A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.

Eventuali commenti a post di questo blog non verranno pubblicati sia se offensivi per l'opinione pubblica e sia se non sottoscritti dai relativi autori. Se non avete il coraggio di firmarvi e quindi di rendervi civilmente rintracciabili... siete pregati di tesorizzare il vostro prezioso tempo in modo più intelligente (se vi sforzate un pochino magari per sbaglio ci riuscirete pure).
* * *
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giovedì 18 aprile 2013

Dal mulino delle fate aru tesoru du Canalicchiu (2/9): una stupenda naturale passeggiata tutta sanfilese.


Nella foto a sinistra (foto by Pietro Perri) un attimo del convegno sulla “Fiera di santa Maria degli angeli” tenutosi a San Fili nel mese di agosto dell’anno 2000. Da sinistra ritroviamo gli amici avvocato Luigi Gigetto Bruno (all’epoca sindaco del paese), il professor Giosino Cesario e lo storico ricercatore professor Mario Spizzirri. In questa foto il professor Giosino Cesario sta tenendo il suo accorato intervento.

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E fu così che, in una bella giornata di sabato del mese di marzo 2013, per alcuni versi in modo non del tutto facile, raggiunsi il greto del torrente Emoli: u jume (il fiume) de Santu Fili.

Il torrente Emoli era, e continua ad essere, uno spettacolo! Era esattamente come me lo ricordavo.

Già, i ricordi! … perché ripercorrendo le stesse vie già e più volte percorse in tenera età, quando ormai si è oltrepassata la soglia dei cinquanta anni (altro che nel dantesco “nel mezzo di nostra vita”, ovvero intorno ai trentacinque anni), non si fa altro che iniziare a ricordare: gli odori, i suoni, il sapore della stessa aria di cui continuiamo famelicamente, spesso ingenuamente ed inconsciamente, a cibarci… oggi più che allora.

Emoli? … che stupendo il nome del nostro torrente/jume e… chissà da cosa deriva (ovvero quale ne è la sua reale etimologia).

Agli inizi del Terzo Millennio (esattamente nel mese di agosto del 2000) a San Fili (e dove, se no?) in località Frassino, nella struttura adiacente al teatro all’aperto, realizzato nel corso degli anni novanta del XX secolo, in occasione della tradizionale ed annuale “Fiera di santa Maria degli angeli”, si tenne un convegno, se non ricordo male, sulla citata fiera stessa.

Al convegno parteciparono tra gli altri padre Rocco Benvenuto (dei minimi di Paola), il professor Giosino Cesario e il professor Mario Spizzirri (scrittore e ricercatore storico).

Io ero nel pubblico ed ero intento, oltre che ad ascoltare, a scattare qualche foto del convegno stesso.

Il tutto in quell’occasione solo per hobby e quindi in piena libertà… politica ed intellettuale.

Inutile dire che ad assistere al convegno eravamo i soliti quattro gatti. La cultura, quella commestibile (la cultura da marciapiede?) e quindi vera, purtroppo e specie dalle nostre parti, ha sempre avuto e continua ad avere pochissimi estimatori.

In quest’occasione si parlò, sempre e comunque come tema portante la fiera che si svolgeva intorno alla struttura che per l’occasione ci ospitava, di tutto e di più: si parlò delle fiere di paese così come erano una volta, si parlò di Aquilante Rocchetta (viaggiatore e scrittore cinque-seicentesco sanfilese) e del suo legame con la statua di santa Maria degli Angeli (custodita all’interno della Chiesa del Ritiro), si parlò… di San Fili in quanto paese legato ai fiori (‘e jinostre ‘ntr’atri tiempi presenti aru cuozzu de juri - le ginestre in altri tempi presenti in località “cozzo di iorio”) e di come possono nascere alcuni toponomastici o nomi di luoghi, di cose e magari di persone.

Incluso il nome con cui siamo stati abituati dai nostri avi a chiamare il nostro amato torrent/jume: l’Emoli.

Su quest’ultimo punto, è qui ritorno sulla retta via (quella de… u jum’e Santu Fili), si sbizzarrì in modo particolare il bravissimo - trasportante nei suoi aneddoti e nelle sue romantiche fantasie - professor Giosino Cesario.

Secondo il professor Giosino Cesario il termine Emoli potrebbe derivare dalla voce latina AEMULUS che a sua volta trova familiarità nella voce greca AIMYLOS e che significa “insinuante, lusinghevole, accorto, astuto”… “imitatore delle altrui virtù”… nel senso positivo del significato.

Inutile ricordare che noi calabresi in generale, e sanfilesi in particolare, un po’ romani ed un po’ greci lo siamo per diritto di nascita. E tutto ciò lo conferma in modo per niente equivoco il nostro stupendo dialetto dove malgrado tutto continuano a sopravvivere termini tipo scifu (in italiano “trogolo”, ampio recipiente ricavato svuotando l’intero di grossi tronchi d’albero ed in cui in altri tempi si posizionava il cibo per animali di grosso calibro destinati all’ingrasso e quindi alla trasformazione dei nostri impareggiabili insaccati di… maiale) o catuoju (in italiano “stanza sottostante/a pianterreno” dove una volta, nel nostro centro abitato, venivano ricoverati animali quali maiali, galline, conigli, muli e chi più ne ha più ne metta).

Potrebbe esserci un nome più bello e più appropriato con cui chiamare il nostro…fiume/jume del nome Emoli?

Certamente, no!

Così come l’affermò tale concetto, con amorevole convinzione, il professor Giosino Cesario in quel ricco convegno feci mia allora mia tale ipotesi e… l’affermo sempre più convinto anch’io ancora oggi.

Ma ritorniamo alla mia passeggiata lungo il tratto che partendo da piazza san Giovanni, scendendo nella scalinata che mi porta dritto dritto alla magica fontana di Palazia e quindi sulla sonda sinistra (ovviamente guardando ad una ipotetica cittadina di Rende) del succitato torrente Emoli. Poco più su, sempre parlando del corso du jume Emoli nel frattempo mi ero lasciato anche il fabbricato conosciuto come il mulino delle fate.

Com’è bello ricalpestare la sponda sabbiosa (pietrosa?) del nostro fiume, com’è bello sentirne lo scrosciare delle acque nel momento in cui le stesse nel loro fluttuante incedere verso il fiume Crati sbattono contro i grandi levigati sassi che trovano sul loro inarrestabile cammino o quando… precipitano sulla parte inferiore di uno dei tanti dislivelli (cascatine?) in cui costantemente s’imbattono per riprendere, dopo un breve attimo di smarrimento, il cammino verso un corso d’acqua di maggiore portata e raggiungono finalmente quel grande recipiente naturale chiamato… mare.

Alla fine a fare incetta di tutti i nostri ricordi fluviali sarà, per l’appunto, l’ingordo mare Ionio.

Un nome, anche quest’altro, che ci trascina nel ricordo dei nostri padri ellenici. Dopotutto Magna Grecia era anche il nostro territorio.

Eccomi, dicevo, su uno spiazzo, pochi metri al di sotto della fontana di Palazia, sabbioso dove, quasi al centro del tutto, si vedono scorrere, in un sinuoso accattivante tracciato, le acque del torrente Emoli.

Qualche primo scatto con la mia Konica Minolta Imagine Z3 (da tempo uscita fuori produzione) e subito via verso la vera e propria odierna inaspettata avventura direzione ponte di Crispini. Punto, quest’ultimo, da cui poi dovrò decidere se risalire verso la superstrada (SS107) o verso la parte inferiore del Canalicchio.

Nella parte inferiore del Canalicchio strategico, è giusto a questo punto ricordarlo, si trovano a distanza di poche decine di metri, ben due incroci (trivii per la precisione). Ed in prossimità degli stessi sembrano esserci seppelliti un magico tesoro ciascuno.

Chi vi avrà seppellito questi tesori?

Sicuramente non un essere umano né tantomeno un’anima degna del Purgatorio o del Paradiso visto che per poter entrare in possesso degli stessi il prezzo da pagare (leggenda - ma sarà poi una leggenda? - vuole) è comunque altissimo.

A quadara d’oro di santufilisi!

il resto del racconto?

Alla prossima puntata.

(continua).

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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

… /pace!

domenica 14 aprile 2013

Dal mulino delle fate aru tesoru du Canalicchiu (1/9): una stupenda naturale passeggiata tutta sanfilese.


Nella foto a sinistra (scatto by Pietro Perri) ritroviamo in prima l’indimenticato maestro Giorgino Curatolo intento a scambiare qualche frase con l’amico architetto Biagio Luchetta.

L’occasione è stata una “giornata ecologica di volontariato” organizzata dall’appena nata Pro Loco di San Fili.

Ci troviamo verso la metà della scalinata in pietra di fiume che congiunge piazza San Giovanni con la fontana di Palazia… ovviamente a San Fili.

*     *     *

Agli inizi del mese di marzo di quest’anno (n.d’a.: 2013), volendo vedere di persona (ovvero con i miei occhi) le frane (quella sotto il palazzo Gentile e quella sotto piazza San Giovanni… lato fiume) che ha subito San Fili nei mesi immediatamente precedenti, decisi di fare (in una quasi bella mattina di un quasi bel giorno di sabato) una passeggiata lungo un tratto (decisamente classico) del nostro, tanto obliato quanto stupendo, torrente Emoli.

U jum’e Santu Fili.

Per quanto riguarda il discorso frana (o frane?) e franati a San Fili ne ho già scritto in modo (credo) più che esauriente in un “pensiero” postato in questo stesso blog nell’ormai lontano 10 marzo scorso. Ciò di cui non ho parlato, in quell’occasione, è degli stupendi poetici scorci in cui mi sono imbattuto in questa strana, non programmata e quindi imprevista, avventura.

Già, proprio perché di una bella - solitaria - avventura (con tanto di tuffo nel passato) si è trattato. Una bella avventura in cui ho potuto ricordare alcuni stralci della mia fanciullezza, della mia pubertà ed anche della mia maturità… quest’ultima ancora non completata.

Quel giorno… quello stupendo giorno… armi in pugno (ovvero macchina fotografica all’interno del borsello che portavo a tracolla, giunto in piazza san Giovanni e sinceratomi che nessuno mi vedesse o quantomeno mi tenesse per conto (sapevo benissimo che se avessi detto loro ciò che stavo per fare come loro solito mi avrebbero dato del partito di testa. E e non me l’avessero detto sicuramente l’avrebbero pensato, bontà loro!) imboccai la scalinata che, appunto da piazza san Giovanni, porta dritta dritta alla fontana di Palazia.

La fontana di Palazia è la mitica fontana che in altri tempi (almeno fino ai primi del Novecento?) garantiva due uscite (scusate ma in questo momento non mi viene la parola! Ed “ugelli” proprio non ci sta!): la prima con acqua calda o quantomeno tiepida e la seconda con acqua fresca: la prima per lavare i panni e la seconda per dissetarsi.

Dite che non è possibile un tale prodigio? Possibile che ancora non avete capito che siamo in territorio di San Fili ovvero in territorio del paese delle magare e non sappiate ancora che nel paese delle magare tutto è possibile… anche e soprattutto l’impossibile?

E poi siamo anche nei pressi del mulino delle fate quindi avete ben poco da meravigliarvi dei prodigi cui si può assistere in questo luogo a dir poco fantastico.

La scalinata, per chi ancora non l’avesse capito, è quella posta proprio al di sotto del calvario (ovvero “da Cruce”, così come in altri tempi veniva indicata anche la zona di piazza san Giovanni). Tale scalinata è parte ancora in pietra di fiume, parte in antiestetico cemento e parte in terra battuta. Malgrado tutto e quando le amministrazioni comunali in carica si ricordano di darci una ripulita dalle erbacce che regolarmente l’invadono… stupendamente (e facilmente) comunque percorribile.

Scendendo lungo questa scalinata non potei fare a meno di ricordare alcune fanciullesche avventure vissute con i compagni delle scuole elementari e delle scuole medie quando, all’insaputa (perché diversamente sarebbero state botte) dei nostri genitori ci inoltravamo per alcuni sentieri tutt’altro che sicuri per imberbi spericolati avventurieri quali eravamo noi nei più begli e spensierati anni della nostra vita. Tutti potenziali protagonisti di romanzi per ragazzi tanto in voga negli anni sessanta e del XX secolo.

Era in quelle zone, nascoste agli occhi proibizionisti dei grandi, che potevamo finalmente dar vita al seguito delle stupende avventure che avevamo visto quello stesso giorno o qualche giorno prima nella magica sala del cinema di San Fili: Zorro, Tarzan, Maciste, Ursus, Sansone, Sandokan… King Kong e chissà quanti altri immaginari personaggi rivivevano nelle nostre sempre più reali mitiche gesta.

Noi fanciulli di quegli anni dal profumo ancora vivo del libro Cuore di Edmondo De Amicis, all’epoca, eravamo tutto ciò.

