A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.

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venerdì 28 agosto 2026

DEGLI OCCHI PER VEDERE ED UN'ANIMA PER SOGNARE A SAN FILI (CS) - by Pietro Perri.

Un buon motivo per visitare San Fili (CS)? Sicuramente può essere una bella passeggiata lungo Corso XX Settembre e nei vicoli del borgo.

Una passeggiata magari accompagnati da qualcuno del luogo che potrebbe incantarvi, tra l'altro, raccontandovi qualcuna delle varie leggende e dicerie che fin dalla sua nascita caratterizzano questo accattivante borgo.

A San Fili anche qualcosa che a prima vista potrebbe darvi l'idea di una banale stupidità, se saputa guardare e se saputo leggerne il messaggio maldestramente velato, può aprirvi un mondo parallelo a cui difficilmente fareste caso.

Un esempio? Le vecchie porte di case contadine, di portoni nobiliari o di semplici magazzini e di semplici, utili ieri come oggi, catuoi (stanze a pianterreno spesso non pavimentate, destinate in altri tempi all'allevamento degli animali).

Le vecchie porte e... i battenti che si possono ammirare su alcune di esse. Battenti e porte fortunatamente salvatisi dall'avvento dell'antiestetico e vergognoso impiego dell'alluminio di prima maniera.

Un esempio di alcuni di tali battenti (in un caso solo una maniglia).

Da sottolineare che gran parte di tali battenti ricordano la maestria di sempre più dimenticati discepoli del dio Efesto/Vulcano (fabbri e "mastri" nella lavorazione del ferro battuto).

Oltretutto, nel corso degli ultimi anni molte di queste porte e portoni sono stati impreziositi con stupende pitture realizzate da bravissimi artisti locali.

A volte anche noi residenti, e ovviamente non mi riferisco solo a quelli del borgo di San Fili, manchiamo di occhi per vedere e di un'anima per trasformare ciò che vediamo... in sogni.

mercoledì 26 agosto 2026

A SAN FILI (CS)... UN BOSCO CHE VALE ORO - by Pietro Perri.

Siamo nei boschi circostanti il borgo di San Fili (CS), alla fine degli anni Cinquanta o al massimo nei primi anni Sessanta del secolo scorso.

San Fili, come Comune, non ha mai avuto una grande estensione di territorio su cui esercitare il proprio sguardo, né un’azione di valorizzazione e conservazione che si possa definire davvero “da buon padre di famiglia”.

Eppure questo piccolo territorio è valso in passato e vale ancora oggi tanto oro quanto pesa, grazie anche e soprattutto al suo patrimonio boschivo.

Un capitale che purtroppo, per una gestione poco accorta, dalla metà degli anni Sessanta in poi è andato via via assottigliandosi.

La raccolta e il commercio delle castagne erano fiorenti a San Fili nel secolo scorso, così come lo erano il taglio degli alberi, il commercio e in parte la lavorazione del legname.

Negli ultimi decenni a essere fiorenti sono stati solo gli incendi e stupide forme di speculazione.

A noi “sanfilesi d’oggi” restano solo i ricordi di un mondo che ormai sembra non appartenerci più: le foto dei nostri avi, nonni, padri, parenti più o meno vicini, cari compaesani che non ci sono più (se non nel nostro cuore).

E allora, che c’è di meglio di una bella foto per ricordare quei magici momenti?

Una foto fatta di sudore, di mani segnate dal duro lavoro, di amicizia e di complicità, di voglia comunque di sentirsi vivi, magari con una bottiglia di vino in una mano e un tozzo di pane con una fetta di guanciale o pancetta sopra.

Da sinistra: Francesco Mazzuca, Francesco Ciancio, Mario Mazzuca, Francesco Lio e Salvatore Storino.

A terra, davanti a tutti, Mariano de Bartolo.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

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martedì 18 agosto 2026

GODI FANCIULLO MIO: STATO SOAVE, STAGION LIETA È COTESTA - by Pietro Perri.

