Finalmente in Cina, finalmente a Shanghai.
Un altro dei mille sogni che mi portavo dietro da quando, fanciullo, frequentavo il secondo ciclo delle elementari, si stava avverando.
Le immagini che rubavo mentalmente dal libro di lettura e dal sussidiario, una dopo l'altra, quasi come fotogrammi di una pellicola cinematografica, prendevano forma tridimensionale davanti ai miei occhi.
Potevo toccare con mano e percepire la consistenza materiale dei miei antichi sogni.
Shanghai, 24 agosto 2019. Sono nel Tempio del Buddha di Giada (Yufo Si), tappa del nostro tour in Cina. Tra incenso, candele e il brusio sommesso dei pellegrini, siamo entrati al Tempio.
Davanti a me, dietro una vetrina, lui: il Buddha sdraiato. Bianco, con la veste segnata da fili d'oro, la corona tempestata di pietre, gli occhi socchiusi in una pace assoluta. Non è il piccolo Buddha originale in giada, ma il grande Buddha in marmo bianco donato da Singapore che oggi accoglie i visitatori nell'atto più simbolico: l'ingresso nel Nirvana.
Sono entrato nel Tempio col dovuto rispetto che meritano tutti i luoghi sacri — e questo lo era — non da semplice turista ma anche e soprattutto da fedele e credente.
L'ho fotografato così, inclinato, quasi come se stesse sognando. Fuori c'erano 35 gradi e il traffico di Shanghai, dentro c'era silenzio. Accanto a me, altre persone dedicavano un minuto di raccoglimento e preghiera all'Illuminato.
Di Pietro Perri.

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