu... sarai dei nostri?
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La fresa? … è anche poesia, e non solo per il profumo da cui si viene avvinti passando nei pressi di un forno dove la stanno appena sfornando. E’ poesia perché è un prodotto che, nel momento in cui si decide di mangiarla, vi si mette il cuore dentro.
Credetemi, se vi chiedono “Vuoi che ti condisca una fresa?”… rispondete immediatamente in modo negativo. La fresa è un qualcosa di personale e come tale solo chi è destinato a mangiarla è legittimato a condirla: siamo di fronte ad un’opera, un’opera che scaturisce dal cuore. Non siamo di fronte ad un semplice rito… quasi religioso ma comunque ripetitivo e come tale spesso senza sapore, senz’anima.
La fresa la si già assapora, verso dopo verso come una poesia che fa vibrare i nostri pori attimo dopo attimo… che fa raggrinzire la nostra pelle parola dopo parola, dal momento in cui facciamo cadere sulla sua faccia a vista la prima goccia d’acqua destinata a riportarla in vita - miracolosamente nel volgere di un innocuo sospiro - davanti ai nostri occhi.
Noi e la fresa che “ci” stiamo preparando diventiamo magicamente un tutt’uno.
La fresa, dicevo, va preparata sul momento e sul momento ne vanno ricercati nella dispensa o nel frigo gli elementi che serviranno a “renderla parte di noi stessi”. Certo, c’è anche il condimento classico ma, malgrado lo stesso - credetemi se lo potete - non esiste una fresa uguale all’altra. Persino il semplice “olio, aceto, sale e origano” (base della “fresa origanata”) non garantisce da un centimetro di fresa all’altro il medesimo sapore. E non sono certamente le papille gustative ad ingannarci.
Ancor prima di iniziare a preparare per condimento la tua fresa, ovvero dopo averla sfiorata con un filo d’acqua nella parte più delicata (ovvero ciò che sarebbe stata la mollica del pane o della pitta se non l’avessimo tramutato in “cibo per gli dei”) già hai in mente il risultato finale… o almeno credevi di averlo perché, appena aperto il frigo o la dispensa, ecco che tuo cervello iniziano a prendere forma tutta una serie d’immagini e domande molte delle quali a prima vista senza senso: e se ci mettessi anche un po’ di pepe nero? … pipe buonu, come dicevano i nostri genitori o i nostri nonni? … ma anche un po’ d’aglio (non a tutti piace… a chi scrive, tantissimo!) non guasterebbe o una manciata, giusto per gradire, di Parmigiano Reggiano in scaglie. Il tutto ovviamente a prescindere dall’origano, dal sale, dall’olio (d’oliva, puro o diluito con olio di semi o, per i palati meno preparati ai ruspanti sapori, del semplice quasi inesistente olio di semi) e dell’aceto: bianco o rosso per me pari sono.
Dalla “fresa origanata” si passa alle frese diversamente condite ma sempre tipiche della nostra zona quale quelle che prevedono l’uso del pomodoro possibilmente raccolto nel proprio orto e quindi maturato al sole, così come Dio l’ha creato e come Dio comanda, e non raccolto acerbo e fatto maturare nelle celle frigorifero con diabolici e quindi dannosi metodi industriali.

A chi non andrebbe una bella fresa sulla quale abbiamo appena fatto una bella “stricata” con un saporitissimo pomodoro? … il tutto seguito con un filo d’olio, un pizzico di sale e il sempre presente, parlando di fresa, meridionale origano.
Questa breve digressione comunque non vuole essere un articolo/trattato di cucina con tema “la fresa”: chi scrive può anche essere un poeta (per la serie “In Italia tutti sono poeti… anche i poeti!”) ma certamente non un cuoco. Per quel passo in più, per oltrepassare quel sottile filo di confine che ci porta nell’altro dell’alta cucina allontanandoci dall’essere “noi meridionali”… se avete intenzione di oltrepassarlo tale filo… rivolgetevi a qualcun altro, qualcuno del mestiere. Avrete in tal modo la possibilità di condire in modo alternativo una fresa, di fare della fresa un piatto da portata magari di ristorante a più stelle ma… secondo me non avrete più il piacere d’assaporare la… vostra fresa.
Comunque alcune piccole varianti in tema non sono da sottovalutare, se ne rispetto di ciò che si trova nella nostra dispensa o nel nostro frigo, in fatto di condimento di frese per la serie “ognuno a suo gusto”. Se le frese che abbiamo davanti sono quelle piccole (tonte o ovali, già detto per l’aceto bianco o rosso, per me pari sono) non guasta il condirle magari con una bella forchettata di saporite (adeguatamente aromatizzate) melanzane a filetti (... ara scapice?), o con della piccante rosamarina (... capriccio di pesce?) o, per chi proprio vuole esagerare, con una bella spalmata di ‘nduja calavrise.
Un consiglio per chiudere in bellezza, con un giusto dessert ottenuto con una piccola fresa magari brunetta (integrale) e con l’aggiunta di un semplice ingrediente che, seppure ormai sopravvive quasi solo nel ricordo dei più ancora per miracolo si trova in circolazione? ... detto fatto: provate a condire la vostra fresina con qualche goccia di miele di fichi diluito con un po’ d’acqua e poi venite a riferirmi quali sono state le vostre sensazioni dopo averla ingoiata.
Si potrebbe dire ancora tantissimo sulle frese e sui prodotti tradizionali che potrebbero essere usati dalle nostre parti per condirle e renderle uniche al nostro palato. Valga per ciò e per tutti quest’affermazioni: ognuno si tenga (condisca) la propria fresa e se la tenga (condisca) come meglio crede.
La fresa è un piatto del tutto personale. La fresa è... pura poesia (e tutti noi, nel nostro subconscio, un po’ poeti lo siamo certamente).
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace!