Il Blog di Pietro Perri dedicato a San Fili (uno dei più bei paesi della provincia di Cosenza) e ai Sanfilesi nel Mondo.
A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.
sabato 26 luglio 2014
… si fa presto a dire fresa.
sabato 19 luglio 2014
Vespe cinesi e vespe italiane: le seconde a San Fili le amavamo già. (4)
martedì 8 luglio 2014
E’ in arrivo la prima “Sagra della fresa santufilise”.
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Contadino sanfilese degli anni
Sessanta del XX secolo intento
ad infornare il pane... e magari anche
qualche saporitissima fresa.
Foto collezione Ciccio Cirillo.
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giovedì 19 giugno 2014
Vespe cinesi e vespe italiane: le seconde a San Fili le amavamo già. (3)
venerdì 6 giugno 2014
Vespe cinesi e vespe italiane: le seconde a San Fili le amavamo già. (2)
Ritorniamo quindi alla fine degli anni Sessanta del XX secolo... se non agli inizi degli anni Settanta.
sabato 31 maggio 2014
ELOGIO alla MORTE... il mio secondo e-book su Amazon.
venerdì 9 maggio 2014
Ciruzzu... eroe “santufilise” d’altri tempi.
“Ciruzzu ‘i Cerignola” nei versi del
mitico Luigi (Gigi) Aloe.
Di seguito:
*
* *
Nu personaggiu unicu, facia u carrettiere
esule ‘i Cerignola cca trova la mugliere.
U suprannumi è subitu trovatu
Ciromiglianu vena vattiatu.
Fa ra spola tra Santu Fili e Cusenza
a ra curriera fa ra cuncurrenza.
Porta di tuttu animali e cristiani
paglia fianu mobilie e lignami.
Saglia e scinna due vote intra ‘a jurnata
tene sempi di fa dua o tri mmasciate.
Si fa tutte le fere, iddru vinna critaglie
u sordiciaddru o i na manera o i n’atra
ricoglie.
Si ferma a san Giuvanni, parcheggia la
carretta,
puru s’unu ritarda iddru un li duna
fretta.
Ccussì faciannu, pe tantissimi anni
s’ha fattu ancunu sordu e si mo minta in
grande.
si cumpra u camioncinu, assuma n’autista
... su mezzu tene e marce, un parte cu ra
frusta.
Cumincia ra scalata tra Paula e ra
Crucetta
iddru vinna di tuttu, a genti ormai
l’aspetta.
L’autista piglia pocu, lavura senza sosta,
mentre su supa u valicu li lancia a
proposta:
“O tu mi paghi i cchiju! ... o iju ti
lassu cca’!”
U poveru Ciruzzu un si fa ricattà.
Li nega l’aumentu, ppe ru fari spagnari
chissu tira lu frenu, un si fa
ncuraggiari!
Ciruzzu a chissu puntu si senta disperatu
su carru a motori iddru un l’ha mai
guidatu.
Un po’ chiamari a Misasi, ancora nunn’è
natu
si arma di curaggiu e arriva a ra vallata.
U sani c’a Santu Fili, sunnu preoccupati
li fa nu telegramma da tutti ricurdatu.
“Cara Mariuzza Crucetta arrivatu
scappò Franciscu sulu lassatu!
Preso comando coraggiosamente
arrivato a Paola pericolosamente”
Primu da guerra Ciruzzu n’ha lassatu:
era giustu ca vinissi ricurdatu!
*
* *
Luigi (Gigi) Aloe nei versi dedicati a
Ciruzzu (sotto riportiamo all’incirca la storiellina che ha dato vita agli
stessi) com’è solito nei suoi scritti con perspicacia riesce non solo a
riportarci in un tempo che non è più davanti ai nostri occhi ma... riesce anche
a farci nel contempo ragionare e se possibile “sorridere” sulla realtà e sui
problemi che viviamo nella nostra quotidianità. Ovviamente ci riferiamo alla
quotidianità del periodo un cui vengono fissati, da Luigi (Gigi) Aloe i suoi
versi nero su bianco.
Un esempio? ... L’onorevole Riccardo
Misasi (con tutti i suoi colleghi) degli anni Settanta e Ottanta. All’epoca,
infatti, chiunque avesse un problema - anche se tale problema era
insignificante o non attinente all’uomo politico di turno, bastava fare una
camminata in una segreteria degli stessi per vedersi risolvere, quasi
miracolosamente, lo stesso. I problemi, nelle segreterie di onorevoli quali
Riccardo Misasi e company, in quegli anni venivano prontamente risolti anche
quando non esistevano e soprattutto anche quando gli stessi si risolvevano da
soli.
Peccato per Ciruzzu, dice Luigi (Gigi) Aloe nei suoi versi, che Riccardo Misasi all’epoca dei fatti non era ancora nato e - mi vien quasi da dire - peccato soprattutto che oggi politici come questo (specie per noi Calabresi) non esistono più. Almeno loro qualche posto da bidello, e non dico per scherzare, alle generazioni che ci hanno preceduto gliel’hanno assicurato.
La storia di Ciruzzu la possiamo benissimo
collocare tra le due guerre mondiali ed è una storia emblematica: un emigrante
da una terra di povera gente (la Puglia) che riesce a fare un po’ di fortuna in
una terra d’altra povera gente (la Calabria).
Con i risparmi d’una vita caratterizzata
da sudore e privazioni decide di fare il grande passo trasformando il suo
piccolo commercio portato avanti con un carretto trainato da un mulo in un
piccolo automezzo per il trasporto delle merci: il futuro era arrivato anche a
San Fili e soprattutto anche per Ciruzzu.
Purtroppo per guidare un automezzo c’è
bisogno della patente e Ciruzzu non ha nessuna voglia né capacità di prenderne
una. E’ così che decide di prendere a giornata un collaboratore patentato ed
inizia a coprire, con la sua attività e con il suo mezzo nuovo di zecca, il
tracciato che, tramite il valico Crocetta, collega San Fili con Paola.
Quale miglior punto per Franciscu, l’autista, del valico Crocetta per chiedere un aumento al suo datore di lavoro?
Alla richiesta Ciruzzu fa orecchie da mercante e dice a Franciscu che se
vuole può anche andarsene.
Franciscu lo prende in parola. Ferma il
mezzo e scende ritornando a piedi a San Fili e lasciando solo come un cane,
sicuramente incapace di guidare l’automezzo, Ciruzzu sul valico Crocetta nel
punto in cui iniziava la discesa verso Paola.
Ciruzzu non si perde d’animo e, per non
darla vinta a Franciscu (dopotutto era solo il suo prezzolato autista
quest’ultimo) si mette ai comandi del mezzo ed inizia la discesa verso la
cittadina del glorioso santo.
Guidare, senza saper guidare, lungo i
tornanti della “palummara” - la vecchia statale 107 - è cosa tutt’altro che
facile ma il nostro eroe riesce comunque a raggiungere l’agognata meta.
Giunto a Paola e consapevole che a San
Fili quasi certamente i suoi concittadini e la propria moglie erano ormai a
conoscenza della bravata di Franciscu, e quindi sicuramente erano in pensiero
per lui, Ciruzzu intelligentemente si reca al primo ufficio postale che gli
viene sulla strada e spedisce un telegramma indirizzato ai propri preoccupati
cari.
Il telegramma all’incirca riporta queste
parole:
“Cara Mariuzza Crucetta arrivatu /
scappò Franciscu sulu lassatu! / Preso comando coraggiosamente / arrivato a
Paola pericolosamente”.
In pochissime parole, quelle appunto del
telegramma, il prode Ciruzzu riesce a riassumere il racconto d’un’intera
indimenticabile giornata.
Inutile dire che l’intera vicenda finì per
diventare un classico “racconto del focolare”... Spasso per i mesi, se non per
i decenni, a venire di intere generazioni di sanfilesi.
