Tra le tante bellezze conservate nel Duomo di Orvieto (Umbria) c'è anche la
Pietà di Ippolito Scalza.
Quando, agli inizi di questo millennio, in un tour tra Umbria e Toscana,
ebbi la possibilità di ammirarla per la prima volta... fu amore a prima vista,
un vero e proprio colpo di fulmine.
La Pietà di Ippolito Scalza è un gruppo marmoreo unico, sia per la bellezza
artistica sia per il messaggio che si può leggere nei volti, nelle posizioni
dei personaggi (Nicodemo, la Madonna e Maria Maddalena) e nei simboli (la scala
e le tenaglie con cui Nicodemo schioda il corpo di Cristo dalla croce) in essa
rappresentati.
Personalmente mi ha colpito in modo particolare il volto straziato, il capo
di Maria Maddalena che, poggiato sulla mano del Cristo deposto, sembra
volergliela lavare con le proprie lacrime... quasi a sperare di morire
anch'essa, unendosi per l'eternità al suo diletto e amato sposo.
Dà l'impressione che sia un pianto d'amore che ha ben poco di divino e
tantissimo di umano.
Tra l'altro, Maria Maddalena è l'unica, in questa sacra (?)
rappresentazione, a toccare direttamente il corpo del caro defunto. Cosa non
permessa nemmeno alla Madre: la mano sinistra alzata che sembra indicare al
Figlio, in un estremo saluto, la strada verso il Padre, e la destra interposta
tra sé stessa e il corpo di Cristo, separata solo dal sudario.
I volti di Nicodemo e della Madonna osservano il Cristo morto ma quasi con
distacco, quasi constatassero semplicemente un fatto, quasi pensassero a ciò
che andrà fatto.
Restano, simbolicamente parlando, la scala, che porta al Cristo in croce o
che serve a facilitarGli e facilitarci la salita nei Cieli, e le tenaglie...
strumento tanto caro e utile a falegnami e carpentieri, strumento utile anche a
togliere i chiodi, forse nella speranza di togliere un ultimo, irrispettoso
dolore dal corpo di chi è nato e vissuto nel luogo e nel tempo sbagliato.
Nel volto del Cristo si legge la solitudine della morte perché, come
cantava il grande Fabrizio De André, non bisogna mai dimenticarsi che
"quando si muore si muore soli", anche quando a fianco a noi muoiono
contemporaneamente centinaia di persone.
Dopotutto, duemila anni fa come oggi... siamo sempre in Terra Santa.
* * *
Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
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