Nel mezzo di quella ammaliante discesa mi rivedo d’incanto davanti il carissimo indimenticato Giorgino Curatolo che, seppur morto ormai da qualche anno, ancora era poco al di sopra della via che stavo calpestando intento a zappare il suo piccolo, curato e scosceso preziosissimo pezzettino di terra.

Era un amore vederlo con la zappa o la falce in mano, era (e continua ad essere!) un amore ricordarlo col suo magico mandolino cullare con le sue dolci note tutta piazza san Giovanni, nella penombra del suo studio, nascosto e presente nel contempo agli occhi ed alle orecchie dei più.

Nel mezzo della discesa mi rivedo, agli inizi del 2000, impegnato con gli amici dell’allora neonata Pro Loco lavorare (falci ed altri attrezzi fra le mani… io sempre armato della macchina fotografica) per riaprire il passaggio (ormai pieno di spine, ortiche ed erbacce d’ogni genere) che in breve ci avrebbe condotto alla fontana di Palazia e che, in futuro, da tale fontana ci avrebbe dovuto condurre alla parte bassa du Canalicchjiu (la discesa che da piazza Rinacchio porta nella zona sottostante delle Volette) in un non tanto immaginario percorso che, nella nostra fantasia, all’epoca prese il titolo appunto di… “Dal mulino delle fate aru tesoru du Canalicchiu”.

Altri tempi, ed anche io c’ero!

Altri tempi, ed anche io ancora ci sono!

Già! dicendo e facendo sono ormai giunto davanti alla fontana di Palazia, restaurata agli inizi degli anni ottanta del XX secolo dagli infaticabili (una fesseria ogni tanto è bello dirla! … ancor più bello se la stessa è grande!) operai del Consorzio di Bonifica (…).

Lateralmente alla fontana di Palazia, alla sua sinistra, si trova una colonna del ponte della superstrada… tanto immensa quanto spaventosa.

Il letto del fiume (e quindi il sentiero su cui mi stavo avventurando non sempre facilmente percorribile a piedi) risulta in parte occupato dalle due frane in cui mi sarei imbattuto a breve. L’inizio dello stesso si trova qualche metro più sotto il punto in cui si può d’un bel sorso d’acqua fresca sgorgante dalla fontana Palazia (inutile cercare nei nostri tempi di miscredenti la differenza dell’acqua che sgorga dai due punti d’uscita dell’acqua stessa).

Tale punto non troppo difficile da raggiungere… ma sicuramente non si ci può arrivare con i tacchi a spillo ai piedi.

Questa è un’altra storia che vi racconterò un’altra volta magari in questa stessa avventura che comunque continua… alla prossima puntata.

(continua).

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… un caro abbraccio a tutti da Pietro Perri.

… /pace.

sabato 30 marzo 2013

Buona Pasqua a tutti i Sanfilesi nel Mondo da Pietro Perri ed Oscar Bruno.

San Fili - Chiesa Madre.
Foto by Pietro Perri.
Potrei darti, carissimo lettore (Sanfilese nel Mondo) un saluto ed un augurio di Buona Pasqua… by Pietro Perri. Potrei… ma questa volta voglio meravigliarti dandoti, sì!, un'augurio ma… con una poesia a firma del nostro compaesano Oscar Bruno.
… auguri a tutti i Sanfilesi nel Mondo (da estendere alle proprie famiglie)… ed anche a chi, non sanfilese ma sicuramente nel mondo, per un motivo o l’altro si trovasse ad attraccare, nel mare di internet, su questa pagina.
Perché Pasqua e Pasqua (e quindi fa tantissimo bene) anche per chi non crede in certe cose
*     *     *
SUON DI CAMPANE
.^.
Nunzio di Gloria, è un suon di campane,
Scioglie il silenzio di muto torpore,
Dice quel suono: - è sorto il Signore,
Che morto, o in terra, giammai poter star.

Ne fu l’inviato del Dio Creatore,
sol per redimer di noi il peccato,
ci accolse e ci disse: - del mal v’ho salvato,
or giungo al Padre col quale starò.

E’ questa la Gloria che il Cristo ci porta,
Questo è il suono ch’ogni bronzo si scioglie,
Questo è l’amore ch’ogn’uno lo coglie
dall’unico cuore, del Cristo, che amò.

E’ questa la Pasqua.: Di pace è l’evento,
Questo il richiamo del suono si arcano,
Fede ed amore si danno la mano
Noi, siamo questi, per unirci al Signor.

Suon di campane, è suono d’amore,
Ogni rintocco, messaggio di pace,
Sia il richiamo, sia porta la face
Alta sia sempre, nel mondo e nei cuor.
.^.
BUONA PASQUA
da... Oscar Bruno.
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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace.

giovedì 28 marzo 2013

RaiTre Buongiorno Regione (Rubrica a cura della redazione del TGR della Calabria)… in diretta da San Fili. (3)