* *
*
Un caro abbraccio a tutti dal sempre
vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace!
sabato 3 maggio 2014
SOLFEGGI ovvero OPINIONI OPINABILI... il mio primo e-book, su AMAZON.
sabato 12 aprile 2014
Vespe cinesi e vespe italiane: le seconde... a San Fili le amavamo già!
sabato 5 aprile 2014
A San Fili? ... le Forze dell’(dis)Ordine colpiscono ancora.
Dallo sparaca**ominacce che il mio interlocutore si trovava al posto della bocca (per niente collegato al cervello che si suppone abbia al di sotto dell'attaccatura dei capelli) c'é ne stata una che mi ha fatto inorridire... roba della San Fili degli anni Cinquanta (e dire che sembrerebbe una persona giovane): "Che io faccio il (beep) per 1200 euro al mese!"
Purtroppo a furia di avere a che fare con i criminali alcuni soggetti forse confondono i ruoli... beati loro!
domenica 16 marzo 2014
Dal mulino delle fate aru tesoru du Canalicchiu (7/9): una stupenda passeggiata naturale tutta sanfilese.
Nella foto a sinistra (foto by Pietro Perri)… l’imbocco della “scisa du canalicchiu”
da piazza Adolfo Mauro (storica ex piazza Rinacchio). Ai piedi della “scisa
du canalicchiu”, ovviamente a San Fili, si trovano sepolti, secondo la
tradizione (leggenda)locale, ben due tesori. Il più famoso dei due è una “quadara
chjina d’oru” (un pentolone pieno d’oro). Di questo irraggiungibile tesoro
se ne può vedere il fondo guardando all’interno di un foro in un muro
realizzato a secco in pietra di fiume.
* * *
Per chi avesse perso le prime 6 (o qualcuna delle prime sei) puntate di
questo racconto… ricordo che siamo in un sabato degli inizi di Marzo 2013, che
da poco si sono registrate due frane sul lato coste del nostro paesino (il lato
che si affaccia sul torrente Emoli) ed io sto facendo una bella passeggiata
lungo… u jum’e Santu Fili… nel tratto compreso tra la sorgente di Palazia e il
ponte Crispini.
*
* *
Ho sempre creduto che se San Fili ed i Sanfilesi non sono discendenti dei
colonizzatori partiti dalle sponde dell’antica Grecia per portare la loro
cultura e quindi la civiltà ai popoli di ciò che sarà la penisola italiana…
sicuramente lo sono dei loro figli o dei loro nipoti.
Sono troppe, infatti, le cose quotidiane (reminiscenze del passato?), che
riportano il nostro pensiero e quindi la nostra elementare immaginazione a ciò
che di loro abbiamo studiato e continuiamo a studiare sui libri di storia… a
partire dalle scuole elementari.
Ovviamente, per tale ultimo periodo, mi riferisco a quanti come me sono
nati e felicemente vissuti anche - non solo - nell’era ante Facebook, Twitter e
diavolerie web simili ma anche nei decenni precedenti a diavolerie simili.
Dopotutto io ho lasciato, da discente, le scuole quando ancora in
circolazione non esistevano personal computer in casa né tantomeno misteriosi
ordigni quali tablet, smartphone e via dicendo. Era quello l’anno dei mitici
mondiali di calcio che ci vide vincitori, a noi italiani, in quel torneo che
ancora in molti definiscono il più bello di tutti i tempi. Era il 1982.
Diavolerie (Facebook, Twitter ecc.) che, è vero, ci mettono in collegamento
con il resto del mondo ma che ci estirpano in modo falsamente non violento
dalla nostra realtà materiale: corso XX Settembre (per quanto riguarda San
Fili) con tutto ciò che scorre in su ed in giù… di buono e di male nello
stesso.
Se guardiamo ad esempio tantissimi termini appartenenti al dialetto dei
nostri padri (oggi, credetemi, neanche l’abbiamo un dialetto… solo gli stupidi
si illudono del contrario. Il dialetto infatti è una lingua viva e non una
macedonia di ricordi di cui ormai nessuno, o quasi, ricorda più il sapore)
troviamo non solo termini che risalgono alle dominazioni arabe, romane,
spagnole e francesi ma anche e soprattutto… greche. Non solo: sempre
rifacendoci a ciò che resta della memoria storico-popolare dei nostri padri e
dei nostri nonni… sono tantissimi i modi di fare (specie in campo religioso o
pseudo religioso), le credenze (favole e similari) e la toponomastica che ci
riportano dritti dritti a respirare la nostra stupenda - mai dimenticata del
tutto - aria ellenica.
Un esempio è proprio (ripeto: secondo la mia proverbiale ignoranza in
materia) ciò in cui ci imbattiamo nella parte inferiore de “a scisa du canalicchiu”.
Da non credere, in tale zona ci imbattiamo non solo in ben due bivi (punto
d’incontro di tre vie con almeno due, se non tre, opportunità di scelta
proposte al viandante) ma anche e soprattutto a due tesori - purtroppo solo
“fantastici”… credo - maledetti (?) e ad una nicchia in cui almeno fino alla fine
degli anni sessanta era riposta una statuetta ricordante la Madonna.
La Madonna o… la dea - greca e cara ai bivi - Ecate?
Personalmente propendo più per la seconda ipotesi (la dea Ecate cui gli
incroci ed in particolare i bivi o trivi tanto cari alla stessa) che non alla
prima ipotesi (alla Madonna). Ma se così fosse ormai, alla fine degli anni
sessanta, nessuno dei nostri anziani avrebbe messo in dubbio che quella non
fosse la Madonna bensì fosse la ormai dimenticata dea Ecate.
Ma ritorniamo alla mia passeggiata partita dalla scalinata che da piazza
san Giovanni, alle spalle del calvario, mi porta alla fontana di Palazia e da
lì, costeggiando il greto del torrente Emoli, più a valle al ponte di Crispino
ed ai resti del mulino ad acqua che ebbe come proprietario anche il cugino di
mio padre Ottorino Perri.
Un punto, questo, che comunque mi ero lasciato alle spalle da una
quindicina di minuti a quella parte.
Il primo bivio in cui m’imbatto - risalendo la scalinata ed il viottolo che
ho inforcato nella piccola valletta dove c’è il ponte di Crispini (o crispino)
a collegare le due sponde del torrente Emoli... u jum’e Santu Fili -
è quello che mi dà come scelta il proseguire verso il centro abitato del paese
o dirigermi verso contrada Profico: la prima scelta alla mia sinistra e la seconda
scelta alla mia destra.
Sono ormai giunto alla parte inferiore della “scisa du canalicchiu”…
qualche metro prima… tra la casa degli Arturi (u papararu) e l’uscita
della galleria delle Ferrovie dello Stato lato Cosenza. Quella galleria che
collega il piazzale della stazione ferroviaria di San Fili con contrada Volette,
sempre in territorio di San Fili.
Difronte a me vedo il buco con il famoso “maledetto?” tesoro “ara
scisa du canalicchiu”… quello della “quadara chjina d’oru”. Gli do’
una breve occhiata e proseguo subito con la mia scelta di strada. E tra
dirigermi verso il centro abitato di San Fili o dirigermi verso contrada
Profico… scelgo la prima ipotesi.
Ad ogni bivio in cui c’imbattiamo nella vita - lo sapevano bene i
pitagorici e non solo loro – e quindi ad ogni bivio è obbligatorio comunque fare
una scelta, giusta o sbagliata che la stessa sia tale scelta.
Bloccarci (ma anche tornare indietro), ad un bivio, equivale comunque a
morire.
Scelgo, dicevo, la prima possibilità, la prima opzione. La stanchezza
inizia a sentirsi… e con essa anche un certo languorino allo stomaco. Dopotutto
si sono fatte anche le ore 13 (ovvero, per gli americani, l’ora una p.m.)
abbondanti.
Quindici metri più avanti, ovvero all’effettiva part inferiore della “scisa
du canalicchiju”, m’imbatto in un altro bivio ed in un altro “maledetto?”
tesoro.
Di questo secondo tesoro (in cui ci imbattiamo a tre o quattro metri,
risalendo “u canalicchiu” per ritrovarci in piazza Rinacchio, in un
foro che prende forma su un antico muro in pietra… alla nostra destra) so ben
poco e spesso dubito anche che lo stesso esista o sia mai esistito anche solo
nella deviata fantasia di qualche mio caro compaesano. A differenza del primo,
di cui ne sono più che certo… visto il numero di testimoni in cui mi sono
imbattuto.
Anche questo bivio mi obbliga ad una scelta: salire verso piazza Rinacchio
e poi proseguire, lungo corso XX Settembre, fino a piazza san Giovanni dove ho
lasciato la macchina o… imboccare la viuzza, alla mia sinistra anche questa,
che costeggiando il paese mi farà miracolosamente ritrovare all’imbocco di via
Emoli e da qui direttamente… mmiuenzu u puontu?
Scelgo questa seconda ipotesi.
Ed eccomi, nello spazio di pochi minuti, ritrovarmi mmienzu u
puontu e da qui nel bel men che non si dica in piazza san Giovanni.
Termina così questa mia stupenda passeggiata durata qualche ora di un
sabato mattina del mese di marzo 2013 e finita nello stesso punto in cui
l’avevo iniziata.
Spero di non avervi scocciato troppo con questo racconto e spero che a
qualcuno possa servire di sprone ad intraprendere questo mio stesso percorso.
Abbiamo un territorio stupendo intorno al nostro centro abitato… sarebbe
bello riappropriarcene e ritornando ad amarlo e quindi a viverlo… con tutte le
sue profumate e variopinte realtà ma soprattutto con tutte le mie… stravaganti
fantasie.
(continua).
*
* *
Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace!
sabato 15 marzo 2014
Raccolta differenziata dei rifiuti in Calabria? … San Fili da record!
Una vera vergogna! … un vero scandalo! … un crimine.
domenica 9 marzo 2014
LA FERROVIA DELLA MORTE (Cosenza-Paola via San Fili... senza ritorno). ... by Pietro Perri.
E' bello ricordare parte della storia (quella solo buona e folcloristica)
della vecchia tratta ferroviaria che collegava Cosenza con Paola passando per
San Fili. Eppure... l'intera storia non è fatta solo di bei ricordi... è fatta
anche di disastri ferroviari ed anche di morti... forse tanti.
Nel lontano 1953, ad esempio, il senatore Nicola VACCARO presentava la
seguente interrogazione al Ministro dei Trasporti Bernardo MATTARELLA:
* * *
Per
sapere se è a sua conoscenza quanto accade giornalmente sul tratto della
ferrovia Cosenza-Paola, dove le locomotive e le automotrici antiquate e logore,
che dovevano essere dimesse dal servizio da più tempo, non riescono più a
superare la pericolosa ed erta salita a cremagliera Paola-San Lucido, San
Lucido-Falconara Albanese-San Fili-Rende, fermandosi ad ogni tratto, ed a volte
mancando di ripresa, retrocedendo, creando selvagge scene tra i viaggiatori,
sempre memori dei luttuosi disastri verificatisi in questi tratti, per gli
stessi motivi che oggi si lamentano, negli anni 1917, 1942 e 1943.
Nel
denunziare il gravissimo inconveniente, l'interrogante chiede che, sulla detta
tratta ferroviaria, vengano sollecitamente sostituite le vecchie macchine e le
vecchie automotrici, avvedendo che ogni ritardo fa assumere grave
responsabilità all'Amministrazione nel caso di prevedibile disastro (76).
* *
*
Da
non credere: in tale interrogazione venivano segnalati incidenti mortali
avvenuti su tale tratta ferroviaria negli anni 1917 (quasi all'inaugurazione),
nel 1942 e nel 1943. In altre interrogazioni parlamentari si parlerà, per
quanto riguarda la nostra bellissima tratta ferroviaria "Cosenza-Paola...
a volte senza ritorno" di... "ferrovia della morte".
*
* *
…
un caro abbraccio a tutti by Pietro Perri.
…
/pace!