Siamo a San Fili (CS), agli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso e ci troviamo, quasi certamente, all'interno della torre campanaria che completa la maestosità della Chiesa Madre del borgo.

Dovremmo essere al primo o al secondo livello della stessa.

Solo da lì, dal punto più alto di San Fili, in quegli anni, sarebbe stato possibile ottenere uno scatto del genere.

Una foto per non dimenticare!

Qualche centinaio di metri più sotto, forse qualcosa in meno, si nota un tratto della vecchia Strada Statale 107. Tale arteria, nel suo percorso principale, collega la città di Cosenza, capoluogo di provincia, con Paola, che ospita il Santuario di San Francesco, patrono della Calabria e dei naviganti.

Il tratto di strada, oggi ex SS 107, che attraversa l'abitato di San Fili prende il nome di Corso XX Settembre.

Sul corso si notano un pullman e tre cittadini. Decisamente pochi per quegli anni.

Si distingue l'insegna tonda, quasi certamente dell'unica pompa di benzina del paese, un pezzo del muraglione - imponente opera muraria realizzata negli anni Trenta del XIX secolo dai Borbone di Napoli - e, sull'altro lato della strada, il giardino delimitato da un muro alto oltre due metri dell'Azione Cattolica, o Palazzo della Curia, o scuola vecchia, o caserma vecchia che dir si voglia.

Quel giardino fu area di sfogo e luogo protetto per tanti fanciulli del paese. E in tanti, ancora oggi, ricordano con piacere quegli anni spensierati.

"Godi fanciullo mio: stato soave, stagion lieta è cotesta" (Il sabato del villaggio - Giacomo Leopardi).

Sotto il muraglione si intravede un casello ferroviario e un tratto della ferrovia a cremagliera che collegava la costa tirrenica con la città dei Bruzi, Cosenza, e San Fili con il resto del mondo.

Un'opera unica nel suo genere, il muraglione, realizzata dai Borbone verso la metà del XIX secolo.

Poi?

Poi a San Fili comparvero, agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso, i futuri progressisti (i socialisti e i comunisti della lista "Torre con Orologio").

E fu peggio, dal punto di vista della conservazione strutturale del borgo, dell'occupazione piemontese successiva all'annessione del Regno delle Due Sicilie.

Dicevano di voler realizzare "un paese a misura d'uomo". Dicevano che per farlo era necessaria un'operazione chirurgica senza precedenti.

Forse annientarne la memoria storica?

A proposito: notate qualcosa di particolare in questa stupenda foto? Neanche un albero sul marciapiede che costeggia lo storico muraglione. Che incivili i nostri predecessori... lasciare completamente sguarnito uno stupendo belvedere come quello che si può godere da quel punto.

Ed anche a questo, a colmare tale lacuna, ci pensò la succitata formazione politica locale: a danno già avvenuto, l'abbattimento della parte superiore del muraglione sommò altri inutili e dispendiosi danni.

Sul marciapiede che costeggia la parte superiore del muraglione comparvero, non certo magicamente e sicuramente non nell'arco di una notte, per ben due volte, dei cosiddetti alberi da marciapiede.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

… /pace!

domenica 16 agosto 2026

C'ERA UNA VOLTA LA SCUOLA DI SAN FILI (CS)... IN UNA FOTO D'EPOCA.

Siamo a San Fili (CS) e siamo nel corso dell'anno scolastico 1935-1936.

I "signor maestro" e le "signore maestre" dell'epoca decisero di farsi immortalare in una foto ormai preziosissima.

In quegli anni, seppure ci fosse già un minimo di obbligo scolastico, per la gente del popolo era decisamente difficile arrivare alla quarta elementare.

Molti dei nostri genitori o dei nostri nonni non oltrepassavano la terza, e non certo perché non ne avessero le capacità: mancavano i soldi per i libri e per gli altri necessari "strumenti d'aula".

E mancava il tempo da dedicare allo studio.

Per alcuni versi, malgrado ciò che si può pensare di tale affermazione, anche i sabati fascisti erano utili a far socializzare il popolo, distraendolo dal rimaneggiato concetto di "servi della gleba".

Socializzare, checché se ne dica, è anche e soprattutto un mezzo di crescita culturale, se spinta nella giusta direzione.

E malgrado tutto, San Fili (CS) per quei tempi era un paese all'avanguardia.

Per quanto riguarda l'edificio scolastico di quegli anni, era di fatto una scuola aperta, sparsa per le strade e i vicoli del borgo: una classe in una casa al rinacchio, una mmienzu 'u puontu, una aru chjanu mulinu, una ara curv'e marrupietru e via dicendo.

Persino la sala del cinema-teatro comunale era adibita ad aula scolastica.

Nella foto ritroviamo, tra le maestre, donna Amalia Gentile, la prima da sinistra, la terza Lucia Cesario, la quarta donna Geltrude Parise e Concetta Asta sposata Maringola.

L'ultima a destra è Adele Crispino (mastr'Adelina).

Tra i maestri presenti nella foto riconosciamo invece Scola (il secondo), Noto e Francesco Cesario.

By Pietro Perri.

martedì 11 agosto 2026

SAN FILI (CS) IL PAESE DELLE MAGARE - by Pietro Perri

A scanso di equivoci, dico per sommi capi anche qui cosa (o chi) sono le magare e, soprattutto, cosa (o chi) sono le magare di San Fili, specificando a priori che le nostre amate magare... sono diverse. Innanzitutto non sono streghe o esseri comunque soggetti ai poteri del Maligno. Sono, o meglio sono state, per diversi secoli, una necessità sociale: erano loro, le nostre donne, ad avere la padronanza del sapere antico della medicina naturale. Sono, o meglio sono state, delle bravissime... erboriste.

Erano loro, le nostre donne, nelle campagne o nei piccoli paesi isolati, a sopperire all'assenza di medici, ostetriche e via dicendo. Erano loro... le nostre donne... spesso trattate peggio degli animali e, quando ci negavano ciò che si pensava fosse un nostro diritto (la violenza nei confronti delle stesse)... eccole destinate al rogo in quanto... streghe.

Una giusta definizione del termine "magara" (ovviamente sanfilese) l'ho trovata tempo addietro in un libro che parlava delle "magave" in Sicilia (non dimentichiamoci che sia la Calabria che la Sicilia facevano parte del Regno di Franceschiello, ovvero del Regno delle Due Sicilie): "guaritrice di campagna". Può esserci una definizione più azzeccata di queste stupende creature? Delle nostre nonne e, qualcuno dice, anche delle nostre madri?

Le magare (quelle di San Fili) per ottenere i loro risultati mischiano sapientemente il sacro col profano, la fede con la scienza erboristica... con un tocco di psicologia tramandata da madre a figlia. Dopotutto, cosa sarebbe una buona cura senza un bel... foremaluocchiu? ... na beddra sfascinata?

Ci sono ancora magare operanti a San Fili? È un po' il discorso dell'araba fenice: che ci sia tutti lo dicono, dove sia nessuno lo sa! Qualcuno dice di sì e qualcuno dice di no. Io... dico di sì! Ma qui lo dico e qui lo nego.

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N.B.: La presenza delle magare a San Fili (CS) è  quantomeno plurisecolare. Persino il prete scrittore giornalista Vincenzo Padula evidenzia, nell'Ottocento, tale presenza in alcuni suoi scritti. Quasi sicuramente tale stato di fatto è una eredità che ci portiamo dietro inconsapevolmente dai tempi della Magna Grecia. Dopotutto la prima magara, mitologica creatrice dell'arte erboristica, era la nostra antenata... maga Circe.

N.B.: Da una quindicina d'anni a questa parte (forse qualcuno in più) a San Fili viene organizzato, con cadenza annuale, nella prima settimana di agosto il "Festival delle Magare".

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

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domenica 9 agosto 2026

SE UN GIORNO A PRAGA (REPUBBLICA CECA) by Pietro Perri.

Praga (Repubblica Ceca) settembre 2015.

Se un giorno vi capitasse di fare un salto a Praga e vi trovaste a camminare nella parte superiore di piazza Venceslao... guardate dove posate i vostri piedi: potreste anche calpestare involontariamente una croce in bronzo che collega due piccole collinette.

Guardate bene... fermatevi un attimo... riflettete: state per calpestare il desiderio di libertà di Jan Palach e Jan Zajíc, martiri della libertà.

E se per caso involontariamente vi trovereste a farlo... non preoccupatevi: quell'inutile sacrificio alla libertà l'hanno già calpestato l'intero popolo Cecoslovacco e gran parte del resto del mondo.

Ovvero tutti coloro che per paura (codardia) o perché sapevano che nulla si poteva fare per cambiare le cose in quanto i Grandi avevano ormai deciso... hanno preferito semplicemente far finta di niente e guardare da un'altra parte.

Che il vostro ricordo viva in eterno, Jan Palach e Jan Zajíc, ad eterna vergogna di chi crede che possano esistere poteri (dittature?) buoni e che per un piatto di fagioli continua a far finta di niente... negando a se stessi anche il proprio diritto a vivere.

E ricordate sempre che... viaggiare apre la mente almeno quanto leggere un buon libro o un vecchio fumetto di Topolino (Mickey Mouse).

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

… /pace!

giovedì 6 agosto 2026

LA CULTURA UTILE E LA CULTURA INUTILE by Pietro Perri - 6 agosto 2017

Una volta, tanto ma tanto tempo fa da farmi pensare al "C'era una volta..." di tante amate favole, ho letto un libro (mi sembra l'autore fosse Luca - che non c'entra un cavolo con Carlo - Goldoni), una raccolta di saggetti in cui si evidenziavano in modo "leggero" alcune stupidità della vita quotidiana. Si sfatavano piccole leggende urbane della nostra tangibile deformazione mentale.

Tra queste aberrazioni, storie d'ordinaria follia presenti nel nostro quotidiano sopravvivere, si parlava anche della cultura: la Cultura in generale, quella con la C maiuscola, ammesso e non concesso che ne esista una, e le culture in particolare, dividendo tra l'altro le stesse in due sottogruppi: la cultura utile e la cultura inutile.

L'autore, nel corso di questa sconclusionata divagazione, arrivava giustamente a chiedersi: chi può dirci quale sia la cultura utile e quale quella inutile?

Risposta? Il tempo, il luogo, il motivo.

In poche parole, non esiste una cultura utile eterna così come non esiste una cultura inutile eterna.

Qualche esempio? Se non sei arrivato ad leggere fino a questo punto, la mia cultura in questo momento, nel tuo "questo momento", si è dimostrata del tutto inutile. Diversamente, possiamo discutere assieme di questo postulato e fare in modo che lo stesso, la base culturale da cui prende piede, sia utile per entrambi.

Altro esempio? È cultura, ed è soprattutto cultura utile, la storia della nascita e della vita di Topolino/Mickey Mouse. Per me sicuramente no, almeno ora. Quando avevo sette anni lo era eccome, ve lo assicuro. E a volte anche adesso, ma per favore non ditelo a mia madre.

Eppure, anche se per Socrate e per i socratici moderni la vita e le opere di Topolino (Mickey Mouse) sono tutt'altro che cultura utile, per un disegnatore di fumetti in stile Disney e per le case editrici di quel genere quella stessa cultura è più che utile. È indispensabile per la loro stessa sopravvivenza economica... e culturale.

E poi, credetemi, se vi trovate da soli, senza cellulare o con un cellulare senza campo, sperduti in un deserto o in un bosco che sembra senza uscita, vi sarà più utile aver imparato a memoria il "Manuale delle Giovani Marmotte" che l'intera opera filosofica degli intellettuali, non sempre con tutte le rotelle a posto, della Grecia antica. 

Nella foto (reperita sul web): Luca Goldoni (22 febbraio 1928 - 7 ottobre 2023), giornalista, scrittore e umorista.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

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