In piazza san Giovanni, alle 7 della mattina di venerdì 22 marzo 2013, oltre alla troupe mobile della rubrica del TGR della Calabria “Un paese alla volta”, agli ospiti del servizio (incluso lo scrivente), a qualche curioso ed a qualche rompip***e che proprio in quel momento e proprio da quel punto doveva passare con la propria autovettura… c’erano anche un gruppo di operai della forestale (Consorzio - o ex - di Bonifica?). Quindi… eravamo al completo!
… si poteva iniziare la diretta via satellite. Erano ormai le 7 e 30 e (malgrado tutto)… qualcosa andava pure bene.
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La giornalista Emanuela Gemelli a San
Fili il 22 marzo 2013.
Posizionati gli ospiti della diretta, dato qualche consiglio e approntati gli ultimi ritocchi al tutto, la giornalista Emanuela Gemelli si staccò da tutti noi e parti con la presentazione del servizio che a breve sarebbe andato in onda… in diretta da San Fili.
Come detto nella seconda parte, recitò anche i bellissimi versi di un anonimo sanfilese scritti, presumibilmente, nella prima metà del XX secolo:
. ^.
Cinta dai monti, / forte, austera: / s'erge nella valle, / come Colosso dell'Ocean.
San Fili bella: / guardata, ornata da castagni / che alle porte, / al cavalier s'inchina.
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… qualche attimo dopo… rieccoci tra di noi e rieccoci a suddividerci le parti: il sindaco Ottorino Zuccarelli avrebbe parlato del paese in generale, delle sue potenzialità e delle sue difficoltà a ritagliarsi uno spazio nell’attuale riconsiderazione dell’area urbana cosentina; io avrei parlato delle… magare (dopotutto San Fili è e resta… u paise de’ magare!); l’avvocato Iaconetti avrebbe parlato della sua Associazione “FareAmbiente” coadiuvato dal comune amico (suo braccio sinistro in questa occasione) Amedeo Cesario; poco distante Franco Rao avrebbe parlato dell’azienda “Dolci pensieri di Calabria” mostrando un piccolo campionario della produzione della stessa; un rappresentante dell’associazione “La Ginestra” avrebbe parlato del rilancio del Teatro Comunale di San Fili e, dulcis in fundo, avremmo avuto il piacere di sentire recitare una poesia di Chiacchiara (alias don Giovanni Gentile) dall’amico Antonio Asta accompagnato dalla fisarmonica del bravissimo Massimo Aquino.
Il quadro sembrava, così come di fatto è stato, reggere in modo più che apprezzabile.
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Davanti alla chiesa del Carmine giorno
21 marzo 2013... una cinquecento.
… passò qualche minuto quando sul video apparvero le prime immagini (quelle raccolte nella giornata di giovedì 21 marzo 2013, ossia del giorno prima) di San Fili: corso XX Settembre e la parte del centro storico che collega la chiesa della Concezione alla chiesa Madre ed alla chiesa dello Spirito Santo.
Strano, nei pressi della chiesa del Carmine su corso XX Settembre, vedere passare proprio in quel momento, quasi sbucata dall’oltretomba o quanto meno da un passato dimenticato da tempo, una vecchia Fiat Cinquecento.
Strano ma decisamente bello: San Fili è anche e soprattutto questo.
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Il sindaco Ottorino Zuccarelli intervi-
stato da Emanuela Gemelli.
… quella mattina mi ero messo in giacca e cravatta… con un bel cappello sulla testa. Dopotutto si era in diretta RAI… e 3.
Finito l’intervento del sindaco Ottorino Zuccarelli, Emanuela Gemelli (la giornalista) avvicino il microfono al mio viso… mi presentò e mi chiese (così come organizzatici) di parlare della diceria di San Fili… u paise de magare: Cosa sono (o erano) le magare e soprattutto se ce ne sono ancora in circolazione.
A scanso d’equivoci dico in somme linee anche qui… cosa (o chi) sono le magare e soprattutto cosa (o chi) sono le magare di San Fili specificando a priori che le nostre amate magare… sono diverse. Innanzitutto non sono streghe o esseri comunque soggetti ai poteri del Maligno. Sono, o meglio sono state, per diversi secoli, una necessità sociale: erano loro, le nostre donne, ad avere la padronanza del sapere antico della medicina naturale. Sono, o meglio sono state, delle bravissime… erboriste. Erano loro, le nostre donne, nelle campagne o nei piccoli isolati paesi a sopperire all’assenza di medici, ostetriche e via dicendo. Erano loro… le nostre donne… spesso trattate peggio degli animali e quando ci negavano ciò che si pensava fosse un nostro diritto (la violenza nei confronti delle stesse)… eccole destinate al rogo in quanto… streghe.
Pietro Perri (... io?) intervistato dalla
giornalista Emanuela Gemelli.
Una giusta spiegazione del termine “magara” (ovviamente sanfilese) l’ho trovata tempo addietro in un libro che parlava delle “magave” in Sicilia (… non dimentichiamoci che sia la Calabria che la Sicilia facevano parte del Regno di Franceschiello…  ovvero del Regno delle Due Sicilie): “guaritrice di campagna”, può esserci una definizione più azzeccata di queste stupende creature? … delle nostre nonne e qualcuno dice anche delle nostre madri?
Le magare (quelle di San Fili) per ottenere i loro risultati mischiano sapientemente il sacro col profano, la fede con la scienza erboristica… con un tocco di psicologia tramandata da madre a figlia. Dopotutto cosa sarebbe una buona cura senza un bel… foremaluocchiu? … na bella sfascinata? … e magari (… che non sono i maschi delle magare)… nu bellu carmu di viermi?
Ci sono ancora magare operanti a San Fili? … è un po’ il discorso dell’araba fenice: che ci sia tutti lo dicon dove sia nessun lo sa! … qualcuno dice di si e qualcuno dice di no. Io… dico di si! … ma qui lo dico e qui lo nego.
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Dopo di me (del mio intervento) fu il turno dell’avvocato Antonio Iaconetti finire sotto la morsa della diretta, seguì l’amico Franco Rao e l’azienda “Dolci pensieri di Calabria”, l’incaricato dell’Associazione “La Ginestra” e quindi del Teatro Comunale e, dulcis in fundo, Antonio Asta (col piattino) e Massimo Aquino (con la sua magica fisarmonica).
A chiudere il tutto ci penso Antonio Asta con la recita della poesia di don Giovanni Gentile (il poeta dialettale sanfilese Chiacchiara)… “A l’Italia”. Poesia, che ripropongo di seguito molto appropriata per i nostri tempi malgrado sia stata pubblicata nel lontano 1904.
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A l’Italia
Soniettu 

Povera Italia, cumu t’äu ridutta…
Chjina de fame e de pezzenteria:
‘Nvece de saglie sempre scinni sutta:
La chjù sciuddrata si’, disgrazia mia!

Quannu ti piensu mi piglia ‘na gutta:
‘Na tisica mi pari, arrassu sia…
Chi ‘ntra la giuventute è quasi strutta
E cunsumata de ‘sta malatia.

Lu male chi tu tieni ‘un si guarisce;
‘Ncunu gruossu peccatu ài de scuntare:
E’ la manu de Dio chi ti curpisce.

Ma tu jettati ‘nterra a Lu pregare,
E sulu tannu de pregà finisce,
Quannu ti dice ca ti vo sarvare.
*     *     *
Antonio Asta recita "A l'Italia" di don
Giovanni Gentile (Chiacchiara).
… finita la diretta, salutai la giornalista RAI Emanuela Gemelli ed il suo camerame (quello che ci ha accompagnato nella nostra passeggiata lungo corso XX Settembre e per i vicoletti del centro storico, salutai il sindaco Ottorino Zuccarelli, gli amici ed il resto del personale RAI presenti in piazza san Giovanni e… rieccomi ridato, anima e corpo, alla mia vita d’ordinaria follia.
Spero di non avervi scocciato troppo con questo mio racconto e spero servirà a qualcuno, specie ai Sanfilesi nel Mondo che mancano da anni dal loro paese natio, per  rivivere assopiti… piacevoli ricordi d’un’infanzia che ormai non ritornerà mai più.
*     *     *
A proposito, potete vedere la registrazione del servizio cliccando sul presente… link:Un paese alla volta - San Fili”.
… un abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace.

martedì 26 marzo 2013

RaiTre Buongiorno Regione (Rubrica a cura della redazione del TGR della Calabria)… in diretta da San Fili. (2)

