A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.

Eventuali commenti a post di questo blog non verranno pubblicati sia se offensivi per l'opinione pubblica e sia se non sottoscritti dai relativi autori. Se non avete il coraggio di firmarvi e quindi di rendervi civilmente rintracciabili... siete pregati di tesorizzare il vostro prezioso tempo in modo più intelligente (se vi sforzate un pochino magari per sbaglio ci riuscirete pure).
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venerdì 13 agosto 2021

La luce elettrica a San Fili. (3/6)

Nella foto a sinistra (ripresa dal web): Carlo Ferraris Ministro dei Lavori Pubblici nel1905.

Il ministro Carlo Ferraris si trovò a San Fili in occasione dell'inaugurazione della luce pubblica.

Di seguito l’articolo pubblicato sul Notiziario Sanfilese del mese di luglio 2021... a firma di Pietro Perri.

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La luce elettrica a San Fili. (3/6)

(di Pietro Perri)

(continua dal mese di giugno 2021)

«Si forma il corteo, di cui fanno parte l'Onor. Consiglio Comunale, le rappresentanze degli Enti Locali, preceduti dalla Banda cittadina che si avvia, seguita da una immensa folla.

Non lungi da San Fili, sulla sponda destra dell'Emoli, generatore della Luce, in contrada Crispino, sorge la Stazione Elettrica».

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Del miracolo che si era da qualche giorno verificato a San Fili i giornali e la gente di gran parte della provincia di Cosenza ne parlarono sicuramente per diverso tempo.

Dopotutto San Fili in quel lontano mese di agosto del 1905 aveva festeggiato l’accensione della prima lampadina elettrica nel proprio centro abitato. Un qualcosa, questa, che tanti altri borghi della provincia di Cosenza dovranno attendere decenni prima di vedersi ripetersi tale miracolo sul proprio territorio.

Il Progresso, quello con la P maiuscola, aveva baciato in fronte i Sanfilesi tutti. Un bacio che nel giro scarso di un decennio avrebbe oltretutto visto percorrere da parte a parte il territorio comunale dalla prima locomotiva... fermata obbligatoria presso l’appena realizzata stazione ferroviaria di San Fili.

Chiudiamo in ogni caso questa breve rassegna stampa sull’evento (ovvero sull’inaugurazione della luce elettrica a San Fili) con altri due articoli apparsi sul giornale Cronaca di Calabria.

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Cronaca di Calabria del 10 agosto 1905:

Inaugurazione della luce elettrica a San Fili.

Domenica a sera, con l'intervento di una eletta schiera di signore e signorine, di tutte le autorità civili locali, col concorso di una larga rappresentanza delle autorità del Capoluogo e di moltissimi signori invitati, ha avuto luogo l'inaugurazione della luce elettrica a San Fili.

La festa non poteva riuscire migliore per 1a precisione del programma eseguito e per le grandi cure da parte di tutti i componenti il Comitato a che ogni cosa fosse riuscita a perfezione.

E fu un momento d'emozione davvero per l'Impresa Domenico Gambaro, per il Direttore dei lavori - 1'intelligente giovane sig. Giuseppe Cannataro, che pur essendo sfornito di laurea ha saputo portare a compimento un'opera tanto importante - per tutti gli astanti, quando la gentile madrina, la graziosissima ed intellettuale e leggiadra signorina Enrichetta Zumbini di Francesco rompendo, di un colpo, la tradizionale bottiglia di champagne, diede il segno perché il locale delle Scuole elementari femminili, dove tutta quelle gente era raccolta, e tutto l'intero paese, fossero inondati di luce fulgidissima.

Fu un momento pieno di emozioni, in cui gli applausi e gli evviva echeggiarono per lungo pezzo.

La madrina sottoscrisse il verbale dell'inaugurazione con una splendida penna d'argento che le fu noi offerta in dono.

Notevole in questa bella festa un dotto discorso d'occasione letto dal sig. Diego Miceli.

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Cronaca di Calabria 24 agosto 1905:

S.E. Carlo Ferraris, Ministro dei Lavori Pubblici, in Calabria a San Fili.

Si giunse a S. Fili verso le ore l9. Il paese era imbandierato ed illuminato a luce elettrica; all'entrare del Ministro, la musica intonò la marcia reale.

Il Sindaco bar. Francesco Miceli, con la Giunta Municipale, e le notabilità del paese, si recò incontro a S. E. Ferraris, portandogli il saluto dell'intera, cittadinanza. Il bar. Vercillo pronunziò anch'egli un saluto sentitissimo. I1 Ministro ringraziò commosso.

Poi l'onorevole Ministro s'intrattenne mezz'ora in casa Miceli dove furono serviti dei rinfreschi, caffè e liquori.

I1 popolo fece una dimostrazione piuttosto imponente al grido di: Vogliamo la ferrovia Cosenza - Paola!

Il Ministro promise in modo da non lasciare dubbi che l'appalto per 1a ferrovia Cosenza - Paola sarà indetto certamente in quest'anno.

Indi si proseguì il viaggio per Cosenza.

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Inutile dire che non tutto, per l’epoca, fu rose e fiori. Anzi a circa tre anni dall’inaugurazione della luce elettrica ecco i nostri avi scendere in piazza, si fa per dire, e lamentarsi della scarsa efficienza del servizio pubblico d’illuminazione. Ed a mettere nero su bianco tale problematica ci penserà qualche nostro concittadino inviando una lettera al solito giornale “Cronaca di Calabria”.Di seguito riporto il testo di tale lettera.

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Cronaca di Calabria del 9 luglio 1908:

Lettere da San Fili.

San Fili, 6 luglio 1908

Con oggi, simpatici lettori, graziose lettrici, incominciamo a regalarvi la cronaca di San Fili, di questo ridente paese di villeggiatura, dalle verdi e fresche montagne, dalle acque cristalline.

Daremo a voi le novità della settimana, saremo veritieri, e noiosi il meno che ci sarà possibile; porteremo per voi, gentili lettrici, qualche parola ardente di poesia.

I1 cronista si ispirerà ne li occhi vostri sublimi, nei vostri sorrisi. Invoca in anticipo il vostro compatimento e vi dà le prime notizie.

Qualche animo nobile e leggiadro, dagli occhi pieni di fiamme vive, qualche cara, creatura di sogno, avrà uno sguardo benigno; e ciò che basta al cronista.

Luce... elettrica.

L'illuminazione elettrica a San Fili è ridotta una vera indecenza.

Fioche e pallide lampadine distanti l'una dall'altra mezzo chilometro proiettano una luce sepolcrale, lasciando le strade in una oscurità perfetta.

I cittadini invocano ed inneggiano al petrolio, che rendea un chiarore di molto superiore a quello delle deboli lampadine che costano al comune la somma di lire 1200 all'anno, cioè il doppio di quanto si spendeva prima, per l'illuminazione a petrolio, che dava molta luce di più, e che permetteva di circolare per le strade di notte, cosa che adesso è resa impossibile dato il buio pesto che avvolge il paese.

L’illuminazione ai privati è un vero strozzinaggio. Si ha il coraggio di far pagare 80 centesimi i1 Kilowatt, mentre si è costretti a ricorrere al lume a petrolio in una piccola stanza ove arde una lampadina della forza di 50 candele che ne dà appena 5 di luce.

L'impresa ha un atteggiamento ributtante e minaccia di tagliare i fili ed interrompere la corrente a chi pagando il suo danaro si permette di lagnarsi.

Noi ai privati diamo il consiglio di rinunziare in blocco a questa derisione di luce elettrica, e di non sottomettersi alla prepotenza di una società, che si permette di fare il proprio comodo, e dettar leggi, prendendo un atteggiamento antipatico e ributtante.

Ed il comune? Va bene che il comune data questa stupida e cretina rappresentanza non ha il dovere di curare gl'interessi dei cittadini, ma come si regolerà? E' possibile che i lamenti dei cittadini che protestano da un anno e più non siano giunti alle lunghe orecchie dei nostri amministratori?

Noi domandiamo a quella giunta di intelligentissimi che circondava il sindaco: debbono i cittadini contribuire per un servizio che manca? Sabato avremo una riunione del Consiglio; ma quale saranno le loro intenzioni? Perché non si dimette in massa questo branco d'inetti che ha l'ostinatezza da tanti anni di reggere l'amministrazione?

Sono sempre gli stessi cosi messi in moto come burattini, da prestigiatori, che tirano i fili, e quelli decretano e sentenziano ciò che non sanno.

E tutto lo scopo di essere al comune è quello di appagare le loro meschine ambizioni, e di voler essere i maggiorenti del paese, poco curandosi della loro missione, che del resto non saprebbero disimpegnare.

Tanto perché San Fili 1o sappia, dopo le dimissioni del Barone Miceli, che come dicemmo altra volta, dovette abbandonare il suo posto perché non coadiuvato né circondato da persone capaci, siamo senza sindaco da un mese, e la corrispondenza viene aperta ogni tre giorni da un consigliere acciuffato per la strada.

Ma noi diciamo quando 1a finiranno? Perché non si dimettono in massa? Fino a quando abuseranno della nostra pazienza?

E per oggi basta, promettiamo altri articoli con più particolari.

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Questo secondo articolo (o meglio questa “lettera da San Fili”) apparsa sul Corriere della Calabria del 9 luglio 1908 più che un classico articolo dei bei tempi che furono sembra un classico volantino distribuito in questi ultimi anni ai nostri compaesani “frequentatori abituali” di corso XX Settembre da qualche rappresentante di qualche pseudo forza politica operante (a singhiozzo) sul nostro territorio.

Ovviamente parliamo di qualche pseudo forza politica (non mi riferisco ad una sola in particolare) antiamministrativa e posizionata in un periodo d’operatività compreso tra gli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso e qualche anno addietro.

Facciamo un po’ il sunto (dal punto di vista politico) di tale lettera datata 6 luglio 1908 e pubblicata sul Corriere della Calabria il 9 luglio successivo: le cose non vanno, le migliorie volute da chi ci amministra sono peggiori della situazione precedente a tali migliorie, si stava meglio quando si stava peggio, vi dovete dimettere...

La tiritera, dopo oltre un secolo, a San Fili non è cambiata di una vocale: le cose non vanno, le migliorie volute da chi ci amministra sono peggiori della situazione precedente a tali migliorie, si stava meglio quando si stava peggio, vi dovete dimettere...

Ovviamente oggi non si parla più dei problemi legati all’erogazione della luce elettrica (che a volte e spesso d’inverno comunque ci sono) o dell’esosa bolletta legata a tale erogazione ma cento se non mille altri problemi che comunque ci sono, anche nel vivere civile e pacifico quotidiano del nostro borgo.

Non essendo in ogni caso questo bollettino un bollettino di parte (difficile dire che non facciamo politica in quanto anche facendo cultura si fa politica) non sta a noi né tantomeno a chi scrive evidenziare gli stessi su tale spazio.

Fa piacere in ogni caso sapere che, dopo ben 113 anni nulla è cambiato a San Fili almeno sul fronte lamentele amministrative.

(continua)

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

venerdì 14 gennaio 2011

“Tante navi tante storie”… Pasquale Guaglianone a San Fili (parte seconda).

Come sono venuto in possesso di questo libro e perché sono venuto in possesso di questo libro l’ho detto in un post precedente (esattamente il 6 Gennaio 2011): il libro me l’ha prestato (?) l’amico Giuseppe Falbo il perché era dovuto al fatto che con l’Associazione culturale di cui mi onoro essere il Presidente in carica (la “Universitas Sancti Felicis” di San Fili) il 22 dicembre (triste giorno per la nostra comunità) si è tenuta la presentazione dello stesso all’interno della sala convegni della Biblioteca comunale “Goffredo Iusi” del nostro stupendo paesino.
Ciò che non ho fatto nel precedente post (quello del 6 Gennaio 2011) è… dire a te, amico lettore, a sommi capi cos’è questo libro (cosa contiene), a chi si rivolge, se è di facile ed interessante lettura… se vale la pena leggerlo.
Se volessi sbrigarmela in quattro e quattr’otto potrei limitarmi a dire: si, è di facile lettura; si rivolge a tutti noi (emigranti, figli di emigranti, parenti di emigranti, estranei al mondo dell’emigrazione ma che tanto devono al fenomeno dell’emigrazione); è interessante (nella sua indiscutibile leggerezza)… vale la pena leggerlo.
Detto così, però, chi mi conosce (ed anche qualcuno che non mi conosce) potrebbe benissimo dire… “Pietro Perri questo libro non l’ha mai letto!”. Non c’è bisogno di leggere, infatti, questo libro per poter dire dello stesso ciò che ho detto. O quanto meno non c’è bisogno di leggerlo tutto… basta leggere la presentazione e la premessa all’inizio, prime dieci pagine, nonché la nota sulla copertina.
In tal modo sappiamo (in parte sbagliando in quanto sembra, da tali parti, essere rivolto solo ai Cetraresi  sparsi per il mondo ed in particolare nell’America latina mentre guarda a 360 gradi all’emigrazione, calabrese in particolare ed italiana in generale, della prima metà del XX secolo) che parla, in modo stilisticamente accattivante oserei dire, di emigrazione.
Pasquale Guaglianone, giornalista e scrittore (cittadino del mondo) sembra sfogliare, nella sua opera “Tante navi tante storie”, l’emigrazione in tutte le sue sfaccettature principali: la poesia, la tragedia, la voglia di rivalsa, il dubbio, il coraggio, la famiglia, il fallimento, il successo… la fede religiosa, la madre (quest’ultima vero e proprio filo conduttore di quanto è “trascritto” dal bravissimo Pasquale).
In questo libro l’autore in effetti, da provato giornalista qual è, non scrive… trascrive, riporta, cioè, ciò che i propri interlocutori gli “dettano”. Eroi nell’opera “Tante navi tante storie” sono i cosiddetti “antieroi” di sartriana (Jean Paul Sartre) memoria, coloro, cioè, che devono lottare quotidianamente contro mille piccoli draghi (la miseria, i figli, le scelte estreme) e che malgrado il loro costante impegno difficilmente troveranno spazio su un libro di storia.
Sottotitolo del libro è “Tanos, calabresi e cetraresi in Argentina”.
Cosa sono i “Tanos”? … ce lo dice, nella presentazione al libro, don Enzo Stamile, parroco di San Benedetto abate a Cetraro: “Ma il pregio di questo volume, è soprattutto quello di farci fare una viaggio nella memoria attraverso i nostri Tanos, così venivano chiamati gli italiani in Argentina, che è un diminutivo di Napoletanos”.
… un pensiero questo che dovrebbe far tantissimo riflettere per chi studia il fenomeno dell’emigrazione italiana nel corso del XX secolo.
Proprio per questo, quasi certamente, l’autore  apre questo stupendo (pittoresco e spesso tragico) percorso con il capitolo “Domani, partiamo per l’Argentina”. Un’esperienza, quella del lungo viaggio in nave, che in alcuni tratti ricorda tanto il viaggio degli ebrei (ovviamente mi riferisco ai viaggiatori delle classi più basse), stipati nei carri merci, verso i campi di concentramento nazista. Cambiava la visione della speranza, una speranza straripante di domande e dubbi. Cambiavano i carcerieri: nel caso degli ebrei… decisamente dannosi per la loro cattiveria, nel caso degli emigranti… decisamente dannosi per la loro inesperienza.
Emblematico, sul fatto dell’inesperienza dei “carcerieri” è l’ultimo viaggio della nave “Principessa Mafalda”, magistralmente descritto nelle pagine di “Tante navi tante storie”. Una tra le più grandi, se non la più grande, tragedie della storia della marina italiana.
Ed ecco, in tale tragedia, la voce di Angelina, della madre, ergersi al di sopra di tutte con il suo accorato appello: “No, no, salvate i miei due figli, scendo io, nuoto fin dove potrò, non abbandonate i miei figli”.
Risponde, ad Angelina, non con la voce ma con la sua storia, la signora (madre anch’essa) Cristina Maritato.
Vince, in tutta l’opera, l’Edmondo De Amicis del libro “Cuore”… che sia un parente stretto (almeno spiritualmente) del nostro comune amico Pasquale Guaglianone?
Sull’altra sponda, in Argentina, per coloro che riuscivano ad arrivarci… finalmente un sole (non il sole della Calabria, ma pur sempre un sole) e la promessa di un futuro diverso da quello che si era da qualche giorno lasciati alle spalle.
E’ stupendo il disegno che traccia Pasquale Guaglianone in merito all’emigrante in processo di partire, negli ultimi, se non nell’ultimo, giorno in cui calpesterà il suolo natio: “Sensazioni, che avrei ricordato per sempre (…) Erano cose mie. Mi appartenevano. Dovevo portarle con me. Nella mia memoria”.
Chi parte, sapendo che c’è anche la possibilità del non ritorno, è obbligato a fotografare, nella propria memoria, i più piccoli particolare della vita che sta per lasciarsi alle spalle: la propria fanciullezza, l’aroma del caffè (siamo italiani anche per questo), la figura paterna (che sparisce subito nell’opera) e quella materna (che lo accompagna, il nostro “autore/viaggiatore”, per tutta l’opera).
Altro filo conduttore importantissimo, oltre alla donna/madre, al caffè, alla ricercatezza del lavoro italiano all’estero è sicuramente la religiosità (spesso puramente folcloristica e/o legata ad una antica ritualità che si rifà ai nostri miti greci e latini): padre Pio, san Benedetto abate, la madonna… sempre presenti al nostro fianco… sempre presenti al fianco degli emigranti (anche e soprattutto quando tutto sembra andar loro nel peggiore dei versi).
L’incontro tra alcuni cetraresi (che non conoscevano direttamente l’autore di “Tante navi tante storie”… ma che conoscevano il padre e quindi la famiglia d’origine dello stesso) e Pasquale Guaglianone, sembra riportarci all’incontro tra Virgilio ed il suo compaesano Sordello all’interno della Divina Commedia (Purgatorio).
I senza terra, i senza patria (“tanos” in Argentina e “mericani” quando ritornano in Italia a ritrovare i propri cari e gli amici d’infanzia) finiscono per essere gli unici veri depositari (memoria storica) di una vita, di un mondo e d’un tempo che ormai tutti, in Calabria ed in particolare nel cosentino, ci siamo lasciati alle spalle. Noi, cittadini del mondo, confusi in una serie di mondi d’altri, spesso virtuali, non sappiamo più in che mondo abitiamo ed a quale mondo apparteniamo.
Vale la pena di leggere il libro di Pasquale Guaglianone? … decisamente si! … perché è scritto bene, perché ha contenuti interessantissimi, perché parla della nostra storia, perché… siamo Calabresi ed Emigranti.
“Tante navi tante storie” è… tantissimo, anche uno spaccato, ben fotografato, della vita che si conduceva tra il 1900 ed il 1950 nelle nostre zone: in Calabria (nella Calabria Citeriore).
Non mi dilungherò oltre (in questo spazio non ho nessuna intenzione di scrivere un altro libro col titolo “Tante navi tante storie”). Chiudo il tutto così come il bravissimo Pasquale Guaglianone ha chiuso la sua opera: “Prima di morire, un giorno di tanti anni fa, una donna calabrese originaria della provincia di Vibo Valentia, chiese che su di sé, alla sua morte, venisse cosparsa un poco di terra della campagna, che qualcuno portò dal suo paese natio”.
Meditiamo, su questa chiusura, sulla fortuna che abbiamo, noi, oggi, che grazie anche e soprattutto alla gente che è emigrata… possiamo godere di quello che ci hanno lasciato in eredità… la loro… la nostra terra.
Con Pasquale Guaglianone resta, da parte mia e dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di San Fili, l’impegno ad incontrarci di nuovo all’interno della sala convegni della Biblioteca comunale “Goffredo Iusi” del nostro amato/odiato paesino... di San Fili.

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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace.

giovedì 6 gennaio 2011

"Tante navi tante storie"... Pasquale Guaglianone a San Fili (parte prima).

Pasquale Guaglianone.
Sono un discreto lettore, l’ammetto!, ovviamente considerato la media di lettura che ipotizzo in merito a San Fili e ai Sanfilesi.
Normalmente riesco a tracannare almeno uno o due libri al mese (intorno alle 150 - 200 pagine ciascuno) a cui vanno aggiunte le letture della rivista mensile Focus Storia e delle riviste trimestrali Focus Storia Wars, Focus Storia Collection, Focus Storia Biografie e la raccolta di saggi Hiram.
Normalmente (per non dire sempre), da quando ho lasciato la scuola (tanti e tantissimi anni fa), sono stato sempre io a decidere le mie letture... non attinenti a necessità di lavoro o ad incomprensibili libri di istruzioni per far funzionare i diabolici marchingegni che ci mettiamo sempre più deficentemente dentro casa.
Un privilegio questo raggiunto con tantissimi sacrifici (ore ed ore passate appunto sui libri al fine di crearmi una serie di anticorpi verso l’irrazionale mondo che attenta quotidianamente al mio “libero” spazio vitale) che mi ha reso immune  persino dall’assordante ripetitivo martellare della pubblicità.
Difficilmente compro un libro (bestseller?) che mi viene consigliato dalla TV o dai giornali.
Questo l’ho fatto solo due volte (almeno quelle che ricordo): quando ho comprato “L’Inferno -  profondo Sud” di Giorgio Bocca e quando ho comprato “Il simbolo perduto” di Dan Brown … soldi, come volevasi dimostrare, in entrambi i casi sprecati!
Strano ma vero, negli ultimi mesi del 2010 sono stato piacevolmente obbligato a leggere due libri che sicuramente non erano né nelle mie intenzioni di comprare né nelle mie intenzioni di leggere: la prima parte della negazione, quella relativa all’acquisto delle opere, si risolse facilmente con un… non considerato, ma decisamente apprezzato (la mia tirchieria è ormai proverbiale) omaggio. La seconda negazione venne abbattuta sia dalla soluzione della prima che dal fatto di un impegno morale che mi ero preso con gli autori (se non con gli amici degli autori) di tali opere.
Questi libri erano (… sono stati?) “La verità, vi prego, sulla danza” di Mary Garret (all’epoca Mariafrancesca Garritano, figlia della nostra indimenticabile compaesana Manola Calomeni) e “Tante navi  tante storie” di Pasquale Guaglianone.
Del libro “La verità, vi prego, sulla danza” ne ho abbondantemente parlato in precedenti post sempre su questo blog quindi eviterò di dilungarmi sullo stesso ma rimando ai miei precedenti scritti.
Quello su cui invece credo sia opportuno parlare in questa occasione, come preambolo, ed in qualche occasione futura, come cappello, trama e legittime considerazioni, è invece il libro dell’amico (mi arrogo il diritto di definirlo in quanto tra l’altro abbiamo ultimamente stretto questo stupendo rapporto anche sul social network Facebook) cetrarese Pasquale Guaglianone.
Mi fu chiesto di presentare il libro di Pasquale (libro di cui all’inizio ignoravo non solo il titolo ma anche e soprattutto il contenuto dello stesso) nel corso di qualche mia iniziativa culturale o di qualche iniziativa culturale che l’Associazione di cui sono presidente in carica (la “Universitas Sancti Felicis” di San Fili) aveva in programma per la fine di questo decisamente poco stupendo, per San Fili e per i Sanfilesi, 2010.
A darmi una mano su questo fronte ci pensò il nostro compaesano Giuseppe (Pino) Falbo che mi passò la sua copia, tra l’altro “dedicata”, dell’opera di Pasquale.
… il titolo? … l’ho detto! … il contenuto? … lo dirò! … ma in un prossimo post.
Dandogli una veloce sfogliata, anche per capire cosa mi aspettava da lì a qualche giorno (in quanto avevo già un libro segnato a metà sul comodino e non intendevo iniziare una nuova battaglia culturale senza aver concluso quella in corso… perché leggere un libro è comunque una battaglia culturale!), una cosa colpì immediatamente i miei occhi e quindi la mia percezione sensoriale: i disegni contenuti (quindi a corredo dell’opera) all’interno del libro.
… stupendi, anche e soprattutto perché erano firmati da un altro… Sanfilese per metà: il mio carissimo amico Pietro De Seta. Sanfilese per metà in quanto la madre di Pietro De Seta è originaria di San Fili, appartiene alla famiglia dei Marchesani.
Ecco, mi son detto, un buon motivo per presentare un libro a San Fili.
La data? … mercoledì 22 dicembre 2010.
Una data, quella di mercoledì 22 dicembre 2010, che resterà impressa, speriamo per sempre (perché il popolo che non dimentica evita di commettere gli stessi errori) nella storia della piccola libera Repubblica di San Fili… e purtroppo non per la presentazione del libro dell’amico Pasquale Guaglianone corredato dai disegni dell’amico Pietro De Seta.
Ma questo e tant’altro sarà argomento di un prossimo post.
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… un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
… /pace.

lunedì 10 maggio 2010

Un autore di successo al Westchester Community College. Fa gli onori di casa il sanfilese esimio prof. Frank Fato.

Poche settimane fa il Prof. Frank Fato (a sinistra nella foto a lato), nostro amato esimio concittadino, ha introdotto la presentazione dell'autore James Bradley al Westchester Community College di Valhalla nella zona di New York.
Mr. Bradley è l'autore del libro "Flags of our Fathers" da cui è stato tratto il film con lo stesso titolo diretto dal famoso attore e regista Clint Eastwood.
Il padre dell' autore del libro fu uno degli uomini che alzarono la bandiera americana a Iwo Jima durante la seconda guerra mondiale.
La presentazione ha avuto molto successo e ha visto la partecipazione di studenti dello stesso College e simpatizzanti venuti dalle varie zone di New York.
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Il surriportato articolo è in fase di pubblicazione sul "Notiziario Sanfilese" (il bollettino mensile dell'Associazione culturale "Universitas Sancti Felicis" di San Fili, l'Associazione dei Sanfilesi nel Mondo) del mese di Maggio 2010.
Otto pagine di attualità, storia e culutra legate alla cittadina di San Fili e alla Comunità Sanfilese.
Chiunque fosse interessato a ricevere la propria copia (anche in formato *.pdf) non ha che da fare richiesta anche tramite la casella di posta elettronica di questo blog e versare la propria quota d'iscrizione. I soci simpatizzanti pagano solo un contributo a partire da cinque euro.
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Il pagamento della quota annuale può avvenire anche tramite accredito su carta postapay.
Un cordiale saluto a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace!