Nella foto (scattata nel
2013) a sinistra la facciata principale della chiesetta dedicata a santa
Liberata. Il sacro edificio si trova a San Fili nei pressi di Villa Miceli
(ovvero al bivio per Cosenza).
Foto di Pietro Perri.
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Anche a San Fili qualcuno - tanto e tanto
tempo fa - credeva nel sovrannaturale: in Dio, nei santi e nella gerarchia
(decisamente derivante dalla mitologia greco/romana) celeste.
Un esempio? ... l'alto numero di edifici
sacri ancora persistenti sul territorio comunale.
Qualcuno ancora utilizzato (Chiesa Madre o
dell’Annunziata e chiesa della Madonna del monte Carmelo), qualcuno sconsacrato
e dimenticato… almeno nell'uso per cui era stato concepito (chiesa di san
Vincenzo Ferrer e chiesa di san Giovanni) e qualcuno semplicemente dimenticato.
Su quest'ultimo caso - ed anche perché
richiestomi da un amico (su Facebook… il noto network) - non posso non
segnalare quello della chiesetta di campagna in cui c'imbattiamo a non più (o
poco meno... non li ho contati) di cento metri dal bivio di villa Miceli...
direzione, venendo da Cosenza, centro abitato di San Fili.
E' una chiesetta forse senza nome (se ce
l'ha, non lo so) ultima nata - come edificio sacro - ma in compenso prima morta
(tenuto conto che la sua vita d’edificio di culto non ha festeggiato neanche il
mezzo secolo di vita).
Gli inglesi (reminiscenze computeristiche)
direbbero non senza ragione... “last in first out” (ultima ad entrare prima ad
uscire)!
La chiesetta - edificio sempre sacro? - di
villa Miceli è stata ardentemente voluta da Giuseppe Calendino (cugino diretto
di mio padre Salvatore Perri).
Si dice che a Giuseppe Calendino una notte
venne in sogno santa Liberata che lo pregò (gli ordinò?) di costruire una
chiesa in suo onore nel luogo in cui sorgeva agli inizi del XX secolo un
“calvario” nei pressi di villa Miceli poco distante dalla sua abitazione.
Detto fatto: un sasso alla volta
recuperato nelle campagne circostanti ed aiutato dalle donne e dagli uomini di
buona volontà presenti nella zona, centimetro dopo centimetro l’edificio prende
forma.
Fu così che agli inizi degli anni Quaranta
del secolo scorso santa Liberata ebbe il suo tetto anche nel territorio di San
Fili (nei pressi di villa Miceli… all’uort’e griddri).
La chiesa è realizzata con pietre, mattoni
e calce.
La gente vi lavorò - felice come deve
essere felice chi lavora per il suo Dio se lo stesso non è il dio denaro (così
mi assicurò una diretta testimone) - senza nulla ottenere come dovuta paga se
non un più che meritato angolo nel promesso paradiso.
Vi lavorò, contribuendo con qualche
trasporto di pietre, anche mia madre Teresina letizia Rende e mia nonna
Concetta Muto che all’epoca abitavano in contrada Cucchiano della
confinante Rende.
Mia madre ricorda anche una messa cui
assistette negli anni Cinquanta all’interno di tale struttura religiosa.
Io? … ricordo forse l’ultima messa che vi
celebrò l’indimenticato parroco di San Fili don Luigi Magnelli nella prima metà
degli anni Settanta.
Poi il nulla.
Difficile oggi definirla una chiesa tale
edificio in quanto se la definiamo tale dobbiamo definirla anche morta.
Ormai dell’esistenza di tale edificio poco
interessa persino agli eredi di colui che ne volle la realizzazione: Giuseppe
Calendino.
Tale chiesa, infatti, si può senza dubbio
affermare a che non è sopravvissuta al suo principale benefattore (ideatore ed
edificatore)… malgrado il fatto che lo stesso ha quasi oltrepassato il secolo
di vita.
Oggi? … l’edificio si presenta decisamente
abbandonato: vetri rotti e forse anche il tetto da rifare; il portone bloccato
da detriti e materiali da riporto vari e quel che è più peggio… la gente che vi
passa davanti e non si chiede neanche a cosa servisse in altri tempi tale
pittoresca costruzione… quasi una chiesetta in cartone realizzata per
movimentare la scena di un paesino s’una collina d’un presepe.
Qualcuno arriva persino a pensare che
questa chiesetta abbia più di qualche secolo di vita sulle spalle. Altri... che
non sia neanche un edificio sacro.
San Fili? ... è anche questo!
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Dovere di cronaca: dopo
aver pubblicato l’articolo dal titolo “San Fili, Giuseppe Calendino e la
chiesetta di santa Liberata” sul mio blog e su social network Facebook ho
ricevuto un piacevole commento all’articolo stesso. Commento che vi propongo di
seguito.
A proposito: il
commento. Che riporto di seguito, è firmato dall’avvocato Giuseppe Calendino…
junior.
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Caro Cugino Pietro,
grazie per aver dedicato una pagina alla
chiesetta voluta da mio nonno!
Non ti nascondo che la vicenda di questa
chiesetta mi addolora molto!
Mio nonno era riuscito a coinvolgere molta
gente per l'edificazione della chiesa di santa Liberata!
Pensate che, alcuni nostri compaesani di
New York (tra cui Michele Santanna) mandarono in dono una campana di bronzo che
ancora oggi giace (spero) presso la casa del parroco di San Fili!
Io conservo ancora le fotografie di come
era il Calvario e dei lavori di edificazione della chiesetta!
Purtroppo ad oggi non siamo ancora
riusciti a realizzare l'ultimo desiderio di mio nonno: la ristrutturazione
della chiesa!
Se conosci qualcuno che volesse aiutarmi a
realizzare questo desiderio, anche con la sola forza delle braccia, fammelo
sapere!
Sarebbe bello se una nuova generazione di
Sanfilesi ripetesse le gesta dei nostri avi!
Ti abbraccio con affetto!
Giuseppe Calendino JR
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Un caro abbraccio a
tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace!
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