A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.

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A decorrere dall'8 settembre 2017 i commenti anonimi sono disabilitati. Mi spiace per la sedicenti Elvira alias Elviro... cari compaesani. Ma ci tengo all'EDUCAZIONE e l'anonimato è tutto tranne che... EDUCAZIONE.
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Ricordo ad ogni buon file l'indirizzo di posta elettronica legata a questo sito/blog: pietroperri@sanfili.net

martedì 14 agosto 2018

Notizia flash!


... comunicazione rivolta alla cittadina di San Fili ed alla Comunità Sanfilese nel Mondo.
... è passata a miglior vita la nostra compaesana Clementina Lombardi.
... aveva 92 anni ed abitava in Argentina.
... ai familiari il nostro più sentito cordoglio.
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... sopra a sinistra, San Fili: il sacrario della chiesa del Ritiro o di Santa Maria degli Angeli.
... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

domenica 12 agosto 2018

C’era una volta San Fili: ‘a ‘mpigliolata. (1)


Articolo pubblicato sul Notiziario Sanfilese del mese di Febbraio 2018... by Pietro Perri.
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Non raramente sento chiedermi da gente non sanfilese quali siano i piatti tipici della cucina del nostro stupendo... amato/odiato borgo.
Credetemi, non è facile dare una risposta a tale domanda. O almeno non lo è per lo scrivente (non ho mai messo in dubbio, infatti, né ho intenzione di farlo d’ora in poi, la cultura a dir poco superiore - confrontata alla mia - di tanti miei compaesani).
Certo se dovessi riferirmi ad un dolce tipico non potrei fare a meno di nominare la nostra stupenda chjina (tipico dolce sanfilese del periodo di carnevale, per chi non lo conoscesse o ne avesse perso il ricordo) ma troverei grosse difficolta ad indicare un primo piatto, un buon secondo o un contorno.
Intendiamoci: a San Fili, ovviamente escludendo singoli casi e/o singoli periodi storici, così come in buona parte del Meridione d’Italia (grazie anche e soprattutto alla nostra arte d’arrangiarci col nulla) non siamo mai morti di fame riuscendo non raramente a far diventare, in cucina, oro colato del semplice piombo.
Però... come rispondere al mio interlocutore col classico “lagana e ceci” o, per i più sofisticati, “lagana e cicerchie” o, per restare nel classico, dei fusilli (‘nchionchiari) conditi con sugo d’agnello o lardo e costine di maiale? ... troppo banale, troppo scontato, troppo... calabrese.
Diciamo la verità: a San Fili non siamo stati in grado finora di “istituzionalizzare” una cucina tradizionale.
Ognuno di noi ne inventa, a giusta richiesta di conoscenti “non sanfilesi”, di volta in volta una propria e spesso una nuova che tutto ha tranne che di sapore e profumo... tradizionale (tipico ed unico) sanfilese.
Qualcuna di tanto in tanto provo ad inventarla anche io. E lo faccio ovviamente rifacendomi ai ricordi che sopravvivono in me dai tempi in cui la mia famiglia abitava ancora in campagna in contrada Volette, ovvero fino al 1968, o ai primi anni in cui, con la stessa, mi sono trovato catapultato nella vita, decisamente meno bucolica di quella della campagna, del paese.
La cucina della mia famiglia era, ed in parte lo è tutt’ora, una cucina definibile “povera”. Ed ovviamente con “povera” intendo una cucina in cui c’era, e c’è, poco da mangiare.
La cucina della mia famiglia era caratterizzata da pasta fatta in casa, almeno la domenica, con ottimi “fusilli realizzati col ferro” (‘nchion-chiari... prima o poi troverò l’esatta trascrizione di tale termine), gnocchetti senza patate (strangugliaprieviti - strangola preti) o gnocchi con patate, uova cucinate in vari modi (tipo ‘mpurgatoriu) e via dicendo. Per secondo, essendo noi gente di campagna (tengo a sottolineare che in quegli anni non era la campagna ad essere periferia del centro urbano di San Fili ma esattamente il contrario), si mangiava quello che la campagna stessa ci metteva a disposizione: carne da animali da allevamento, latte, uova ecc. ecc.
Oltretutto per quanto riguarda i piatti che si ricavava dall’uccisione e dalla lavorazione degli animali di allevamento anche in questo caso qualcosa, qualche sapore di quei tempi - il progresso ce lo impone - l’abbiamo perso. Qualcuno di voi infatti ricorda ancora per caso il sangue del pollo bollito e fritto? ... o ‘e cuorduliddre (interiora pulite ed intorcinate su rametti di prezzemolo e quindi cotte magari in un po’ di sugo di pomodoro)? ... lasciatemi dubitare.
E per contorno? ... patate e verdure. Queste ultime non sempre frutto di coltivazione ma frutto di raccolte di erbe spontanee quali i gustosissimi cardi (carduni) e cicorie selvatiche, germogli di aneto (finuocchi ‘e timpa) e germogli di vitalba (vitarve). Verdure queste, ma non solo queste, cui spesso ci si limitava a sbollentarle e passarle successivamente in un tegamino dove si era messo a friggere un aglio in un po’ d’olio o strutto (grasso di maiale).
I germogli di vitalba (qualcuno a San Fili li raccoglie ancora... a volte anche io) dopo sbollentati non raramente li si impastava con l’uovo sbattuto e vi si ricavava una gustosissima frittata. Una frittata che poteva far concorrenza alla frittata con asparagi... ovviamente selvatici ed altrettanto ovviamente delle nostre parti.
Persino le patate dalle nostre parti negli anni precedenti gli anni Settanta/Ottanta del secolo scorso avevano uno spazio non indifferente nella nostra “cucina tipica sanfilese”... sempre con riferimento alla mia famiglia.
Patate 'mpacchiuse... ara santufilise,
Un esempio ne erano le cosiddette “patate ‘mpacchiuse” (patate tagliate a fette tonde e relativamente spesse e messe a friggere - all’inizio con il coperchio - con qualche foglia di lauro e con qualche spicchio d’aglio a più strati in una capiente padella o... frissura). Tale pietanza è una delle poche che, stranamente, ha trovato un piccolo spazio nella cucina dei ristoranti locali. All’interno della padella per diversificare il sapore delle “patate ‘mpacchiuse” si poteva arricchire la cottura aggiungendo alle stesse altri ingredienti quali punte di asparagi, broccoli neri, cime di rapa, funghi porcini (siddri), cipolle e chi più ne ha più ne metta.
Ottime, a quei tempi, erano anche le patate cotte nella cenere.
Nel fare tra me e me quest’excursus della cucina tipica locale in ogni caso non potevo non pensare a determinate pietanze (piatti?) tipiche di quei tempi ma che oggi sembra siano quasi del tutto dimenticate o comunque destinate all’eterno oblio.
In tale mio excursus gastronomico, inutile dirlo, non parlerò della lavorazione della carne del maiale e dei suoi derivati.
Un esempio? ... i taralli sanfilesi (quelli realizzati immettendo nell’impasto il sempre più raro... saporitissimo anice nero o aranzo che dir si voglia), la majatica (in alcune zone del cosentino la chiamano ‘nchiambara... ma non è altro che un gustosissimo fritto di farina relativamente liquida anch’esso diversamente condito all’interno) o la (squillino le trombe)... ‘mpigliolata santufilise.
Ma di questa deliziosa e quasi dimenticata pietanza che ai nostri nonni al solo pensiero veniva l’acquolina in bocca...  ne parleremo nel prossimo Notiziario Sanfilese (io, nel frattempo e senza il vostro permesso, ne ho già parlato con alcuni amici ed amiche). 
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

sabato 21 luglio 2018

Notizia flash!


... comunicazione rivolta alla cittadina di San Fili ed alla Comunità Sanfilese nel Mondo.
... è passata a miglior vita la nostra compaesana Maria Puntillo in Saullo.
... aveva 84 anni.
... ai familiari il nostro più sentito cordoglio.
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... sopra a sinistra, San Fili: il sacrario della chiesa del Ritiro o di Santa Maria degli Angeli.
... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

mercoledì 18 luglio 2018

‘a Timpa delle Magare. (3)


Era il 12 agosto del 2014 quando, grazie anche ad una guida d’eccezione quale mio suocero, finalmente potei vedere da vicino la mitica Timpa de Magare. Un affascinante luogo che si trova poco al di sopra dell’abitato di Bucita ovvero della tanto storica quanto unica… frazione di San Fili.
Mi ero scattato qualche foto con l’automatico inserito nella mia Canon PowerShot 50 SX e, visto che ero sceso qualche metro al di sotto della stradella/sentiero che avevamo percorso per raggiungere tale punto, mi apprestavo a recuperare il livello della stessa, dove mi aspettava appunto mio suocero, al fine di incamminarci verso casa.
Una cosa mi dispiacque di non poter scorgere dalla Timpa de Magare: l’abitato di San Fili e quello della sua frazione Bucita.
Il sito della Timpa de Magare, infatti, è un sito… in ombra.
Li avrei rivisti almeno in parte, comunque, qualche decina di metri più avanti, giusto il tempo e lo spazio di oltrepassare la prossima curva. In particolare, guardando ai piedi del burrone che mi trovavo sulla sinistra, ecco d’incanto apparirmi la curva nei pressi della fontana di panico’ (posta sul lato “San Vincenzo la costa” dell’abitato di Bucita).
Un panorama a dir poco mozzafiato. Peccato che quel giorno c’era un po’ di foschia in circolazione. E dopotutto senza un po’ di foschia… che giorno dedicato all’esplorazione della Timpa de Magare poteva essere?
Eppure prima di giungere a quella curva che almeno psicologicamente m’avrebbe riportato a casa (considerato la vista dei tetti familiari degli edifici di cui ai succitati centri abitati) qualcos’altro doveva richiamare, colpendola di brutto, la mia attenzione. Poco al di sopra della stradella/sentiero che collega il territorio di San Fili con quello di San Vincenzo la costa (ovviamente qualche centinaio di metri al di sopra della strada provinciale)… uno strano masso alto non meno di un paio di metri, a forma di punta di un’antica freccia in pietra, alla sommità del piccolo colle che ci fa da sfondo sulla nostra destra, s’erge a dir poco imponente verso il cielo.
Non so perché ma la punta di quel masso che usciva in modo così dirompente dal terreno ipnotizzò per alcuni istanti tutto il mio essere.
Che fosse anch’esso, così come la Timpa de Magare, un qualcosa di collegabile all’antico sapere dei nostri avi?
Avevo voglia, quel giorno, di salire quei pochi metri che mi dividevano da tale strana roccia e girarvi intorno con la quasi certezza, o forse la malsana speranza, di scoprire sulla stessa qualche antica raffigurazione rupestre o qualche segno che avrei potuto benissimo, nella mia ignoranza in materia, confondere con qualche antica... magica scrittura.
Poi”, dissi tra me e me, “chissà: magari sarà un buon motivo quello di lasciar perdere per ora la cosa per ritornarci in futuro e con più calma. E ritornarci possibilmente con qualche esperto in materia.
Ed allontanandomi da quel punto mi vedevo proiettato in una magica notte d’estate di qualche secolo addietro (magari proprio un 12 agosto) intento a spiare un gruppo di donne che alla luce di una serie di fuochi, della luna piena e di qualche saltuaria stella cadente, erano impegnate in uno strano spasmodico ballo proprio intorno a quel magico… sacro masso.
Un sabba o qualcosa del genere si svolgeva davanti ai miei terrorizzati occhi.
Giunto a casa mi chiesi cosa mi restava di quella stupenda passeggiata in uno dei luoghi più misteriosi e magici presenti sul territorio sanfilese ovvero l’area denominata la Timpa de Magare. La risposta poteva racchiudersi in quattro o cinque punti base: 1) la roccia denominata Timpa delle Magare; 2) lo strano albero dalle foglie simili alle foglie d’ulivo ma con ghiande quali frutti… un albero che pensavo di non aver mai visto in vita mia; 3) un piccolo ruscello denominato Pezzullo (che divide difatti il territorio della frazione Bucita di San Fili dal territorio della frazione Gesuiti di San Vincenzo la costa); 4) uno strano masso (una guglia?  un megalitico? un menhir? ) dalla strana forma (... quasi la punta di una primitiva freccia) che spuntando in modo dirompente dal terreno si proietta minaccioso o speranzoso verso il cielo; 5) la voglia di ritornare con più calma in tale magico luogo.
A proposito di quello strano albero che tanto colpì i miei occhi e la mia fantasia... è un albero conosciutissimo agli studiosi del campo. Si tratta di un leccio e può raggiungere, ma non come nel caso di quell’esemplare presente alla Timpa de Magare in quanto le sue radici hanno trovato ospitalità nella roccia della timpa medesima, diversi metri d’altezza.
Un albero non conosciuto solo dagli esperti botanici o dai nostri insostituibili ed impagabili imprenditori ed operai boschivi ma anche e soprattutto da chi ha cercato di dare un senso in più persino alla stessa religione cristiana: gli apocrifi (scritti non canonici) e la tradizione orale.
Un albero decisamente strano e come tale alquanto ambiguo tanto che nel tempo è stato sia demonizzato che divinizzato dalla dalle varie sette cristiane, Come dire... un po’ diavolo (complice d’un assassino e quindi assassino al tempo stesso) ed un po' martire (vittima assieme all’assassinato). Come se la colpa del deicidio di cui si è macchiata circa 2000 anni addietro possa essere della natura e non degli uomini.
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Dall’Enciclopedia online Wikipedia (curiosità comunque confermata da altri scritti che ho avuto a disposizione nello scrivere tale articolo):
«Il leccio fu nelle civiltà greche e italiche antiche un albero dotato di rilevante valore sacro. Valore che fu positivo nel periodo arcaico di entrambe le civiltà, per poi assumerne lentamente uno sempre più negativo nello scorrere della storia di Roma fino a contornarsi di un'aula quasi funesta (così come in Grecia fu successivamente consacrato alla dea Ecate). Il suo significato simbolico è stato rivalutato solo nel medioevo.
(...) Anche nel cristianesimo esistono di simbolismo per questa pianta. Nelle isole ioniche una leggenda (raccolta dal poeta Aristotelis Valaoritis nel XIX Secolo) vuole che il leccio fu l’unico albero che acconsentì a prestare il proprio legno per la costruzione della croce; per questo i boscaioli delle isole di Acarnania e di Santa Maura temevano di contaminare l’ascia toccando “l’albero maledetto". Tuttavia nei “Detti” del beato Egidio – il terzo compagno di San Francesco – il buon nome del leccio viene difeso quando si riferisce che il Cristo lo predilige perché fu l'unico albero a capire che il suo sacrificio era necessario, così come quello del Salvatore stesso, per contribuire alla Redenzione. E proprio sotto il leccio il Signore appariva spesso a Egidio.»
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Volente o nolente archiviai anche quella stupenda passeggiata alla scoperta della Timpa delle Magare.
Pranzai e, archiviata anche la mia classica pennichella pomeridiana, feci un salto a San Fili per la mia salutare quotidiana “vasca” (camminata) lungo corso XX Settembre.
E come ogni giorno rieccomi in piazza don Luigi Magnelli (ex piazza Madonnina) a discorrere del più e del meno con alcuni compaesani noti frequentatori della stessa piazza.
Tra tali compaesani quel giorno c’era anche il caro amico Armando Belmonte. Fu lui, sentendomi parlare, che mi disse il possibile nome (ovviamente azzeccato in pieno) del misterioso albero in cui mi imbattei alla Timpa delle Magare: il leccio ovvero l’elce ovvero (se vogliamo mostrare tutta la nostra preparazione in materia... successiva a quel giorno)  quercus ilex.
Tra le cose che ci disse quel giorno Armando Belmonte, esperto conoscitore di quei luoghi in virtù del lavoro che ha svolto per una vita in campo boschivo, a me ed agli altri “curiosi” amici presenti, ce ne fu una in particolare che più che chiudere definitivamente la vecchia porta sul discorso della Timpa delle Magare (ovviamente quella sull’abitato della frazione Bucita di San Fili) di fatti... finiva per aprire un nuovo portone sull’intero argomento e sull’intera sempre più misteriosa e magica zona.
Poco al di sotto della Timpa delle magare”, ci disse Armando, “il torrente Pezzullo da’ vita ad una stupenda, seppur piccola data la portata dello stesso, cascata. Tale cascata in determinati momenti della giornata sembra emettere un suono stupendo... forse un fischio... comunque decisamente melodico.
Che sia il magico canto delle delle magare? ... o che il luogo sia abitato anche da fate e sirene incantatrici?
Dopotutto siamo nella terra del dio Pan.
Ok, abbiamo capito: prima o poi dobbiamo ritornarci e dobbiamo (se ovviamente qualcuno di voi ha il coraggio di accompagnarmi in tale nuova avventura - non rispondo per l’altrui incolumità né fisica né tantomeno psichica) ritornarci non solo facendo il percorso inverso ma, nel possibile, risalendo anche il letto del torrente Pezzullo... Vrinco.
Strano anche questo fatto del cambio del nome di questo torrente: Pezzullo dal punto in cui nasce e fino a toccare il limite inferiore dell’abitato di Bucita e Vrinco non appena entra in territorio del Comune di San Vincenzo la costa.
Magare, streghe, fate (qualche druido dispersosi dalle nostre parti due o tremila anni orsono) e sirene ci chiamano a rapporto.
Già perché adesso, come se non bastassero le varie entità paranormali, gli spiriti vari, le divinità dei padri fondatori della nostra civiltà (gli antichi greci) a rovinare la nostra esistenza (aumentando la nostra curiosità in merito) si ci mettono anche le sirene e le ninfe abitanti nei nostri ruscelli e nei nostri boschi.
Nella zona della Timpa de Magare in territorio di Bucita... del Comune di San Fili.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... si vis pacem para bellum!

martedì 17 luglio 2018

E' in distribuzione il Notiziario Sanfilese del mese di luglio 2018.


... proprio così, anche questo mese (Luglio 2018) noi dell'Associazione culturale "Universitas Sancti Felicis" di San Fili (ovvero l'Associazione dei Sanfilesi nel Mondo), siamo riusciti a realizzare il nostro bollettino mensile, il... "Notiziario Sanfilese".
Otto pagine di storia, cultura ed attualità relative alla stupenda cittadina di San Fili e all'altrettanto stupenda comunità da essa ospitata.
Chi volesse ricevere il nostro Notiziario non ha che da diventare socio (anche non effettivo ma semplicemente simpatizzante) dalla nostra Associazione. Si può diventare soci partendo da un contributo di appena 5,00 (cinque) euro, a seconda se si vuole essere soci simpatizzanti (5,00 euro), soci ordinari (15,00 euro) e soci onorari (da 15,00 euro in su).
Per ritornare al "Notiziario Sanfilese" di questo mese (di cui viene riprodotto il frontespizio a sinistra), comunque, riporto di seguito l'indice delle pagine:
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Pag. 1
- ‘a Timpa delle Magare. (3) Di Pietro Perri.
Pag. 4
- Quando il tempo... fa i capricci. Di Nuccia Giglio-Carlise.
- Tutti possono collaborare al “Notiziario Sanfilese”.
- Ci hanno lasciato.
Pag. 5
- Viaggio in Perù. (2) Di Carmelo Serpe.
Pag. 6
- Dopo tanti anni... a giugno e luglio anche qualche volto nuovo a San Fili. Oltre ai sempre classici apprezzati.
Pag. 7
- Giochi d’altri tempi: ‘a settimana. Di Luigi “Gigino” Iantorno.
Pag. 8
- Il proverbio del mese: chine tene purvera spara.
- I membri dell’Associazione Culturale “Universitas Sancti Felicis” e costo tessera e contributi 2018.
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... un cordiale affettuoso abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

venerdì 13 luglio 2018

CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI SAN FILI (18).


Volendo rispettare alcune promesse che mi sono fatto nel corso di tanti anni di attività “anche... e non solo” di politica locale e che mi vedono finalmente membro del Consiglio Comunale di San Fili, comunico (in base all’invito che mi è appena giunto) che per GIOVEDI’ 19 LUGLIO 2018 alle ore 9,00 in prima convocazione (ed eventualmente alle ore 10,00 in seconda convocazione) del medesimo giorno è convocato in sessione ordinaria, con seduta pubblica, il CONSIGLIO COMUNALE DI SAN FILI.
La riunione avrà luogo presso la sala consiliare del paese e prevede la trattazione del seguente punto all’ordine del giorno:

1) Salvaguardia degli equilibri di bilancio - Esercizio finanziario 2018 - Art. 193 del D.lgs. 18 agosto 2000 n. 267;
2) Documento Unico di Programmazione (DUP) triennio 2009/2021 - Approvazione.

Di seguito e senza interruzioni verranno trattati i seguenti argomenti richiesti dal Gruppo di opposizione "San Fili nel Cuore":

3) Regolamento sul funzionamento e l’organizzazione del Consiglio Comunale di San Fili - di San Fili - Discussione e Approvazione;
4) Regolamento per l’adozione di cani randagi  catturati sul territorio comunale e ricoverati in struttura convenzionata - Discussione e Approvazione.

Da parte mia non posso non sperare in una giusta presenza di Sanfilesi alla succitata riunione. del Consiglio Comunale di San Fili... e non solo perché anche io oggi ne faccio parte ma perché anche tu - da elettore e cittadino - è giusto che ne sia partecipe.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... si vis pacem para bellum”!

lunedì 9 luglio 2018

Venerdì 13 luglio 2018 alle ore 21 - Presentazione del libro “CAIO MARIO” di PIERFRANCESCO MUSACCHIO.

Si terrà venerdì 13 luglio 2018 con inizio alle ore 21 nella stupenda cornice di piazza Spirito Santo a San Fili la presentazione del libro (romanzo) “CAIO MARIO - TERZO FONDATORE DI ROMAdel nostro compaesano PIERFRANCESCO MUSACCHIO.
Con “CAIO MARIO - TERZO FONDATORE DI ROMA” PIERFRANCESCO MUSACCHIO sigla il suo quarto romanzo.
Il libro sarà presentato in occasione di una tavola rotonda sul tema “VIZI E VIRTU’ DELLA POLITICA E DELLA SOCIETA’ NEI TEMPI: DAGLI ANTICHI ROMANI A NOI” (ovvero come casta e popolo, relazioni internazionali, fenomeni migratori, corruzione, carrierismo, processi politici, clientelismo, cucina, pettegolezzo: la Roma repubblicana ci spiega il presente).
Alla tavola rotonda parteciperanno tra gli altri, ovviamente oltre all’autore del romanzo protagonista della serata PIERFRANCESCO MUSACCHIO, anche il sindaco di San Fili ANTONIO ARGENTINO, il sindaco di Mendicino ANTONIO PALERMO, il docente di lettere FLAVIO NIMPO ed il docente di storia FRANCESCO IANTORNO.
Sicuramente sarà interessantissimo assistere a questa serata all’insegna della cultura e delle bellezze del centro storico di San Fili.
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Il nostro compaesano PIERFRANCESCO MUSACCHIO, docente di lettere, ha pubblicato prima di “CAIO MARIO - TERZO FONDATORE DI ROMA” i romanzi "LA ZATTERA DI ORLANDO" (2005), "IL SIGNOR ASMODEO" (2009), "IL FIGLIO DELLA LUNA" (2013) ed è autore del saggio "BORGES IN CALVINO, UN’INFLUENZA SENZA ANGOSCIA" (Academia.edu 2017).
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Sinossi del romanzo
CAIO MARIO - TERZO FONDATORE DI ROMA
Il romanzo cerca di ricostruire, con uno stile immediato e comprensibile a tutti, l'eccitantissima vita di Caio Mario ed il mondo della Repubblica Romana alla vigilia dell'avvento di Giulio Cesare. Il romanzo è basato su una fittizia lettera inviata dalla moglie di Mario, zia di Cesare, proprio al famoso nipote, in cui ricorda la vicenda del marito dagli anni che vanno dai Gracchi alla I guerra Civile, attraverso ciò che ne hanno scritto coloro che lo hanno conosciuto: si alternano quindi diari, memorie e soprattutto scambi di lettere, pieni di ironie, pettegolezzi e tanto altro.
Il romanzo è diviso in nove libri che raccontano in maniera autonoma la biografia di Mario, da punti di vista imprevedibili e con focalizzazioni più o meno vicine (narrazioni di amici si alternano a racconti di popolani o stranieri coevi).
I fatti sono sempre narrati o attraverso due voci politicamente opposte o tramite scambi epistolari e atti senatoriali. Nel romanzo ci si trasferisce nella Roma delle trame politiche e del pettegolezzo erotico del I secolo a.C., venendo a contatto con tutto il mondo Mediterraneo alla vigilia della nascita dell'Impero. Si palesa una Roma cosmopolita in cui si trovano Greci, Siriani, Ebrei testimonianti la presenza divina nella Storia. La vita di Mario è presentata come una grande avventura epica, piena di clamorosi colpi di scena e di battaglie. La narrazione è fatta di segmenti brevi ed autonomi, proprio grazie alla scelta narrativa del “collage”, che insieme compongono un unico quadro. Essa è icastica e punta alla “visibilità” ripercorrendo alcune movenze della narrazione delle sceneggiature cinematografiche.
La ricerca storica è dettagliata e frutto di comparazioni fra autori antichi (con particolare riferimento a Plutarco, Sallustio e Appiano) e contemporanei (fra i quali Passerini, Antonelli e Dupont).
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!