Siamo a San Fili (CS), agli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso e
ci troviamo, quasi certamente, all'interno della torre campanaria che completa
la maestosità della Chiesa Madre del borgo.
Dovremmo essere al primo o al secondo livello della stessa.
Solo da lì, dal punto più alto di San Fili, in quegli anni, sarebbe stato
possibile ottenere uno scatto del genere.
Una foto per non dimenticare!
Qualche centinaio di metri più sotto, forse qualcosa in meno, si nota un
tratto della vecchia Strada Statale 107. Tale arteria, nel suo percorso
principale, collega la città di Cosenza, capoluogo di provincia, con Paola, che
ospita il Santuario di San Francesco, patrono della Calabria e dei naviganti.
Il tratto di strada, oggi ex SS 107, che attraversa l'abitato di San Fili
prende il nome di Corso XX Settembre.
Sul corso si notano un pullman e tre cittadini. Decisamente pochi per
quegli anni.
Si distingue l'insegna tonda, quasi certamente dell'unica pompa di benzina
del paese, un pezzo del muraglione - imponente opera muraria realizzata negli
anni Trenta del XIX secolo dai Borbone di Napoli - e, sull'altro lato della
strada, il giardino delimitato da un muro alto oltre due metri dell'Azione
Cattolica, o Palazzo della Curia, o scuola vecchia, o caserma vecchia che dir
si voglia.
Quel giardino fu area di sfogo e luogo protetto per tanti fanciulli del
paese. E in tanti, ancora oggi, ricordano con piacere quegli anni spensierati.
"Godi fanciullo mio: stato soave, stagion lieta è cotesta"
(Il sabato del villaggio - Giacomo Leopardi).
Sotto il muraglione si intravede un casello ferroviario e un tratto della
ferrovia a cremagliera che collegava la costa tirrenica con la città dei Bruzi,
Cosenza, e San Fili con il resto del mondo.
Un'opera unica nel suo genere, il muraglione, realizzata dai Borbone verso
la metà del XIX secolo.
Poi?
Poi a San Fili comparvero, agli inizi degli anni Settanta del secolo
scorso, i futuri progressisti (i socialisti e i comunisti della lista "Torre
con Orologio").
E fu peggio, dal punto di vista della conservazione strutturale del borgo,
dell'occupazione piemontese successiva all'annessione del Regno delle Due
Sicilie.
Dicevano di voler realizzare "un paese a misura d'uomo". Dicevano
che per farlo era necessaria un'operazione chirurgica senza precedenti.
Forse annientarne la memoria storica?
A proposito: notate qualcosa di particolare in questa stupenda foto?
Neanche un albero sul marciapiede che costeggia lo storico muraglione. Che
incivili i nostri predecessori... lasciare completamente sguarnito uno stupendo
belvedere come quello che si può godere da quel punto.
Ed anche a questo, a colmare tale lacuna, ci pensò la succitata formazione
politica locale: a danno già avvenuto, l'abbattimento della parte superiore del
muraglione sommò altri inutili e dispendiosi danni.
Sul marciapiede che costeggia la parte superiore del muraglione comparvero,
non certo magicamente e sicuramente non nell'arco di una notte, per ben due
volte, dei cosiddetti alberi da marciapiede.
* * *
Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace!










