A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.

Eventuali commenti a post di questo blog non verranno pubblicati sia se offensivi per l'opinione pubblica e sia se non sottoscritti dai relativi autori. Se non avete il coraggio di firmarvi e quindi di rendervi civilmente rintracciabili... siete pregati di tesorizzare il vostro prezioso tempo in modo più intelligente (se vi sforzate un pochino magari per sbaglio ci riuscirete pure).
* * *
Ricordo ad ogni buon file l'indirizzo di posta elettronica legata a questo sito/blog: pietroperri@alice.it

venerdì 11 marzo 2011

San Fili e... u purceddruzzu de sant'Antonu (by Pietro Perri).

Falena: u purceddruzzu de sant'Antonu.
San Fili e i Sanfilesi sono molto legati aru purceddruzzu de sant'Antonu.
… “u purceddruzzu de sant’Antonu”, diciamolo a scanso d’equivoci ed a priori, non è un maialino (appunto “nu purceddruzzu”) ma è una bellissima, si fa per dire (in quanto di bello ha ben poco) farfalla… casalinga.
E’ una farfalla pelosa, grossa, buffa e goffa che non disdegna, a differenza dei propri simili, neanche avere contatti ravvicinati col genere umano.
Non raramente si rischia di trovarcela, oltre che dentro casa, sui nostri vestiti e persino sulle nostre mani.
Secondo i nostri padri “u purceddruzzu de sant’Antonu” era (e per alcuni di noi ancora è) portatore di buone notizie.
Quando lo si trovava dentro casa, infatti, si pensava fosse venuto per comunicarci il prossimo arrivo di soldi (più o meno aspettati) o comunque di buone notizie (magari la realizzazione, quasi in modo miracoloso) di un desiderio risolutore del nostro terreno calvario. 
Guai ad ucciderne, volontariamente, una o semplicemente a cacciarla fuori di casa: la maledizione può colpirci da un momento all’altro.
*     *     *
Questa breve paginetta la dedico a mio padre Salvatore Perri (passato a miglior vita, a circa 85 anni, il 17 settembre 2003... era un mercoledì, un mercoledì della Madonna del monte Carmelo). La dedico a mio padre in quanto mio padre... mi ha insegnato a credere... 'ntru purceddruzzu de sant'Antonu.
Fermo restando che sulle farfalle in generale (nel modo in cui le consideravano quanti ci hanno preceduto) ci sarebbe tantissimo da dire e da scrivere.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace.

mercoledì 9 marzo 2011

L'otto marzo? ... "giornata della donna"!

L’otto marzo? … “giornata della donna”!
Stranamente, ma poi neanche tanto strano dopotutto, da qualche decennio a questa parte qualche disonesto maschilista ha voluto cambiare la parola “giornata” con la parola “festa”… facendo da un punto di vista decadere il valore politico, civile e morale di tale ricorrenza e dando alla stessa un mero sapore consumistico.
Cosa c’è da festeggiare l’otto marzo di ogni anno? … decisamente niente: chi festeggia qualcosa in questo giorno nel nome della donna… è nient’altro che un disonesto.
L’otto marzo, ricordiamolo, non è una “festa” bensì è una “giornata” e le “giornate” non sono altro che delle pause per riflettere su qualcosa e quel qualcosa non sempre è accompagnato da un bel ricordo.
Nel caso della “giornata della donna”, ovvero dell’otto marzo, la pausa che le protagoniste, assieme ai rispettivi partner con cui convivono non sempre brillantemente sul pianeta terra, è la condizione femministe stessa: di ieri, di oggi e di domani.
La donna, e lo dico da uomo (chiedendo scusa alla mia metà), ha pagato un prezzo enorme, disumano… per garantire all’intera Umanità di raggiungere, più o meno felicemente, il fatidico Terzo Millennio… ricevendo in cambio (dall’altro sesso) offese, umiliazioni, mutilazioni nel fisico e nello spirito.
Persino la Chiesa, quell’istituzione che la venera come madre del dio vivente, da organizzazione maschilista qual è nata e quale s’è sviluppata nei secoli, non ci ha pensato due volte ad indicarla come il simbolo di tutti i mali terreni e l’anticamera dei gironi infernali.
La donna, non dimentichiamolo, per la chiesa di Roma non può che essere una strega… tranne che non decida di rinnegare la propria natura (quella che Dio dopotutto le ha dato) e preferisca all’amore (sesso) ed alla procreazione… la morte.
Yara Gambirasio come Maria Goretti: un esempio per tutte e per tutti.
Abbiamo più volte sentito in televisione in questi ultimi giorni tali assurde farneticazioni tra l’altro riprese e commentate alcuni siti gestiti da maschi (maschilisti) in gonnella.
L’otto marzo sono rientrato dal lavoro senza nulla in mano.
Mia moglie mi ha detto: “… neanche un ramoscello di mimosa?”.
… proprio così: neanche un ramoscello di mimosa.
Decisamente non me la sono sentita e le ho spiegato il perché: un regalo, seppur banale, seppur limitato ad un semplice ramoscello di mimosa datoglielo accompagnato da un augurio del tipo “buona festa della donna”... equivaleva ad offendere in modo malvagio non solo lei ma tutte le donne del mondo… incluso quella donna al mondo che mi ha messo, mi ha allevato e mi ha portato ad essere quello che sono… ed a cui, per questo, sarò sempre grato.
La “giornata della donna” è nata per ricordare un fatto di morte.
*     *     *
Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia.
*     *     *
La “giornata della donna” è una pausa per riflettere… riflettere chiedendoci cosa è cambiato dal 1908 nei rapporti tra gli uomini e le donne.
Chiediamocelo! … chiediamoci se la chiesa di Roma finalmente ha capito che la donna è l’altra metà del genere umano.
Chiediamoci se la donna ha finalmente trovato il suo giusto spazio e ruolo nella società odierna.
Chiediamoci…

… chiediamoci come mai ancora oggi dobbiamo sentire notizie come quelle relative a Sarah Scazzi, a Yara Gambirasio, a Maricica Hahainu, alle gemelline Alessia e Livia Schepp e poi, da uomini, chiediamo scusa a tutte le donne del mondo.
Chiediamo scusa alle donne di ieri, alle donne di oggi ed alle donne di domani.
Un caro abbraccio a tutte le donne del mondo.
… questo è il mio piccolo povero ramoscello di mimosa che dedico a loro: a mia nonna (che da tempo non è più tra noi) a mia madre, a mia moglie, a mia sorella, a mia cugina Concetta Rende (morta pochi giorni addietro ad appena 53 anni di vita), alle mie colleghe di lavoro, alle mie amiche... alle donne della mia vita.
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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace!

sabato 26 febbraio 2011

"Chiamami ancora amore" di Roberto Vecchioni? ... sarà!

... che buffo: dicono tutti che la canzone che Vecchioni ha presentato al Festival di San Remo edizione 2011 (vincendolo, "mi si consenta", con scarsi meriti) sia una canzone d'amore e di riconoscimento del valore della propria compagna... ed io invece leggo tra le righe della stessa solo un attacco politico goffamente mimetizzato.
Non ci credete? ... leggete le parole che riporto di seguito (ovviamente si tratta del testo della canzone).
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E per la barca che è volata in cielo
che i bimbi ancora stavano a giocare
che gli avrei regalato il mare intero
pur di vedermeli arrivare

Per il poeta che non può cantare
per l’operaio che ha perso il suo lavoro
per chi ha vent’anni e se ne sta a morire
in un deserto come in un porcile
e per tutti i ragazzi e le ragazze
che difendono un libro, un libro vero
così belli a gridare nelle piazze
perché stanno uccidendoci il pensiero

per il bastardo che sta sempre al sole
per il vigliacco che nasconde il cuore
per la nostra memoria gettata al vento
da questi signori del dolore

(omissis ritornello)

Che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e di parole

(omissis ritornello)

In questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo

(omissis ritornello)

Perché le idee sono come farfalle
che non puoi togliergli le ali
perché le idee sono come le stelle
che non le spengono i temporali
perché le idee sono voci di madre
che credevano di avere perso
e sono come il sorriso di Dio
in questo sputo di universo

(omissis ritornello)

Che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole

(omissis ritornello)

Continua a scrivere la vita
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
che è così vera in ogni uomo

(omissis ritornello)

Che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole

(omissis ritornello)

In questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo

(omissis ritornello)
*     *     *
... in altri tempi una canzone di questo tipo non sarebbe neanche stata ammessa al Festival di San Remo.
In altri tempi hanno censurato anche canzoni come "Papaveri e papere" o "Vola colomba".
... ma oggi sono... altri tempi?
Comunque non posso fare a meno di dire grazie ad Roberto Vecchioni (al professore) che dall’alto della sua cattedra ci insegna ancora ad essere uomini, ad essere… Italiani.
… in tanti si sono presentati sul palco dell’Ariston di San Remo… a presentare canzonette senza senso. La canzone di Vecchioni ha senso e coraggio.
... un abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace!

domenica 6 febbraio 2011

Pietro Aloise... un Sanfilese nella Roma (culturalmente parlando) caput mundi.

Anche se noi sanfilesi ce ne rendiamo sempre meno conto… c’è una San Fili (ovvero dei Sanfilesi con la S maiuscola) che fa onore alla sua San Fili.
E’ questa una San Fili, spesso sparsa per il mondo (… i figli migliori d’una determinata terra difficilmente trovano spazio nel proprio paese natio), che non solo lavoro ma anche e soprattutto… produce e… produce cultura.
Sono questi dei poeti, degli scrittori (romanzieri, saggisti ecc.), dei pittori, dei registi e chi più ne ha più ne metta.
La domanda sorge spontanea: come mai questa San Fili (la San Fili degna d’essere vissuta e raccontata e non la San Fili che ci propinano con cadenza ormai quasi settimanale i quotidiani locali) non riesce ad avere la meglio sulla San Fili traffichiera di bettolana memoria e a vari livelli delinquenziale?
Un esempio della San Fili per bene? … Pietro Aloise.
A Pietro Aloise è dedicato questo post.
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Pietro Aloise.
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Il frontespizio della Rac-
colta di poesie "Pasqua è
sulu na festa?" di Pietro
Aloise.
Pietro Aloise è nato il 19 Giugno 1943 a Bucita, la storica frazione di San Fili.
Attualmente vive a Roma.
Ha pubblicato nel 1990 la prima raccolta di poesie "LE TRAPPOLE DELLA NOSTALGIA" con preefazione di Renato Minore e Renzo Paris aggiudicandosi come migliore opera prima il premio Città di Tropea Brutium e successivamente il premio Alessandro Pinto a Palinuro.
Nel 1993 pubblica "L'AMORE COMUNQUE" con prefazione di Walter Pedullà.
Nel 1999 pubblica una silloge in dialetto calabrese "JURI CA NUN SI SCIPPANU" che gli ha permesso di vincere il premio Emilio Argiroffi (inserito nell'ambito del Rhegium Julii), come miglior poeta calabrese.
Nel 2003 pubblica "INSOSTENIBILI TREMORI" con prefazione di Lucio Dalla e Sergio Valzania; con questa raccolta è stato finalista del Premio Letterario Anguillara Sabazia Città d'Arte.

L'8 luglio 2005 per la lirica in vernacolo "Si pàtrimma è statu 'nu filibùsta" è stato finalista del premio Nicola Giunta 2004 patrocinato dal Centro Culturale Rhegium Julii, ed ha ricevuto il premio speciale Giuseppe Morabito.
Il 17 Settembre 2005 nell'ambito del Premio Letterario Anguillara Sabazia Città d'Arte, con la poesia "Ho attraversato molte stagioni" ha vinto la Coppa Comune di Anguillara.
Nel 2006 pubblica la raccolta di poesie in dialetto calabrese "PASQUA E' SULU 'NA FESTA?" prefazione di Antonio Piromalli e Roberto Roversi e con nota di lettura di Francesco De Gregori; a questa raccolta, è stato assegnato il premio Nicola Giunta patrocinato dal Centro Culturale Rhegium Julii, e il Premio speciale della giuria di Camaiore 2006; inoltre, il 30 settembre ha ricevuto il Premio Presidenza Archè Anguillara Sabazia città d'arte.

Il 2 dicembre, presso la Casa della Cultura Leonida Rèpaci, ha ricevuto una menzione speciale della giuria per la XII edizione del premio Palmi.
Il frontespizio della Rac-
colta di poesie "Corri
poeta corri" di Pietro
Aloise.
Nel 2007 pubblica "CORRI POETA CORRI" con prefazione di Giampaolo Rugarli e Giovanna Marini e una nota di lettura di Vincenzo Mollica; con questa raccolta è stato finalista nel 2009 del XXI Premio Nazionale di poesia Sandro Penna a Città della Pieve.
E' stato ospite di vari programmi culturali su Radio l e Radio 2.
Molti critici letterari (Mario Luzi, Walter Pedullà, Valerio Magrelli, Roberto Roversi, Dante Maffia, Dario Bellezza, Renato Minore, GiuseRpe Neri, Giampaolo Rugarli, Antonio Spinosa, Walter Mauro, Elena Clementelli, Giuseppe Marchetti, Giuseppe Bova, Santino Salerno, Antonio Piromalli, Paolo Ruffilli, Luigi Reina, Sergio Valzania, Davide Rondoni, etc.), hanno espresso giudizi positivi della sua poesia e molti di questi, hanno recensito le sue raccolte.
Come autore di canzoni ha partecipato nel 1971 alla finale di Canzonissima, nel 1974 al Disco per l'Estate, nel 1976 al Festivalbar, nel 1997 al Festival di S. Remo.
Per oltre venti anni si è occupato di promozione discografica per artisti come Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Ron, Mimmo Locasciulli, Giovanna Marini, Enrico Ruggeri, Ambrogio Sparagna, OmelIa Vanoni, Tosca - Amore disperato, Dracula, Antonello Venditti, Gino Paoli, Renato Zero, Renzo Arbore, Anna Oxa, Gianni Morandi, Luca Carboni, Giorgia, Samuele Bersani, Angela Baraldi, Mike Francis, Mario Castelnuovo, Mariella Nava, etc..
Come consulente musicale ha lavorato per dieci anni con Radio 1-2 e filodiffusione della Rai partecipando a numerosi programmi.
*     *     *
… e sicuramente non è poco.
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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

… /pace.

giovedì 27 gennaio 2011

San Fili / Auswitz 2011 - affinché il ricordo non muoia.

Il brano che riporto di seguito (adattato solo in un paio di parti appositamente proposte, in questo spazio ed in questa occasione, in corsivo) è stato pubblicato sul quindicinale “l’occhio” anno II n. 7 di domenica 2 aprile 1995… ovviamente a firma del sottoscritto… alias Pietro Perri.
Lo ripropongo oggi, giornata della Shoah (della memoria), affinché… il ricordo non muoia e con il ricordo non muoia anche il nostro futuro.
Anche San Fili ha avuto i suoi deportati, i suoi morti e i suoi confinati nel corso della Seconda Guerra Mondiale.  
*     *     *
Marzo 1945: a soli sedici anni moriva, nel campo di concentra­mento di Bergen-Belsen, una ra­gazzina ebrea diventata suo malgrado il simbolo dell'olocausto: Annaleis Marie Frank, Anna, au­trice dell'omonimo diario.
Qualche anno addietro ebbi il piacere di leggere le toccanti pa­gine di quelle stupende e tragiche lettere inviate idealmente alla sua amica del cuore Kitty... l'inesi­stente, come era inesistente e rea­le al tempo stesso, la sua vita nell'alloggio segreto di Amsterdam.
Oggi Anna Frank, per le nuove leve potrebbe non essere mai esistita: l'ultima partita di pallone o ciò che hanno detto o che non hanno detto gli eterni dottori dei mali economici e sociali di questa strana società... sono gli interes­santissimi discorsi che monopo­lizzano la loro attenzione. Anna Frank è il passato. Ed il passato lo vediamo quotidianamente in tele­visione, anche se con nomi diver­si: il passato oggi si chiama So­malia, Iraq, Bosnia, Cecenia, Ruanda... la TV non ne parla più, quindi il pericolo è scomparso, inutile preoccuparsi.
Il presente invece è bello: si chiama Beautiful, Perla Nera, Sen­tieri... in alcuni casi Tempo Reale e Combat Film. Il presente, video permettendo, sarà eterno.
Qualcuno si chiederà perché ho deciso di dedicare questo spazio a questo fantasma del passato... mi auguro che qualcuno se lo chie­da. Semplice: sabato 4 marzo (n.d.a.: 1995), mi trovavo a San Fili in piazza San Giovanni a discutere del più e del meno con alcuni amici, sulla si­tuazione politica attuale.
Uno di questi miei amici disse scherzosamente che per quei simpaticoni di onorevoli della Prima Repubblica e mezzo, si do­vrebbero costruire degli appositi campi di concentramento. Un si­gnore, a pochi passi da noi, puntualizzò: "Purché non siano nazisti". Questo signore di cui in questa occasione non svelerò il nome, tra l'altro padre di un mio ex compagno di scuola, prose­guendo ci confidò di essere stato lui stesso prigioniero in un campo di concentramento in Germania.
(…) E’ questo un brandello di storia mondiale che quasi quotidiana­mente incrociamo senza render­cene neanche conto in piazza San Giovanni o lungo corso XX Settembre.
Un brandel­lo di storia che magari avrebbe tanta voglia di parlarci di se e che noi,  impegnati  nel  nostro perbenismo, nel ridicolizzare e sottovalutare il nostro prossimo, ci sforziamo di non riconoscere.
*     *     *
Quando i nostri passi incrociano quelli di un anziano… fermiamoli un attimo e guardiamo nel volto chi ci sta di fronte: quel volto, quegli occhi… le sue mani… sono un pezzo di storia che sicuramente nessuno ci racconterà mai.
Un paese che non conosce, comprende ed elabora compiutamente la propria storia è destinato a rivivere il proprio passato - (Elsa Morante).
… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… pace!

venerdì 14 gennaio 2011

“Tante navi tante storie”… Pasquale Guaglianone a San Fili (parte seconda).

Come sono venuto in possesso di questo libro e perché sono venuto in possesso di questo libro l’ho detto in un post precedente (esattamente il 6 Gennaio 2011): il libro me l’ha prestato (?) l’amico Giuseppe Falbo il perché era dovuto al fatto che con l’Associazione culturale di cui mi onoro essere il Presidente in carica (la “Universitas Sancti Felicis” di San Fili) il 22 dicembre (triste giorno per la nostra comunità) si è tenuta la presentazione dello stesso all’interno della sala convegni della Biblioteca comunale “Goffredo Iusi” del nostro stupendo paesino.
Ciò che non ho fatto nel precedente post (quello del 6 Gennaio 2011) è… dire a te, amico lettore, a sommi capi cos’è questo libro (cosa contiene), a chi si rivolge, se è di facile ed interessante lettura… se vale la pena leggerlo.
Se volessi sbrigarmela in quattro e quattr’otto potrei limitarmi a dire: si, è di facile lettura; si rivolge a tutti noi (emigranti, figli di emigranti, parenti di emigranti, estranei al mondo dell’emigrazione ma che tanto devono al fenomeno dell’emigrazione); è interessante (nella sua indiscutibile leggerezza)… vale la pena leggerlo.
Detto così, però, chi mi conosce (ed anche qualcuno che non mi conosce) potrebbe benissimo dire… “Pietro Perri questo libro non l’ha mai letto!”. Non c’è bisogno di leggere, infatti, questo libro per poter dire dello stesso ciò che ho detto. O quanto meno non c’è bisogno di leggerlo tutto… basta leggere la presentazione e la premessa all’inizio, prime dieci pagine, nonché la nota sulla copertina.
In tal modo sappiamo (in parte sbagliando in quanto sembra, da tali parti, essere rivolto solo ai Cetraresi  sparsi per il mondo ed in particolare nell’America latina mentre guarda a 360 gradi all’emigrazione, calabrese in particolare ed italiana in generale, della prima metà del XX secolo) che parla, in modo stilisticamente accattivante oserei dire, di emigrazione.
Pasquale Guaglianone, giornalista e scrittore (cittadino del mondo) sembra sfogliare, nella sua opera “Tante navi tante storie”, l’emigrazione in tutte le sue sfaccettature principali: la poesia, la tragedia, la voglia di rivalsa, il dubbio, il coraggio, la famiglia, il fallimento, il successo… la fede religiosa, la madre (quest’ultima vero e proprio filo conduttore di quanto è “trascritto” dal bravissimo Pasquale).
In questo libro l’autore in effetti, da provato giornalista qual è, non scrive… trascrive, riporta, cioè, ciò che i propri interlocutori gli “dettano”. Eroi nell’opera “Tante navi tante storie” sono i cosiddetti “antieroi” di sartriana (Jean Paul Sartre) memoria, coloro, cioè, che devono lottare quotidianamente contro mille piccoli draghi (la miseria, i figli, le scelte estreme) e che malgrado il loro costante impegno difficilmente troveranno spazio su un libro di storia.
Sottotitolo del libro è “Tanos, calabresi e cetraresi in Argentina”.
Cosa sono i “Tanos”? … ce lo dice, nella presentazione al libro, don Enzo Stamile, parroco di San Benedetto abate a Cetraro: “Ma il pregio di questo volume, è soprattutto quello di farci fare una viaggio nella memoria attraverso i nostri Tanos, così venivano chiamati gli italiani in Argentina, che è un diminutivo di Napoletanos”.
… un pensiero questo che dovrebbe far tantissimo riflettere per chi studia il fenomeno dell’emigrazione italiana nel corso del XX secolo.
Proprio per questo, quasi certamente, l’autore  apre questo stupendo (pittoresco e spesso tragico) percorso con il capitolo “Domani, partiamo per l’Argentina”. Un’esperienza, quella del lungo viaggio in nave, che in alcuni tratti ricorda tanto il viaggio degli ebrei (ovviamente mi riferisco ai viaggiatori delle classi più basse), stipati nei carri merci, verso i campi di concentramento nazista. Cambiava la visione della speranza, una speranza straripante di domande e dubbi. Cambiavano i carcerieri: nel caso degli ebrei… decisamente dannosi per la loro cattiveria, nel caso degli emigranti… decisamente dannosi per la loro inesperienza.
Emblematico, sul fatto dell’inesperienza dei “carcerieri” è l’ultimo viaggio della nave “Principessa Mafalda”, magistralmente descritto nelle pagine di “Tante navi tante storie”. Una tra le più grandi, se non la più grande, tragedie della storia della marina italiana.
Ed ecco, in tale tragedia, la voce di Angelina, della madre, ergersi al di sopra di tutte con il suo accorato appello: “No, no, salvate i miei due figli, scendo io, nuoto fin dove potrò, non abbandonate i miei figli”.
Risponde, ad Angelina, non con la voce ma con la sua storia, la signora (madre anch’essa) Cristina Maritato.
Vince, in tutta l’opera, l’Edmondo De Amicis del libro “Cuore”… che sia un parente stretto (almeno spiritualmente) del nostro comune amico Pasquale Guaglianone?
Sull’altra sponda, in Argentina, per coloro che riuscivano ad arrivarci… finalmente un sole (non il sole della Calabria, ma pur sempre un sole) e la promessa di un futuro diverso da quello che si era da qualche giorno lasciati alle spalle.
E’ stupendo il disegno che traccia Pasquale Guaglianone in merito all’emigrante in processo di partire, negli ultimi, se non nell’ultimo, giorno in cui calpesterà il suolo natio: “Sensazioni, che avrei ricordato per sempre (…) Erano cose mie. Mi appartenevano. Dovevo portarle con me. Nella mia memoria”.
Chi parte, sapendo che c’è anche la possibilità del non ritorno, è obbligato a fotografare, nella propria memoria, i più piccoli particolare della vita che sta per lasciarsi alle spalle: la propria fanciullezza, l’aroma del caffè (siamo italiani anche per questo), la figura paterna (che sparisce subito nell’opera) e quella materna (che lo accompagna, il nostro “autore/viaggiatore”, per tutta l’opera).
Altro filo conduttore importantissimo, oltre alla donna/madre, al caffè, alla ricercatezza del lavoro italiano all’estero è sicuramente la religiosità (spesso puramente folcloristica e/o legata ad una antica ritualità che si rifà ai nostri miti greci e latini): padre Pio, san Benedetto abate, la madonna… sempre presenti al nostro fianco… sempre presenti al fianco degli emigranti (anche e soprattutto quando tutto sembra andar loro nel peggiore dei versi).
L’incontro tra alcuni cetraresi (che non conoscevano direttamente l’autore di “Tante navi tante storie”… ma che conoscevano il padre e quindi la famiglia d’origine dello stesso) e Pasquale Guaglianone, sembra riportarci all’incontro tra Virgilio ed il suo compaesano Sordello all’interno della Divina Commedia (Purgatorio).
I senza terra, i senza patria (“tanos” in Argentina e “mericani” quando ritornano in Italia a ritrovare i propri cari e gli amici d’infanzia) finiscono per essere gli unici veri depositari (memoria storica) di una vita, di un mondo e d’un tempo che ormai tutti, in Calabria ed in particolare nel cosentino, ci siamo lasciati alle spalle. Noi, cittadini del mondo, confusi in una serie di mondi d’altri, spesso virtuali, non sappiamo più in che mondo abitiamo ed a quale mondo apparteniamo.
Vale la pena di leggere il libro di Pasquale Guaglianone? … decisamente si! … perché è scritto bene, perché ha contenuti interessantissimi, perché parla della nostra storia, perché… siamo Calabresi ed Emigranti.
“Tante navi tante storie” è… tantissimo, anche uno spaccato, ben fotografato, della vita che si conduceva tra il 1900 ed il 1950 nelle nostre zone: in Calabria (nella Calabria Citeriore).
Non mi dilungherò oltre (in questo spazio non ho nessuna intenzione di scrivere un altro libro col titolo “Tante navi tante storie”). Chiudo il tutto così come il bravissimo Pasquale Guaglianone ha chiuso la sua opera: “Prima di morire, un giorno di tanti anni fa, una donna calabrese originaria della provincia di Vibo Valentia, chiese che su di sé, alla sua morte, venisse cosparsa un poco di terra della campagna, che qualcuno portò dal suo paese natio”.
Meditiamo, su questa chiusura, sulla fortuna che abbiamo, noi, oggi, che grazie anche e soprattutto alla gente che è emigrata… possiamo godere di quello che ci hanno lasciato in eredità… la loro… la nostra terra.
Con Pasquale Guaglianone resta, da parte mia e dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di San Fili, l’impegno ad incontrarci di nuovo all’interno della sala convegni della Biblioteca comunale “Goffredo Iusi” del nostro amato/odiato paesino... di San Fili.

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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace.

lunedì 10 gennaio 2011

Marano Principato: restaurate le opere del pittore Raffaele Rinaldi di San Fili.

L'articolo che riporto di seguito (ripreso da un "pezzo" apparso sulla rivista “Parola di vita” – Settimanale di informazione dell’arcidiocesi, di Cosenza-Bisignano) si potrà leggere bollettino dell'Associazione culturale "Universitas Sancti Felicis" di San Fili (ovvero il nostro "Notiziario Sanfilese") del mese di Gennaio 2011... di prossima uscita.
Parla della San Fili che merita, parla della San Fili che ha saputo, nei secoli scorsi, ritagliarsi un proprio spazio nella storia che conta e conta positivamente. Parla del pittore Raffaele Rinaldi... da San Fili.
Parla di giovani (quali lo storico dell'arte dott. Roberto Iantorno) sanfilesi - parlano i giovani sanfilesi -che oggi, con sacrifici, riescono a ritagliarsi un proprio spazio vitale un una società che sembra fare acqua da tutte le parti.
Parla di un passato, sanfilese, certo e parla di un futuro, per San Fili e per i Sanfilesi, con qualche valido barlume di luce e di speranza... ci sono giovani su cui possiamo ancora contare, e questa è la cosa più importante.
*     *     *
Il 18 novembre 2010, sono state restituite le opere afferenti al maggior corpus dell’artista Raffaele Rinaldi, nella chiesa dedicata alla SS. Annunziata, a Marano Principato, una vera e propria pinacoteca personale dell’artista sanfilese.
L’intervento iniziato il mese di aprile, è stato finanziato dalla Regione Calabria per il progetto “Restauro e valorizzazione del patrimonio storico artistico mobile”.
Il progetto di restauro e valorizzazione dei dipinti è stato realizzato con fondi europei erogati per i beni culturali e paesaggistici della Calabria e realizzato grazie alla collaborazione della Soprintendenza e della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell’Unical.
Da quest’ultima sono state realizzate le microanalisi sui pigmenti dei colori e analisi morfologiche per la caratterizzazione dei materiali costitutivi i dipinti.
Dalle parole dei relatori il quadro che ne esce è la ricchezza del patrimonio culturale calabro e di quanto sia importante custodire, curare e valorizzare tanta ricchezza.
Per meglio comprendere la bellezza e l’originalità delle opere del pittore calabrese, il Dott. Roberto Iantorno, spiega come il Rinaldi, eliminando il superfluo concentra la sua attenzione sul protagonista della scena rappresentata.
Il pittore, pur sempre attingendo dalle iconografie tradizionali, ripropone episodi della vita quotidiana dei santi, rappresentandoli in maniera unica ed essenziale.
Le figure, infatti, appaiono spoglie di particolari e di sontuosità, ma vengono comunque arricchite da essenziali attributi iconografici, così da permettere, a chi osserva, di comprendere subito a chi si riferisce l’opera.
Ne sono un esempio il giglio bianco, simbolo di purezza, riportato nell’Immacolata Concezione oppure gli attrezzi da falegname raffigurati nel Transito di San Giuseppe, o ancora la palma del martirio stretta nella mano di Santa Lucia.
Ha svolto ruolo di stazione appaltante la Direzione Regionale BBCC della Calabria e ruolo di controllo la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Calabria, guidata dal Dott. Fabio De Chirico.
Direttore dei Lavori è stato il sig. Faustino Nigrelli.
I lavori di restauro sono stati effettuati dal restauratore cosentino Gianluca Nava. Per l’esecuzione delle indagini diagnostiche fisiche, hanno collaborato il sig. Attilio Onofrio e la Dott.ssa Valentina Cosco della Soprintendenza BSAE; le indagini diagnostiche chimiche sono state condotte dal Prof. Mauro La Russa dei laboratori di ricerca del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Unical e dirette dal Prof. Gino Crisci, Preside della Facoltà di SMFN dell’Ateneo calabrese.
Il lavoro effettuato secondo una sapiente miscela di tecniche tradizionali ed innovative, è stato preceduto, coadiuvato e seguito da alcune indagini diagnostiche ed ha permesso di ottenere delle informazioni molto utili per l’elaborazione di un database unico ed inedito sull’artista sanfilese.
La formula vincente collaudata per questo intervento, tra la Soprintendenza Bsae, l’Unical ed il restauratore cosentino, sarà racchiusa in una pubblicazione di prossima uscita nei primi mesi dell’anno 2011.
Successivamente alla ricollocazione dei dipinti nella chiesa, presso l’auditorium Baccelli, si è tenuto un dibattito dal titolo: “Raffaele Rinaldi da San Fili. Tracce per una rilettura del passato”.
Sono intervenuti il Sindaco di Marano Principato Tenuta, il Sac. Iaconetti, il sig. Nigrelli della Soprintendenza BSAE, il Preside della Facoltà di SMFN Crisci, il biografo di Raffaele Rinaldi dott. Roberto Iantorno ed il restauratore Gianluca Nava.
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Nella foto sopra da sinistra: G. Crisci (Preside della Facoltà di SMFN dell’Unical), A. Tenuta (sindaco di Marano Principato), G. Nava (restauratore), F. Nigrelli (funzionario della Soprintendenza BSAE) e R. Iantorno (storico dell’arte).
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace!

giovedì 6 gennaio 2011

"Tante navi tante storie"... Pasquale Guaglianone a San Fili (parte prima).

Pasquale Guaglianone.
Sono un discreto lettore, l’ammetto!, ovviamente considerato la media di lettura che ipotizzo in merito a San Fili e ai Sanfilesi.
Normalmente riesco a tracannare almeno uno o due libri al mese (intorno alle 150 - 200 pagine ciascuno) a cui vanno aggiunte le letture della rivista mensile Focus Storia e delle riviste trimestrali Focus Storia Wars, Focus Storia Collection, Focus Storia Biografie e la raccolta di saggi Hiram.
Normalmente (per non dire sempre), da quando ho lasciato la scuola (tanti e tantissimi anni fa), sono stato sempre io a decidere le mie letture... non attinenti a necessità di lavoro o ad incomprensibili libri di istruzioni per far funzionare i diabolici marchingegni che ci mettiamo sempre più deficentemente dentro casa.
Un privilegio questo raggiunto con tantissimi sacrifici (ore ed ore passate appunto sui libri al fine di crearmi una serie di anticorpi verso l’irrazionale mondo che attenta quotidianamente al mio “libero” spazio vitale) che mi ha reso immune  persino dall’assordante ripetitivo martellare della pubblicità.
Difficilmente compro un libro (bestseller?) che mi viene consigliato dalla TV o dai giornali.
Questo l’ho fatto solo due volte (almeno quelle che ricordo): quando ho comprato “L’Inferno -  profondo Sud” di Giorgio Bocca e quando ho comprato “Il simbolo perduto” di Dan Brown … soldi, come volevasi dimostrare, in entrambi i casi sprecati!
Strano ma vero, negli ultimi mesi del 2010 sono stato piacevolmente obbligato a leggere due libri che sicuramente non erano né nelle mie intenzioni di comprare né nelle mie intenzioni di leggere: la prima parte della negazione, quella relativa all’acquisto delle opere, si risolse facilmente con un… non considerato, ma decisamente apprezzato (la mia tirchieria è ormai proverbiale) omaggio. La seconda negazione venne abbattuta sia dalla soluzione della prima che dal fatto di un impegno morale che mi ero preso con gli autori (se non con gli amici degli autori) di tali opere.
Questi libri erano (… sono stati?) “La verità, vi prego, sulla danza” di Mary Garret (all’epoca Mariafrancesca Garritano, figlia della nostra indimenticabile compaesana Manola Calomeni) e “Tante navi  tante storie” di Pasquale Guaglianone.
Del libro “La verità, vi prego, sulla danza” ne ho abbondantemente parlato in precedenti post sempre su questo blog quindi eviterò di dilungarmi sullo stesso ma rimando ai miei precedenti scritti.
Quello su cui invece credo sia opportuno parlare in questa occasione, come preambolo, ed in qualche occasione futura, come cappello, trama e legittime considerazioni, è invece il libro dell’amico (mi arrogo il diritto di definirlo in quanto tra l’altro abbiamo ultimamente stretto questo stupendo rapporto anche sul social network Facebook) cetrarese Pasquale Guaglianone.
Mi fu chiesto di presentare il libro di Pasquale (libro di cui all’inizio ignoravo non solo il titolo ma anche e soprattutto il contenuto dello stesso) nel corso di qualche mia iniziativa culturale o di qualche iniziativa culturale che l’Associazione di cui sono presidente in carica (la “Universitas Sancti Felicis” di San Fili) aveva in programma per la fine di questo decisamente poco stupendo, per San Fili e per i Sanfilesi, 2010.
A darmi una mano su questo fronte ci pensò il nostro compaesano Giuseppe (Pino) Falbo che mi passò la sua copia, tra l’altro “dedicata”, dell’opera di Pasquale.
… il titolo? … l’ho detto! … il contenuto? … lo dirò! … ma in un prossimo post.
Dandogli una veloce sfogliata, anche per capire cosa mi aspettava da lì a qualche giorno (in quanto avevo già un libro segnato a metà sul comodino e non intendevo iniziare una nuova battaglia culturale senza aver concluso quella in corso… perché leggere un libro è comunque una battaglia culturale!), una cosa colpì immediatamente i miei occhi e quindi la mia percezione sensoriale: i disegni contenuti (quindi a corredo dell’opera) all’interno del libro.
… stupendi, anche e soprattutto perché erano firmati da un altro… Sanfilese per metà: il mio carissimo amico Pietro De Seta. Sanfilese per metà in quanto la madre di Pietro De Seta è originaria di San Fili, appartiene alla famiglia dei Marchesani.
Ecco, mi son detto, un buon motivo per presentare un libro a San Fili.
La data? … mercoledì 22 dicembre 2010.
Una data, quella di mercoledì 22 dicembre 2010, che resterà impressa, speriamo per sempre (perché il popolo che non dimentica evita di commettere gli stessi errori) nella storia della piccola libera Repubblica di San Fili… e purtroppo non per la presentazione del libro dell’amico Pasquale Guaglianone corredato dai disegni dell’amico Pietro De Seta.
Ma questo e tant’altro sarà argomento di un prossimo post.
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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace.

venerdì 31 dicembre 2010

Il 2011 per San Fili e per i Sanfilesi? ... sicuramente migliore del 2010!

Una brutta annata, questa del 2010, per San Fili e per i Sanfilesi... speriamo nel 2011 che sia un anno di cambiamento e, finalmente, di rinascita: di rinascita sociale, economica ma soprattutto culturale e morale.
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Avevo pensato (e forse qualche caro mio compaesano aveva anche sperato) di chiudere questo nefasto (per San Fili e la Comunità Sanfilese) 2010 senza ulteriori considerazioni personali in merito, anche e soprattutto, a fatti che hanno drammaticamente colpito la nostra amata odiata cittadina in questi ultimi giorni.
Poi l’assoluto silenzio di chi aveva l’obbligo di parlare (un esempio? … i rappresentanti delle forze politiche e sociali presenti ed operanti nel nostro paese) ed un paio di segnalazioni pervenutemi tramite e-mail o come commenti a qualche mio post su socialnetwork Facebook mi hanno convinto a ritornare sui miei passi.
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Domenica 5 dicembre 2010 dopo aver pubblicato su Facebook (zona Note) una mia vecchia composizione poetica trovai (non so con quale collegamento con la poesia stessa) il seguente commento lasciato dal mio amico G.M.: “scrivi sugli allogi comunali chi paga il fitto pochissimi e poi che ci sei sugli allogi popolari che sono disabitati ciao”.
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Sabato 25 dicembre 2010 (Natale) trovai in una delle mie caselle di posta elettronica il seguente messaggio trasmessomi da M.C. (carissimo amico e compaesano cui però non riesco ad abbinare… il volto al nome): “Salve Pietro, Buon Natale e felice Anno nuovo - nel complimentarmi con lei per il grande lavoro fatto e che continua a fare attraverso il suo sito, ritengo che sia un impegno quasi morale da parte sua, citare in futuro le vicende di cronaca che in questo periodo hanno travagliato la nostra comunità. Capisco bene che vicende del genere non fanno parte della vocazione del suo lodevole progetto (culturale). Ma se mi permette la gravità dei fatti supera ogni razionale concettura. Tralasciamo il misero giustizialismo o la superficiale carità cristiana, Pietro, ma  la 'ndrangheta attanaglia i locali enti di governo.
Le rinnovo gli auguri, a presto.
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A G.M. chiesi a chi avesse votato alle elezioni del 29 marzo 2010 (quelle dove venni trombato per un voto). G.M. mi rispose che non era andato proprio a votare… che era un sacco di tempo che non andava a votare. Cosa potergli rispondere se non di rivolgersi a se stesso se le cose a San Fili e nei suoi confronti in particolare vanno male? … mi ha detto (almeno questo mi sembra fosse il concetto delle sue parole) che non sono altro che un egoista. Se fossi un egoista… credo che non starei qua a scrivere oggi.
Diversa fu la mia risposta ad M.C. dopo essermi sfogato sulla mia assurda situazione personale, gli chiesi una mano per proseguire (ovviamente assieme) la mia battaglia morale e culturale. Sono ancora in attesa d’una risposta che credo non verrà mai.
… non mi resta che proseguire (da solo) la mia guerra contro i mulini a vento. Una guerra che finora mi ha portato solo nemici. Una guerra che prima o poi mi farà registrale anche una inimicizia con me stesso.
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Ai miei cari amici G.M. ed M.C. per il nuovo anno vorrei regalare i versi (solo una strofa) d’una canzone che sentii cantare tanto tempo fa dalla grande ed indimenticabile Gabriella Ferri. Tali versi in questi giorni navigando su internet (interrogando Google) li ho trovati collegati alla tradizione popolare di una nota località cosentina… San Lorenzo del Vallo:
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« All'erta, all'erta li campani sona,
Li Turchi su calati alla marina,
Chi tena li scarpi rutti si li sola
Che jiu mi l'haiu sulati stamatina ».
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… a buon intenditor poche parole!
Inutile dire che le riflessioni di questo post iniziano da quando accaduto nel mese di dicembre 2010 a San Fili… e da quanto ci si sarebbe aspettati capitasse come logica conseguenza.
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Mi chiedo come mai, ad esempio, le forze d’opposizione amministrativa sanfilese, senza neanche pensarci una attimino, senza neanche fare (qualcuno) un piccolo esamino di coscienza per quanto avvenuto in un passato poi non tanto remoto nella nostra comunità (vedasi ammanco del miliardo nelle casse del nostro comune scoperto nel periodo 1996/2000), abbia immediatamente condannato la vicenda (mi riferisco all’inchiesta sulle false - ? - invalidi civili) di cui è stato (ed è tuttora) protagonista il nostro primo cittadino chiedendone le immediate dimissioni, chiedendo una presa di coscienza da parte della maggioranza consiliare sanfilese e non ha ancora speso una sola parola (carta canta… del “verba” poco me ne frega) questa stessa opposizione su quanto avvenuto a San Fili, nel nostro pittoresco paesino, in questo deprimente mese di dicembre 2010.
I giornali locali (“Gazzetta del Sud” e “Il Quotidiano”) in merito alla vicenda dell’incendio appiccato alla nostra “Casa Comunale” (tra l’altro anche per mano di un rispettabilissimo - ? -dipendente del nostro Comune) ne hanno detto di tutto e di più parlando di tangenti, di soldi incassati in nome e per conto del Comune di San Fili e non versati nelle casse del Comune stesso, di appalti truccati (“Il Quotidiano” segnalava il caso della piscina), di dubbie assegnazioni di alloggi popolari, di ipotetiche vessazioni (?) nei confronti di qualche dipendente comunale e via dicendo.
Bene ha fatto in questo caso, perché in un altro caso l’avevo giustamente condannato, il giornalista della “Gazzetta del Sud” Arcangelo Badolato chiudendo un proprio articolo sulla succitata vicenda con dei puntini sospensivi e ponendosi una feroce domanda: è possibile che nessuno finora si era accorto di niente di ciò che accadeva all’interno dell’Ufficio Tecnico del Comune di San Fili? … in poche parole quel dipendente assegnato a tale ufficio (quello indiziato in merito all’incendio alla nostra “Casa Comunale”) è un tassello del sistema, è il diavolo in persona o è solo l’ennesimo capro espiatorio di una situazione che, con enormi sacrifici, la nostra comunità si porta sulle spalle ormai da diversi anni a questa parte?
Dopotutto quando vogliamo, a San Fili, riusciamo anche a beccare chi ci sta truffando facendosi conteggiare un metro di spazzatura in meno nella sua abitazione. Perché, diciamo la verità, ormai il vero (per fortuna “unico”) criminale in Italia (e San Fili fa parte dell’Italia) è chi guida senza indossare le cinture di sicurezza (magari beccato in flagrante mentre percorre la pericolossissima piazza San Giovanni di San Fili), chi guida alle 15 del pomeriggio con un sole, in cielo, che spacca le pietre… senza i fari della macchina accesi, chi guida con un solo bicchiere di vino (magari di 135 millilitri) in corpo, chi dimentica di pagare la rata del mutuo o chi cerca stupide scappatoie per non pagare certe assurdità di tasse e balzelli di lieve peso economico (mentre altri si fottono e ci fottono pezzi di migliaia di euro a botta).
Criminale è chi lascia, sempre a San Fili, in sosta vietata o quasi il proprio mezzo di circolazione pur non creando grosse difficoltà alla viabilità: tale soggetto va multato! … magari poi a qualcuno (… giustamente?) la multa gliela togliamo pure. Dopotutto siamo umani… (?)!
Quest’anno mi sono sentito un criminale persino quando sono andato alla Caserma della Polizia stradale di Cosenza (in via Popilia) a dimostrare di aver pagato una multa (circolavo con i fari spenti alle tre del pomeriggio nei pressi di Ponticelli) circa sei mesi prima tramite il sito web delle poste italiane. Secondo i miei cari amici poliziotti il computer non poteva sbagliare... mi si leggeva in faccia che ero e sono un incallito criminale. E quando ho dimostrato la mia buonafede... ho avuto la vaga impressione che i miei interlocutori malgrado tutto restavano ancora in dubbio.
C’è qualcuno, per quanto riguarda San Fili, che doveva sapere e non poteva (e non può) non sapere? ... dopotutto, come diceva Toto’, “... cca nisciuno è fesso!” e “… facci’u fesso ppe piglia’ ppe fess’all’atri!”. E San Fili nel giro di poco più d’una decina d’anni per fessa c’è stata presa ben due volte (se è vera, e non ho dubbi di non crederlo, parte di quest’ultima vicenda).
… la coglionaggine, in politica, è un reato che dovrebbe essere contemplato nel codice di procedura penale! … è un reato nei confronti dell’intera Comunità e quindi anche di se stessi. Se qualche amministratore un giorno vi dicesse: “... erano troppo intelligenti, ci hanno fatto fessi! ... vergognatevi d’averlo votato! ... dopotutto avete votato ad un fesso.”.
Colpevoli (se ci sono, ovviamente… speriamo che la Magistratura questa volta faccia il proprio dovere e ci sollevi, una volta tanto, da qualsiasi dubbio in materia) da ricercare sia nell’ambiente della Casa Comunale che tra i normali (innocenti?) sanfilesi che hanno avuto a che fare, per vario titolo, con tale situazione.
Giusto la ciliegina per chiudere in bellezza, per San Fili e noi Sanfilesi, in bellezza questo assurdo 2010.
Ormai, ammettiamolo una volta per tutte (diversamente non ne usciremo mai fuori) è un situazione che ci è sfuggita di mano. In questi ultimi quindici anni si sono verificate a San Fili tante e tali gravi cose come non se ne sono verificate nell’arco del precedenti cinquanta anni: due illeciti (…? … almeno nel primo caso è stato verificato) ammanchi di una certa entità nelle casse del Comune di San Fili, l’attentato subito dal nostro primo cittadino (e non con stupide e ridicole pallottole spedite per posta ma con colpi di lupara consegnati a proprie mani ed al proprio domicilio), un suicidio di un romeno e l’omicidio suicidio ad opera di una badante ucraina, il tentato omicidio di un compaesano sembra a causa di uno sgarbo di poco conto, sequestro di armi varie, simulazioni di reati sullo stile della mitica compagnia di Totò nel film “La banda degli onesti” e chi più ne ha più ne metta.
… e poi ci sono i migliaia “... si dice ma io qui lo dico e qui lo nego!” che si registrano quotidianamente lungo Corso XX Settembre: troppi per non essercene qualcuno anche vero! … e quanto è avvenuto in questi giorni ce ne ha dato tristemente prova.
Ormai, sempre più (purtroppo non solo a San Fili… e dopotutto San Fili non è altro che lo specchio di quanto succede nel resto d’Italia) dalle nostre parti tutto è permesso… tranne il lecito. Ormai dalle nostre parti le persone oneste che vogliono sopravvivere eroicamente al sistema si trovano sempre più schiacciate tra l’incudine della piccola criminalità ed il martello delle democratiche Istituzioni.
Di chi è la colpa di tale decadimento della nostra comunità? ... di nessuno: la Scuola nega ogni responsabilità dando la colpa alle famiglie, le famiglie negano ogni responsabilità dando la colpa alla scuola ed alla società, l’Amministrazione comunale nega ogni responsabilità perché (giustamente) l’Amministrazione comunale (Consiglio e Giunta) non ha mai responsabilità in niente (mi chiedo allora cosa ci stia a fare quest’organo nei Comuni), la politica (ammesso e non concesso che si possa più parlare di politica ormai a San Fili) nega ogni responsabilità perché la responsabilità è dei tempi, la chiesa nega ogni responsabilità perché la responsabilità e dei fedeli sempre meno fedeli...
... a proposito: la colpa è solo mia perché ho la sfacciataggine di scrivere e scrivere ragionando (…o sragionando?) con la mia testa. Questa, forse, è ormai l’unica colpa reale nella Società Sanfilese di quest’assurdo inizio del Terzo Millennio.
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Una brutta annata, questa del 2010, per San Fili e per i Sanfilesi... speriamo nel 2011 che sia un anno di cambiamento e, finalmente, di rinascita: di rinascita sociale, economica ma soprattutto culturale e morale.
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Concludo queste mie riflessioni con il caro ricordo (anche per questo il 2010 è stata una bruttissima annata) degli amici Francesco Calomeni e Giuseppe Speziale… due grandi, stupendi personaggi che hanno saputo salutarci… in punta di piedi.
… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… e ovviamente auguri d’un Felicissimo 2011 a tutti.
… anche a me!
… /pace!

venerdì 24 dicembre 2010

San Fili da Darwin Awards? … obiettivo mancato, per un pelo!

La locandina del film "The
Darwin Awards" del 2006.
San Fili da Darwin Awards? … a prima vista sembrerebbe di si, poi, letto bene il regolamento per l’assegnazione dei Darwin Awards, dobbiamo ricrederci: il prestigioso premio sembra (per fortuna) essere solo stato sfiorato dai Sanfilesi in questi ultimi giorni.
Ovviamente per capire a cosa mi riferisco devo prima spiegare brevemente cosa sono i Darwin Awards e per fare ciò mi aiuterò con un piccolo copia incolla dall’ormai insostituibile libera enciclopedia multimediale “Wikipedia”.
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Il Darwin Award è un ironico riconoscimento assegnato a qualsiasi persona che abbia aiutato a migliorare il pool genetico umano "rimuovendosi da esso in modo spettacolarmente stupido". Più sciocca è l'azione che comporta la perdita di capacità riproduttiva (e la conseguente rimozione di un insieme inetto di geni dal pool genetico - ad esempio uccidendosi o sterilizzandosi), migliori sono le possibilità che un individuo riceva il premio. I premi (…) vengono assegnati sul World Wide Web (…).
Benché molti dei vincitori del Darwin vengano premiati postumi, la morte non è necessaria poiché i vincitori devono solo rimuovere se stessi dal pool genetico. In alcuni casi i vincitori si sono resi incapaci di procreare ma sono ancora vivi.
Per vincere ci si deve comportare in maniera straordinariamente poco intelligente, ad esempio (…) usando un accendino per illuminare un serbatoio di benzina e assicurarsi che non contenesse materiale infiammabile (…).
Menzioni onorevoli possono andare a chi, non per propria colpa, non è riuscito completamente a rimuoversi dal pool genetico. Questi atti sciocchi e pericolosi sono degni di essere menzionati, se non altro per tenersi alla larga da queste persone al prossimo tentativo. Alcuni esempi (…) due persone ustionate mentre cercavano di appiccare il fuoco ad un videogioco da bar (…).
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I cinque requisiti (e qui, per fortuna per i nostri eroi paesani tristemente assurti alle cronache locali in questi ultimi giorni, casca l’asino… visto che non tutti i requisiti fondamentali sono stati rispettati) per ottenere il Darwin Arward sono:
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  1. Impossibilità di riprodursi - Il candidato deve essere morto o sterile (…).
  2. Eccellenza - Strabiliante assenza di capacità di giudizio (…).
  3. Auto-selezione - Essere causa della propria dipartita (…).
  4. Maturità - In grado di intendere e volere (…).
  5. Veridicità - L'evento deve essere verificato (…).
Inoltre i candidati devono essere stati scoperti nell'anno della candidatura. Ad esempio, se il vincitore di una gara di nascondino svoltasi cinque anni fa è scomparso, deve essere nominato entro un anno dal ritrovamento dello scheletro.
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Stupendo il film, del 2006, di Finn Taylor “The Darwin Awards - Suicidi accidentali per menti poco evolute”… peccato che ancora non ci sia stato un seguito (spero non per prematura, stupida, morte del regista o degli scrittori e degli sceneggiatori). Io l’ho visto e… mi sono fatto un sacco di risate… sulle tragedie, decisamente tanto meritate quanto stupide, dei protagonisti!
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Ma cosa c’entrano i Darwin Awards (ripeto, per fortuna mancati) con San Fili e i Sanfilesi? … se fosse per me li assegnerei ad alcuni nostri compaesani che in questi ultimi giorni ci hanno fatto guadagnare (a San Fili e a noi Sanfilesi) se non la prima pagina (almeno in una delle due notizie) comunque un bello spazio all’interno delle testate giornalistiche più quotate nella provincia di Cosenza. In un caso, poi, la notizia è stata riportata tra l’altro anche sui TG (TeleGiornali) nazionali.
Le due notizie (di cui riporto il titolo con il relativo collegamento) sono le seguenti:
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SAN FILI: S’INVENTA UNA RAPINA TEMENDO L’IRA DELLA MOGLIE.
Ovviamente non chiedete a nessun barista sanfilese se è lui l’eroe di questa stupenda vicenda… vi diranno tutti di no e magari negheranno di essere persino sposati. La notizia (di cui al surriportato collegamento) è stata pubblicata sul quotidiano “La Gazzetta del Sud” (cronaca di Cosenza) di martedì 14 dicembre 2010.
SAN FILI: DIPENDENTE INCENDIA IL PALAZZO COMUNALE.
… il guaio è che oltre al palazzo comunale è bruciato (speriamo, umanamente parlando, in modo non eccessivamente grave) anche il dipendente (… piromane? … decisamente dilettante!) ed il suo complice. Speriamo che quanto prima veniamo a sapere che sono stati entrambi scagionati da tale accusa e che veniamo a sapere che si trovavano in quel momento all’interno del palazzo comunale solo… per spegnere l’incendio e non per appiccarlo!
La notizia (di cui al surriportato collegamento) è stata pubblicata sul quotidiano “La Gazzetta del Sud” (cronaca della Calabria) di giovedì 23 dicembre 2010. Bellissimo il cappello fatto all’articolo dal bravissimo Arcangelo Badolati anche se in tale articolo lo stesso definisce San Fili “paese delle streghe” invece San Fili è “u paise de magare”.
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Inutile sottolineare che in questi giorni i miei colleghi di lavoro (lavoro in un ufficio pubblico di Cosenza) e tantissimi conoscenti extrasanfilesi venuti a conoscenza di questi fatti mi hanno decisamente… fatto martire: “Ma a Santu Fili e fimmine minanu?” oppure “Ma a Santu Fili un’ sapiti appiccica’ mancu nu fuacu?... senza rischia de vi cce vruscia’ puru vui!”.
… come avrei potuto ribattere a tali battute di bassa lega se non raccogliere la coda tra le gambe e ritirarmi alla mia postazione di lavoro?
… dopotutto sono di San Fili anch’io e me ne vanto (… non sempre! … e con buone ragioni!).
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… un caro affettuoso (natalizio?) abbraccio a tutti dal sempre vostro Pietro Perri.
… /pace!