A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.

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Ricordo ad ogni buon file l'indirizzo di posta elettronica legata a questo sito/blog: pietroperri@alice.it

martedì 28 luglio 2026

NEL REGNO DELLA FANTASTICA DI SAN FILI by Pietro Perri.

Siamo a San Fili (CS) e stiamo vivendo una tragedia che ci riportiamo dietro dai tempi degli dei dei nostri padri: gli dei dell'Olimpo. 

Perché la fede dei sanfilesi nella loro amorevole materna protettrice, la Fantastica, nasce proprio nel cuore della mitologia (culto degli olimpi) greca.

Non credete più negli dei dei nostri padri?

Ne siete proprio sicuri?

"Anche questo mondo, come il meraviglioso mondo di Fantasia (vero protagonista del film "La storia infinita" tratto dall'omonimo racconto scritto da Michael Ende) ha bisogno d'essere salvato da una lenta ed ormai forse inarrestabile agonia. Per salvare questo mondo c'è un solo modo: qualcuno, in determinate cose, deve ritornare a crederci."

La Fantastica è viva e reale.

È solo in nostalgica attesa.

Aspetta un bambino, magari il bambino che sonnecchia da oltre mezzo secolo nel nostro subconscio, che svegliandosi... ritorni a credere nel suo essenziale: il Regno di Fantasia, la Fantastica... la San Fili che fu!

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

… /pace!

 

domenica 26 luglio 2026

SAN FILI (CS)... CON GLI OCCHI DEL POI by Pietro Perri.

Siamo a San Fili (CS) e siamo verso la fine degli anni Novanta del secolo scorso.

L'originale di questa foto, sono costretto ad ammetterlo, risale a qualche anno prima degli anni Settanta... o al massimo agli inizi degli anni Settanta.

Quella che vi metto oggi a disposizione è un fedelissimo ritocco dell'originale tramite l'uso dell'IA.

Ma la realtà visiva degli anni Novanta era più o meno questa.

Ve lo garantisce uno che ha vissuto sia quegli anni che questo luogo.

Nei primi anni di questo millennio... un colpo di grazia: il ponte che vediamo in foto (qualcuno dice di epoca romana), nel corso di alcuni lavori fatti in zona, sembra sia stato toccato alla sua base da un mezzo operativo pesante: duemila anni di storia vennero parzialmente danneggiati nell'arco di pochi secondi... si diceva, e io lo riporto come un "si diceva".

Il ponte, oggi irraggiungibile per più di un motivo, è chiamato "u pont'e Crispini" ed è uno dei tre stupendi ponti in pietra di fiume presenti lungo il corso del torrente Emoli.

Tutti e tre i ponti sono in territorio di San Fili.

L'area in cui ricade "u pont'e Crispini" (quella a cui penso io è all'incirca, a occhio di un profano nel sistema metrico decimale, 50 metri per 50 metri) è ricca di testimonianze storiche giunte a noi quasi intatte almeno fino, appunto, ai primi anni Settanta del secolo scorso.

In tale area, oltre ai resti del ponte, si POTREBBERO ammirare i resti di un mulino ad acqua (a sinistra in primo piano), tra l'altro riadattato in altri tempi a centrale idroelettrica, una stupenda scalinata in pietra di fiume e una fontana, anche questa stupenda, realizzata sempre in pietra di fiume e che sfrutta una sorgente, forse oligominerale, posta a pochi metri più in alto.

Il corso del torrente Emoli è pieno di tesori di inestimabile valore storico: diversi sono i resti di mulini ad acqua presenti lungo il suo pacato scorrere e ben due degli stessi hanno ospitato impianti di centrali idroelettriche. Vi sono delle accoglienti cascatine e vi sarebbe la possibilità di realizzare, lungo le sponde del torrente, più di un percorso naturalistico degno di nota.

Peccato che in provincia di Cosenza sia da tempo che non si trovino validi cercatori di tesori.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

… /pace!

mercoledì 22 luglio 2026

LA PIETÀ DI IPPOLITO SCALZA A ORVIETO by Pietro Perri.

Tra le tante bellezze conservate nel Duomo di Orvieto (Umbria) c'è anche la Pietà di Ippolito Scalza.

Quando, agli inizi di questo millennio, in un tour tra Umbria e Toscana, ebbi la possibilità di ammirarla per la prima volta... fu amore a prima vista, un vero e proprio colpo di fulmine.

La Pietà di Ippolito Scalza è un gruppo marmoreo unico, sia per la bellezza artistica sia per il messaggio che si può leggere nei volti, nelle posizioni dei personaggi (Nicodemo, la Madonna e Maria Maddalena) e nei simboli (la scala e le tenaglie con cui Nicodemo schioda il corpo di Cristo dalla croce) in essa rappresentati.

Personalmente mi ha colpito in modo particolare il volto straziato, il capo di Maria Maddalena che, poggiato sulla mano del Cristo deposto, sembra volergliela lavare con le proprie lacrime... quasi a sperare di morire anch'essa, unendosi per l'eternità al suo diletto e amato sposo.

Dà l'impressione che sia un pianto d'amore che ha ben poco di divino e tantissimo di umano.

Tra l'altro, Maria Maddalena è l'unica, in questa sacra (?) rappresentazione, a toccare direttamente il corpo del caro defunto. Cosa non permessa nemmeno alla Madre: la mano sinistra alzata che sembra indicare al Figlio, in un estremo saluto, la strada verso il Padre, e la destra interposta tra sé stessa e il corpo di Cristo, separata solo dal sudario.

I volti di Nicodemo e della Madonna osservano il Cristo morto ma quasi con distacco, quasi constatassero semplicemente un fatto, quasi pensassero a ciò che andrà fatto.

Restano, simbolicamente parlando, la scala, che porta al Cristo in croce o che serve a facilitarGli e facilitarci la salita nei Cieli, e le tenaglie... strumento tanto caro e utile a falegnami e carpentieri, strumento utile anche a togliere i chiodi, forse nella speranza di togliere un ultimo, irrispettoso dolore dal corpo di chi è nato e vissuto nel luogo e nel tempo sbagliato.

Nel volto del Cristo si legge la solitudine della morte perché, come cantava il grande Fabrizio De André, non bisogna mai dimenticarsi che "quando si muore si muore soli", anche quando a fianco a noi muoiono contemporaneamente centinaia di persone.

Dopotutto, duemila anni fa come oggi... siamo sempre in Terra Santa.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

… /pace!

domenica 19 luglio 2026

LA FOTO SPESSO CI DICE PIÙ DI QUELLO CHE IL NOSTRO CERVELLO È IN GRADO DI LEGGERVI.

A San Fili (CS) per quanto riguarda il campo prettamente religioso di stampo cattolico ci facciamo mancare ben poco... specie se ci rifacciamo al culto di matrice mariana (ovvero legate alla sacra immagine di Maria madre di Cristo nelle sue varie espressioni simboliche).

Diverse sono le feste solenni in suo onore: la festa della Madonna del Carmine il 16 luglio (San Fili centro storico), santa Maria degli angeli nella penultima domenica di agosto (zona santa Maria - contrada Frassino Donnici), l'Addolorata l'8 settembre (nella frazione Bucita) e l'Immacolata Concezione l'8 dicembre (San Fili centro storico).

A questa, non più suffragata da festa solenne con tanto di processione per le vie del borgo al seguito va aggiunta, almeno fino agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso, la Madonna del Rosario.

La festa della Madonna del Rosario a San Fili veniva celebrata il 7 ottobre... quasi in concomitanza con la festa che i sanfilesi dedicano a san Francesco da Paola (il 12 ottobre).

Personalmente non ricordo di aver mai visto processioni in onore della Madonna del Rosario a San Fili ma siccome ci sono foto delle stesse non posso certamente mettere in dubbio che ce ne siano state... almeno prima del 1972/1974.

Ovvero da quanto la mia testa iniziò ad immagazzinare determinati ricordi.

Spesso i sanfilesi confondono, nei loro ricordi, le immagini della Madonna del Carmine con le immagini della Madonna del Rosario (qualche anno addietro sono stato anche io vittima di un tale ingarbugliamento cerebrale) ed il motivo, ad un occhio non sempre attento, è anche plausibile: le due statue hanno tantissimo in comune.

Hanno entrambe una corona in testa ed i capelli ricci, hanno un ambito quasi uguale ed un mantello sulle spalle (il mantello è visibilmente di colore diverso) e sorreggono entrambe una statua in scala del bambino Gesù (anche lui incoronato) sulla mano sinistra.

Nella mano destra portano ognuna dei segni distintivi della loro giustificata espressione iconografica: la Madonna del Carmine o del monte Carmelo il celebre "abiticchiu" mentre la Madonna del Rosario... il rosario.

Sacri simboli che notiamo anche nella mano destra dei loro relativi Gesù bambino.

Ed ecco i due particolari di due foto scattate nei primi anni Settanta del secolo scorso in cui appaiono le due statue delle due differenti Madonne presenti a San Fili. Due statue apparentemente somiglianti fra loro... ma solo apparentemente: la Madonna del Rosario sulla sinistra e la Madonna del Carmine sulla destra. Ci si imbatte poi in un piccolo problema sulla collocazione temporale di alcune foto (specie quelle scattate negli anni precedenti il 1970): gli abiti indossati dai fedeli.

Oggi, infatti, ci è difficile pensare che a luglio (giorno 16 festa della Madonna del Carmine) la gente possa indossare un completo con sotto camicia e cravatta.

All'epoca era quasi una regola.

Erano quegli gli anni in cui si credeva ancora nell'abito della festa e nell'abito di tutti i giorni. Anni in cui lo stesso abito della festa, in alcune famiglie, andava bene per cinquantadue domeniche consecutive... soprattutto in piccoli borghi dove la grande percentuale di abitanti era legata (aveva la vocazione) alla vita dei campi.

E comunque ricordate sempre: la foto non sempre è arte. La foto spesso e volentieri è anche e soprattutto storia.

La foto spesso ci dice più di quello che il nostro cervello è in grado di leggervi.

By Pietro Perri.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

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