Siamo nei boschi circostanti il borgo di San Fili (CS), alla fine degli anni Cinquanta o al massimo nei primi anni Sessanta del secolo scorso.
San Fili, come Comune, non ha mai avuto una grande estensione di territorio su cui esercitare il proprio sguardo, né un’azione di valorizzazione e conservazione che si possa definire davvero “da buon padre di famiglia”.
Eppure questo piccolo territorio è valso in passato e vale ancora oggi tanto oro quanto pesa, grazie anche e soprattutto al suo patrimonio boschivo.
Un capitale che purtroppo, per una gestione poco accorta, dalla metà degli anni Sessanta in poi è andato via via assottigliandosi.
La raccolta e il commercio delle castagne erano fiorenti a San Fili nel secolo scorso, così come lo erano il taglio degli alberi, il commercio e in parte la lavorazione del legname.
Negli ultimi decenni a essere fiorenti sono stati solo gli incendi e stupide forme di speculazione.
A noi “sanfilesi d’oggi” restano solo i ricordi di un mondo che ormai sembra non appartenerci più: le foto dei nostri avi, nonni, padri, parenti più o meno vicini, cari compaesani che non ci sono più (se non nel nostro cuore).
E allora, che c’è di meglio di una bella foto per ricordare quei magici momenti?
Una foto fatta di sudore, di mani segnate dal duro lavoro, di amicizia e di complicità, di voglia comunque di sentirsi vivi, magari con una bottiglia di vino in una mano e un tozzo di pane con una fetta di guanciale o pancetta sopra.
Da sinistra: Francesco Mazzuca, Francesco Ciancio, Mario Mazzuca, Francesco Lio e Salvatore Storino.
A terra, davanti a tutti, Mariano de Bartolo.

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