Quello stesso pomeriggio (n.d’a.: di giovedì 21 marzo 2013) chiamai all’amico Antonio Asta chiedendogli se voleva partecipare ad un servizio in diretta da San Fili che sarebbe stato realizzato dalla redazione del TG3 della Regione Calabria. Inutile dire che lui già sapeva tutto e che già… si era imbucato da solo nell’avventura. Mi disse che avrebbe recitato una poesia del nostro poeta locale Chiacchiara alias don Giovanni Gentile (culercia).
Emanuela Gemelli e Antonio Asta.
Lo richiamai dopo qualche minuto chiedendo allo stesso d’invitare anche il comune amico Massimo Aquino… ovviamente con la sua magica fisarmonica.
… arrivavo in ritardo anche su questo fronte: l’aveva già invitato. Ci saremmo quindi visti tutti la mattina successiva, alle sette (decisamente una tragedia della mia vita… quest’orario) in punto (minuto più minuto meno) in piazza san Giovanni… sperando in una bella giornata. La mattina di giorno 21 (ossia quando feci da cicerone alla giornalista Emanuela Gemelli ed al suo collega – come vorrei ricordare il suo nome per riportarlo in queste pagine - per le viuzze del centro storico di San Fili) infatti… era freddissimo. La primavera, dalle nostre parti, si prospettava ancora alquanto lontana.
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Dovendo andare in onda alle 7 e 30 il servizio (in diretta) da San Fili, l’appuntamento era per le 7 in piazza san Giovanni… di fianco all’ex cinema ora solo Teatro Comunale… arrieti u monumentu!
Ciò significava che io avrei dovuto mettere la sveglia almeno alle 6 e 10… onde poter coprire i tempi che avrei perso nel potersi verificare i classici imprevisti di queste… classiche occasioni: sbagliare vestito, non trovare la cravatta giusta, macchiare la camicia all’ultimo istante, bucare una ruota… ma proprio a me dovrebbero capitare queste cose da film comico di quart’ordine? … nel dubbio, va bene anche la sveglia alle 6 e 10. Dopotutto un’apparizione su RAI3 è pur sempre un’apparizione su RAI3… anche se a carattere regionale.
Alle 7 meno dieci sentii squillare il mio cellulare (… anzi, a dire il vero lo sentì squillare mia moglie. Che inizi ad avere qualche problema d’udito? … si sa, dopo i cinquanta…!): “Pietro? … sono Emanuela!”
Era Emanuela Gemelli che voleva accertarsi che non le dessi buca. Dopotutto… chi, oltre me, poteva parlare… delle magare di San Fili?
“Nessuna paura”, le dissi, “al massimo in tre minuti sono lì!”
Di minuti me ne servirono qualcuno in più (dopotutto abito - ospite di mia moglie - nella frazione Bucita)… ma alle 7 e 5 massimo ero  nel punto dell’impiccagione: 7 in piazza san Giovanni… di fianco all’ex cinema ora solo Teatro Comunale… arrieti u monumentu!
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Alla stazione c'erano tutti / dal commissario al sagrestano / alla stazione c'erano tutti / con gli occhi rossi e il cappello in mano, / a salutare chi per un poco / senza pretese, senza pretese, / a salutare chi per un poco / portò l'amore nel paese.
.^.
Da sinistra: Ottorino Zuccarelli (il sin-
daco), Pietro Perri, Emanuela Gemelli,
Antonio Iaconetti e Amedeo Cesario.
Così recitava il grande Fabrizio De Andre’ nella sua mitica canzone “Bocca di Rosa”. In piazza san Giovanni a San Fili in quella fredda mattina del 22 marzo 2013 malgrado la strarompente presenza dei mezzi di RAI3 (… redazione della Calabria) di gente, in base alle naturali aspettative, ce n’eravamo ben pochi: pochi, buoni, rappresentativi e quindi… più che sufficienti.
In piazza san Giovanni trovai la troupe mobile del TGR della Calabria per quanto riguarda la rubrica “Un paese alla volta” (… e questa volta, che ci crediate o no, era toccato proprio a San Fili!), ovviamente tra il folto gruppo spiccava - indaffaratissima - la giornalista Emanuela Gemelli, il sindaco dott. Ottorino Zuccarelli, Antonio Asta col comune amico Massimo Aquino (maestro della fisarmonica e non solo) accompagnati da un terzo che non inquadrai bene (non mi sembra di conoscerlo), l’avvocato (… imbucato?) Antonio Iaconetti col comune amico Amedeo Cesario (il primo in qualità di Presidente dell’Associazione FareAmbiente ed il secondo - per l’occasione - suo braccio… sinistro), un rappresentante dell’Associazione Ginestra (Associazione che gestisce in questo periodo il Teatro Comunale di San Fili), Antonio e Francesco Rao titolari dell’azienda “Dolci pensieri di Calabria”… con tante leccornie uscite dai loro magici laboratori (… non ultimi, tra queste leccornie, alcuni… paddrun’e ficu).
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Emanuela Gemelli e Franco Rao.
Spiccava, ma decisamente non per molto, su uno dei tavolini approntati per l’esposizione dei prodotti dell’azienda “Dolci pensieri di Calabria” uno stupendo mastodontico uovo di pasqua (… cioccolato al latte… unica pecca almeno secondo i miei gusti… ed anche secondo il mio piccolo problema di “tasso glicemico sotto perenne controllo”) su cui era stato decorato, in modo artisticamente impeccabile, una veduta del nostro amato/odiato paesino di San Fili.
Spiccava… ma decisamente non per molto: basto un assaggio del nostro proverbiale (sempre presente) colpo vento per farlo non solo finire per terra ma anche e soprattutto finire in mille pezzi.
Inutile dire che tutti ci restammo un po’ male per l’accaduto.
Faceva tanta scena e meritava d’essere inquadrato ma… l’uovo (… e non le uova così come avrebbe sperato qualche uccellaccio del malaugurio)… era rotto! … irrimediabilmente.
*     *     *
“Anto’, hai deciso che poesia recitare?”, chiesi all’amico Antonio Asta.
“… ppecchì, nu’mmi l’à portata tu?”, fu la sua pronta disarmante domanda/risposta alla mia domanda.
“… m’avevi detto forse che te l’avrei dovuta portare io, Anto’?” fu la mia disarmante domanda risposta alla sua disarmante domanda/risposta alla mia domanda.
“Massimo”, disse Antonio rivolgendosi all’Aquino, “… àmu de fuje n’attimu ara casa c’aju de pigliare u libru de Chiacchiara. M’ha de’ accumpagnare ccu ra machina!”
E fu così che per qualche minuto perdemmo di vista Antonio Asta e Massimo Aquino… con sempre più paura, da parte un po’ di tutti, per la riuscita del collegamento.
Antonio e Massimo riuscirono a fare in tempo ad andare a casa del primo, a prendere il libro con le poesie del Chiacchiara (alias don Giovanni Gentile… poeta dialettale sanfilese) e a ritornare in tempo per gli ultimi preparativi (posizionamento dei presenti ecc.) prima del collegamento… via satellite.
Particolare del campanile della Chiesa
Madre o dell'Annunziata.
Nel frattempo io mi ero premunito di dare, alla giornalista Emanuela Gemelli, una poesia di un anonimo sanfilese scritta presumibilmente nella prima metà del XX secolo. Poesia che riporto di seguitò e che servì, di lì a poco e letta dall’Emanuela, ad aprire l’intero servizio.
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Cinta dai monti, / forte, austera: / s'erge nella valle, / come Colosso dell'Ocean.
San Fili bella: / guardata, ornata da castagni / che alle porte, / al cavalier s'inchina.
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… e l’inizio della seconda giornata. Il seguito e, forse, la fine? … alla prossima puntata.
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… un caro abbraccio dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace.

domenica 24 marzo 2013

RaiTre Buongiorno Regione (Rubrica a cura della redazione del TGR della Calabria)… in diretta da San Fili. (1)

Mercoledì 20 marzo (n.d'a.: 2013), intorno alle 12, ero in riunione nella stanza del mio diretto responsabile (ovviamente parlo del luogo in cui presto l’attività lavorativa che mi concede di vivere dignitosamente ed anche di “finanziare” tutte le mie pagine web) quando sentii squillare il mio cellulare: sul display si leggeva il numero (a me decisamente familiare) del Comune di San Fili.
Esco dalla stanza e rispondo: era una dipendente che mi comunicava che il sindaco, dottor Ottorino Zuccarelli, voleva che il giorno successivo, alle 10 circa, mi facessi trovare in piazza san Giovanni dove ad aspettarmi (si fa per dire… visto che ho dovuto aspettarla io per oltre un’ora e mezza) una troupe di RaiTre.
Inutile dire che non avrei potuto mancare all’appuntamento almeno per tre validi motivi: 1) l’amicizia che mi lega al sindaco Ottorino Zuccarelli; 2) l’amore che nutro per l’amato/odiato mio paesino di San Fili; 3) … stiamo parlando pur sempre di RaiTre.
L’incontro di giovedì 21 marzo (ossia del giorno successivo alla telefonata) serviva a preparare una diretta televisiva che si sarebbe tenuta venerdì 22 (ossia il giorno successivo al giorno successivo alla telefonata) da San Fili - piazza San Giovanni - alle ore 7 e 30 in occasione dell’odierna (ovviamente relativa al 22) edizione della rubrica - all’interno del TG Regionale di RaiTre - “Buongiorno Regione - un Paese alla volta”.
Emanuela Gemelli e Pietro Perri sotto
... u suppuortu du parracu a San Fili.
Io, inutile dirlo, avrei dovuto fare da cicerone per il paese, mostrandone le bellezze e/o le caratteristiche, alla troupe composta in tale occasione dalla giornalista RAI Emanuela Gemelli e dal suo aiutante. Inutile dire che non è la prima volta che svolgo questo sempre più piacevole ruolo. In cambio? … un apprezzatissimo minuto di visibilità a livello regionale parlando - tremate gente tremate - del paese delle magare ovvero delle magare di San Fili.
La camminata, all’interno del centro storico, è stata come al solito affascinante. Nel percorso sono stati ripresi (e poi trasmessi nel corso della succitata rubrica) alcuni “classici” punti del nostro paesino quali le facciate principali della chiesa del Carmine, della Concezione, dell’Annunziata (o Chiesa Madre), dello Spirito Santo e di sant’Antonio abate. Sono stati altresì ripresi alcuni particolari di alcuni edifici (o civili abitazioni) quali il palazzo dei baroni Miceli di Serradileo e della famiglia Gentile, lo splendido portale arabeggiante della casa dei De Franco, “u suppuortu du parracu” e via dicendo.
Decisamente una bella passeggiata. Peccato che la mattinata, dal punto del clima, non è stata delle migliori.
Alle 12 e 30 circa, finito il nostro giro è ritornati in piazza san Giovanni, non nascondo la mia meraviglia nel notare che la stessa piazza era stata invasa da enormi (decisamente spettacolari) mezzi della RAI: l’indomani si sarebbe andati in diretta… via satellite.
A concludere questa prima parte dell’avventura, almeno da parte mia in quanto - così come mi resi poi conto nel vedere la registrazione della trasmissione - per Emanuela Gemelli ed il resto della troupe si era ancora ad appena un terzo dell’opera di preparazione, ci fu solo il fatto che dovetti accompagnare “i miei ospiti” (ciceronescamente parlando) allo stabilimento dell’azienda “Dolci pensieri di Calabria” dei fratelli Franco ed Antonio Rao… nei pressi dello svincolo di villa Miceli.
L’azienda “Dolci pensieri di Calabria” è una delle pochissime realtà serie e produttive rimaste ancora ad operare sul territorio di San Fili. I suoi prodotti più famosi (almeno per noi sanfilesi doc) sono quelli che escono dalla lavorazione dei fichi (… paddruni ecc.) e la lavorazione e commercializzazione di ottimi prodotti dolciari.
… e fu la prima giornata. La seconda? … alla prossima puntata.
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… un caro abbraccio dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace.

domenica 10 marzo 2013

“San Fili… frana?” o “San Fili… è una frana?”

La frana all'altezza del palazzo Gentile
... mmienzu u puontu.
In un primo tempo avevo deciso di non scrivere niente in merito alla frana che ha colpito il cuore di San Fili (una parte delle coste all’altezza del palazzo della famiglia Gentile, ossia “mmianzu u puontu”) poco dopo la prima metà del mese di gennaio di quest’anno.
I motivi per non parlarne erano tanti e non starò certamente qui ad elencarli.
Poi… una ventina di giorni dopo… qualche decina di metri più in là (ovvero all’altezza dell’edificio comunale del nostro amato odiato paese… ecco doversi registrare un’altra significativa frana… sempre lato costa e, questa volta, a mio ignorante parere, anche decisamente più significativa e pericolosa.
Ed è stata proprio questa seconda frana che mi ha convinto ad andare a toccare con mano (piedi, occhi e macchina fotografica) la realtà dei fatti.
Una bella mattina di questo mese (marzo 2013), infatti, ho deciso di fare un’avventurosa solitaria passeggiata lungo un tratto del nostro stupendo torrente (… jume?) Emoli. Vi assicuro che ne è valsa la pena: malgrado la nostra stupidità nel non saper apprezzare, valorizzare e soprattutto salvaguardare (uno dei motivi che hanno dato origine alle frane è proprio la mancata salvaguardia di tali posti) quanto Madre Natura ci consegnato in prestito… anche nel nostro piccolo territorio comunale abbiamo dei luoghi a dir poco stupendi.
La frana all'altezza dell'edificio comu-
nale di San Fili.
Iniziai la mia “passeggiata” scendendo dalla scalinata che da piazza san Giovanni porta alla fontana di Palazia (o Palazzia?) e proseguii lungo il torrente (soffermandomi ad ammirare i resti della cosiddetta “cascata” ovvero della piccola diga che riforniva d’acqua e quindi d’energia una delle nostre storiche centrali idroelettriche) fino a raggiungere il ponte di Crispini per poi, da tale punto, risalire verso “u Canalicchiu” e ritrovarmi su piazza Rinacchio (intestata dall’amministrazione guidata da Luigi Bruno al medico Aldolfo Mauro).
E’ stata, ripeto, una stupenda passeggiata, tra l’altro non molto difficoltosa (se non in un paio di punti) che consiglio a tutti... per apprezzare meglio ciò che immeritatamente abbiamo.
A fine passeggiata mi è sorto il dubbio su come avrei potuto intitolare questo articolo: “San Fili… frana?” o “San Fili… è una frana?”
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… un caro abbraccio a tutti… by Pietro Perri.
… /pace!

sabato 2 febbraio 2013

Quando a San Fili ci si ammazzava durante le campagne elettorali.

Pillole di storia paesana… by Pietro Perri.
Ci fu un tempo in cui a San Fili (CS) la politica era tutt'altro che "pacifica, indolore e civile". Un tempo tra l'altro neanche tanto lontano... poco più di sessanta anni addietro.
Il 7 Aprile del 1948, per la precisione, è avvenuto a San Fili un brutto fatto di cronaca legato alla elezioni politiche. E' stato ucciso, infatti, un certo Pietro Mazzulla da un appartenente alla famiglia Palermo (Palermo Remo per la precisione).
Il fatto è riportato anche nel saggio "Madonna pellegrina" (sottotitolo "La campagna elettorale del 18 Aprile 1948 in Italia e in Calabria") scritto da Pileria Pellegrino ed edito da Periferia.
Inutile dire che il saggio ha ben poco a che dividere con la Madonna: sulla copertina compare infatti uno scudo crociato con la scritta "LIBERTAS" all'interno (... mi sembra mi ricordi vagamente qualcosa questo simbolo) ed un'aureola al di sopra dello stesso.
Riporto di seguito l'esatto passo così come trascritto nel suo saggio da Pileria Pellegrino (passo che la stessa, afferma nelle note, ha preso dal giornale "La Battaglia Calabra" del 26 aprile 1948):
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Il 7 corrente nella frazione Bucita del comune di S. Fili alle ore 18,30, tale Palermo Remo della DC, a seguito di animata discussione di natura politica, esplodeva vari colpi di pistola contro elementi comunisti, ferendo gravemente al torace ed all’inguine il conterraneo Mazzulla Pietro, ed alla mano sinistra tale Cavaliere Biagio. Il Mazzulla è deceduto la mattina del giorno successivo. I social-comunisti hanno fatto carico dell’accaduto all’atmosfera creata dall’accesa propaganda tenuta dal parroco di Bucita. Successivamente, una Commissione composta dai rappresentanti del Fronte e capeggiata dall’on. Gullo, si è recata presso S.E. l’Arcivescovo al quale ha segnalato la opportunità di richiamare i parroci affinché durante l’esercizio del proprio ministero si astengano da svolgere propaganda politica.
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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro perri.
… /pace!

domenica 27 gennaio 2013

Facebook Auschwitz ed il giorno della memoria… by Pietro Perri.


Scrivendo quasi quotidianamente su Facebook con una certa regolarità immetto nello spazio relativo al "cosa stai pensando" alcune stupide e/o intelligenti intuizioni (aforismi?) che, mi sono detto, perché non li pubblico anche su questo (il mio) blog?
L'idea, ovviamente, non è detto che debba per forza piacere a tutti e quindi essere condivisa… da tutti.
Io… la condivido.
A proposito: in questo caso mi limito a trascrivere i post che parlano della giornata della memoria edizione 2013.
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27 Gennaio 201.
Giornata della memoria? ... ho la vaga impressione che in Italia in questi ultimi anni quasi tutti soffriamo d'amnesia. diversamente tante cose non potrebbero razionalmente spiegarsi. Ormai ci mancano (?) solo i campi di concentramento e forse qualcuno ha ipotizzato di mettere un semplice reticolato alla frontiera col resto d'Europa. Nessun problema per i soldi necessari: finanzieranno le banche!
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CON UN PENSIERO AD AUSCHWITZ
Se questo è un uomo.
Di Primo Levi.

