A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.

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Ricordo ad ogni buon file l'indirizzo di posta elettronica legata a questo sito/blog: pietroperri@alice.it

sabato 1 marzo 2014

Dal mulino delle fate aru tesoru du Canalicchiu (6/9): una stupenda passeggiata naturale tutta sanfilese.



Nella foto a sinistra (foto by Pietro Perri)… tramonto sanfilese. Sul versante destro dell’abitato di San Fili (lato “coste”), ovvero dove lo stesso si affaccia sul dirupo ai cui piedi scorre il torrente Emoli, troviamo un altro punto caro alla tradizione mistica locale: “u fuoss’e Stella”. Un punto decisamente meno famoso de “u zumpu d’a Fantastica” (sul lato sinistro del borgo) ma per alcuni anziani collegato anch’esso alla famosa leggenda che caratterizza San Fili.

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Per chi avesse perso le prime 5 (o qualcuna delle prime cinque) puntate di questo racconto… ricordo che siamo in un sabato degli inizi di Marzo 2013, che da poco si sono registrate due frane sul lato coste del nostro paesino (il lato che si affaccia sul torrente Emoli) ed io sto facendo una bella passeggiata lungo… u jum’e Santu Fili… nel tratto compreso tra la sorgente di Palazia e il ponte Crispini.

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Quando si è all’altezza del ponte di Crispini (o di crispino?) a San Fili, dopo aver ammirato una tra le tre stupende opere muraria che collegano - nel territorio comunale - le due sponde del torrente Emoli, non possiamo fare a meno di chiederci: è adesso che facciamo?

Mi spiego: siccome (nell’occasione di cui ho fatto ed in parte continuo a fare la cronistoria) già veniamo dalla fontana di Palazia dopo essere scesi da piazza san Giovanni e dopo aver percorso il tratto che da tale fontana ci ha portato in questo stupendo piccolo spiazzo e siccome già siamo risaliti all’altezza della superstrada (dove s’imbocca il bivio per Nogiano) e da qui siamo ridiscesi nel punto in cui ci troviamo adesso… che via vogliamo inforcare adesso per ritornare nel centro abitato di San Fili?

Corso XX Settembre ci attende ormai da un paio d’ore - qualche minuto per scambiare qualche parola con uno o due amici non guasta mai - e visto l’ora che segna il nostro orologio… anche la tavola imbandita di casa ci attende impaziente.

Eppure… la tentazione è forte. Potrei scendere ulteriormente lungo il percorso del torrente - camminando sulla sponda destra dello stesso - e raggiungere i piedi del ponte di “santa Venere” (o “santa Vennera”) e da lì salire verso il fabbricato diroccato conosciuto dai nostri anziani come “a turr’e Cucunatu” (in tale tragitto oltretutto potrei dare una breve occhiata all’edificio che ospita la centrale idroelettrica del paese… ed accertarmi che, malgrado i soldi pubblici investiti nella stessa, sia tutt’ora in funzione. Potrei risalire il torrente Emoli e raggiungere nuovamente piazza san Giovanni dal punto in cui sgorga la sorgente di Palazia o proseguire oltre fino al ponte delle jumiceddre e da lì risalire verso “u curc’e Catalanu”… e quindi ritrovarmi d’incanto su piazza san Giovanni (per la serie: tutte le strade di San Fili portano davanti al monumento ai caduti opera dello scultore toscano Leone Tommasi da Pietrasanta).

Potrei risalire la stupenda scalinata - o ciò che ne resta - in accattivante pietra di fiume ed antiestetico cemento che mi porta dritto dritto nella zona delle Volette al di sopra dell’imbocco della galleria ferroviaria… o di ciò che la stessa fu e che mai sarà più se non nei cuori dei pochi che ancora conservano qualche lontano ricordo della littorina che dalla stazioncina San Fili ci portava alla stazione di Cosenza o a quella di Paola.

Scelgo quest’ultima ipotesi che, dopotutto, non fa altro che portare a termine il mio progetto iniziale: una bella passeggiata che nel titolo includesse la fontana di Palazia e il tesoro de “u Canalicchiju”.

E così eccomi giunto all’inizio dell’ultima fatica (questa sì che è una vera e bella fatica) della stupenda passeggiata: intraprendere la salita che da una serie di scalini in cemento e pietra di fiume immediatamente seguita da un viottolo a più curve al cui intersecarsi con la strada che scendendo da piazza Rinacchio porta, in poco tempo e quasi sempre in discesa, nella zona conosciuta come contrada Profico.

Inutile contare i gradini: li avrò contati almeno una cinquantina di volte quand’ero piccolo e tempo di fare una decina di passi oltre questa scalinata… miracolo… già dimenticato il magico numero. Un’ultima occhiata al ponte di Crispini (… o di crispino che dir si voglia) ed al mulino ad acqua di Ottorino Perri (che tra l’altro ospitò anche una delle storiche centrali idroelettriche del nostro amato/odiato paesino) e… via, un passo dopo l’altro, eccomi ritrovarmi al punto in cui i miei occhi registrano sulla sinistra uno spettacolare strapiombo in cui la fanno da padrone delle affascinanti quasi secolari piante di quercia e sulla destra il casolare della proprietà di campagna che fu dell’insegnante Raffaele Perri… dalla fine degli anni Sessanta in poi.

Una proprietà, questa, che ricordo con piacere e che segnò anche parte della mia vita avendo mio padre per vari anni (dal 1970 in poi) coltivato quel prodigo appezzamento di terra.

Quasi un giardino, a quei tempi. Oggi?... meglio non parlarne.

Eppure a fermarmi di botto non furono i ricordi di un tempo che ormai da anni mi sono lasciato alle spalle. A fermarmi di botto fu un imprevisto e strano movimento che notai qualche passo più avanti, nei pressi di un foro nel muro in pietra che mi trovavo sulla sinistra a delimitazione, nella parte inferiore del succitato burrone.

Nu cursune?!?

Non era nero come me lo ricordavo ma era quasi grigio. Segno, secondo la mia ignoranza, che aveva appena fatto la muta primaverile (ovvero aveva cambiato pelle).

I cursuni, lo so’ benissimo, non sono pericolosi: non sono velenosi e vivono nella costante paura d’imbattersi nell’uomo. Se proprio si subisce un morso da tali animali nostrani l’unica cosa consigliabile (nel dubbio) è quella di fare una bella antitetanica… giusto per dormire su due guanciali.

Eppure… sono decisamente brutti i… cursuni! … ed io non li digerisco tanto: chissà, magari qualcuno di loro potrebbe illudersi di essere una serpe velenosa ed attaccare. Ed io in quel momento in mano avevo solo la macchina fotografica… neanche un bastone per difendermi.

Quando il mio attuale compagno d’avventura s’accorse della mia presenza non ci pensò due volte a rintanarsi nel suo pertugio all’interno del muro, quello stesso pertugio da cui era appena uscito per godersi i primi raggi del sole pre-primaverile.

Constatato che la via era ormai libera, senza pensarci due volte (ma soprattutto con passo attento e veloce) ripresi il mio cammino verso l’agognata meta.

All’altro lato del casolare che ormai, sempre sulla destra (strano a dirsi ma non si era spostato), mi ero lasciato alle spalle (povere le mie spalle: quante cose nella vita mi ci sono lasciato senza pensarci su due volte) c’era il noce nato da una noce che avevo piantato io quando avevo appena una decina d’anni.

Nella mia vita ho piantato almeno due alberi di noce: ero piccolo, sono cresciuto… ed ancora sono vivo.

Dico questo perché nella tradizione popolare è sconsigliato piantare alberi di noce. Si dice, infatti, che quando il tronco del noce raggiunge la circonferenza del collo di chi l’ha piantato… quest’ultimo ha compiuto il suo percorso naturale in questa vita… in questo mondo spesso, ma non sempre, fatto di lacrime.

Altri cinque minuti ed eccomi finalmente giunto sul piano della strada che, come detto, collega contrada Profico (in parte in territorio di Rende ed in parte in territorio di San Fili) e piazza Rinacchio. Eccomi giunto… ai piedi de ‘a scisa du Canalicchiu.

Mi trovo adesso poco al di qua dell’imbocco della galleria ferroviaria ed esattamente davanti al foro dov’è sepolto il magico recipiente pieno d’oro tanto caro alle passate generazioni di nostri compaesani: a quadara chjina d’oru di santufilisi.

(continua).

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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

… /pace!


venerdì 28 febbraio 2014

La chjina santufilise… una ricetta.



Nella foto a sinistra: Stupende chjine "santufilise doc." realizzate da Annazzurra Luchetta.

Foto sotto (sempre a sinistra): Massaia santufilise maestra anche i chjine ed in altri manicaretti locali Francesca Carpanzano.

Articolo pubblicato sul “Notiziario Sanfilese” (il bollettino mensile dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di San Fili) del mese di Marzo 2011.

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Parlando con tante artiste della cucina tradizionale sanfilese, ci si rende conto che più si va avanti con le generazioni delle stesse e più la nostra famosa “chjina” si allontana sia dallo spirito per cui ha preso vita la prima volta (ossia dalla povertà dilagante e dalla necessità di utilizzare il tutto, senza nulla sprecare, nel miglior modo possibile) che dagli ingredienti utilizzati in quella magica occasione.

A questo punto ci siamo chiesti: esiste una ricetta, ovviamente tradizionale e che ci riporti agli albori della stessa, della chjina santufilise? … quali sono gli ingredienti originari? … è legittimo utilizzare oggi ingredienti (variazioni sul tema) che una volta, sulle tavole dei sanfilesi doc, non esistevano?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Riporto di seguito comunque quella che potrebbe essere la ricetta originaria.

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Ingredienti per la sfoglia: 10 uova; 600 grammi di zucchero, 1 bustina di vanillina; 400 grammi di grasso (strutto di maiale); 2 bustine di lievito in polvere (es.: pane degli angeli); la buccia di un limone finemente grattugiata; farina “quantu si’nne piglia” (tradotto in italiano “circa 1 chilo e mezzo).

In alcune ricette consigliano di mettere anche 1/4 di acqua o di latte e di sbattere, prima di passare ad amalgamare il tutto, le chiare d’uovo da sole a neve (in tal modo si lascia morbida la pasta).

La pasta per la sfoglia dovrà infatti venire abbastanza morbida ma altrettanto consistente da farsi facilmente modellare all’interno della teglia in cui verrà riposta e di cui dovrà prendere la forma.

Ingredienti per il ripieno: 2 chilogrammi e mezzo di mollica ottenuta con raffermo; 1 litro e mezzo di miele di fichi; 2 chilogrammi di noci, mezzo chilogrammo di uva passa, due cucchiaini di cannella in polvere.

Qualcuno ultimamente vi aggiunge, nel ripieno, anche del cacao in polvere (per non dire “Nutella”) ed una buona dose di zucchero (ingredienti non facilmente rintracciabili sulle tavole dei nostri avi, quindi non rientranti nella cosiddetta “chjina doc”).

Mescolare il tutto amalgamando per bene.

Preparazione: Ungere di grasso il tegame e modellare, con la sfoglia, l’intera superficie interna del tegame stesso creando una coppa da riempire con il ripieno succitato.

Coprire il tutto con un disco ricavato sempre con parte della sfoglia e cuocere in forno moderato fino ad ottenere una giusta doratura.

Buon appetito.

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Un caro abbraccio a tutti by Pietro Perri.

… /pace.

domenica 16 febbraio 2014

Augurissimi a nonna Rosina per i suoi magnifici 105 anni appena compiuti.

Diciamo la verità: 105 anni sono decisamente un bel traguardo non solo per chi, come la nostra carissima Rosina Cortese,  ci arriva ma… per l’intera comunità che ospita questi soggetti da record.
Un po’ di dati in merito alla vita della nostra stupenda eroina non guastano.
Rosina Cortese è nata a San Vincenzo La Costa (contrada Giuranda della frazione Gesuiti) il 4 Gennaio del 1909.
E’ comunque una Sanfilese d.o.c. e  non solo perché è residente a San Fili. E’ vedova - da circa dieci anni - di Antonio Fiore.
Rosina ed Antonio hanno avuto tre figlie Amelia (residente a San Fili e moglie di Biagio De Lio), Sara (residente a Toronto in Canada) e Franca (residente a Roma).
Rosina è attualmente bisnonna nell'albero genealogico delle figlie Amelia e Franca, e trisnonna nell'albero genealogico della figlia Sara (Sara > Emilia > Patrizia > Matteo).
Sarebbe bello capire il segreto del come si arriva a questa veneranda età. Anche se - ne siamo più che sicuri - la risposta la conosciamo tutti quasi alla perfezione: cibo sano, una vita salutare e soprattutto una famiglia che ti vuole bene.
E dopotutto Rosina Cortese ha condotto, da sempre, una vita a contatto con la natura perché consumando nella sua vita quasi esclusivamente prodotti di stagione attinti dal suo podere coltivato dalla stessa con cura per decenni.
Augurissimi, nonna Rosina!
Augurissimi non solo da me ma... da tutti i Sanfilesi nel Mondo.
… ovviamente ringrazio chi mi ha messo a disposizione questi bellissimi scatti fotografici.
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Le foto.
Nella prima foto in alto, partendo da sinistra, troviamo: Francesco Salerno (pronipote), Irina Federeac (badante di nonna Rosina), Ottorino Zuccarelli (Sindaco di San Fili), Lina De Lio (nipote), Rosario Salerno (pronipote), Amelia Fiore (figlia), Angela Gallo (amica di famiglia) e, al centro seduta, Rosina Cortese (la ultracentenaria sanfilese superfesteggiata).
Nella terza foto, sempre partendo da sinistra, troviamo: Rosario Salerno (pronipote), Francesco Salerno (pronipote), Lina De Lio (nipote), Tonino Salerno (nipote ... acquisito - marito di Lina).
E nella foto centrale? … ma la nostra campionessa Rosina Cortese - ovvio - che brinda con tutti noi al suo indimenticabile 105esimo compleanno dandoci appuntamento ovviamente ad altri… cento di questi giorni.
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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace!

sabato 1 febbraio 2014

SAMUELE MINERVINO: il sanfilese CAMPIONE EUROPEO di MUAY THAI.

Sabato 24 Gennaio scorso si è disputato, presso il palazzetto dello sport di Rogliano, la gara per il titolo europeo prima serie 70 chilogrammi di “muay thay” della federazione Kombat League.
In primo piano: Samuele Minervino.
Ovviamente per chi legge - da sanfilese e non solo - l’apertura di quest’articolo le domande che viene naturale porsi sono tante. Tra queste: 1) cos’è la disciplina sportiva denominata “muay thai”; 2) cosa c’entra San Fili con questa gara e soprattutto con gli incontri tenutisi a Rogliano (stupendo paesino della provincia di Cosenza) giorno 24 Gennaio 2014.
L’unica cosa che i soggetti non addentro alla materia come lo scrivente hanno afferrato subito, infatti, è il fatto che si tratta di un titolo a livello europeo. E ciò c’impone a priori a toglierci il cappello verso il merito e la superiorità. Per il resto vediamo cosa troviamo su internet su tale disciplina sportiva prima e poi rispondiamo anche alla seconda domanda: cosa c’entra San Fili con la gara disputatasi qualche giorno settimana fa all’interno del palazzetto dello sport di Rogliano.
La “muay thai”, nota anche come “thai boxe”, “boxe thailandese” o “pugilato thailandese”, è uno sport da combattimento a contatto pieno che ha le sue origini nella “Mae Mai Muay Thai”, antica tecnica di lotta thailandese.
In primo piano: Samuele Minervino.
La disciplina è nota come "l'arte delle otto armi" o "la scienza degli otto arti" perché consente ai due contendenti che si sfidano di utilizzare combinazioni di pugni, calci, gomitate e ginocchiate, quindi otto parti del corpo utilizzate come punti di contatto, rispetto ai due del pugilato o ai quattro della kickboxing, associate con una intensa preparazione atletica e mentale che fanno la differenza negli scontri a contatto pieno.
Nessuna paura, non sono così bravo in materia: ringrazio gli autori di Wikipedia (l’enci-clopedia libera online) per la soffiata.
E per quanto riguarda la seconda domanda? … per quella - da sanfilese - è più facile trovare una risposta: il vincitore della gara (ai punti) , e quindi attuale campione europeo, è stato il sanfilese  d.o.c. Samuele Minervino, figlio di Barbara Lio e di Bruno Minervino.
Complimenti e grazie di tutto, Samuele, e ricorda: quanto prima dobbiamo parlare: i sanfilesi meritano di saperne di più.
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… un caro abbraccio a tutti dal vostro sempre affezionato Pietro Perri.
… /pace!

mercoledì 1 gennaio 2014

Auguroni a tutti d'un fantastico 2014... by Pietro Perri.

Non posso non fare a meno di augurare un FANTASTICO 2014 a tutti voi, carissimi affezionati lettori.
Prometto fin da ora che nell’anno che ci approntiamo a combattere (speriamo di vincerlo senza grosse difficoltà) cercherò di starvi un po’ più vicino con i miei scritti e le mie immagini.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... AUGURONI.
... /pace!

domenica 22 dicembre 2013

Dal mulino delle fate aru tesoru du Canalicchiu (5/9): una stupenda passeggiata naturale tutta sanfilese.



Nella foto a sinistra il ponte Crispino in una foto (by Pietro Perri) di fine anni novanta del secolo scorso..

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Per chi avesse perso le prime 4 (o qualcuna delle prime quattro) puntate di questo racconto… ricordo che siamo in un sabato degli inizi di marzo 2013, che da poco si sono registrate due frane sul lato coste del nostro paesino (il lato che si affaccia sul torrente Emoli) ed io sto facendo una bella passeggiata lungo… u jum’e Santu Fili… nel tratto compreso tra la sorgente di Palazia e il ponte Crispini..

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Lasciai il piano (perché difatti di un piano ormai si tratta… tant’è stracolmo di sabbia, pietre e materiale di riporto vario) dove una volta c’era la vasca della diga sul torrente Emoli e inforcai uno stretto sentiero che, costeggiando il letto del torrente Emoli ovvero de “u jum’è Santu Fili”, porta in breve tempo dritto dritto al vecchio mulino di Ottorino Perri e quindi al ponte di Crispino.

Piccola curiosità per i non addetti al lavoro: il vecchio mulino ad acqua della famiglia Perri per un certo tempo fu anche sede di una centrale idroelettrica… altri tempi!

Ma ritorniamo senza ulteriori digressioni alla nostra stupenda passeggiata ripartendo dal limitare della diga in cui venivano raccolte parte delle acque del torrente Emoli. Ovvero “du bacile”, il mare di tanti temerari sanfilesi.

Girando intorno alla garitta dove ancora si vedono i comandi per azionare la chiusa della diga ed inforcando il succitato sentiero non potei fare a meno di guardare alla base della piccola ammaliante cascata che ormai stavo per lasciarmi definitivamente alle spalle, sulla mia destra.

Guardai e ricordai: ricordai, ad esempio, la mia cara amica Enrichetta Verbari… del suo dramma, della sua affabilità, del suo altruismo e della sua vana voglia di vita.

Ricordai quando un giorno Enrichetta mi chiamò, scorgendomi passare al di sotto della propria abitazione mmienz’u puontu, e mi presentò il marito (di cui non ricordo più neanche il nome… forse perché per qualche strano motivo ho voluto cancellarlo dalla mia testa) chiedendomi se potevo fargli conoscere un po’ il nostro bellissimo territorio. Il marito di Enrichetta era anche lui, come me, un amante della fotografia.

Quale miglior modo di far conoscere il territorio di San Fili ad un non sanfilese se non quello di fargli fare una bella passeggiata lungo il corso del torrente Emoli che dalla fontana di Palazia arriva fino al ponte di Crispino? … scendendo da piazza san Giovanni (tramite la scalinata che si trova dietro la “croce”) e risalendo al paese tramite la stradina conosciuta come “u Canalicchiu”?

Il marito della sfortunata Enrichetta mi scattò una foto proprio ai piedi della cascata. Era contento di quella passeggiata ed era contenta Enrichetta del fatto che avessi accettato di fargli da cicerone.

Fu grazie al marito di Enrichetta Verbari (e grazie ad un libro che lo stesso mi regalò in segno di amicizia) che conobbi ed apprezzai la storica figura di “Eleonora Pimentel Fonseca”.

Il libro sotto accusa s’intitola “Il resto di niente” ed è un romanzo storico - ambientato a Napoli nel corso del 1799. Tale libro, scritto da Enzo Striano, narra gli esaltanti… tragici eventi della Repubblica Partenopea.

Da leggere… per chi non lo avesse ancora letto.

Ritorno ai giorni nostri ed alla mia stupenda… solitaria passeggiata.

Oltrepasso il ponte di Crispino e mi gioco a testa o croce la scelta tra l’andare a sinistra verso l’attuale centrale idroelettrica (al di sotto del ponte di “santa Vennera”) o salire per un sentiero - in parte col fondo cementato onde poter permettere a qualche mezzo di percorrerlo - che mi porta, non senza un certo sforzo (gli anni inizio a sentirli anch’io) in breve tempo all’altezza della superstrada nel tratto che collega Paola con Cosenza.

Alcuni dicono che tale superstrada (… SS107?) si chiami “Silano-Crotonese”… e forse è anche vero ed altrettanto giusto.

Avevo tanti buoni motivi per non andare a sinistra: tanti ricordi ormai lontani e qualcuno anche recente. Tra questi ultimi? … uno solo per tutti: il mio amico Salvatore (Turuccio) Mazzulla. E la sua tragica immeritata fine.

Proseguendo per quel sentiero, infatti, guardando in alto ed osservando il succitato ponte… chissà, forse per un attimo - un tragico attimo - l’avrei anche rivisto, il caro Turuccio, o avrei creduto di rivederlo… libero finalmente di volare.

Giunsi, dopo qualche minuto, finalmente a poggiare i miei piedi sull’asfalto della superstrada.

Le macchine, come al solito, sfrecciavano in entrambe le direzioni... incuranti della mia presenza.

Avevo la macchina fotografica a portata di mano e decisi di dirigermi, alla mia destra, verso la galleria realizzata negli anni Sessanta… sotto la collina de “u ‘Ncinu”.

Volevo scattare qualche foto al paese dal ponte che precede tale galleria… ad avere un po’ di coraggio in più e soprattutto a soffrire un po’ meno di vertigini. Purtroppo in questi anni mi manca l’uno e soffro tantissimo le altre.

Toccata e fuga, quindi, null’altro!

E rieccomi, quasi per miracolo, di nuovo ad attraversare il ponte di Crispino… non dopo aver invano cercato, qualche metro più sopra, la miracolosa fonte che da Crispino anch’essa prende il nome.

Qualcuno dice che il ponte (stupendo, in pietra di fiume ed a tre arcate) sia di origine romana, qualcuno dice che sia di epoca medioevale e qualcuno dice che sia del XV o del XVI secolo. Sicuramente ha un’età superiore ai tre o quattro secoli.

A proposito: Crispino con la “C” maiuscola o con la “c” minuscola? … le tesi sono due ed entrambe più che valide. Il problema è capire se il termine si riferisce al cognome di una nota famiglia di San Fili o semplicemente ad una pianta spontanea che cresce (o semplicemente cresceva) nella zona.

Passando oltre il ponte (con una certa cautela in quanto ciò che è resistito oltre un millennio o tre o quattro secoli senza colpo subire dalle intemperie, dall’incuria umana o dalla corrente del torrente stesso non ebbe la forza di resistere alla stupidità umana che ha caratterizzato la Comunità Sanfilese in questi ultimi decenni) non potei fare a meno, al centro del ponte stesso, di guardare giù… godendo dello scorrere sottostante delle belle dolci chiassose e chiare acque.

E a fine tragitto non potei non girargli intorno e osservare il punto in cui quasi certamente era sepolta la mia amica Stella… colei che, secondo una delle tante tradizioni orali, con la sua tragica morte diede vita alla nostra amata Fantastica (l’essere sovrannaturale che da qualche secolo a questa parte tiene sotto scacco i bambini - e non solo - di San Fili).

(continua)

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Un caro abbraccio a tutti by Pietro Perri.

... /pace!

sabato 21 dicembre 2013

San Fili Giuseppe Calendino e la chiesetta di santa Liberata.



Nella foto (scattata nel 2013) a sinistra la facciata principale della chiesetta dedicata a santa Liberata. Il sacro edificio si trova a San Fili nei pressi di Villa Miceli (ovvero al bivio per Cosenza).

Foto di Pietro Perri.

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Anche a San Fili qualcuno - tanto e tanto tempo fa - credeva nel sovrannaturale: in Dio, nei santi e nella gerarchia (decisamente derivante dalla mitologia greco/romana) celeste.

Un esempio? ... l'alto numero di edifici sacri ancora persistenti sul territorio comunale.

Qualcuno ancora utilizzato (Chiesa Madre o dell’Annunziata e chiesa della Madonna del monte Carmelo), qualcuno sconsacrato e dimenticato… almeno nell'uso per cui era stato concepito (chiesa di san Vincenzo Ferrer e chiesa di san Giovanni) e qualcuno semplicemente dimenticato.

Su quest'ultimo caso - ed anche perché richiestomi da un amico (su Facebook… il noto network) - non posso non segnalare quello della chiesetta di campagna in cui c'imbattiamo a non più (o poco meno... non li ho contati) di cento metri dal bivio di villa Miceli... direzione, venendo da Cosenza, centro abitato di San Fili.

E' una chiesetta forse senza nome (se ce l'ha, non lo so) ultima nata - come edificio sacro - ma in compenso prima morta (tenuto conto che la sua vita d’edificio di culto non ha festeggiato neanche il mezzo secolo di vita).

Gli inglesi (reminiscenze computeristiche) direbbero non senza ragione... “last in first out” (ultima ad entrare prima ad uscire)!

La chiesetta - edificio sempre sacro? - di villa Miceli è stata ardentemente voluta da Giuseppe Calendino (cugino diretto di mio padre Salvatore Perri).

Si dice che a Giuseppe Calendino una notte venne in sogno santa Liberata che lo pregò (gli ordinò?) di costruire una chiesa in suo onore nel luogo in cui sorgeva agli inizi del XX secolo un “calvario” nei pressi di villa Miceli poco distante dalla sua abitazione.

Detto fatto: un sasso alla volta recuperato nelle campagne circostanti ed aiutato dalle donne e dagli uomini di buona volontà presenti nella zona, centimetro dopo centimetro l’edificio prende forma.

Fu così che agli inizi degli anni Quaranta del secolo scorso santa Liberata ebbe il suo tetto anche nel territorio di San Fili (nei pressi di villa Miceli… all’uort’e griddri).

La chiesa è realizzata con pietre, mattoni e calce.

La gente vi lavorò - felice come deve essere felice chi lavora per il suo Dio se lo stesso non è il dio denaro (così mi assicurò una diretta testimone) - senza nulla ottenere come dovuta paga se non un più che meritato angolo nel promesso paradiso.

Vi lavorò, contribuendo con qualche trasporto di pietre, anche mia madre Teresina letizia Rende e mia nonna Concetta Muto che all’epoca abitavano in contrada Cucchiano della confinante Rende.

Mia madre ricorda anche una messa cui assistette negli anni Cinquanta all’interno di tale struttura religiosa.

Io? … ricordo forse l’ultima messa che vi celebrò l’indimenticato parroco di San Fili don Luigi Magnelli nella prima metà degli anni Settanta.

Poi il nulla.

Difficile oggi definirla una chiesa tale edificio in quanto se la definiamo tale dobbiamo definirla anche morta.

Ormai dell’esistenza di tale edificio poco interessa persino agli eredi di colui che ne volle la realizzazione: Giuseppe Calendino.

Tale chiesa, infatti, si può senza dubbio affermare a che non è sopravvissuta al suo principale benefattore (ideatore ed edificatore)… malgrado il fatto che lo stesso ha quasi oltrepassato il secolo di vita.

Oggi? … l’edificio si presenta decisamente abbandonato: vetri rotti e forse anche il tetto da rifare; il portone bloccato da detriti e materiali da riporto vari e quel che è più peggio… la gente che vi passa davanti e non si chiede neanche a cosa servisse in altri tempi tale pittoresca costruzione… quasi una chiesetta in cartone realizzata per movimentare la scena di un paesino s’una collina d’un presepe.

Qualcuno arriva persino a pensare che questa chiesetta abbia più di qualche secolo di vita sulle spalle. Altri... che non sia neanche un edificio sacro.

San Fili? ... è anche questo!

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Dovere di cronaca: dopo aver pubblicato l’articolo dal titolo “San Fili, Giuseppe Calendino e la chiesetta di santa Liberata” sul mio blog e su social network Facebook ho ricevuto un piacevole commento all’articolo stesso. Commento che vi propongo di seguito.

A proposito: il commento. Che riporto di seguito, è firmato dall’avvocato Giuseppe Calendino… junior.

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Caro Cugino Pietro,

grazie per aver dedicato una pagina alla chiesetta voluta da mio nonno!

Non ti nascondo che la vicenda di questa chiesetta mi addolora molto!

Mio nonno era riuscito a coinvolgere molta gente per l'edificazione della chiesa di santa Liberata!

Pensate che, alcuni nostri compaesani di New York (tra cui Michele Santanna) mandarono in dono una campana di bronzo che ancora oggi giace (spero) presso la casa del parroco di San Fili!

Io conservo ancora le fotografie di come era il Calvario e dei lavori di edificazione della chiesetta!

Purtroppo ad oggi non siamo ancora riusciti a realizzare l'ultimo desiderio di mio nonno: la ristrutturazione della chiesa!

Se conosci qualcuno che volesse aiutarmi a realizzare questo desiderio, anche con la sola forza delle braccia, fammelo sapere!

Sarebbe bello se una nuova generazione di Sanfilesi ripetesse le gesta dei nostri avi!

Ti abbraccio con affetto!

Giuseppe Calendino JR

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace!

domenica 1 dicembre 2013

Abbiamo creato proprio un bel mondo di m***a! ... by Pietro Perri.

Questa? ... non posso fare a meno di raccontarvela!
Ieri mattina (sabato 30 novembre 2013) sono andato a fare un po' di spesa alimentare (decisamente veloce e decisamente "in solitario") al Despar del Campus (il Centro Commerciale in contrada Cutura di Rende... dopo il bivio d'Arcavacata... direzione Cosenza).
Notando una "invitante" confezione di formaggio fresco ottenuto "anche" con latte di capra (appena il 5 virgola qualcosa %) esposta al banco frigo non ho potuto fare a meno di girare la confezione e leggere gli ingredienti.
Nell'elencazione degli ingredienti compariva la seguente scritta: "Formaggio fresco" seguito da una parentesi tonta e con scritto in bellavista e sopratutto in neretto "CONTIENE LATTE".
Signori? ... io inizio a preoccuparmi ed anche di brutto (oltretutto quella marca faceva tra l'altro rima con "Natura"): un formaggio fresco - naturale - che contiene latte? ... ma vogliono proprio avvelenarci 'sti stronzi delle industrie chimiche del Terzo Millennio?
Gridiamolo ai quattro venti una volta per tutte: VOGLIAMO UN FORMAGGIO FRESCO COMPLETAMENTE PRIVO DI LATTE e non un FORMAGGIO FRESCO CON LATTE.
Vogliamo che nei banconi frigo dei nostri distributori di generi alimentari vengano "spacciati" esclusivamente formaggi "de-lattizzati".
Cavolo: siamo uomini... non bestie!
Signori? ... che ci crediate o no: abbiamo creato proprio un bel mondo di m***a!
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... un caro abbraccio a tutti by Pietro Perri.
... /pace (in excelsis Deo)!

giovedì 28 novembre 2013

Pietro Perri il 25 novembre e la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Lunedì 25 novembre 2013 è il giorno che si è voluto dedicare alla “lotta” morale “contro la violenza alle donne”.
Personalmente nelle donne ho sempre visto mia madre... la vita... il più bel regalo che poteva essermi fatto da un soggetto vivente: mia madre? ... è Dio.
Certo per i credenti questa affermazione è decisamente blasfema ma, credetemi, se non lo è... comunque è il suo più grande partner: senza la carne che ha messo a disposizione mia madre, infatti, in questo mondo e con queste regole... a poco sarebbe servito (per me) l’alito della vita. Sarei stato figlio d’un aborto senza neanche essere stato... concepito.
Personalmente nelle donne... vedo la donna che non sono stato né tantomeno sono: ringrazio mia madre per avermi “creato uomo”... troppo complicato, troppo impegnativo, troppo... malripagato essere donna in questo mondo.
Personalmente nelle donne... vedo la figlia che non ho mai avuto (o se l’ho avuta non me ne sono neanche accorto)... e che non avrò mai.
Eppure... che bello se un giorno scoprissimo che Dio esiste e soprattutto che è... donna.
Sai che simpatico vedere il volto di quanti hanno violentato, offeso, umiliato la loro stessa carne: la donna.
Un bacione a tutte le donne del mondo... anche a quante non lo meriterebbero.
... by Pietro Perri.
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Oggi - lunedì 25 novembre 2013 - è la giornata mondiale "contro la violenza alle donne".
Una tema che - agli albori del Terzo Millennio - non dovrebbe essere neanche un tema. Semplicemente... non dovrebbe essere.
Donne? ... da maschio non posso fare a meno del ringraziarvi di esistere e nel contempo... di chiedervi scusa per la mia esistenza.
Un bacione affettuoso (da figlio a madre) a tutte le donne del mondo: alle donne libere di essere donne ed alle donne che donne (non solo libere), per colpa di una società incapace di cambiare, non lo saranno mai.
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Le religioni, si sa, in particolare quelle monoteiste sono sempre state vicine alle donne.
Oggi - lunedì 25 novembre 2013 giornata mondiale "contro la violenza alle donne" - non posso non evidenziare il rapporto positivo avuto dalla Chiesa Cattolica nei confronti del gentil sesso nei duemila anni che ci siamo lasciati alle spalle.
Per circa diciotto secoli, ad esempio, il Vaticano ha quasi ignorato la presenza della madre di Cristo nell'Olimpo delle sue sacre venerazioni.
Poi ha scoperto che era vergine anche dopo aver partorito e finalmente ha gridato... al miracolo. Solo con le vergini (sacrificandosi con i vergini), infatti, alcuni papi potevano finalmente... sfiorare il paradiso.
Le donne (specie la cosiddetta "carne fresca"), dicevo, sono state sempre nel cuore (molto più spesso al di fuori del cuore ma vicine al... petto) del clero a tutti i livelli (più si sale nei piani alti e più certe cose sembra siano state apprezzate... nei venti secoli che ci siamo appena lasciati alle spalle): se oltretutto non le hanno potute invitare alla loro caritatevole tavola e nei loro accoglienti rifugi (vedasi ad esempio il caso di Giulia Farnese e papa Alessandro VI... Borgia I) tanti prelati (... e quanti gesuiti, tra questi) non hanno potuto fare a meno di fare loro una bella festa... su un rogo.
Santa e beata Inquisizione.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /Pace!

domenica 24 novembre 2013

La zanzara cinese ed i... cine-sanfilesi.

Venerdì 22 novembre 2013 si è tenuto a San Fili, con inizio alle ore 17:00, nella sala conferenze della Biblioteca G. Iusi, una Tavola rotonda (molto tavola e poco rotonda... visto ch'era rettangolare) sugli interventi per contrastare l'invasione (già da tempo in atto sui nostri ex secolari castagneti) della cosiddetta "zanzara dagli occhi a mandorla".
Stupendo l'intervento della dottoressa Vincenzina Scalzo.
Stupendo e... raccapricciante al tempo stesso nel momento in cui ci ha detto la soluzione che si sta attuando per bloccare (leggasi: "rendere naturale") il sovraffollamento del cinipide (ovvero della "zanzara dagli occhi a mandorla") nella nostra zona e nel resto della nazione italiana: se un insetto straniero sta distruggendo la nostra biodiversità... contrastiamolo importando un altro insetto straniero in quanto... tra stranieri è possibile che parlino la stessa lingua e quindi trovino da sé un giusto equilibrio nella catena alimentare che sono riusciti "barbaricamente" a far saltare.
E' una soluzione... l'ammetto.
Una soluzione forse anche più che valida e senza alternative sensate ma, lasciatemelo dire, ... abbiamo creato proprio un bel mondo di m***a!
Fra qualche anno, credetemi, il San Fili che conoscete, la provincia di Cosenza che conoscete, la regione Calabria che conoscete, l'Italia che conoscete... sarete costretti a dimenticare come li conoscete adesso o quantomeno a ricordarveli solo rispolverando qualche vecchia fotografia.
Quello che abbiamo perso, importando ibridi di piante e con essi i relativi parassiti, non sono solo gli alberi di castagno ma è anche e sopratutto la nostra... identità comunitaria.
Quanto prima, che ci crediate o no, anche i nuovi sanfilesi.... nasceranno con gli occhi a mandorla.
E non perché a San Fili ci siano emigranti cinesi ma... per rispetto alle leggi sull'evoluzione delle specie.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace!

lunedì 11 novembre 2013

Piccolo Mondo... sanfilese. Un articolo sui Sanfilesi nel Mondo firmato... Giuseppe (Peppino) Muto.

Normalmente riporto in questo spazio - con cadenza mensile - la prima pagina del “Notiziario Sanfilese” (il bollettino dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di san Fili). Dopotutto... tale pagina... la riservo quasi regolarmente per la mia firma. Questo mese (novembre 2013) non ho firmato niente sul “Notiziario Sanfilese”: avevo qualcosa da dire ma ho ritenuto opportuno lasciare campo libero a tutti gli altri collaboratori di questa stupenda “lettera aperta scritta e destinata ai Sanfilesi nel Mondo”.
E allora? ... è il caso di riportare nelle pagine di questo blog (... il mio blog, se qualcuno avesse dubbi in merito: dopotutto riporta il mio nome ed il mio volto)? ... ma certoooo! Solo che la firma di questo pezzo non è di Pietro Perri ma di Giuseppe Muto... da Toronto.
Il titolo del pezzo? ... “Piccolo Mondo” perché... il mondo è veramente piccolo... a volte anche troppo!
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Piccolo Mondo.
Di Giuseppe (Peppino) Muto.
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Oltre un anno fa un vicino di casa mi ha parlato di un barbiere che faceva pagare 5,00 dollari per un taglio agli anziani (normalmente dalle nostre parti - a Toronto - si pagano 20,00 dollari compresa la mancia per tale servizio).
Emilio Garofalo e Cenzino Passarelli.
All’inizio non ci ho creduto, ma un giorno, quando avevo bisogno di tagliare i capelli, ho deciso di fare un salto nel salone di questo economico barbiere.
Il mio vicino di casa aveva ragione: noi anziani pagavamo veramente 5,00 dollari.
La cosa bella però è stata che come mi sono seduto per il taglio di capelli, ho iniziato a parlare con lui e, sapendo che era di origini italiane, gli ho chiesto da quale parte dell’Italia venisse.
“Sono calabrese!”, disse con orgoglio, “di Rende, un paese della provincia di Cosenza. In particolare sono originario di Monticello.”
Io, malgrado sia originario di San Fili e quindi conosco abbastanza bene anche Rende, non riuscivo a capire dov’è esattamente questa piccola zona. Lui mi spiegò che si trova nei pressi della dismessa stazione ferroviaria del Comune di Rende.
Individuato visivamente più o meno tale zona, parlando parlando e poiché sembrava della mia stessa età (66 anni) mi venne da chiedergli se per caso avesse frequentato le scuole elementari di Villa Miceli. Scuole frequentate anche da me in quanto da piccolo abitavo in contrada Cucchiano e quindi in una zona piuttosto vicina a contrada Monticello.
Da non credere. Nel men che non si dica abbiamo scoperto che eravamo stati compagni di scuola  - nella stessa classe - per un paio di anni.
Personalmente mi era difficile crederci ma ogni dubbio è stato rimosso quando abbiamo iniziato a parlare dei figli di mio zio Luigi che lui conosceva benissimo.
Da allora siamo diventati ottimi amici e spesso usciamo assieme. Nel mese di ottobre, ad esempio, siamo andati  a raccogliere funghi portandone a casa un bel cesto ciascuno. Sono un tipo di funghi, quelli da noi raccolti, che dalle nostre parti crescono sugli alberi.
Il nome di questo nostro “compaesano” della vicina Rende è Emilio Garofalo.
Emilio risiede in Canada da quando aveva 14 anni ed abita con sua moglie Nina a Bolton, un piccolo paese a mezzora dal posto in cui lavora ovvero dal salone di barbiere che gestisce a Toronto.
La cosa bella comunque è stata quando mi ha detto che ha imparato il suo mestiere a San Fili nel salone gestito da Michele Leo, nei pressi de “u puontu”.
 Ancora oggi Emilio ricorda con piacere il suo maestro Michele e ancor di più la chitarra magistralmente suonata da quest’ultimo.
Emilio ama il giardinaggio.
Quando sono andato a trovarlo a casa sua verso la fine del mese di ottobre scorso mi ha fatto assaggiare tanta roba buona prodotta da lui stesso ed in particolare dei fichi deliziosi.
La sua casa è immersa nel verde: nella parte posteriore ha tanti alberi di fichi e di olive. Vedere alberi di olive è rarissimo in Canada.
Non mancano, nel fornitissimo giardino anche altri alberi da frutta quali un melo cotogno ed un melograno nonché delle piante tropicali che d’inverno tiene al riparo dal clima gelido nel proprio garage al posto della sua autovettura.
Emilio ha proprio una bellissima casa ed un giardino spettacolare.
Nei nostri discorsi mi ha detto che lui torna spesso in Italia in quanto ha ancora un fratello a Rende oltre a diversi altri parenti.
Suo fratello Carmine gestisce un bar all’ingresso di Arcavacata.
Quando ritorna in Italia a trovare i suoi parenti non manca mai di fare un salto a San Fili sia per bere dell’acqua fresca di sorgente e sia per assaporare un gustoso gelato nel bar di Cenzino Passarelli: a sentirla dire a tanti... il miglior gelato della Calabria.
Emilio è stato a San Fili anche nel passato mese di Agosto ed in tale occasione si è voluto immortalare a fianco del suo gelataio preferito: il mitico Cenzino (che tra l’altro è un cugino del mio cugino Rinaldi di Chicago) e mi ha messo a disposizione tale foto (pubblicata in prima pagina) per condividerla con tutti voi... carissimi lettori del Notiziario Sanfilese.
Un caro saluto a tutti da Giuseppe (Peppino) Muto e da Toronto.
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E... un caro - consueto -  abbraccio a tutti da Pietro Perri.
... /pace!

domenica 3 novembre 2013

Il 2 novembre 2013 - commemorazione dei morti - nel cimitero di San Fili... by Pietro Perri.

Riporto alcuni post pubblicati giorno 2 novembre 2013 (appunto nella tradizionale ricorrenza del giorno dei morti) nel mio spazio Facebook.
Sperando di far cosa gradita anche ai miei lettori del “San Fili by Pietro Perri Blog”.
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Stamane (sabato 2 novembre 2013) non ho potuto fare a meno di fare un salto al cimitero - quello di San Fili - a salutare mio padre... passato a miglior vita esattamente dieci anni orsono: aveva 85 anni e credo se ne sia andato in pace con il mondo... persino con me!
Sono andato quasi a mani vuote: portavo con me solo un garofano rosso... rubato al balcone di casa: non un lumino né un mazzo di fiori!
Era un garofano strappato ad una pianticina piantata tanti e tanti anni addietro proprio da mio padre: amava le piante ed amava i fiori... mio padre.
Mio padre conosceva il valore della vita: non c'é vita senza amore per ciò che ci circonda e sopratutto per ciò che vive (siano essi uomini, animali o semplici piante) intorno a noi.
Grazie, Salvatore, per avermi dato la vita, per aver diviso con me parte del tuo percorso terreno e sopratutto... per aver lasciato ricordi indelebili nella mia mente.
By Pietro Perri.
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Stamane (sabato 2 novembre 2013) non ho potuto fare a meno di fare un salto al cimitero - quello di San Fili - a salutare i miei cari e non solo quelli: ho salutato mio padre, i miei nonni materni, il mio nonno paterno (mai conosciuto se non in foto) ed un mio fratello che qualcuno mi ha detto sia venuto al mondo ed abbia lasciato il mondo prima che io possa essermene reso conto: il 1963 avevo appena due anni... Francesco... 6.
Ho salutato l'ex Direttore Didattico delle Scuole Elementari di San Fili ovvero il professor Goffredo Iusi (vero maestro di vita per chi l'ha conosciuto) ed ho anche salutato tanti volti che pur avendo segnato il mio passato, il mio presente ed il mio futuro... quasi sempre spariscono dalla mia mente per comparirvi in modo dirompente quando sfoglio il mio archivio fotografico o quando passeggio tra i sentieri obbligati... del cimitero di San Fili.
Non ho salutato mia nonna paterna: non l'ho mai conosciuta (neanche in foto) e mi sforzo di saperla all'interno di una tomba in cui sulla cui lapide non è segnalata neanche la sua presenza mortale.
... che solitudine... all'interno del cimitero di San Fili: che... silenzio assordante, anche quando ti saluti con qualcuno con cui hai involontariamente incrociato i tuoi passi.
By Pietro Perri.
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Stamane (sabato 2 novembre 2013) non ho potuto fare a meno di fare un salto al cimitero - quello di San Fili - a salutare i miei cari e non solo quelli.
Quando stavo per finire il mio consueto (seppur veloce in questo caso) giro tra parenti, amici e semplici conoscenti passati a miglior vita... m'imbatto nell'amico Riccardo (vivo... almeno lui) ovvero il bravo (e non dico ciò per farmi la piazza) attuale custode cimiteriale.
Riccardo è uno che tiene - da sempre - al proprio lavoro: un lavoro svolto con passione e con dedizione... verso i suoi assistiti.
Riccardo è, a suo modo, un simpaticone: arriva a definire il cimitero di San Fili una città dove lui è il sindaco... eletto all'unanimità dai residenti non per votazione, non per alzata di mano, non per acclamazione... ma per significativo silenzio.
Riccardo ama dire che i suoi amministrati sono felicissimi del suo modo di amministrare: non si lamenta nessuno, neanche quando lui dice agli stessi... "Se qualcuno ha qualcosa da dire, la dica!". Tutti... zitti!
Con Riccardo è bello anche accorgersi di aver utilizzato un termine sbagliato che - ovviamente - non si può fare a meno di ritrattare o correggere nel men che non si dica: sia quanto si è di passaggio nel suo regno che quando l'incontri lungo corso XX Settembre... a San Fili. Come, ad esempio, quella volta gli dissi: "Ricca', ricordati di me!" ... meglio evitare... un suo ricordo: lassù potrebbero prenderla in un verso diverso da quello che ci eravamo proposti nel porre quell'affermazione al nostro caro interlocutore.
Stamane, dicevo, quando stavo per finire il mio consueto (seppur veloce in questo caso) giro tra parenti, amici e semplici conoscenti passati a miglior vita... m'imbatto nell'amico Riccardo (vivo... almeno lui) ovvero il bravo (e non dico ciò per farmi la piazza) attuale custode cimiteriale.
Lo saluto com'é nel mio solito: l'educazione innanzitutto... specie in un luogo dove tanti occhi (magari da semplici foto) sono puntati verso di te. E lui, rispondendo al mio saluto, non poté fare a meno di dire: "Ciao Pietro... te ne vai?"
Ed io di rimbrotto: "Scusa Ricca'... ma tu cchi vorra?... ca cce restassi, ‘ntru cimiteru?"
By Pietro Perri.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace!