A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.

Eventuali commenti a post di questo blog non verranno pubblicati sia se offensivi per l'opinione pubblica e sia se non sottoscritti dai relativi autori. Se non avete il coraggio di firmarvi e quindi di rendervi civilmente rintracciabili... siete pregati di tesorizzare il vostro prezioso tempo in modo più intelligente (se vi sforzate un pochino magari per sbaglio ci riuscirete pure).
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Ricordo ad ogni buon file l'indirizzo di posta elettronica legata a questo sito/blog: pietroperri@alice.it

domenica 23 luglio 2023

Caudu e ‘ncriscienza!… / Versi di don Giovanni Gentile da San Fili.



Nell’immagine a sinistra (ripresa dal web): Caronte, traghettatore infernale secondo la visione dantesca (ripresa in ogni caso dalla mitologia romana e greca), in una illustrazione di Gustave Doré. Negli ultimi anni, forse per scopiazzare un modo di fare dei media d’Oltreoceano, in Italia si è presa l’abitudine di chiamare Caronte alcuni picchi di caldo come quelli che stiamo subendo in questo decisamente “scottante” 2023. Anche se... dubito che Caronte abbia mai visto o si sia mai avvicinato al girone in cui sono destinati i peccatori autocondannatisi alle fiamme infernali.

Sul poeta sanfilese don Giovanni Gentile alias Chiacchiara ho scritto (e pubblicato tantissimo) già precedentemente su questo blog. E, nel possibile (o quando me n’è stata data la possibilità, per essere più precisi), mi sono fatto in quattro per rivalutarne la grandezza. Non prendetemi sul serio e “non accettate stupidamente la mia verità” ma sono stato costretto a riconsegnarlo, spero solo temporaneamente, all’oblio della storia... quantomeno locale. Purtroppo quando ci si rende tristemente conto di non avere più un proprio pubblico e meglio lasciare agli altri l’oppio che si spaccia, non sempre come cultura e quasi sempre “neanche sotto forma di cultura”, dai palchi e sulle scene.

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Caudu e ‘ncriscienza!…

Versi di don Giovanni Gentile alias Chiacchiara da San Fili.

Nota introduttiva di Pietro Perri.

Don Giovanni Gentile (alias Chiacchiara) prete non per vocazione ma per colpa di nascita, che ci crediate o no, è stato giovane come tutte le persone normali di questa terra e come tante è stato anche studente.

Anche allo studente più “secchione” a volte viene a noia studiare… pensiamo poi a quel mattacchione del Chiacchiara (alter ego di don Giovanni Gentile, tanto bravo quanto coraggioso soprattutto per l’epoca in cui è vissuto, poeta dialettale sanfilese).

Se poi ci si mettono pure il caldo estivo di Cosenza, il sonno e le mosche… meglio sorvolare.

Al di là di tutto, comunque, il nostro caro poeta don Giovanni Gentile ci fa capire che è inutile affliggersi più di tanto... specie quando non si può cambiare ciò che condizione in un determinato momento la nostra vita. E poi... l'estate dura solo tre mesi, l'autunno passa in fretta ed... eccoci pronti a lamentarci del freddo eccessivo.

Dopotutto lo diceva qualche secolo prima anche “il Magnifico” (“Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia... chi vuol’esser lieto sia, del doman non v’è certezza”).

 

Fa’ nu caudu chi murimu:

Io nun puozzu cchjù studià:

E’ chjù miegliu si partimu

A Cusenza ‘un si po’ stà.

 

Ogne notte, spienturatu,

Nun mi puozzu addormentà

Ca mi mancadi lu jatu

E mi ‘ngignu a riminià.

 

La matina (v’ ‘u pensati)

Ccu chi lena m’aju azà;

E ccu l’uocchi tutt’unchjati

M’aj’ ‘e mintere a studià.

 

Ma le musche ch’aû pitittu

Vienu lestu a muzzicà,

Ed io pigliu cittu cittu

Ccu ‘ste bestie a m’inquietà.

 

E cussi sona la scola

Priestu e tristu aj’ ‘e vulà,

Ma si ‘un sacciu ‘na parola

Chaju ‘e jire a ce cuntà?

 

Tiegnu ‘ cuorpu ‘na vilienza

Chi la guala nun ci n’ha:

E lu mastru si spacienza:

Mi fa propriu disperà.

 

All’esame mi l’ha dittu

Ca mi puozzu ripruvà:

Io ppe’ chissu sugnu affrittu

Ma nun aju cchi ce fa.

 

Si ppé casu mi riprova

Io nun lassu de cantà:

L’ammutare cchi mi giova:

E’ chjù miegliu chiacchjarià.

 

A ‘stu munnu allegramente

Ogne cosa âmu ‘e piglià:

Si t’affriggi nun fu’ nente,

Ma cchju priestu pue crepà.

 

Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

 

domenica 16 luglio 2023

A munnizza du Fiegu - simu gente perbene. (By Pietro Perri)



Nella foto a sinistra: strada d’accesso al sito della vecchia discarica sanfilese in località Fiego. In tale strada d’accesso ci si imbatte percorrendo la vecchia statale 107 a circa un chilometro dalla locale rifornitore di carburanti per automezzi. Foto by Pietro Perri (primi anni Duemila).

La poesia, con relativa nota introduttiva, che vi propongo in quest’occasione in questo spazio l’ho pubblicata la prima volta sul quindicinale “l’occhio” nei primi mesi di questo millennio. Ovviamente la poesia (una delle sole poesie che ho scritto finora in dialetto calabro-santufilise) così come la relativa nota introduttiva, sono opera dello scrivente.

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A munnizza du Fiegu - simu gente perbene.

Di Pietro Perri.

Ci sono temi che sarebbe meglio non trattare, specie su un giornale per famiglie come il nostro quindicinale (n.d'a.: l'occhio). Sono temi che però, malgrado l'ambiguità che serpeggia spregiudicatamente trionfante nella società di cui facciamo parte, ci colpiscono violentemente, giorno dopo giorno, nel nostro intimo.

Sono temi che spesso ascoltiamo in televisione e commentiamo i fatti ad essi collegati come se gli stessi non facessero parte della nostra quotidianità: violenza sui minori (psicologica e sessuale), criminalità di bassa lega e criminalità organizzata, pizzo e tangentopoli, lavoro nero (magari con datori di lavoro che fanno firmare una busta paga al lavoratore dando allo stesso un salario opportunamente decurtato… sotto la minaccia del licenziamento), annullamento dei più elementari diritti quali quello all'istruzione (dubito che i bambini ai semafori frequentino regolarmente la scuola… e tali bambini non sono solo a Milano), dramma dell'immigrazione dai paesi dell'Est, abuso ed interessi privati in atti d'ufficio, prostituzione e via dicendo.

E' possibile che San Fili sia veramente immune da tali mali, per non dire cancrene?

E' possibile, per dirne una, che il problema della prostituzione in Italia si stato veramente e definitivamente risolto con l'approvazione della legge Merlini? E' possibile che siamo tutti diventati così ciechi da non renderci conto di quello che avviene intorno a noi o che tutti ormai siamo diventati così marci da far finta che tutto, nella nostra marcia società, vada bene?

 

Addruve na vota i Santufilisi jettavanu a lordura,

addruve supra e trote du jume si trovavanu cistuni 'e fungi,

ara trempa du Fiegu ppe ni capire miagliu,

'nta sti juarni m'è capitatu de vide nu fattu assai stranu:

nun c'era chiju sporcizia, vu dicu 'ncunfidenza, né bruttura,

ma quannu una, quannu due e quannu tri stelle

stavanu ad adducere u sul'e mianzijuarnu.

 

Parlannu ccu l'amici de su mmualicu assai curiusu,

forse voliannumi fa passare ppe scemu senza cc'esse,

m'hannu dittu, e mi volianu cunvince puru, ca strolachjiava,

c'avia pigliatu nu gruassu madornale abbagliu:

 eni u veru c'aru Fiegu un ce jettamu chiju spazzatura,

ma chiru chi c'è remastu e chiru chi ce vene de nuavu,

un po' esse certu amure… po' esse sulu lordura.

 

Mi vriguagnu quannu giru de stu postu cu ra machina,

mi vriguagnu de mi sente e de mi chiama' Cristianu,

sapiannu c'ara fine, riflessu miu… cristianu nun ce sugnu,

cc’aju de passare ppe lavuru de su postu, e l'uacchi su fatti ppe guardare,

na vota a munnizza du Fiegu era chira di santufilisi,

oji vene d’autri paisi, oji nun puzza mancu a nu nasu sopraffinu,

ma si tenissimu nu pocu de cuscienza… sa brutta storia ni facissi chjiangere lu core cu dulure.

 

Volevano essere dei versi… ma non si possono scrivere poesie quando si ha tanta rabbia in corpo. Non me la sono sentita neanche di scrivere in italiano su questo tema, ma non ho potuto fare a meno di scrivere qualcosa in merito.

E' mai possibile che dalla “curva du Fiegu” a San Fili, da Villa Miceli o dai semafori dell'incrocio nei pressi dell'Università a Rende… ci passi solo io? E' mai possibile che le Istituzioni per intervenire su un determinato problema debbano per forza aspettare che qualcuno denunci ufficialmente quello che gli brucia sotto il naso o che gli si sbatte quotidianamente nelle pupille degli occhi?

Cari lettori, se ci rendiamo conto che il nostro vicino è un appestato, non autoconvinciamoci d'essere immuni dal contagio né limitiamoci a segnalare il caso all'inquisitore di turno… aiutiamolo a guarire dal suo male… affinché il suo male (su cui avevamo riso e dal quale avevano tratto parte del nostro infimo piacere) non colpisca anche noi e finalmente non ci renda coscienti della nostra umana limitatezza.

 

Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

 

giovedì 29 giugno 2023

C'era una volta la Cassa Rurale ed Artigiana di San Fili.

Nell’immagine a sinistra: Clienti in fila agli sportelli della Cassa Rurale ed Artigiana di San Fili nel corso degli anni settanta del secolo scorso. Di servizio agli sportelli un giovane Peppino Cirillo e l’allora direttore Alfonso Rinaldi. Tra i clienti si riconosce il signor Onofrio.

I primi due articoli che vi propongo di seguito in questo spazio sono apparsi, ovviamente firmato dallo scrivente, sul quindicinale “l’occhio” del mese di giugno del 1999. A seguire una poesia opera del grande Luigi "Gigi" Aloe.

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L’ultima abbuffata dei soci della Cassa Rurale ed Artigiana di San Fili.

Di Pietro Perri

Le pagine sanfilesi di questo numero volutamente li ho dedicate ad un altro, l’ennesimo di questi ultimi venti anni, capitolo che si chiude a San Fili: il capitolo della locale Cassa Rurale ed Artigiana.

Proprio così, giorno 8 maggio 1999 l’Assemblea dei soci della “nostra banca” ha approvato (e non poteva fare altrimenti) il “Progetto di Fusione per incorporazione della Banca di Credito Cooperativo di San Fili” con “il Credito Emiliano”.

Dopo quasi un secolo di storia (positiva in alcuni casi, decisamente negativa in altri), San Fili perde un altro dei suoi baluardi.

Come dimenticare la stazione ferroviaria, come dimenticare l’ufficio di collocamento, come dimenticare il comando della guardia forestale, come dimenticare l’esattoria comunale, come dimenticare lo stesso cinematografo, come dimenticare il circolo di cultura Enrico Granata, come dimenticare… forse è il caso di dire che l’unica cosa che non riusciamo decisamente a perdere (ma che se la perdessimo sicuramente sarebbe la salvezza dei tartassati cittadini Sanfilesi) sono i nostri sindaci e le nostre giunte comunali.

E la Cassa Rurale ed Artigiana di San Fili, non dimentichiamolo, è stata più d’una volta uno dei pilastri portanti della gestione amministrativa del nostro Comune: volente o nolente, per capacità o semplicemente per timore riverenziale, più d’una volta, infatti, è riuscita ad imporre alla cittadinanza non solo uomini ma anche e soprattutto strategie politiche.

Si è chiuso un lungo capitolo, vuoi perché la gestione degli ultimi anni ha lasciato un po’ a desiderare (ne sono testimoni sia i passivi accumulati dalla discutibile gestione stessa e sia quanti tra i sanfilesi, compreso il sottoscritto, si sono visti costretti a portare i propri risparmi in altri sportelli bancari operanti sulla provincia) e vuoi perché le condizioni dell’odierno mercato impongono nuove e razionali regole a cui la Cassa Rurale ed Artigiana di San Fili non poteva far fronte.

E così quanto prima vedremo sostituire la storica (si fa per dire, considerato che tale insegna non ha più di un paio d’anni) insegna della “Banca di Credito Cooperativo di San Fili” con l’insegna “Credito Emiliano” con l’aggiunta magari di uno scarno “agenzia di San Fili”.

Cosa c’è di buono in tutto ciò?

Per i Sanfilesi, i comuni mortali, certamente c’è di buono l’auspicio d’una gestione più trasparente e più legata alle leggi di mercato ed alle necessità della clientela (pertanto nuovi servizi agli operosi concittadini che in cambio pagheranno con un rapporto più distaccato con l’Istituto di credito stesso). Per pochi soci eletti (di cui nove su dieci non sanfilesi o sanfilesi acquisiti) un succulento regalo di buonuscita scaturito a seguito di un diabolico calcolo matematico di trasformazione delle quote societarie della “Banca di Credito Cooperativo di San Fili” a seguito della summenzionata fusione.

Cosa c’è di male in tutto ciò?

Nulla o quasi: forse semplicemente il fatto che San Fili e i Sanfilesi dovranno ingoiare il rospo di vedere affisso su un palazzo di corso XX Settembre il nome di una banca del Nord Italia e non quello d’un Istituto di Credito Meridionale… ma questo sono sicuro che darà fastidio a ben poche persone (per l’appunto ai soli “Sanfilesi” sopravvissuti).

Resta solo da ricordare, compatendolo, quel povero e stupido socio che, tra tutti i presenti all’Assemblea di giorno 8 maggio 1999 in quel ristorante sito in località Frassino, a conclusione della riunione ha detto al proprio vicino di sedia: “Ni vidimu l’annu prossimu ppe n’atra bella abbuffata!”.

Poveraccio: chi avrà il coraggio di dirgli, spiegandogliene i motivi, che quella di quest’anno era l’ultima “abbuffata” dei soci della Banca di Credito Cooperativo di San Fili, già Cassa Rurale ed Artigiana?

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Rapina in banca con morto.

Di Pietro Perri.

Quel funesto giorno dell’aprile 1992 rientravo come al solito dal lavoro (erano all'incirca le 14:00) e giunto in piazza san Giovanni, dovendo raggiungere la zona del Rinacchio all'altezza del distributore di benzina, mi vidi deviato per la strada che passa davanti alle Scuole Elementari (via Marconi).

Non sapevo cosa fosse successo né avrei potuto mai immaginare che fosse successo quel che poi venni a sapere. Pensavo tra me e me "Ci saranno dei lavori in corso o qualche altra stupidità organizzata dall'amministrazione in carica".

Sbagliavo e pure di grosso. Ciò che non si sarebbe mai dovuto verificare a San Fili si era verificato: un tentativo di rapina alla locale Cassa Rurale ed Artigiana. Non ricordo ci fossero mai stati precedenti... ma sono sicuro, o almeno me lo auguro, che non vi saranno conseguenti.

A chi poteva passare per la testa di fare una rapina ad uno sportello di banca (neanche fosse stata una banca, per grandezza parlando, “seria”) situata in una strettoia e con di fronte una caserma dei carabinieri? … solo a dei giovani senza alcuna esperienza in materia e forse cresciuti un po’ troppo per la loro acerba età anagrafica. Solo a dei figli di una società che era ed è stanca di sopravvivere a se stessa.

A chi poteva venire in mente, seppur mosso da sacri principi morali (la paura, la terrificante sensazione che qualche concittadino fosse in pericolo di vita), di afferrare una pistola e sparare alle spalle dei rapinatori? … sicuramente ad un essere con un alto grado di istintività… e l’istintività, lo sappiamo bene tutti, non è stata mai sinonimo di raziocinio.

Quel giorno si dovette ringraziare solo la freddezza, la mira, la velocità e l’abilità del nostro compaesano Alfonso Rinaldi, il sindaco sceriffo (così lo stesso assurse alle cronache nazionali) nonché direttore della locale Cassa Rurale ed Artigiana, se non si verificò una strage oltre che tra i rapinatori anche tra i passanti... anche tra i cittadini di San Fili.

Se solo il Rinaldi avesse sbagliato mira, se solo il Rinaldi avesse preso di striscio i rapinatori invece di freddarli sul colpo… meglio non pensare a cosa sarebbe potuto succedere.

Il bottino, parlando del dio denaro, fu oltre che macabro anche misero: per quanto mi fu riferito, infatti, si trattò di molto meno di una cinquantina di milioni (qualcuno disse trenta, altri dissero quaranta). Tanto poco valsero in quell’occasione due vite umane?

 

Ritroverai ancora,

sangue,

il tuo colore rosso in terra,

terra di fuoco:

ritroverai sangue,

ancora per poco,

il tuo colore rosso in terra,

quasi per gioco.

 

Questi furono i versi che m’ispirò quella tragica giornata della primavera del 1992. Giorno 8 maggio 1999 si è svolta la seduta straordinaria dell’Assemblea dei soci della Banca di Credito Cooperativo di San Fili. Al primo punto dell’ordine del giorno leggiamo: “Approvazione del Progetto di Fusione per incorporazione della Banca di Credito Cooperativo di San Fili, società cooperativa a responsabilità limitata con il Credito Emiliano S.p.A.”. Un altro capitolo si è definitivamente chiuso per San Fili è mi è sembrato più che giusto, in questo numero, ricordare anche quel maledetto giorno in cui le strade del nostro paesino, quasi per gioco, si tinsero del colore rosso di due poveri giovani figli di questa strana, malsana ed insulsa società.

Secondo me fu solo un caso, e non destrezza, se il tutto si limitò, grazie a Dio, al solo sangue di quei due incoscienti.

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Cassa Rurale Artigiana

Di Luigi Aloe

Tant'anni fa' pe bloccari u strozzinaggiu

nu certu de Cardona fa vidari u curaggiu.

 

Parta pe tutta Italia na Santa Crociata

i banchi locali iddru l'ha inventate.

 

Santu Fili tra i primi rispunna a su richiamu

puru cca' na bancarella parte chianu chianu.

 

Rurale artigiana iddra è chiamata

a guerra a ri strozzini è dichiarata.

 

Dua priaviti nu postinu, n'esatturi e tria impiegati

u millenoveciantuquattordici sa banca hannu fondatu.

 

A sede? na casa mianzu u puantu

t'hadi fari i scali si vu rapa u cuntu.

 

Putighe, forge, officine, magazzini

n'hannu finanziatu diverse duzzine.

 

Chini vo mindi l'animali a ra campagna

si presta i sordi senza lassa nu pignu.

 

Piacure crape, maiali e vaccini

venanu finanziati da sira a ra matina.

 

U scopu principali è garantire

piccoli acquisti pe puti' campari.

 

Sa banca è stata sempi a gestioni familiari

quannu u diritturi ti zinna è u momentu di pagari.

 

A festa e' sempi sacra! Un si incassanu insoluti

cumu si fossi scrittu pe statutu!

 

Quannu sa banca attraversava i crisi

Robertu Rinaldi un si pagava pe misi.

 

Na vota è puru fallita, ma forse pe bontà

havia dunatu troppu senza si fa paga'.

 

U momentu era bruttu, a genti unn'havia nenti

aumentavanu ogni juarnu l'emigranti.

 

Però riparta! E risaglia ra china

cchiù abbuttunata! Ma disponibile come prima.

 

A stima du paisanu un l'ha mai pirduta

na bella storia ancunu m'ha cuntatu.

 

Tant'anni fa', a banca utilizzava

n'esatturi chi sordi ricuglia.

 

Sarvaturi Aiellu, Turiddru pe ra genti

lavurava tuttu u juarnu, quasi pe senza nenti.

 

A fiducia ca godia era immenza

u putigaru i sordi i tinia suttu a vilanza.

 

Senza i cuntari i mintia ntra nu cistinu

e ri dunava a Turiddru ogni matina.

 

S'esemplare i cuntava dintra a banca

senza ca si verificasse mai n'ammancu.

 

I soci cristianu! Ormai su cchiù di ciantu

a ra guida s'alternanu nu saccu i presidenti.

 

D'Elia, Montagna, Gambaru, Caputu

nu contributu concretu hannu portatu.

 

Forsi d'ancunu nu pocu s'è parratu:

"ru paisi nun si movia foglia s'un vulia Caputu!".

 

Oramai s'istitutu è secolare

un s'è mai coniugatu u verbu fricari.

 

Don Salvaturi Apuzzu, Gentile Cesariu Rinaldi e tanti atri

ponnu fa suanni tranquilli! Unn hannu lassatu latri.

 

L'unicu neu i sa banca; m'haviti i perdunari!

U tena quannu è tiampu di votari!

 

Si fa pigliari a manu e si ci jetta

e purtroppu determina i scunfitte.

 

S'istitutu è di tutti! Da destra e da sinistra

d'Arfonsu e di Giggettu, d'Ottorinu e di Carbotti.

 

Pe tantu quannu è tiampu di votari

unn'haddi vida, unn'haddi senta, unn'haddi parrari!

 

Ull'haddi interessa su sinnacu sign'iu

o s'è ru figliu i Giuvanni Crediddiu!

 

Sicuramente diminuerannu i nemici

e pari pari aumenterannu i soci!

 

U consigliu pocu rinnuvatu

a sa cosa di certu ci ha pinsatu!

 

Oji unn'è cchiù Rurali, ma è Coperativa

ci vo' cchiù forza pe a fa restare attiva.

 

Un ni scordamu cu paisanu c'ha sempi pagatu

puru s'un tene nenti vene accuntentatu!

 

A burocrazia si po dire ca cca unn'esista

quannu ci trasi viani servutu a vista.

 

N.d.r.: questo qualche anno fa’! ... oggi non c'è più la "Cassa Rurale ed Artigiana di San Fili" né la "Banca di Credito Cooperativo di San Fili". Ma gli antichi, tra tante verità, non dicevano pure che "non tutti i mal (specie ari Santufilisi) vengono per nuocere"?  

 

Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

sabato 24 giugno 2023

Quando le scritte sui muri fissano la storia di una Comunità.

Nell’immagine a sinistra: Particolare della facciata principale di un palazzo (palazzo Blasi) a San Fili in piazza Adolfo Mauro (ex piazza Rinacchio). Alla destra del portone compare la scritta “Vota Spiga n. 2”. La lista civica “Spiga”, capitanata dall’indimenticato Alfonso Rinaldi, nelle elezioni amministrative sanfilesi vinse ben due tornate elettorali: quella del 1983 e quella del 1988. Poi... implose.

L’articolo che vi propongo di seguito in questo spazio è apparso, ovviamente firmato dallo scrivente, su “Il Gazzettino del Crati” anno XVIII n. 1 del 15 gennaio del 1990. Quest'articolo mi è particolarmente caro per un motivo: era la prima volta che uscivo in prima pagina e la prima pagina di un giornale è la cosa più bella che può capitare ad un "giornalista" completamente privo d'esperienza.

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San Fili: quando le scritte sui muri fissano la storia di una Comunità.

Di Pietro Perri.

Ci sono diversi modi di affrontare giornalisticamente una determinata situazione, un personaggio, una comunità o più semplicemente uno status vitae (N.d.R.: da non credere, iniziavo a spiegare me stesso!). Se ne può parlare, a seconda dei casi o dei legami intercorrenti tra il giornalista e la res, in positivo o in negativo, parziale o imparziale, costruttivo, distruttivo o infamante, generale o particolare e via dicendo.

Spesso scrivere in modo negativo della res, a chi legge può dare l'impressione di essere in presenza di un atto di ostruzionismo particolareggiato senza senso di imparzialità verso qualcuno o qualcosa (sfruttare cioè il particolare per offuscare il generale), quando in realtà si mira esclusivamente, fermo restando quanto di buono traspare dal considerato, a fare in modo che sia semplicemente rimosso il granello di polvere che comunque resta presente sul naso del Davide michelangiolesco (N.d.R.: e pensare ch'era solo un preambolo!).

Ed è proprio di un granello di polvere che questa volta vi voglio parlare, un granello di polvere, questo, che finisce quotidianamente nei sensibili, anche se non troppo, occhi dei cittadini sanfilesi e di quanti si avventurano per le strade del pittoresco Comune di San Fili (un problema comunque da allargare a tutti i centri urbani della nostra stupenda penisola, pochi esclusi).

Ricordate il detto «Anche i muri hanno orecchie»? Forse è un pochino esagerato, poiché se orecchie nel caso ci sono, queste sono certamente riferite a chi vilmente si cela ad una realtà prettamente privata. Ancor più errato è il detto «Se i muri potessero parlare!»: i muri, in effetti, parlano e pure troppo, sia in modo ideale (basta saperli interpretare), sia in modo letterale (situazione, quest'ultima, da cui si può desumere il grado di civiltà di una determinata civiltà o di un intero popolo).

Le scritte sui muri: fanciullesca reminiscenza dei felici anni delle superiori.

San Fili, corso XX Settembre in modo più evidente, è decisamente sommerso da un oceano di scritte murarie (senza considerare il nugolo di manifesti, politici o pubblicitari che siano, affissi in modo tanto barbarico da far arrossire anche Attila, che deturpano le stupende facciate dei palazzi settecenteschi), alcune delle quali anche di una certa importanza storica.

Le scritte sono varie, di varia estrazione politico - sociale e riportano alla luce quasi un secolo di vita paesana (vario ne è anche il colore di vernice utilizzato: verde, nero, giallo, azzurro, bianco, rosso). Tra queste, in prossimità di piazza San Giovanni (dopo il semaforo, all'inizio della scalinata che conduce in via Cozzo di Iorio), risalta anche una scritta in inglese, forse un ulteriore, ingenuo, tentativo di divulgare più celermente quella che si suppone sia destinata a diventare la lingua dei popoli del futuro, o forse semplicemente un modo come un altro per riproporre ulteriormente la nostra stupidità di esseri umani: «You'll never walk alone» firmato «Eagles Lazio».

Quasi cent'anni di storia: scritti con mano tremolante e con un nero, opere postume d'un novello Pasquino, che fa rabbrividire il sangue («abbasso il re» e il «chi non lavora non mangia» dell'originario, ancora incolume del concetto della mera dittatura, almeno per quei tempi, significativo marxismo); scritti con mano consapevole del proprio potere strafottente ed incondizionato («Dux», «sostare è retrocedere», «non si può esaltare il sacrificio di ieri se non si è pronti a quello di domani»... unico pregio, se non sempre il contenuto morale, almeno l'estetica); scritti, vittime appunto di un cronico attacco di stupidità barbarica e volgare «l'uomo Del Monte ha detto Spiga», «Zu Pinu», «Vota Torre», «Vota Spiga n. 2», «Juve merda», «Inter» ecc. ecc. ecc.

No, non una lotta verso degli amministratori che tanto hanno fatto nei confronti dei propri amministrati, ma certamente un invito agli stessi a mettere una virgola in più alla propria opera, facendo in modo che quanti si avventurano per le strade del pittoresco paese della provincia di Cosenza, possano finalmente ammirare un ambiente che tanto di civile ha da portare all'appuntamento del 1992: ripulire (anche con il sacrificio e la collaborazione dei proprietari degli immobili) i muri dalle oscene scritte; regolamentare (con apposite bacheche in stile e spazi appositamente destinati) le zone di affissione; far capire ai cittadini che dal 1992 oltre che italiani saremo anche cittadini europei a tutti gli effetti (N.d.A.: purtroppo siamo già all'agosto del 1995... invano! Le scritte restano, l'Europa è ancora troppo lontana).

Un problema questo che, purtroppo, non è solo di San Fili (basta guardarsi intorno, lo ripeto, anche nelle altre realtà urbane, poche escluse: cosentine, calabresi, italiane... e forse anche oltre).

Ci sono diversi metodi (cartine del Tornasole) per misurare il grado di civiltà di una persona, di una comunità o di un popolo... uno di questi è quello di studiare l'ambiente in cui vive.

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Una ventina d’anni dopo dalla pubblicazione di quest’articolo su “Il Gazzettino del Crati” pubblicai sul “Notiziario Sanfilese” un seguito dello stesso. Dan non credere; sul fronte della stupidità umana su questo fronte ben poco era cambiato... anche dalle nostre parti.

Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

 

venerdì 16 giugno 2023

Nive suriciare e catreje.



Nell’immagine a sinistra: esempio di catreija, tipo di trappola per uccelli realizzata manualmente e con materiali di fortuna trovati sul luogo o portati appositamente con sé per la realizzazione della trappola stessa.

L’articolo, firmato dallo scrivente con l’amico e cognato Roberto Fieramosca, e stato pubblicato la prima volta sul quindicinale “l’occhio” del 21 febbraio del 1999.

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Nive suriciare e catreje.

Di Pietro Perri e Roberto Fieramosca.

Ed anche quest'anno, ormai avevamo quasi perso ogni speranza, San Fili ha avuto la sua bella neve. Certo non era molta (ancora ricordiamo i sessanta centimetri del 1991) ma per i sanfilesi è stata comunque festa: una stupenda festa regalataci dall'amorevole mano di Madre Natura.

E' bello San Fili sotto la neve: è bello con i suoi tetti bianchi dai comignoli fumanti, con le sue campagne bianche, le chiome degli alberi bianche... è bello tutto bianco com'è. E' bello per i bambini che non devono andare a scuola e forse è bello anche per gli adulti che, seppur forzatamente, devono prendersi un giorno di riposo.

E' bello perché, seppur camminando goffamente, saliamo e scendiamo più volte, debitamente imbacuccati, il corso principale (dopotutto anche l'unico) del paese... corso XX Settembre. E' bello, per Bucita, salire e scendere per corso Miniaci. E' bello perché devi stare sempre vigile, devi guardarti a destra e a sinistra, davanti e dietro a parare o evitare qualche brutta pallonata di neve in agguato.

Con la neve anche gli adulti a San Fili tornano ad essere per un po' bambini ed anche gli adulti può capitare di vederli con un pallone di neve in mano... un pallone di neve che può colpirti da un momento all'altro.

Cara dolce candida neve: anche quest'anno, come succede da anni ormai, non mi sono fatto trovare impreparato al tuo arrivo; anche quest'anno ho fatto in modo che nella mia credenza non mancasse la bottiglia di nero miele di fichi, uno strano, dolce e stupendo liquido che farebbe gola agli dei.

Che strano: un nero elemento che si combina magistralmente con il bianco candore dei fiocchi di neve. Che bella a scirubetta... che buona. Altro che i gelati dei giorni nostri, confezionati o artigianali che siano: nessun alchimistico intruglio potrà mai eguagliare la bontà di quest'abbinamento naturale.

Che bello ripensare ai tempi d'una volta: a quei tempi che non ritorneranno più (e per alcuni versi c'è anche d'augurarcelo). Che bello pensare a quando l'arrivo della neve avrebbe significato poter assaporare uno stupendo piatto di passeri fritti con patate (magari in quella frissura nera di fiamma)... in quel periodo che comunque non mancavano sulla tavola dei sanfilesi pane miglinu, ficu 'nfurnate, pane nivuru (fatto anche con farina di castagna), alive ammaccate, nuci, pistiddri e quanto di buono c'è rimasto del maiale.

Che bello preparare le trappole ppe' passeri e frangiddri: e suriciare, e trappule cu ru ceramile e puru 'e catreje (particolari trappole per uccelli realizzate con una verga di castagno piegata ad arco su cui veniva realizzata una raggiera con piccole liste di canna. Completava il tutto uno spago debitamente collegato, l'ingranaggio vero e proprio, un'esca... e il gioco era fatto).

Che bello notare che la trappola aveva funzionato benissimo e che bastava alzare il coperchio della trappola per prendere l'incauto animale: che brutto alzare la trappola e notare che l'animale non c'era (ci aveva fatto fessi) o nel momento in cui alzavamo la trappola vederlo sfuggirci di mano e volare impaurito lontano nel cielo, ma subito felice d'averla fatta franca almeno per questa volta.

Che brutto pensare che in effetti di quei passeri e frangiddri ben poco restava di sapore sotto i nostri denti, tanto erano piccoli ed inconsistenti. Ma era comunque un piacere, sotto la neve, riuscire a cacciarli con tanta astuzia, lontano dagli spari di quegli infernali mezzi di morte e sterminio, esclusivo appannaggio degli adulti, chiamati schiuppette o fucili.

Che bello le case d'una volta (con otto persone in una sola stanza che fungeva da cucina, sala da pranzo e sovente anche stanza da letto) quando ancora non c'era la televisione, quando fuori era tutto bianco e la famiglia era tutta intorno al focolare... e l'anziano della famiglia raccontava, sicuro di far cosa utile e simpatica, ai presenti l'esperienza di una vita o quei fatticini che i suoi vecchi gli avevano raccontato cinquant'anni prima.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

 

venerdì 28 aprile 2023

Perché a San Fili San Francesco di Paola si festeggia il 12 ottobre? - Articolo a cura del prof. Francesco Iantorno.



Nella foto a sinistra: Particolare di una foto, scattata nei pressi della bambinopoli (zona Airella/Aireddra) della statua (busto) di san Francesco di Paola portata in processione lungo le strade ed i vicoli di San Fili il 12 ottobre del 2013. Foto e archivio by Pietro Perri.

Articolo pubblicato sul Notiziario Sanfilese (il bollettino dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di San Fili) del mese di Ottobre 2006 a firma del prof. Francesco Iantorno.

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San Francesco di Paola divenne Patrono e Protettore di San Fili dopo il terremoto del 12 ottobre 1835 che sconvolse l’alta valle del Crati a nord-est di Cosenza, provocando un elevato numero di vittime e ingenti danni alle strutture in numerosi paesi della provincia. I tragici effetti del sisma furono particolarmente gravi nelle località che sorgevano su terreni alluvionali: Castiglione Cosentino fu completamente distrutto; a San Pietro in Guarano, San Benedetto Ullano, Casole, Lappano e Rovella gran parte delle case crollarono e molte altre furono danneggiate irreparabilmente. A Cosenza la scossa causò il crollo di diversi edifici mentre molti altri furono gravemente lesionati, soprattutto nelle pareti interne. Danni più leggeri si verificarono a Paola, Marano Marchesato, Montalto Uffugo e in varie altre località del versante ionico. Le vittime furono complessivamente 115, oltre 240 i feriti (cfr. E. Boschi, Catalogo dei forti terremoti in Italia dal 461 a.C. al 1980, Istituto Nazionale di Geofisica, Bologna 1995; Giornale del Regno delle Due Sicilie, 1835, n° 249; F. Kostner, Storia sismica illustrata della Calabria, Cosenza 1997).

Fu a seguito del tragico evento che il popolo sanfilese “fé voto di celebrar solenne in ogni anno il giorno 12 ottobre in ringraziamento per la liberazione dello spaventevol tremuoto, accaduto in detto giorno” e rafforzò la devozione al Santo, radicata ormai da secoli sul territorio grazie all’Arciconfraternita dello Spirito Santo.

Il culto di San Francesco di Paola raggiunse allora il suo apice coinvolgendo l’intera comunità che rinnovò il voto di lode e ringraziamento al suo Protettore dopo il violento sisma che il 12 febbraio 1854 scosse nuovamente la città di Cosenza e il suo circondario.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

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domenica 9 aprile 2023

Anno 1840 - Verso l'istituzione del cimitero comunale di San Fili. Articolo del prof. Francesco Iantorno.



Nella foto a sinistra
(by Pietro Perri): Statua di san Pio (meglio conosciuto come padre Pio da Pietralcina) ospitata nel sacrato della chiesa del Ritiro o di santa Maria degli angeli.

L’articolo che riporto di seguito è apparso sul Notiziario Sanfilese del mese di novembre del 2006 a firma del prof. Francesco Iantorno.

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Nel 1804 Napoleone Bonaparte con l’editto di Saint Cloud vietava le sepolture nelle chiese e imponeva di seppellire i morti in cimiteri pubblici, fuori dei centri abitati. Il provvedimento, dettato principalmente da ragioni igienico-sanitarie, uniformava in un solo corpus tutte le leggi precedenti frammentate che riguardavano i cimiteri, proibiva la distinzione fra morti comuni e illustri (per i più poveri, sepolti a spese dello stato, erano previste fosse comuni) e prescriveva che le pietre tombali fossero della stessa grandezza, soggette al controllo e all’approvazione dei magistrati.

Le disposizioni contenute nell’editto napoleonico per circostanze assai diverse tardarono ad essere applicate e per lungo tempo ancora i morti furono tumulati nelle chiese. Fu così anche a San Fili dove soltanto nel 1866 l’area dell’ex convento di Santa Maria degli Angeli venne destinata a cimitero comunale. A tal proposito ci è apparso utile riportare integralmente due documenti d’archivio relativi al “seppellimento provvisorio degli umani cadaveri” disposto nel 1840 dall’Amministrazione Comunale che fu motivo d’attrito tra il sindaco di San Fili, i Padri Ritiranti e l’Arciconfraternita dello Spirito Santo.

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San Fili, 2 maggio 1840

Oggetto: Il sindaco di San Fili comunica al priore dell’Arciconfraternita dello Spirito Santo la deliberazione decurionale relativa al camposanto provvisorio.

Al Signor Priore della Cappella dello Spirito Santo in S. Fili.
Signore,

questo collegio decurionale nella sua sessione del 24 marzo ultimo fece la seguente deliberazione:

Che nel rione Bocita si degni il Signor Intendente di fare stabilire al seppellimento di quegli umani cadaveri esclusivamente la cappella della Congregazione dell’Assunta ivi esistente.

Che la predett’autorità si compiaccia ancora disporre che in questo comune capoluogo si addica pure al seppellimento provvisorio degli umani cadaveri la Cappella dello Spirito Santo, non escludendo la chiesa del Ritiro, le quali in concorso restino addette a quest’uso per formare la maggior agevolazione di questa popolazione, le di cui famiglie restano nella libertà di farsi seppellire gl’individui che gli possono appartenere nell’una o nell’altra chiesa, come meglio fa al loro interesse.

E perché questa deliberazione ha meritato la prima approvazione del Signor Intendente della provincia, come sta espressa nel suo uffizio del 28 caduto aprile, così nel comunicarle la stessa la prego di restarne intesa e di uniformarvisi nella parte che le riguarda.         

Il sindaco

R. Pellegrini

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San Fili, 3 maggio 1840

Oggetto: Il priore dell’Arciconfraternita dello Spirito Santo di San Fili protesta contro la deliberazione decurionale del 24 marzo 1840 che indicava la chiesa dello Spirito Santo quale sede del camposanto provvisorio.

Al Signor Intendente della Provincia di Calabria Citra in Cosenza.
Signore Intendente,

con massima sorpresa ieri sono stato notificato da questo Signor Sindaco che si trovava approvata questa Congregazione per camposanto provisorio, giusta l’autorizzazione di lei comunicata in data del 28 caduto aprile. Dico con sorpresa dapoiché si conosce che non sono state valutate le nostre ragioni esposte con altro uffizio diretto alla di lei autorità. La chiesa di questa Congrega è sita nel centro del paese ed abitata in circuito dalla magior parte della popolazione che perciò non può adirsi al detto uso senza contradire le sovrane ordinanze, le istruzioni ministeriali, nonché le tante circolari di codesta Intendenza le quali ordinano che in quelli comuni ove esiste una chiesa rorale, questa servir deve per provisorio camposanto. Né calcolar si deve la frivola eccezione prodotta dal Superiore del Ritiro che vi sono due strette sepolture, poiché ve n’esistono e se ne possono aprire delle più ampie, stante il locale è molto più spazioso di quello dello Spirito Santo. Se questo corpo municipale nel deliberare su tale oggetto fu favorevole al Ritiro n’è causa la propria debolezza, l’intrighi del Padre Superiore dapoiché i decurioni sono quasi tutti dipendenti dello stesso. A prescindere delle sopradette ragioni poggiate sulla legge si fa pure osservare che il locale del Ritiro è di proprietà di questo Comune, concedutoli con decreto del 29 decembre 1814 confirmato dall’augusto monarca di felice ricordanza Ferdinando I con Real Decreto del 6 novembre 1816, che questi Padri Ritiranti si trovano qui stabiliti senza sovrana approvazione né bene placido pontificio ma semplicemente per pura tolleranza dell’ordinario del luogo.

Queste ragioni lungi signore Intendente di rassegnarsino a S. E. il ministro si sottomettono alla di lei autorità sicuro di ottenere quella giustizia che merita la Congregazione, cioè di annullare la deliberazione decurionale del 24 marzo ultimo, e restar ferma quella del giorno 9 mese di decembre [183...]. La conoscenza della di lei incorrottibilità nonché della sua saggezza mi rende certo dell’esito felice. Intanto il presente rapporto le si rimette per espresso e la prego ad esser compiacente onorarmi di ricezione, onde discaricarmi in pubblica Congrega.

Pel Priore assente

Il Primo Assistente

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

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Rinasce il calcio a San Fili ma... si è nel 1962. Da un articolo dell'indimenticato Sandro Cesario.



Nella foto a sinistra: La Sanfilese nel 1927 sul campo di Paola (da un opuscolo realizzato da Ciccio Cirillo nel 1969). Nella foto compaiono (iniziando da in alto d sinistra) il secondo è l’arbitro, seguono Ottaviuzzo e Tuture Calomeni. Il dott. Tarsitano (col cappello), ai fianchi a sinistra Vittorio Capizzano e a destra l’ing. Giuseppe Blasi. L’ultimo è Cerzosimo di Cosenza. In ginocchio da sinistra: Ciccio Noto, Ciccio Rinaldi, Domenico Blasi, Ciccio Pennarelli, Francesco Rende, Angelo Verbari, Rodolfo Palermo e Gino Molezzi. Seduti da sinistra: Attilio Rinaldi, Peppino Blasi, Giovanni Apuzzo e Raffaele Mendicino.

L’articolo che riporto di seguito (già tra l'altro proposto sul Notiziario Sanfilese del mese di dicembre del 2006) è apparso la prima volta verso gli inizi degli anni sessanta, 1962/1963, sul quotidiano “La Gazzetta del Sud” a firma del decano dei giornalisti sanfilesi... indimenticato Sandro Cesario.

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Lo sport calcistico rinasce a San Fili, grazioso e lindo centro montano a pochi chilometri da Cosenza.

Questa è una notizia che farà piacere a molti vecchi sportivi sanfilesi, sparsi un po’ qua e un po’ là per motivi professionali, ma soprattutto ha fatto piacere, facendo salire l’entusiasmo allo zenith, ai giovani e giovanissimi sanfilesi, che avranno finalmente il loro normale sbocco per dar fiato al loro giovanile entusiasmo per l’affascinante gioco della pelota.

Sotto le insegne, le vecchie insegne - tanto che la gloriosa società fu fondata nel 1926 - di “Sanfilese”, si è costituita una polisportiva della quale è stato nominato, alla unanimità, commissario straordinario il professor Corrado David, sindaco di San Fili.

Ne fanno parte tutti i calciatori sanfilesi che nulla stanno lasciando di intentato onde la nuova società possa inserirsi compiutamente nel novero delle migliori formazioni provinciali. E’ proprio domenica scorsa, 22 corrente, è stata inaugurata la sede sociale, in via XX Settembre, vale a dire sull’arteria principale del centro.

Sono intervenute, oltre le massime autorità locali, anche il dott. Mario Calmieri ed il dott. Carci, rispettivamente delegati provinciali della FIGC e del CONI. Vada se, però, che il problema da centrare subito è quello riguardante il nuovo campo sportivo, ed in proposito abbiamo notato un fermento da parte dell’autorità competente. Infatti il sindaco David, proprio in sede di assemblea generale dei soci della Polisportiva Sanfilese, ha dato formali assicurazioni che mercé l’ausilio del Credito Sportivo, anche San Fili avrà un razionale impianto sportivo, che sorgerebbe in agro detto Ortale.

Intanto si stanno approntando i quadri degli atleti che, sotto la direzione tecnica del dinamico prof. Speziale, parteciperanno al campionato juniores di terza categoria che inizierà nel prossimo ottobre.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

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