I "signor maestro" e le "signore maestre" dell'epoca decisero di farsi immortalare in una foto ormai preziosissima.
In quegli anni, seppure ci fosse già un minimo di obbligo scolastico, per la gente del popolo era decisamente difficile arrivare alla quarta elementare.
Molti dei nostri genitori o dei nostri nonni non oltrepassavano la terza, e non certo perché non ne avessero le capacità: mancavano i soldi per i libri e per gli altri necessari "strumenti d'aula".
E mancava il tempo da dedicare allo studio.
Per alcuni versi, malgrado ciò che si può pensare di tale affermazione, anche i sabati fascisti erano utili a far socializzare il popolo, distraendolo dal rimaneggiato concetto di "servi della gleba".
Socializzare, checché se ne dica, è anche e soprattutto un mezzo di crescita culturale, se spinta nella giusta direzione.
E malgrado tutto, San Fili (CS) per quei tempi era un paese all'avanguardia.
Per quanto riguarda l'edificio scolastico di quegli anni, era di fatto una scuola aperta, sparsa per le strade e i vicoli del borgo: una classe in una casa al rinacchio, una mmienzu 'u puontu, una aru chjanu mulinu, una ara curv'e marrupietru e via dicendo.
Persino la sala del cinema-teatro comunale era adibita ad aula scolastica.
Nella foto ritroviamo, tra le maestre, donna Amalia Gentile, la prima da sinistra, la terza Lucia Cesario, la quarta donna Geltrude Parise e Concetta Asta sposata Maringola.
L'ultima a destra è Adele Crispino (mastr'Adelina).
Tra i maestri presenti nella foto riconosciamo invece Scola (il secondo), Noto e Francesco Cesario.
By Pietro Perri.

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