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
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Prima di tutto vennero...
Di Martin Niemoller.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
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All'entrata del campo di concentramento di Auschwitz faceva bella mostra la scritta "Arbeit macht frei" che in tedesco significa: "Il lavoro rende liberi". Eppure l'unica cosa che rendeva veramente liberi all'interno del reticolato di quel campo di concentramento era la morte... la camera a gas. Qualcuno (reduce d'un campo di concentramento), non ricordo più chi, ha scritto che in quei posti senza Dio veniva negato persino il diritto alla morte (alla scelta del tempo e del modo)... un diritto sacrosanto per tutti. "Arbeit macht frei" che in tedesco significa: "Il lavoro rende liberi". Sarebbe bello che tale scritta oggi facesse bella mostra di se a tutte le frontiere (interne ed esterne) dell'Europa Unita e magari davanti alle entrate (anche virtuali) delle banche presenti ed operanti nel Vecchio Continente. "Arbeit macht frei"? ... già, ma quale lavoro? ... le nuove generazioni (decisamente senza speranza e senza futuro... e le vecchie non sono da meno) vivono già da qualche anno in un campo di concentramento (psicologico) cui mancano solo le camere a gas. Affinché il ricordo non muoia perché... "chi dimentica il proprio passato è costretto a riviverlo"!
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Commentando l’estratto di una frase odierna  (27 Gennaio 2013) di Silvio Berlusconi: “Le leggi raziali sono la peggior colpa di Mussolini. Per tanti altri versi, invece, aveva fatto bene”.
... popolo di bigotti: quanti di noi hanno pensato e detto almeno una volta nella propria vita questa frase? ... non solo chi è vissuto al tempo di Mussolini ma anche chi ne ha semplicemente sfogliato qualche pagina di storia sui banchi di scuola. Oltretutto se abbiamo accettato gaudenti l'attuale sistema elettorale (maggioritario col premio di maggioranza) non è forse perché rimpiangevamo quel periodo? Oggi ci sono dei soggetti che pregano in un ritorno rafforzato di Mario Monti alla guida del Governo Italiano eppure... questo Governo le uniche cose che non ha fatto nei confronti di ciò che ha fatto il governo guidato da Benito Mussolini sono la dichiarazione di guerra alla Grecia e l'applicazione delle leggi razziali. Cosa che sicuramente farà non appena la Germania gli darà il suo benestare! Condanniamo il periodo fascista e la maggioranza di noi è felice di avere un governo non eletto dal popolo guidato da un premier cui sono garantiti pieni poteri... incluso quelli di affamare un'intera nazione solo perché... l'Europa (?) lo vuole!
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... cos'é (cosa rappresenta) oggi Auschwitz? ... qualcuno di noi se lo sta chiedendo? ... è esattamente ciò che fu nel corso della Seconda Guerra Mondiale: la negazione della libertà ad esistere imposta ad un popolo senza terra, sparso per il mondo e quindi privo di frontiere: il popolo ebreo. Un popolo che cambia nome ma non sostanza: l'Essere Umano. Ieri fu il caso del popolo ebreo: iniziarono col toglierli il diritto allo studio, il diritto alla parola, il diritto al futuro. Che strano: mi sembra tanto simile, questo preambolo, a ciò che sta succedendo oggi a tanti popoli (Grecia, Italia, Spagna...) ricadenti nell'ambito dell'Europa Unita... ma so che mi sto sbagliando di grosso. Il fantasma di Auschwitz non può essere tornato a far capolino sul Vecchio Continente. Anche se... le premesse ci sono tutte: i banchieri che affamarono la Germania ante Seconda Guerra Mondiale hanno da poco aperto (ed in grande stile) la loro convention!
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Fascista non è solo chi si richiama (a parole gettate li per lì ma non sui fatti) ad una determinata ideologia o chi riempie di frasi assurde ed inumane (inneggianti al famoso ventennio) la propria pagina Facebook, il proprio blog o la propria stanzetta di casa. Fascista non è chi si dichiara anticomunista. A volte (più spesso di quanto si possa credere) il vero ed unico fascista è colui che si traveste da Comunista... e non sa di esserlo. Dopotutto (che il giorno della memoria ricordi anche loro) durante la Seconda Guerra Mondiale a finire nei forni crematori e nelle camere a gas non furono solo gli ebrei tedeschi o di buona parte dell'Europa soggiogata da Hitler. Nelle fosse comuni (nell'impero russo) finirono anche tantissimi ebrei sovietici... per mano dei soldati comandati dal comunista Stalin. La Russia però a differenza della Germania vinse la guerra e chi vince la guerra non può né essere condannato né essere nel torto. Decisamente un mondo di m***a!
... ovviamente ricordiamo che ancora oggi gli italiani (alcuni italiani in particolare) non furono condannati dai Tribunali Internazionali per ciò che fecero in Grecia ai Greci o in Libia ai Libici.
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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace!

martedì 15 gennaio 2013

Maria Mayer: la pasionaria santufilise. By Pietro Perri.

Maria Mayer negli an-
ni Trenta.
Ho mai conosciuto Maria Mayer? … strana questa domanda che mi gira in questo momento (ore 19 e 30 di giovedì 10 gennaio 2013) ma non del tutto, ve lo assicuro, campata in aria.
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La pasionaria sanfilese.
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N.d’a.: Il termine “pasionaria” è un appellativo riferito solitamente a personaggi di sesso femminile particolarmente impegnati in attività politiche o ideologiche. In origine fu utilizzato da Dolores Ibárruri, attivista spagnola, come pseudonimo .
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Il mese scorso è venuto a mancare alla comunità sanfilese un altro dei suoi pilastri, dei tanti personaggi che hanno fatto la storia popolare della nostra cittadina: Maria Mayer vedova Iantorno. E’ venuto a mancare, confortato dalla presenza dei propri familiari, alla veneranda età di 97 anni.
Passeggiando lungo corso XX Settembre qualcuno mi ha chiesto chi era questa Maria dal cognome non certo “locale”. Ho risposto che era la madre di Gigino (Luigi) Iantorno, ex caposquadra al Consorzio di Bonifica.
“Ah! … a pasionaria santufilise”, mi sentii rispondere.
Inutile dire che il mio interlocutore era un soggetto appartenuto alla Sinistra (quando la Sinistra - politicamente parlando - era Sinistra) storica del nostro paese… come lo scrivente, dopotutto.
Come dimenticare, infatti, che tra la fine degli anni Settanta (1978) e l’inizio degli anni Ottanta (1983) del secolo scorso fui responsabile del Movimento Giovanile Socialista di San Fili? … bei tempi. Altri tempi!
Fu quando mossi i primi passi nella mia brevissima storia da socialista convinto che m’imbattei, in modo simpatico e degno della nota surriportata, in Maria Mayer in quanto “pasionaria santufilise”.
Fu quando, nella primavera appunto del 1978, in piazza Municipio (mmienzu u puontu), finito il primo comizio della mia vita mi accingevo a scendere, tramite la scaletta a cinque o sei scalini, dal palco che mi aveva ospitato per una ventina, forse meno, di minuti. Ai piedi della scaletta m’imbattei in una simpatica arzilla anziana signora che, abbracciandomi, mi porgeva una rosa rossa dicendomi: “Non ho trovato un garofano”, l’allora simbolo del Partito Socialista Italiano, “ma solo questa rosa e comunque rossa. Consideralo un garofano e che ti apra le porte d’una vita politica segnata di successi per te e per la nostra comunità”. Queste all’incirca le sue parole.
Quella sera poco dopo di me avrebbero parlato i compagni Franco Lonetti e Francesco (Cecchino) Principe. L’occasione, se non erro, erano non delle elezioni ma una tornata referendaria.
Carriera in politica ne feci ben poca, volendo sempre e comunque restare leale ai miei principi e non a diventare lo zerbino di soggetti che comunque valgono meno di me e di tanta bravissima ed onesta altra gente... come te.
Quell’arzilla anziana signora, inutile dirlo, era Maria Mayer (socialista convinta)… la pasionaria santufilise.
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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace!