A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.

Eventuali commenti a post di questo blog non verranno pubblicati sia se offensivi per l'opinione pubblica e sia se non sottoscritti dai relativi autori. Se non avete il coraggio di firmarvi e quindi di rendervi civilmente rintracciabili... siete pregati di tesorizzare il vostro prezioso tempo in modo più intelligente (se vi sforzate un pochino magari per sbaglio ci riuscirete pure).
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Ricordo ad ogni buon file l'indirizzo di posta elettronica legata a questo sito/blog: pietroperri@alice.it

sabato 26 ottobre 2013

Dal mulino delle fate aru tesoru du Canalicchiu (4/9): una stupenda passeggiata naturale tutta sanfilese.


Nella foto a sinistra: parte dell’abitato del borgo di San Fili che si riflette nell’acqua contenuta nella piccola diga realizzata lungo il corso del torrente Emoli per garantire il funzionamento delle centraline idroelettriche presenti più a valle. Lo scatto ovviamente è stato realizzato da solito Pietro Perri verso la fine degli anni ottanta de secolo scorso.

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Per chi avesse perso le prime 3 (o qualcuna delle prime tre) puntate di questo racconto… ricordo che siamo in un sabato degli inizi di Marzo 2013, che da poco si sono registrate due frane sul lato coste del nostro paesino (il lato che si affaccia sul torrente Emoli) ed io sto facendo una bella passeggiata lungo… u jum’e Santu Fili… nel tratto compreso tra la sorgente di Palazia e il ponte Crispini.

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U bacil’e Santu Fili? ... quanti ricordi mi ritornano in mente pensando a quel caratteristico luogo.

Certo non vi ho fatto mai il bagno come i sanfilesi (credo tutti maschi, dubito che alle donne fosse permesso qualcosa del genere) che mi hanno preceduto negli anni precedenti il 1961… lungo corso XX Settembre del nostro stupendo amato/odiato paesino.

Oltretutto quando io vidi per la prima volta u bacile dovevo avere non meno di nove o dieci anni ed all’epoca (fine anni sessanta - inizio anni settanta) di acque profonde e tali da permettere un tuffo ed una seppur minima nuotata, nel bacile, ne era rimasta ben poca.

Qualche anno prima si erano infatti poste le basi della realizzazione della superstrada che, dal 1969 in poi, congiunge Cosenza con Paola: la nuova statale 107. I detriti finiti nel letto del fiume, grazie a quei lavori, avevano completamente sotterrato la vasca della piccola diga che da circa mezzo secolo garantiva un regolare afflusso ad alcune centrali idroelettriche sanfilesi poste più a valle.

Centrali idroelettriche comunque ormai non più operative da qualche lustro a quella parte.

Mi è difficile dire se la prima volta che vidi la… cascata che prendeva forma dall’alto di quella diga fu grazie a mio padre Salvatore (che all’epoca coltivava un pezzo di terra che si trovava dalla parte delle Volette al di sotto dell’imbocco della galleria ferroviaria) che mi permise di accompagnarlo per deviare un flusso d’acqua. O forse fu scendendo con alcuni amici d’avventura di quei favolosi temerari fanciulleschi anni (erano quelli i miei soliti amici, ma non chiedetemi di fare ulteriormente la spia!) nel dirupo che si trovava al di sotto della piazzetta antistante la facciata principale della chiesetta della Madonna del monte Carmelo (... a Madonna du Carminu!).

Nell’uno o nell’altro caso ne rimasi affascinato ed al tempo stesso impaurito.

E’ bello ammirare lo scorrere costante dell’acqua, il saltare dell’acqua da un’altitudine di due o più metri, il tuffarsi dell’acqua nello stesso vuoto colmo d’acqua creato da se stessa, l’ascoltarne il rumore, la musica per le più insensibili delle orecchie, il sentire sulla propria pelle infrangersi quelle delicate fresche... uniche nella loro essenza... bollicine...

Domanda: siete mai stati a vedere le cascate delle Marmore? ... io, sì! ... ed io ho visto anche alcune stupende cascate presenti lungo il percorso che segue il torrente Emoli nel territorio di San Fili. Che ci crediate o no, molti sanfilesi hanno visto le cascate delle Dolomiti ma non la cascata che, a pochi metri da casa loro, si trova... ‘ntu mmienzu du jum’e Santu Fili (nel mezzo del corso del fiume di San Fili ovvero della parte del torrente Emoli che ricade nel territorio di San Fili).

Ritornai più volte nella zona della de “u bacile”: alcune volte con degli amici ed altre anche da solo. Ci ritornai sia scendendo verso il ponte delle “jumiceddre” o dalla scalinata che da piazza san Giovanni porta alla fontana di Palazia e poi proseguendo lungo il corso del torrente Emoli fino al ponte di Crispini e... sia nel tragitto uguale e contrario.

Ci ritornai, ad esempio, col mio amico Antonio Cavaliere (alias - almeno all’epoca - “Tonino click”... a causa della sua innata passione per la fotografia) agli inizi degli anni Novanta... entrambi armati di macchina fotografica. La mia all’epoca era una “Yashica 108 semiautomatica” appena comprata.

Non ricordo, purtroppo, né in quale esatto anno eravamo né in quale mese di quell’incerto anno ci avventurammo in quella ennesima... naturale passeggiata.

Non ricordo se assieme a noi c’era qualcun altro del gruppo cui appartenevamo all’epoca io e “Tonino click”. Ricordo però che arrivammo sul larghetto spiaggia che si era creata nel luogo in cui in altri tempi c’era l’invaso del bacile  intorno a mezzogiorno e che, in quell’occasione, oltre a scattare una serie di fotografie... mi beccai una delle classiche lezioni da fotoamatore dal mio accompagnatore esperto fotografo “Tonino click”.

Innanzitutto Antonio mi fece notare che quello era uno dei pochi punti (se non l’unico), girando lungo il perimetro del nostro paese, da cui non si vedeva il campanile della Chiesa Madre.

Ma Antonio mi fece anche notare che, avendo una piccola dose di fortuna, in quella particolare ora in cui il sole proietta perpendicolarmente i raggi sul nostro borgo medioevale poteva fotografare, nelle calme e limpide acque del nostro torrente, il riflesso di parte del centro abitato di San Fili.

Un effetto, questo, a dir poco stupefacente... per innamorati del proprio territorio come lo eravamo noi: io e “Tonino click”.

E poi il cielo azzurro si rifletteva sulle acque, a quell’ora ed in quel punto, con un particolare sentore metallico.

Da qualche parte conservo ancora una foto scattata quel giorno ed in quel punto esatto. Sulla foto si vede uno scorcio di San Fili riflesso in una pozzanghera d’acqua. Una pozzanghera in cui tra l’altro già all’epoca facevano capolino, e decisamente da padroni, tutta una serie di rifiuti (scatole, scarponi rotti, lattine e via dicendo).

Una profezia degli anni a venire per San Fili e per la Comunità Sanfilese?

No comment!

(continua)

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Un caro abbraccio a tutti by Pietro Perri.

... /pace!

lunedì 21 ottobre 2013

Due vite in gioco… due madri distrutte: triste cronaca d’un pomeriggio che non doveva iniziare.

Domenica pomeriggio (20 ottobre 2013) mi sono ritrovato con tanti miei colleghi di lavoro nel sagrato della chiesa Cristo Re di via Popilia a Cosenza. L’occasione non era delle migliori… anzi… era delle peggiori: si dava l’ultimo saluto al figlio di una di noi… morto, a soli venti anni, in un tragico incidente.
Tornato a casa non potei fare a meno di mettere nero su bianco alcune impressioni di quel brutto pomeriggio: impressioni pubblicate sul mio profilo Facebook e che propongo di seguito anche in questo spazio… senza sperare di fare cosa gradita.
Perché “senza sperare di far cosa gradita”? … perché non può esserci cosa gradita in una morte stupida ed a soli venti anni di vita.
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... questo pomeriggio sono stato a Cosenza nel sagrato della chiesa del Cristo Re (in via Popilia) a dare l'ultimo saluto al figlio ventenne d'una mia collega di lavoro... assieme ad un altro migliaio di persone. Non so se si chiamava SASA o TURIDDRU (come recitava uno striscione che abbinata questi due alias in una sola scritta): era uno dei due giovani passati a miglior vita giorno 18 ottobre alle 5 del mattino in un tratto di viale Cosmai... a Cosenza.
All'uscita del feretro dall'edificio religioso (qualcuno dice appunto sia una chiesa) si udì tutto intorno un battito di mani. Non lo nego: fui tentato anch'io (nel trasporto generale) di battere le mani ma subito mi chiesi: ... perché? ... certo... è volata in cielo un'anima sicuramente buona e sicuramente innocente ma... perché battere le mani? ... e sopratutto... a chi?
Dio... quante cose a volte mi sforzo di capire e non riesco minimamente a capire. Non sono riesco a capire ad esempio, scorgendo il volto della povera Concetta (la madre di uno dei succitati giovani... quello dentro la bara) all'uscita della chiesa... dov'eri TU la mattina del 18 ottobre scorso: in viale Cosmai a Cosenza o in qualche altra parte sperduta dell'Universo?
Perché, sappilo, quella mattina qualcuna TI HA sicuramente cercato... e TI HA sicuramente cercato invano.
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Quando il feretro è uscito dall'edificio religioso (uno dei tanti templi di Dio sulla Terra... del Dio degli Uomini e non solo della fazione del Dio dei Cattolici) a presenziare all'atroce spettacolo (quello d'una madre a pezzi) c'erano forse più di un migliaio di persone: colleghi di lavoro dei genitori, conoscenti ed amici anche di SASA (o TURIDDRU che dir si voglia)... forse anche qualcuno che non faceva parte di questi tre gruppi.
L'applauso che accolse l'immagine dei protagonisti della vicenda all'uscita della chiesa fu salutata con un fortissimo - per alcuni versi interminabile - applauso.
Qualche metro più avanti attendevano la bara, equamente divisi su entrambi i lati, due file di persone con dei palloncini bianchi in mano. Al passare della bara si vide un ragazzo liberare una colomba bianca che teneva fra le mani e vedere subito la stessa librarsi (... felice?) al di sopra di noi comuni mortali spettatori... verso lo strano azzurro del cielo.
Passò un attimo ed alla colomba fecero eco una miriade di palloncini bianchi: non un'anima... ma tante anime - in quel sagrato - oggi se n'erano volate in cielo. SASA (o TURIDDRU che dir si voglia) se era questo a cui meditava... potrà essere felice d'essere riuscito nel suo intento.
I progetti di DIO continuano ad essere imperscrutabili... o siamo forse noi che dovremmo deciderci ad andare da un oculista?
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Di gente ormai sul sagrato della chiesa Cristo Re di via Popilia ormai ne restava ben poca: persino io e mia moglie eravamo saliti in macchina.
Tra i pochi ancora presenti non posso non scorgere una madre con un bambino a fianco. La madre stringeva in una mano un filo cui era attaccato uno dei palloncini che avevano salutato la bara del povero SASA (o TURIDDRU che dir si voglia) qualche attimo prima... all'uscita della chiesa.
Il bambino disse alla madre: "Mamma, perché non lo lasci volare?" ... ma il palloncino (bianco come l'anima del povero SASA o TURIDDRU che dir si voglia) sembrava non volerne sapere di volare. La madre glielo fece notare... e lasciò il palloncino libero di muoversi andando incontro al suo destino.
Quel palloncino non si librò in volo... malgrado ci provò un paio di volte... non riusci a salire al di là del metro... al di sopra del suolo terrestre. In uno di quelli strani ridicoli tentativi... urtò persino lo specchietto retrovisore sinistro della mia macchina (quello lato conducente).
Se quei palloncini lasciati liberi di conquistare il cielo al passare della bara di SASA (o di TURIDDRU che dir si voglia) erano degli angeli... o delle anime innocenti destinate ad una vita migliore da quella vissuta su questa terra... quell'angelo (o quell'anima innocente) sicuramente non aveva fretta di compiere il proprio dovere o era consapevole di non aver ancora terminato il proprio dovere su questa terra di lacrime, sangue e sudore.
Quel palloncino sparì presto dalla mia vista: guardai in alto nel cielo e mi accorsi che un altro palloncino bianco ancora persisteva sopra il sagrato (ma a decine di metri d'altezza) della chiesa di Cristo Re di via Popilia a Cosenza.
Un dubbio... in questo momento mi assale: contemporaneamente al funerale di SASA si svolgeva anche, in un'altra chiesa di Cosenza, il funerale di TURIDDRU... chi dei due era SASA... e chi TURIDDRU?
... dopotutto... un palloncino si è librato nel cielo ed un altro è rimasto in terra. Dopotutto... qualcuno (ma forse entrambi) ancora non avevano finito il loro percorso su questo martoriato suolo.
Dopotutto... due madri (e non solo loro) oggi hanno bagnato il suolo di Cosenza con le proprie... sempre più secche lacrime.
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… un caro abbraccio a tutti by Pietro Perri.

… /pace!

giovedì 17 ottobre 2013

C’era una volta a San Fili anche la festa di san Francesco di Paola.

Avrei preferito non parlarne ma… “Visto che ne parlano tanti altri lungo corso XX Settembre a San Fili”, mi sono detto, “perché non parlarne anch’io?”
Detto fatto… ed anche scritto.
Titolo di questo post? … “C’era una volta a San Fili anche la festa di san Francesco di Paola”… e, qualcuno potrebbe anche aggiungere, da quasi due secoli a questa parte si celebrava il 12 ottobre di ogni anno.
Eppure, ammettiamolo, poteva mancare un 12 ottobre… 2013? … decisamente no, specie dopo che di 12 ottobre c’eravamo lasciati alle spalle anche quelli del 2010, 2011 e 2012.
Ciò che è mancato, a detta di quanti si sono dovuti sorbire questa vergognosa (… perché di vergognosa si e trattato!) commemorazione, è la classica tradizionale… festa di san Francesco di Paola.
Certo c’è stata la classica processione - poco convincente a sentirne parlare ad alcuni che vi hanno partecipato - e per giunta accompagnata dalla ancor più classica banda musicale. C’è stata, che ci si creda o no ed anche se all’insegna della crisi economica imperante nel Vecchio Continente, persino una illuminazione ad archi lungo un breve tratto di corso XX Settembre… a San Fili. E c’è stato anche un ridicolo (questa è una delle poche cose di cui farei volentieri a meno e non da oggi… in queste feste devozionali) spettacolo pirotecnico… nu sparu, ppe ni capire miegliu! C’erano alcune bancarelle nei pressi di piazza san Giovanni con qualche oggettino di plastica, qualche oggettino in cuoio ed anche un accettabile assortimento di dolciumi vari e di noccioline americane (… arachidi?).
Cavolo: c’è stato tutto ciò eppure… eppure qualcosa è mancato.
E’ mancato ad esempio il classico spettacolo musicale (quello che da decenni per non dire da secoli si teneva in piazza san Giovanni), è mancata una messa solenne (chi vi ha partecipato giorno 12 ha detto che erano più solenni le messe tenutesi nel corso della settimana… ma da anticlericale non posso certo essere io a giudicare ciò… dopotutto a quella funzione religiosa ero persino assente).
E’ mancato un coordinamento degno di tale nome: molto è sembrato improvvisato - malgrado la routine del caso - e molto è sembrato… a dir poco profano… più che religioso.
In tanti non hanno capito… o hanno capito che a San Fili ormai anche queste occasioni (gli incontri con i propri santi protettori)… sono definitivamente perdute.
… e non cerchiamo scuse del tipo: c’è la crisi o la gente non partecipa.
Le feste della madonna del monte Carmelo (… ‘a madonna du Carminu - il 16 luglio) e quella in onore di san Francesco di Paola a San Fili si sono fatte, e per giunta in modo decente, anche quando la crisi era dieci volte superiore a quella attuale ed anche quando la gente non aveva voglia di partecipare all’organizzazione delle stesse.
La differenza: un regista che sapeva sempre e comunque coinvolgere il popolo… a voi individuare chi dovrebbe essere - dal punto di vista religioso - a San Fili questo regista.
Dopotutto uno spettacolo musicale si poteva trovare anche gratis… se solo si voleva… o facendo a meno di uno spettacolo pirotecnico cui sembra sia stato vietato quest’anno - come obbrobria visione - persino alla stessa statua del santo.
Proprio così: mentre i fedeli uscivano sul sagrato della Chiesa Madre a godersi gli spari… la secolare statua lignea di san Francesco… è restata abbandonata all’interno dell’edificio di culto. Spiegazione di qualche dotto in materia? … tanto san Francesco mica vede tramite gli occhi della statua… gli spari.
Un po’ come dire: ma credete ancora che un’immagine possa essere miracolosa e possa mettervi in comunicazione con la parte positiva dell’Aldilà? … con i santi e tutti i residenti in Paradiso? … se si… ricredetevi… almeno a San Fili ed almeno… finché anche certe cose come le feste religiose non ritorneranno agli antichi albori.
… cosa sempre più difficile, credetemi.
A proposito: prossimo anno, se certe cose ed il fare di certi soggetti non cambieranno, se vi venisse in testa di dare qualcosa a qualcuno che viene a raccogliere soldi per certe feste… negateglieli e dateli a qualcuno che vi chiede un pezzo di pane da mettere sotto i denti.
San Francesco di Paola (anche quello che ci parla a noi Sanfilesi tramite lo stupendo busto conservato all’interno dell’accogliente chiesetta dello Spirito Santo) busto conservato , e non solo lui, sicuramente ve ne sarà più grato.
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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

… /pace!

martedì 8 ottobre 2013

San Fili, Pietro Perri, la rivista Kliché e... san Francesco di Paola.

“Sacro e profano per le celebrazioni in onore di san Francesco da Paola a San Fili” è l’articolo a firma dello scrivente che è stato pubblicato sulla rivista bimestrale  “Kliché” anno 13 numero 39 nelle edicole da giorno 7 ottobre 2013.
La rivista di “Turismo in giro per l’Italia e non solo” edita da “Big Agency srl” con Direttore Responsabile la giornalista Bruna Larosa e con redazione in via Pianette di Montalto Uffugo… è una rivista decisamente da scoprire (oltretutto con un costo di copertina di solo 1 euro).
Per dirla in una frase stratriturata: la Calabria come noi la vorremmo.
Di seguito riporto la copertina del numero (quello dove è stato pubblicato anche il mio articolo) in edicola in questo periodo.
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San Fili, Cosenza, la Calabria e gran parte del meridione d’Italia meritano un’altra occasione e l’occasione non può che nascere dalle nuove generazioni e da chi, come lo scrivente, ancora credono che si possa pescare nel torbido e dal torbido far emergere tantissime cose buone. La nostra terra ha tanto da offrire al resto d’Italia e del Mondo… convinciamocene.
Alcune cose ovviamente vanno ripensate… incluso il turismo religioso. Come ripensarle? … non spremiamoci più di tanto le meningi: guardiamo al nostro passato… non prossimo. Il passato prossimo ed il presente, infatti, è meglio cancellarlo dalla nostra mente.
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A proposito: il clou delle celebrazioni di ringraziamento a san Francesco di Paola da parte dei Sanfilesi si avranno giorno 12 ottobre prossimo… anche in Canada.
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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace!

martedì 13 agosto 2013

Mary Garret a San Fili? … e non è finita qui.

Dal “Notiziario Sanfilese” del mese di Agosto 2013… articolo by Pietro Perri.
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Una serata, dicevo, quella di domenica 28 Luglio tenutasi al Teatro comunale di San Fili, anche all’insegna della commozione.
Mary Garret riceve l’omaggio d’una
giovane ballerina. San Fili 28 Luglio
2013.
E’ stato decisamente toccante,  infatti, l’attimo in cui, alla fine degli interventi previsti in scaletta, è stata proiettata una slide con la foto della compianta Manola Calomeni (madre appunto di Mariafrancesca) impegnata, come cantante, sul palco di uno dei tanti storici “Festival della Voce” tenutisi a San Fili fino alla fine degli anni Settanta. Manola oltre che ad essere bella, così affermano quanti hanno avuto il piacere di conoscerla, aveva una bellissima intonata voce.
Nel momento in cui si proiettava tale foto è stato invitato a salire sul palco l’amico comune Alfredo Ruffolo. Di Alfredo (che tra l’altro mancava da circa dodici anni da San Fili), di cui in questi anni stiamo apprezzando su questo bollettino i suoi stupendi componimenti poetici, e del suo passato “artistico” sanfilese abbiamo parlato su queste pagine qualche anno addietro.
Alfredo Ruffolo è stato uno dei fondatori e comunque uno dei componenti delle formazione musicali (made, appunto, in San Fili) “Gli Squali” e “The Nightingales”. Tali formazioni (n.d.r.: di cui abbiamo parlato nel Notiziario Sanfilese di Maggio del 2010) hanno accompagnato con i loro strumenti diversi cantanti, incluso Manola, sui palchi di diverse edizioni del “Festival della Voce”.
Inutile, se non superfluo, descrivere l’emozione che ha colpito il pubblico ed Alfredo Ruffolo quando questi, invitato a salire sul palco del Teatro comunale ed invitato a trasmettere ai presenti un suo ricordo di quei fantastici anni, ha iniziato a parlare, ha abbracciato Mariafrancesca simbolicamente abbracciando anche Manola ed ha chiesto che salisse sul palco, a chiudere simbolicamente un cerchio d’amorosi sensi tra presente passato e futuro, lo stesso fratello di Mariafrancesca ovvero il bravissimo musicista (compositore, esecutore ed arrangiatore) Massimo Garritano.
Sono giornate come queste che riescono a dare valore alla vita di chi le vive e che per realizzarle vive la propria vita spesso lottando contro glia altri ma sempre e soprattutto al di sopra degli altri al fine di essere per tutti luce da seguire.
Grazie alla locale sezione di San Fili del CIF (Centro Italiano Femminile), grazie all’Amministrazione comunale, alle scuole danza “Scarpette Rosse” ed “Elanhi dance”, grazie agli organizzatori dell’evento ed alla azzeccatissima scelta, grazie ad Alfredo Ruffolo e soprattutto grazie a Mariafrancesca e a Massimo Garritano. Un grazie di cuore anche a Manola Calomeni il cui ricordo e la cui materiale presenza quella sera sembrava aleggiare non solo all’interno del Teatro comunale ma anche in piazza san Giovanni e lungo corso XX Settembre… nella sua amata San Fili.
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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
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Nemo propheta in patria? … Mary Garret finalmente premiata anche a... San Fili.

Dal “Notiziario Sanfilese” del mese di Agosto 2013… articolo by Pietro Perri.
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Manuela Cucunato premia Mary
Garret. San Fili 28 Luglio 2013.
Odio riconoscere meriti ad altri ed in particolare ad altre Associazioni locali.
Scusatemi ma… sono sanfilese anch’io!
Questa volta non ho potuto comunque fare a meno di riconoscere un merito indiscutibile alla sezione sanfilese del CIF (Centro Italiano Femminile).
Il merito e quindi il motivo? … la scelta, decisamente giusta e quindi azzeccatissima, del soggetto da premiare nel corso della manifestazione, organizzata da tale Associazione, “Premio Donna - Il Genio Femminile in Calabria”… edizione 2013.
Diciamo innanzitutto che tale manifestazione, tra l’altro riuscitissima sia dal punto di vista organizzativo che… per quanto riguarda i fuori programma decisamente commoventi… in tale occasione, si è svolta all’interno del Teatro comunale di San Fili domenica 28 Luglio scorso.
La sala era decisamente supergremita.
La premiata di quest’anno? … sicuramente una delle poche - non voglio dire l’unica ma ne sarei terribilmente tentato - sanfilesi (almeno da parte di madre… ma nelle sue vene vi assicuro che scorre tutto il sangue e tutta l’anima dei sanfilesi doc) che in questi ultimi anni hanno saputo rendere gloria ai propri natali.
Una donna che, costretta in parte anche da un fato per tanti versi più grande di lei, è saputa diventare con l’esempio d’una vita e con il coraggio di far valere le proprie convinzioni, un esempio per tante giovani non solo meridionali ma, mi si permetta, quanto meno dell’intera Italia.
Una donna che, partita bambina in sordina e quasi per gioco in un campo artistico (quello del balletto classico) che offre ben poche speranze di riuscita, con impegno e con tanto coraggio (perché a sedici anni ci vuole anche tanto coraggio) lasciata la sua Cosenza, i suoi compagni di studio e di avventura… approda al Teatro alla Scala di Milano diventandone, tra l’altro, anche ballerina solista.
Parlo, a questo punto credo sia giusto dirlo, dalla nostra amica (perché di tale si tratta e, per chi la conosce, è difficile definirla diversamente) Mariafrancesca Garritano alias Mary Garret.
Mariafrancesca, figlia dell’indimenticata Manola Calomeni, è assurta in questi ultimi tempi, alla gloria delle cronache internazionali in particolare per la pubblicazione del suo libro “La verità, vi prego, sulla danza!” e per le sue note lotte per la sensibilizzazione sul problema dell’anoressia che colpisce sempre più le fasce giovanili ed in particolare  quanti si avvicinano al mondo della danza, dello sport e di tutte quelle espressioni artistiche professionali che tanto puntano anche sull’immagine di quanti ne fanno parte.
Inutile dire che una tale battaglia è costata tantissimo alla nostra carissima Mariafrancesca: in particolare un contenzioso ancora aperto con l’organizzazione del Teatro alla Scala di Milano (che non ha visto l’ora di farle pagare la sua capacità di ragionare con la propria testa) e con il ritrovarsi emarginata da un mondo di amicizie e conoscenze in cui credeva fermamente (colleghi di lavoro ecc.).
Alla manifestazione, rientrata nel cartellone di iniziative estive denominato “Estate 2013 - Le notti delle magare” volute dall’amministrazione comunale di San Fili, hanno collaborato tra l’altro le locali scuole di danza “Scarpette Rosse” di Maria Bruno e “Elanhi dance” di Annalisa Minervino. Nel corso della serata sono stati registrati anche autorevoli interventi di professionisti quali Mario Sicilia (consulente nutrizionale) e Rossana Castriota (psicologa) oltre ovviamente ai saluti portati da rappresentati del CIF a vari livelli quali Carmela Smeriglio (presidente regionale), Gisella Florio (presidente provinciale di Cosenza) e - da brava padrona di casa - Loredana Bastone (vice presidente CIF San Fili).
Il saluto dell’Amministrazione comunale è stato garantito dal vice sindaco Antonio Argentino.
Il premio a Mariafrancesca è stato consegnato dalla presidente in carica della locale sezione del CIF la bravissima ed operosa Manuela Cucunato.
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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace!

sabato 10 agosto 2013

Luglio a San Fili è anche il mese della Madonna del Carmine o della B.M.V. del Monte Carmelo.

Anche quest’anno, seppure in tono festoso decisamente minore, i fedeli sanfilesi hanno voluto solennemente onorare la ricorrenza della Madonna del Carmine o della Beata Maria Vergine del Monte  Carmelo.
La presenza di questa icona della fede cristiana a San Fili sembra relativamente recente. Bel sito web “San Fili” dell’amico Giovanni Gambaro (all’indirizzo web.tiscali.it/sanfili) leggiamo:
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La chiesa del Carmine, costruita intorno al 1919/1920, sorse grazie all'interesse di Don Salvatore Apuzzo, nostro compaesano che personalmente andò di casa in casa nel paese, nelle campagne circostanti e nei paesi limitrofi a raccogliere soldi e altre offerte.
Finalmente dopo tanti sacrifici, riuscì a costruire la chiesa. Mancava però la sagrestia, chiese così aiuto alla famiglia Gentile, in particolare a donna Cecilia Gentile, che offrì alla Madonna del Carmine la casetta appoggiata alla chiesa adibendola a sacrestia. Nel 1920 Don Salvatore, sempre aiutato dal popolo, fece arrivare la statua della Madonna che è ora nella chiesa.
Il vestito attuale che la Madonna indossa, le è stato regalato nel 1963-64 dall'ins. Clelia Noto ed è stato cucito e ricamato con filo dorato dall'intelligente sarta Mafalda Chiappetta, sposata Nigro.
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Il culto mondiale della Beata Maria Vergine del Monte Carmelo invece sembra risalga al 16 Luglio del 1251 quando (appunto sul Monte Carmelo in Israele) la Madonna apparve ad un monaco a cui avrebbe consegnato uno scapolare e gli avrebbe rivelato i notevoli privilegi derivanti dalla sua devozione.
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Da qualche anno a questa parte la Beata Maria Vergine del Monte Carmelo è stata riconosciuta come co-patrona (assieme a san Francesco da Paola) di San Fili.
Nella foto sopra a sinistra vediamo un attimo della processione in suo onore… edizione 2013.
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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace!

domenica 21 luglio 2013

Da quì è passato l'uomo (ex SS107 valico Crocetta)... si fa per dire.

Articolo pubblicato sul “Notiziario Sanfilese” (il bollettino mensile dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di San Fili) del mese di Luglio 2013 a firma di… Pietro Perri.
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L’ammetto: questa volta proprio non sapevo cosa mettere nella prima pagina del nostro bollettino mensile ovvero del… Notiziario Sanfilese. La prima pagina infatti finora se l’è beccata sempre una notizia d’attualità… scritta in modo polemico o propositivo... a seconda dell’importanza del periodo.
A togliermi dall’impiccio, visto il consueto aiuto in extremis dei collaboratori, ci ha pensato una stupenda (?) foto scattata nella mattina di sabato tredici luglio… in occasione di una accattivante passeggiata, fatta dallo scrivente… rigorosamente in macchina, dalla Macchia Posta al valico Crocetta e ritorno.
Il motivo della solitaria passeggiata a quattroruote ? … scattare qualche foto agli stupendi fiori che la natura circostante ci offre - senza nulla pretendere in cambio se non il dovuto rispetto - gratuitamente in questo periodo: fiori dai mille colori e dai mille odori. Ed ovviamente respirare un po’ d’aria pura… l’unica cosa che ancora in Italia e specie dalle nostre parti… è gratis… ma solo perché nessuno è ancora riuscita ad imbottigliarla.
Sono arrivato, così come mi ero ripromesso, con la mia “Toyota Yaris Now color rosso quasi Ferrari” fino al valico Crocetta (dove una volta c’era la famosa rotonda ed il ristorante di don Gustino e con, poco distante, un chioschetto  di bibite e gelati gestito dalla famiglia Iazzolino… se la memoria non m’inganna). Ho guardato, nel costante incedere verso l’inebriante traguardo, a destra  ed a sinistra registrando mentalmente anche i punti in cui, ridiscendendo, mi sarei brevemente  fermato per scattare qualche foto con la mia ormai vecchia, seppure ancora insuperabile (almeno per le mie tasche) digitale “Konica Minolta Dimage Z3” .
Quanti fiori e quanto verde in questo stupendo tratto della vecchia statale 107… tutto da vivere specie in questo periodo.
Che bello sentire questa frizzante  arietta entrarti nei polmoni e spaccarteli con quella sua purezza di cui da tempo avevi dimenticato il dolce carezzarti della pelle e soprattutto l’insuperabile sapore.
Che belli, dicevo, il delicato naturale, incontaminato colore dei fiori (dubito o quantomeno spero non siano già… O.G.M., ovvero Organismi Geneticamente Modificati): ce ne sono di rossi, di blu, di bianchi, di arancione, di rossi, di gialli, di viola, di… policromi.
Tutto come da copione? … non direi: poco al di sotto della curva del Fiego, ossia dove una volta c’era la maledetta discarica dei sanfilesi, in un piccolo spiazzo al di là della carreggiata destra salendo verso la vetta… l’assurdo: un materasso, delle serie di luminarie natalizie (quelle palle da esterno) e diversi bustoni strapieni di spazzatura: alla faccia della stupenda passeggiata “full immersion” nell’altrettanto stupenda natura in cui ci si imbatte salendo dalla Macchia Posta verso il valico Crocetta.
Ovviamente, essendo l’uomo una bestia in cattività, anche certe espressioni sono espressioni… di Madre Natura.
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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

… /pace.

venerdì 14 giugno 2013

Grande successo di pubblico alla MOSTRA SU ARTI - MESTIERI - COSTUMI E TRADIZIONI organizzata dai ragazzi dell’Istituto Comprensivo Statale di San Fili.

Il 13 Maggio 2013, con inizio alle ore 10 e 30, nell’aula magna della Scuola secondaria di primo grado (ovvero delle Scuole Medie) di San Fili è stata inaugurata, dal Dirigente Scolastico dott.ssa Anna Maria Frascini, la MOSTRA SU ARTI - MESTIERI - COSTUMI E TRADIZIONI DI SAN FILI.
Tale stupenda iniziativa è di fatto l’attività conclusiva del relativo progetto approvato dal Collegio dei Docenti e realizzato dagli alunni dell’Istituto Comprensivo Statale di San Fili con il coordinamento dell’insegnante Anna Maria Spizzirri.
Mira dell’intero progetto, decisamente riuscito negli scopi che si erano prefissi gli ideatori,  era quella di promuovere la conoscenza ed il rispetto del patrimonio culturale del territorio locale.
Alla breve presentazione del progetto, agli interventi della dott.ssa Anna Maria Fascini e degli insegnanti Pietro Cribari e Anna Maria Spizzirri, sono seguiti una serie di interventi degli alunni della Scuola secondaria di primo grado di San Fili che hanno erudito i presenti con alcune loro ricerche sulla storia, geografia, economia ed attualità sanfilese nonché esibendosi in una serie di danze popolari e canti tradizionali calabresi.
Ad accompagnare in queste ultime parti i nostri insuperabili studenti ci hanno pensato gli amici Massimo Aquino (con la sua fisarmonica), Renato Gabriele (col suo organetto) e Antonio Asta (con il suo tamburello e la sua stupenda capacità recitativa).
Per l’occasione gli studenti protagonisti della giornata indossavano alcuni dei vestiti del mitico, purtroppo ormai sciolto da decenni, Gruppo Folk della frazione Bucita. Tale gruppo è stato particolarmente apprezzato in tutta la provincia agli inizi degli anni Settanta.
I succitati vestiti sono stati messi a disposizione dalla signora Rita Cavaliere che continua, imperterrita, a custodirli amorevolmente come fossero un tesoro delicatissimo e d’inestimabile valore. E dopotutto… cos’è il passato di un singolo soggetto o di una intera comunità se non il più grande dei tesori?
Erano presenti alla manifestazione gli studenti del plesso scolastico, i docenti, numerosi genitori e tantissimi graditi ospiti.
Alla presentazione del progetto ed al piccolo spettacolo ricreativo-culturale offerto dagli studenti impegnati nella manifestazione si è proceduto alla visita guidata della mostra stessa.
Oltre ad una serie di foto d’epoca, messe a disposizione dal nostro sempreverde amato concittadino Marcello Speziale, la mostra ha permesso ai visitatori di ammirare tutta una serie di oggetti, attrezzi e suppellettili vari appartenenti al passato rurale e sociale della nostra comunità.
L’evento ha registrato un enorme successo non solo nel giorno dell’inaugurazione ma anche nei giorni immediatamente successivi.
La mostra infatti, con opportune visite guidate, è stata aperta fino a tutto il 12 Giugno 2013. In tale periodo hanno avuto possibilità di visitarla non solo i genitori assenti il 13 Maggio ma anche le scolaresche degli altri plessi scolastici ricadenti nella competenza dell’Istituto Comprensivo Statale di San Fili.
L’insegnante Anna Maria Spizzirri, ovviamente anche a nome della dott.ssa Anna Maria Frascini (Dirigente Scolastico) e di tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione dell’intero progetto, ci tiene a ringraziare, anche tramite il nostro bollettino, tutti coloro che sono intervenuti alla inaugurazione della mostra e/o successivamente a visitarla nonché a quanti hanno contribuito attivamente per la buona riuscita del tutto: prestando parte degli oggetti esposti o collaborando operativamente alla realizzazione dell’esposizione stessa.
Un particolare doveroso ringraziamento va infine fatto, sempre per quanto riguarda la giornata dell’inaugurazione, a quante, madri degli alunni, hanno deliziato il tutto con propri dolci e manicaretti vari. Complimenti a tutti.
San Fili in un prossimo futuro... potrebbe avere un suo “museo demologico”?
Le basi, ci sono: i nostri giovani ma anche e soprattutto la nostra comunità ne sentono il bisogno.
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… un caro abbraccio a tutti dal vostro sempre affezionato Pietro Perri.
… /pace!

domenica 2 giugno 2013

Per una Repubblica troppo Re e poco Pubblica… sanfilese by Pietro Perri.

Dicono che oggi (2 giugno 2013) è la Festa della Repubblica Italiana. la "festa" (inutile precisarlo) alla Repubblica Italiana da qualche decennio a questa parte gliel'hanno fatta i poteri forti al potere (casta politica, casta giornalistica, banchieri...). credo comunque sia legittimo far presente che i Sanfilesi nel referendum del 1946... scelsero abbondantemente la Monarchia... preveggenti e non credendo in una Repubblica nascente in quel modo. Riporto di seguito un paragrafo tratto da una pagina del mio sito "San Fili by Pietro Perri":
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E' da tutti risaputo, infatti, che all'appuntamento referendario del 2 giugno 1946, dove si doveva scegliere tra il sistema monarchico e quello repubblicano, a San Fili vinsero i monarchici con 1149 voti contro i repubblicani che ne ottennero solamente 742 (le bianche e nulle furono ben 88). Fu una vera e propria disfatta, quella che scaturì dalle urne del nostro comune, per la nascente Repubblica Italiana.
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... oggi la Repubblica Italiana (... quale? ... la prima, la seconda, la terza, la... Berlusconi forever?) compie 67 anni (essendo nata nell'ormai dimenticato 1946). Sembra che sia molto felice di ciò oggi la Repubblica Italiana in quanto... secondo la riforma di Elsa Fornero (portaborse "chianciulente" di Mario Monti) potrà finalmente andare in pensione!
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... dicono che oggi sia nata (tanti e tanti anni orsono) la Repubblica Italiana. Io mi chiedo comunque (visto che più mi giro intorno e meno mi sento cittadino ma... tanto tanto suddito)... quand'é morta?
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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace!

martedì 28 maggio 2013

Fiore di hjinostra: colore e profumo di San Fili.

San Fili: scatti rubati alla natura circostante.
In questi giorni... San Fili è naturalmente in fiore.
Sono tanti i fiori (quasi tutti selvaggi ed autoctoni) in cui ci si imbatte passeggiando lungo le strade, le vie ed i... tratturi... di San Fili. 
Fiori dai mille colori e dalle mille sfumature che non possono non attirare il nostro sguardo. Dovremmo fermarci un po'... a riappropriarci del nostro stupendo territorio.
San Fili visto dalla contrada Frassino... oggi.
Stupende le ginestre in primo piano, vero?
... a proposito di ginestre: nel dialetto sanfilese (e non solo) la parola ginestre viene tradotta con la parola "hjinostra" (pronuncia leggermente diversa dal termine calabro-italianizzato "ghinostra").
L'uso dell'abbinamento dell'acca (h) espirata e della j (ovvero della "i greca") è da tanto tempo ormai perso nell'uso comune delle nostre parti: sia come scrittura che come pronuncia.
Tale pronuncia la troviamo pure nella traduzione dell'italiano "guanciale del maiale" ovvero de "u vuhjiu".
Complimenti a chi ancora riesce a pronunciare perfettamente tali termini.
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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace!

venerdì 19 aprile 2013

Dal mulino delle fate aru tesoru du Canalicchiu (3/9): una stupenda passeggiata tutta sanfilese.


Nella foto a sinistra ritroviamo gli amici Enrico De Rasis e don Cesare (Cesarino) Gentile seduti sul muretto al centro de ‘a curva du pont’u su’Ndriu. L’anno dovrebbe essere il 1988 o al massimo il 1990. Lo scatto “By Pietro Perri”.

Don Cesare Gentile alcune volte mi fece visitare alcuni interni del palazzo di famiglia che si trova su corso XX Settembre a San Fili in prossimità della zona tradizionalmente “mmienz’u puontu”. Al di sotto del palazzo della famiglia Gentile, sul lato torrente Emoli, si trova un’altra cara alla mistica sanfilese: “u fuoss’e Stella”.

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Giunto finalmente sul greto del torrente Emoli (u jume de SantuFili) e scattate le prime foto (a quel masso mastodontico e artisticamente stupendo, o a quel pezzo di tronco dimenticato chissà da quale distratto boscaiolo, o… alla mia ombra proiettata sulla rena del greto del torrente) eccomi procedere, sul lato sinistro del fiume, verso la meta che mi ero prefisso fin da quando avevo in embrione l’odierna fluviale avventura: il ponte di Crispino (o di crispino… a seconda che si parli di un essere umano o di una pianta che dir si voglia).

M’imbattei quasi subito nel primo ostacolo da oltrepassare (forse il più difficile dell’intero percorso o comunque uno dei due più difficili): la frana al di sotto della storica via che da piazza san Giovanni (… a Cruce!) conduce alla fontana di Palazia.

Frana che si era verificata all’inizio di quest’anno (n.d’a.: 2013).

Effettivamente questa frana, specie vista dal basso verso l’alto, fa terribilmente più paura di quella creatasi al di sotto del palazzo della famiglia Gentile… qualche metro più in là!

Un palazzo, quello della famiglia Gentile, che ebbi modo più volte nella mia vita di frequentare. Sia perché nello stesso vi frequentai primi due anni della scuola media e sia perché più volte vi fui gradito ospite del caro don Cesare Gentile.

Qualche altra foto e… via verso nuovi punti di sosta e soprattutto verso l’affiorare sempre piacevole di obliati vecchi ricordi.

Raggiunta la base della seconda frana (quella più famosa) restai particolarmente colpito dal ritrovarmi davanti una bella strada facile da percorrere e… ci mancava solo che fosse asfaltata. Ma per fortuna non lo era.

Tra le due frane potei anche ammirare un bellissimo ponte naturale creatosi tra le due sponde del torrente… grazie ad un pluridecennale albero che, cadendo, aveva collegato le stesse. Inutile dire che la tentazione di salirci sopra fu enorme anche se… fortunatamente evitai.

L’età, ovviamente parlo per me, per fare certe pazzie (me ne accorsi drammaticamente qualche oretta dopo) è ormai passata da qualche tempo. E già fare questa passeggiata da solo di per sé è una bella pazzia: qualche spina, qualche cespuglio per niente invitante ad aggrapparcisi, qualche pietra su cui inciampare, il rumore di qualche animale per niente socievole…

C’era di tutto e di più ma… ne valeva la pena! … decisamente.

Raggiunsi quasi senza rendermene conto il piazzale (ovviamente sul greto del fiume) che si vede dalla balaustra della piccola accogliente piazzetta antistante la chiesa della Madonna del Carmine (o del Monte Carmelo), in cui ci si imbatte passeggiando lungo corso XX Settembre a San Fili, e… rieccomi tornato fa ciullo. Riecco rivedermi scendere, impavido e con altri impavidi coetanei, lungo quella pericolosissima scarpata e, dalla sovrastante piazzetta, ritrovarmi di botto, nel men che non si dica, sull’accattivante, quasi selvaggio, greto del torrente.?

Ricordo che da piccolo quella scesa, tutt’altro che facile, l’ho fatta almeno tre o quattro volte.

Certo che… ne abbiam di fegato quando siamo piccoli. Peccato che tutto quel fegato lo perdiamo non appena diventiamo maturi (?) ed adulti. O forse è un bene?

Guardo sopra e vedo la casa, poggiata sul dirupo, del mio amico d’infanzia (ormai da tempo in Canada) Tonino Cavaliere. E rivedo gli amici di tanti e tanti anni fa: Pinuzzu Storino, Gaetano Scarpelli, … me stesso.

Quante avventure con i miei amici d’infanzia: la verde natura circostante San Fili era la nostra seconda casa. Una seconda casa che conoscevamo meglio delle nostre tasche (anche perché eravamo sempre consapevoli che nelle nostre tasche, all’epoca, difficilmente vi avremmo trovato qualche cosa): erano gli anni compresi tra il 1968 ed il 1975. Erano gli anni in cui frequentavamo le scuole elementari e le scuole medie.

Qualche passo più in là (cosa che non guasta… diversamente finirei per farla durare un mese questa solitaria passeggiata) ed eccomi oltrepassare la seconda frana (quella - ma l’ho già detto - sotto il palazzo della famiglia Gentile) e giungere finalmente a ciò che fu l’enorme (per San Fili) vasca formatasi grazie alla piccola diga realizzata lungo il corso del torrente Emoli. Diga (invaso?) necessaria a garantire in altri tempi un costante flusso d’acqua ad una delle famose (seppur piccole) centrali idroelettriche presenti sul territorio del nostro comune: era quello u bacile.

Il mare dei temerari sanfilesi.

Al bacile dagli anni Venti agli anni Sessanta inoltrati erano tantissimi i giovani sanfilesi che andavano a “prendercisi i bagni”… ovvero a tuffarvicisi dentro e farci una bella nuotata. Altri tempi ed altre pelli: io vi ci sarei morto… ghiacciato.

Non so se per creare uno spauracchio nei confronti di noi bambini/fanciulli o meno… ma erano tanti i grandi che continuavano a dirci di non andare in quella zona in quanto più d’una volta avevano pescato in quell’acqua non solo bambini ma anche adulti… passati a miglior vita vittime delle terribili assassine acque del bacile: chi suicida e chi, troppo temerario, semplice involontaria vittima.

Acque assassine e, come se non bastasse, fantasmi assicurati.

A noi impavidi eroi poco importava tutto ciò: noi non avevamo paura di niente. Peccato che niente è un concetto molto piccolo nei confronti del tutto e quindi se non avevamo paura di niente comunque avevamo paura di tutto.

Guardo l’orologio: sono le dieci e trenta. 

Da piccolo non avevo un orologio e dubito che ne avessero uno i miei compagni d’avventura. Eppure anche allora sapevamo benissimo l’ora del momento e l’ora in cui avremmo dovuto rientrare prima di non avere a disposizione una buona giustificazione per i nostri genitori e quindi di buscarle di santa ragione senza, a nostro avviso, razionale ragione.

(continua).

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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

… /pace!

 

giovedì 18 aprile 2013

Dal mulino delle fate aru tesoru du Canalicchiu (2/9): una stupenda naturale passeggiata tutta sanfilese.


Nella foto a sinistra (foto by Pietro Perri) un attimo del convegno sulla “Fiera di santa Maria degli angeli” tenutosi a San Fili nel mese di agosto dell’anno 2000. Da sinistra ritroviamo gli amici avvocato Luigi Gigetto Bruno (all’epoca sindaco del paese), il professor Giosino Cesario e lo storico ricercatore professor Mario Spizzirri. In questa foto il professor Giosino Cesario sta tenendo il suo accorato intervento.

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E fu così che, in una bella giornata di sabato del mese di marzo 2013, per alcuni versi in modo non del tutto facile, raggiunsi il greto del torrente Emoli: u jume (il fiume) de Santu Fili.

Il torrente Emoli era, e continua ad essere, uno spettacolo! Era esattamente come me lo ricordavo.

Già, i ricordi! … perché ripercorrendo le stesse vie già e più volte percorse in tenera età, quando ormai si è oltrepassata la soglia dei cinquanta anni (altro che nel dantesco “nel mezzo di nostra vita”, ovvero intorno ai trentacinque anni), non si fa altro che iniziare a ricordare: gli odori, i suoni, il sapore della stessa aria di cui continuiamo famelicamente, spesso ingenuamente ed inconsciamente, a cibarci… oggi più che allora.

Emoli? … che stupendo il nome del nostro torrente/jume e… chissà da cosa deriva (ovvero quale ne è la sua reale etimologia).

Agli inizi del Terzo Millennio (esattamente nel mese di agosto del 2000) a San Fili (e dove, se no?) in località Frassino, nella struttura adiacente al teatro all’aperto, realizzato nel corso degli anni novanta del XX secolo, in occasione della tradizionale ed annuale “Fiera di santa Maria degli angeli”, si tenne un convegno, se non ricordo male, sulla citata fiera stessa.

Al convegno parteciparono tra gli altri padre Rocco Benvenuto (dei minimi di Paola), il professor Giosino Cesario e il professor Mario Spizzirri (scrittore e ricercatore storico).

Io ero nel pubblico ed ero intento, oltre che ad ascoltare, a scattare qualche foto del convegno stesso.

Il tutto in quell’occasione solo per hobby e quindi in piena libertà… politica ed intellettuale.

Inutile dire che ad assistere al convegno eravamo i soliti quattro gatti. La cultura, quella commestibile (la cultura da marciapiede?) e quindi vera, purtroppo e specie dalle nostre parti, ha sempre avuto e continua ad avere pochissimi estimatori.

In quest’occasione si parlò, sempre e comunque come tema portante la fiera che si svolgeva intorno alla struttura che per l’occasione ci ospitava, di tutto e di più: si parlò delle fiere di paese così come erano una volta, si parlò di Aquilante Rocchetta (viaggiatore e scrittore cinque-seicentesco sanfilese) e del suo legame con la statua di santa Maria degli Angeli (custodita all’interno della Chiesa del Ritiro), si parlò… di San Fili in quanto paese legato ai fiori (‘e jinostre ‘ntr’atri tiempi presenti aru cuozzu de juri - le ginestre in altri tempi presenti in località “cozzo di iorio”) e di come possono nascere alcuni toponomastici o nomi di luoghi, di cose e magari di persone.

Incluso il nome con cui siamo stati abituati dai nostri avi a chiamare il nostro amato torrent/jume: l’Emoli.

Su quest’ultimo punto, è qui ritorno sulla retta via (quella de… u jum’e Santu Fili), si sbizzarrì in modo particolare il bravissimo - trasportante nei suoi aneddoti e nelle sue romantiche fantasie - professor Giosino Cesario.

Secondo il professor Giosino Cesario il termine Emoli potrebbe derivare dalla voce latina AEMULUS che a sua volta trova familiarità nella voce greca AIMYLOS e che significa “insinuante, lusinghevole, accorto, astuto”… “imitatore delle altrui virtù”… nel senso positivo del significato.

Inutile ricordare che noi calabresi in generale, e sanfilesi in particolare, un po’ romani ed un po’ greci lo siamo per diritto di nascita. E tutto ciò lo conferma in modo per niente equivoco il nostro stupendo dialetto dove malgrado tutto continuano a sopravvivere termini tipo scifu (in italiano “trogolo”, ampio recipiente ricavato svuotando l’intero di grossi tronchi d’albero ed in cui in altri tempi si posizionava il cibo per animali di grosso calibro destinati all’ingrasso e quindi alla trasformazione dei nostri impareggiabili insaccati di… maiale) o catuoju (in italiano “stanza sottostante/a pianterreno” dove una volta, nel nostro centro abitato, venivano ricoverati animali quali maiali, galline, conigli, muli e chi più ne ha più ne metta).

Potrebbe esserci un nome più bello e più appropriato con cui chiamare il nostro…fiume/jume del nome Emoli?

Certamente, no!

Così come l’affermò tale concetto, con amorevole convinzione, il professor Giosino Cesario in quel ricco convegno feci mia allora mia tale ipotesi e… l’affermo sempre più convinto anch’io ancora oggi.

Ma ritorniamo alla mia passeggiata lungo il tratto che partendo da piazza san Giovanni, scendendo nella scalinata che mi porta dritto dritto alla magica fontana di Palazia e quindi sulla sonda sinistra (ovviamente guardando ad una ipotetica cittadina di Rende) del succitato torrente Emoli. Poco più su, sempre parlando del corso du jume Emoli nel frattempo mi ero lasciato anche il fabbricato conosciuto come il mulino delle fate.

Com’è bello ricalpestare la sponda sabbiosa (pietrosa?) del nostro fiume, com’è bello sentirne lo scrosciare delle acque nel momento in cui le stesse nel loro fluttuante incedere verso il fiume Crati sbattono contro i grandi levigati sassi che trovano sul loro inarrestabile cammino o quando… precipitano sulla parte inferiore di uno dei tanti dislivelli (cascatine?) in cui costantemente s’imbattono per riprendere, dopo un breve attimo di smarrimento, il cammino verso un corso d’acqua di maggiore portata e raggiungono finalmente quel grande recipiente naturale chiamato… mare.

Alla fine a fare incetta di tutti i nostri ricordi fluviali sarà, per l’appunto, l’ingordo mare Ionio.

Un nome, anche quest’altro, che ci trascina nel ricordo dei nostri padri ellenici. Dopotutto Magna Grecia era anche il nostro territorio.

Eccomi, dicevo, su uno spiazzo, pochi metri al di sotto della fontana di Palazia, sabbioso dove, quasi al centro del tutto, si vedono scorrere, in un sinuoso accattivante tracciato, le acque del torrente Emoli.

Qualche primo scatto con la mia Konica Minolta Imagine Z3 (da tempo uscita fuori produzione) e subito via verso la vera e propria odierna inaspettata avventura direzione ponte di Crispini. Punto, quest’ultimo, da cui poi dovrò decidere se risalire verso la superstrada (SS107) o verso la parte inferiore del Canalicchio.

Nella parte inferiore del Canalicchio strategico, è giusto a questo punto ricordarlo, si trovano a distanza di poche decine di metri, ben due incroci (trivii per la precisione). Ed in prossimità degli stessi sembrano esserci seppelliti un magico tesoro ciascuno.

Chi vi avrà seppellito questi tesori?

Sicuramente non un essere umano né tantomeno un’anima degna del Purgatorio o del Paradiso visto che per poter entrare in possesso degli stessi il prezzo da pagare (leggenda - ma sarà poi una leggenda? - vuole) è comunque altissimo.

A quadara d’oro di santufilisi!

il resto del racconto?

Alla prossima puntata.

(continua).

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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

… /pace!