Il Blog di Pietro Perri dedicato a San Fili (uno dei più bei paesi della provincia di Cosenza) e ai Sanfilesi nel Mondo.
A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.
domenica 25 giugno 2017
Cercasi amministratori comunali per passeggiata lungo corso XX Settembre... a San Fili.
domenica 11 giugno 2017
Ricordi di un passato non tanto lontano: i catuoi.
L’articolo che propongo in quest’occasione ed in questo spazio è stato
scritto dall’amico e compaesano Luigi “Gigino” Iantorno ed è stato pubblicato
sul Notiziario Sanfilese (il bollettino dell’Associazione culturale
“Universitas Sancti Felicis” di San Fili) nel mese di maggio 2016. Parla
dei... catuoi, ovvero del nostro recente
passato. Dopotutto i catuoi a San Fili ufficialmente sono
stati definitivamente eliminati agli inizi degli anni Settanta del secolo
scorso.
Ufficialmente! Ma nella realtà?
Ma cos’erano (o cosa sono) i catuoi? ... il
termine è di origine greca e San Fili, come sappiamo tutti, ricade nella
storica area della mitica Magna Grecia. E significa “stanza sottostante”. In
tale stanza, di fatti un seminterrato o comunque una stanza a pianterreno, i
nostri padri ed i nostri nonni ci allevavano gli animali... da allevamento:
conigli, galline ecc. Necessarie, o comunque di ottimo aiuto, per il
sostentamento alimentare del proprio nucleo familiare.
Ma... vi lascio all’articolo, ad una più analitica spiegazione del termine
e soprattutto ai vivi ricordi di Luigi “Gigino” Iantorno.
* * *
Quasi certamente ormai in tanti hanno dimenticato cos’erano i catuoi.
I catuoi erano dei locali posti al pianterreno delle abitazioni
all’interno del centro abitato in cui venivano accuditi gli animali
d’allevamento necessari al sostentamento alimentare delle famiglie: galline,
maiali, capre, asini, pecore, conigli e via dicendo.
Al pianterreno, spesso dei seminterrati, gli animali ed al primo piano i
locali dove si svolgeva tutta la vita della famiglia.
A San Fili almeno fino alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso
tantissime case avevano un proprio catuoio.
Agli inizi degli anni Settanta anche la Comunità Sanfilese fu costretta ad
adeguarsi alle norme sanitarie in materia e quindi a chiudere definitivamente
l’epoca dei catuoi all’interno del centro storico.
Oggi, anche lungo corso XX Settembre, è ancora possibile ammirare alcuni
resti di catuo ma gli stessi ovviamente non rispondono più
all’utilizzo cui erano destinati fino agli anni Cinquanta e Sessanta del secolo
scorso. Tanti ex catuoi sanfilesi, infatti, oggi li troviamo trasformati
in magazzini, in garage, in ulteriori preziose stanze adibite ad abitazione
civile e persino in negozi e similari.
E non possiamo dire che non conservino un certo fascino di piacevole, per
alcuni indimenticato, passato.
Inutile dire che l’odore ai tempi in cui i catuoi sanfilesi
funzionavano a pieno regime e nel rispetto del fine per cui nascevano non era
dei migliori. Ma chi ha vissuto in quei tempi c’era abituato e non ci faceva
caso più di tanto. Anzi, il letame - un concime naturale potentissimo -
prodotto dagli animali era considerato una ricchezza per le numerose campagne
che circondavano il centro abitato di San Fili.
Anche la mia famiglia aveva un catuoio a disposizione. Ricordo che
nello stesso allevavamo un maiale, una capra e delle galline. Ciò ci garantiva
tantissimi buonissimi derivati della lavorazione del maiale, le uova fresche ed
il latte. Per quei tempi una vera manna.
Il pavimento dei catuoi spesso era in terra battuta, in ciottoli o
al limite ricavato con incastri di grosse pietre di fiume di opportuna
grandezza.
Ricordo che i maiali spesso si divertivano a scavare, con l’uso del muso e
delle zampe, dei fossi nel pavimento del catuoio e per evitare si usava
inserire un anello di ferro nel muso dell’animale. Il tal modo la povera
bestia, sentendo il fastidio del ferro, rinunciava all’impresa. I maiali sono
degli ottimi scavatori ed hanno anche un ottimo fiuto tanto che in varie parti
d’Italia sono allevati e utilizzati per la ricerca del pregiato tartufo.
In quei tempi non era strano vedere camminare dei maiali nei vicoletti del
nostro borgo. Non raramente infatti i proprietari portavano i loro animali a
pascolare in alcuni tratti di via Emoli o, imboccata tale via, nel collegamento
che dalla stessa portava magari alla scesa del canalicchio o alle coste.
Tale operazione veniva quasi regolarmente condotta dalle donne del paese che
nel pascolare gli animali si portavano dietro anche qualche lavoretto da
realizzare all’uncinetto.
Inutile dire che la bontà della carne del maiale di una volta era dovuta
anche a ciò.
Agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso (quindi appena una quarantina di anni
addietro), dicevo, la musica sul fronte igienico sanitario cambia anche a San
Fili ed i Sanfilesi, qualcuno non senza polemiche e preoccupandosi
tremendamente sul come avrebbe potuto vivere in futuro, dovettero dire addio ai
propri catuoi: l’Amministrazione comunale in carica, ovvero la storica
Torre con Orologio guidata dall’allora sindaco Alfonso Rinaldi, costretta dalle
disposizioni tassative della vigente legge, ordinò ai propri concittadini di
allontanare gli animali d’allevamento dal centro abitato.
Oggi, col senno di poi l’ammettiamo, non possiamo definire quel cambiamento
epocale, ossia la dismissione dei catuoi all’interno del paese, una
vittoria della civiltà.
* * *
Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!
lunedì 5 giugno 2017
Intervista a Mirko Onofrio, reduce del Concertone del I Maggio di Roma.
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Dario Brunori (Brunori SAS) nel corso
del concertone del I Maggio 2017 a Roma
in piazza san Giovanni in Laterano.
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Mirko Onofrio nel corso del concertone
del I Maggio 2017 a Roma in piazza san
Giovanni in Laterano.
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Dario Brunori e la sua band nel corso
del concertone del I Maggio 2017 a
Roma in piazza san Giovanni in
Laterano. |
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!
venerdì 19 maggio 2017
C’era una volta il Muraglione di San Fili. (2/3)
Nella foto a sinistra:
San Fili (CS) 1960 - Ida Storino e la piccola Eugenia Chiappetta... intente a
passeggiare a ridosso del Muraglione. L’uso della foto fu gentilmente
autorizzato dal caro Domenico “Micuzzu” Marchesani marito della indimenticata
Ida Storino,
Articolo pubblicato sul
Notiziario Sanfilese (il bollettino dell’Associazione culturale “Universitas
Sancti Felicis” di San Fili) del mese di Maggio 2017. Era la seconda puntata di
un progetto unico in cui si cercavo di dimostrare come, negli ultimi decenni, a
San Fili (ma purtroppo non solo a San Fili) pur di sprecare soldi pubblici si
erano realizzati degli scempi unici a beneficio di pochi (spesso neanche
sanfilesi) ed a danno dell’intera Comunità. E purtroppo anche e soprattutto in
dispregio della Storia.
Inutile dire che la
massa, grazie ad uno scientifico e costante lavaggio del cervello... tutto dimentica
e nega persino ciò che sopravvive (anche se come semplici resti o rovine) sotto
i propri occhi. La deficienza umana vince sempre e tutti (quasi tutti) sono
certi che non vi sia alternativa... alla propria stupidità.
By Pietro Perri.
* *
*
I problemi del Muraglione di San Fili,
l’opera mastodontica realizzata nella prima metà del XIX secolo, non finirono
certamente con la realizzazione della strada nuova ovvero della scesa
denominata “rampa” (attuale via Giuseppe Crispini) che avrebbe meglio
collegato l’abitato di San Fili con la locale stazione ferroviaria.
Oltretutto essendo la stazione ferroviaria
di San Fili nata anche come scalo merci era giusto garantire alla stessa una
strada di accesso.
Il peggio, infatti, doveva ancora avvenire
e sarebbe avvenuto nel momento in cui l’unico giustificabile motivo per fare
determinati lavori a danno dell’ormai storica opera muraria era quello di
sprecare soldi pubblici.
Il progresso, o ciò che si pensava fosse
tale, era giunto finalmente anche a San Fili: il 1970 l’unione dei partiti di
sinistra operanti nel nostro Comune pensionarono la guida Democristiana e
dettero vita alla prima amministrazione civica denominata “Torre con Orologio”.
Una guida questa che sicuramente ha fatto tantissime cose buone per il
progresso della nostra Comunità ma che, come tutte le belle e positive cose di
questo mondo, ha combinato comunque grossi macelli che i Sanfilesi continuano
amaramente a pagare.
Ovviamente con ciò non voglio togliere
nessun merito, sia in campo positivo che in campo negativo, alla precedente
amministrazione a guida Democristiana (ante 1970) o alla successiva
Amministrazione caratterizzata dalla lista civica della Spiga (dal 1983 al
1993)... e neanche alle successive.
Inutile dire che di
queste affermazioni pseudo-politiche me ne assunsi tutta la responsabilità e
che le stesse non rispecchiavano il pensiero dell’Associazione culturale
“Universitas Sancti Felicis” di San Fili.
Fatto sta che agli inizi degli anni
Settanta del XX secolo agli amministratori sanfilesi dell’epoca verrà la
brillante idea, dopotutto i soldi pubblici servono anche e soprattutto per
garantire gli scempi, di abbattere la parte del Muraglione che sovrastava la
carreggiata stradale. Dopotutto a cosa serviva quell’obbrobrioso muretto con
quegli antiestetici blocchi in tufo che ne facevano vergognoso antiestetico
corollario?
E fu così che il Muraglione si tramutò
d’incanto nel Ferraglione... nome ormai più consono.
(continua).
* *
*
Un caro abbraccio a
tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!
domenica 30 aprile 2017
La Fantastica di San Fili e le fantastiche di Conflenti... stessa radice?
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| Dal sito “cara conflenti” www.caraconflenti.it/S.Nicola.htm |
* * *
Più vicine all’idea di spettro o fantasma sono le fantastiche,
che abitano nei casolari abbandonati di campagna. Anch’esse figure
esclusivamente femminili, sono visibili e appaiono come donne vestite di
bianco, con lunghi capelli sciolti sulle spalle. Spesso sono osservate
nell’atto di danzare, anche se tale atto può connotare anche le fate o altre
figure quali le pupiddrhe.
Ancora la tesi di Pulice riporta alcune testimonianze interessanti.
Un’interlocutrice dice: «Vedevo sempre una donna con un bell’abito bianco, come
da sposa, ballare nella soffitta della famiglia Mauri». E un’altra: «abitavo
vicino al casino dei Mauri, c’erano delle donne che dicevano di vedere una
donna vestita di bianco ballare in soffitta, per quanto ho cercato di vederla,
non ci sono mai riuscita, ma tutti dicevano che c’era». A Conflenti fantastiche
sono segnalate nei pressi dei ruderi della Masseria dell’Acqua e di alcune
caselle di campagna non più usate sul versante ovest dell’abitato.
A questi personaggi non sono attribuiti tratti positivi o negativi, anche
se si ritiene che siano, in qualche misura, custodi dell’edificio che abitano.
Se qualcuno si avvicina, dunque, reagiscono con una disposizione di animo
malevola o impertinente. Riferisce ancora la signora Lina: «Le fantastiche non
fanno niente. Solo si arrabbiano se le prendi in giro, se ti avvicini alla
casella dove stanno».
Racconta una donna: «Una fantastica mi lanciò una pietra
che colpì prima un albero e poi la vummula (orcio di creta)
che cadde a terra senza rompersi». A volte, tuttavia, con tali personaggi è
possibile instaurare qualche rapporto, facendosi reciproca compagnia e
colloquiando. Dice un’interlocutrice: «Mia zia era convinta di aver visto
una fantastica seduta sul davanzale di una finestra che rideva
sguaiatamente e mostrava i suoi grandi denti. Da allora era convinta che
la fantastica le facesse compagnia e con lei parlava durante la
giornata, anzi, quando usciva per andare a prendere l’acqua alla fontana le
ordinava di farle trovare il fuoco acceso ed era convinta che quella lo
facesse». In generale l’inoperosità delle fantastiche contribuisce
a connotarle, più di altre figure sorelle, in modo melanconico.
Le loro apparizioni sono connesse alla solitudine e agli stati crepuscolari
e, benché esse siano vissute come personaggi affatto distinti e distinguibili,
si caratterizzano come manifestazioni intermedie tra quelle degli spirdi (spiriti,
anime malevole) o, più propriamente, delle arme (anime
benevole) e quelle delle altre figure che stiamo prendendo in considerazione
(...).
* * *
A San Fili, inutile ricordarlo, non abbiamo le fantastiche ma abbiamo la Fantastica. Eppure, la cosa è
certamente a conoscenza di chi ha letto la mia ricerca in merito a questo
stupendo personaggio sovrannaturale che da secoli vive nel nostro paese, le
similitudini tra le fantastiche di Conflenti (paese calabrese
in provincia di Catanzaro) e la Fantastica San Fili sono
tantissime.
Entrambe, ad esempio, vestono (almeno nella prima parte dell’apparizione)
un vestito bianco... da sposa o candido come potrebbe essere quello di una
Madonna, direbbe qualcuno. Entrambe hanno i capelli sciolti ed entrambe per
tanti versi sono numi tutelari delle case a Conflenti e nume tutelare del paese
a San Fili.
E tante similitudini sembrano legare il paese di San Fili con il paese di
Conflenti... non ultima quella che a Conflenti c’è una contrada chiamata San
Fili.
* * *
Nel Notiziario Sanfilese del mese di novembre 2016 ho parlato del possibile
collegamento tra la Fantastica di San Fili e le fantastiche di
Conflenti (sulla sinistra riporto una foto panoramica di tale paesino in
provincia di Catanzaro). Evidenziando anche che a Conflenti esiste una contrada
chiamata appunto “contrada di San Fili”.
Personalmente non credo alle combinazioni... tranne quando non ci sbatto
violentemente contro con il muso.
Nell’osservare tale foto a primo acchito verrebbe da chiedersi: ma siamo
proprio sicuri che sia Conflenti e non San Fili?
A parte ciò comunque è simpatico notare che, come San Fili, Conflenti è un
paese collinare e, come San Fili, si trova a 550 metri sul livello del mare.
Come San Fili ha avuto il suo picco di popolazione nel 1951 (dati del
censimento svoltosi in quell’anno) con 4472 abitanti contro i 4167 di San Fili.
Per quanto riguarda comunque il picco raggiunto dal nostro comune lo stesso si
è registrato, con ben 5155 residenti, nel 1921.
Come San Fili anche Conflenti dista pochi chilometri dal mar Tirreno ed il
luogo di culto principale è dedicato ad una Madonna (Maria santissima
Annunziata per quanto riguarda San Fili ed il santuario basilica Maria
santissima delle grazie della quercia di Visora per quanto riguarda Conflenti).
Il luogo dove sorge il santuario (eretto anche in virtù dell’apparizione
della Madonna il quel luogo) secondo una leggenda locale sembra che... ancor
prima che si parlasse del manifestarsi della Madonna, tale luogo fosse stato il
teatro di apparizioni di numerose figure femminili d’incerta origine
sovrannaturale. Tra esse prevaleva “una donna bellissima di forme e statura
leggiadre “.
Domanda: vi ricorda qualcosa tale leggenda locale? ... qui, credeteci, Fantastica ci
cova.
* * *
Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!
martedì 25 aprile 2017
Gente, en'arrivat‘a fortuna! - Ricordi d’altri tempi by Luigi Gigino Iantorno.

La foto a sinistra è ripresa dal web.
L’articolo stato pubblicato sul Notiziario Sanfilese del mese di novembre 2015 a firma di Luigi “Gigino” Iantorno.
* * *
In altri tempi a San Fili, ma non solo a San Fili, in occasione della
tradizionale fiera di santa Maria degli angeli o di feste patronali o di
particolari periodi dell’anno potevamo imbatterci anche in strani personaggi
accompagnati da altrettanto strani compagni di viaggio.
Ricordo che nella mia giovinezza non raramente lungo le strade, piazze e
viuzze del paese girava un signore che teneva in mano una gabbia (ovvero una “caggiùla”)
nel cui interno c’era un bellissimo pappagallo dagli sgargianti ed accattivanti
colori.
Riposto affianco alla “caggiùla” c’era anche un piccolo cassettino
stracolmo di bigliettini, anche questi di diversi colori, da cui grazie anche
al magico intervento del suddetto pappagallo si poteva scoprire la fortuna
della gente che accettava, in cambio, di lasciare un obolo ai simpatici
viaggiatori.
Quel caratteristico signore camminando lungo i vicoli del nostro villaggio
gridava a squarciagola: “Gente, eni arrivata ‘a Fortuna!”
E noi tutti ragazzi, sia piccoli che grandi, ci univamo girando intorno
alla simpatica accoppiata decisamente incuriositi dallo strano volatile dagli
svariati colori e dalle piume che di tanto in tanto si gonfiavano prendendo
altrettanto strane forme. Sapevamo, poi, che a decidere la fortuna degli
avventori era il pappagallo col suo ricurvo becco e volevamo non solo vedere
come faceva ma anche cercare di capire qualche segreto della fortuna capitata a
qualche acquirente della stessa.
Può sembrare strano ma molte erano le persone che acquistavano i biglietti
della fortuna.
Ogni volta che si avvicinava qualcuno disposto a farsi predire la fortuna
dal pappagallo, il signore faceva uscire l’animale dalla gabbia e questi, col
suo abituato becco, prendeva un bigliettino dalla zona del cassettino che gli
indicava il suo padrone e compagno di viaggio. Il cassettino infatti era diviso
per scomparti e dove, in ognuno di questi, era posta una serie di bigliettini
di diverso colore. Tale differenziazione di colori specificava il tipo di
biglietto della fortuna destinato al tipo di acquirente. C’erano, divisi
appunto per scomparto, bigliettini destinati agli uomini sposati e non, alle
donne sposate e non, ai ragazzi ed alle ragazze e in alcuni casi anche ai
bambini.
Inutile dire che la fortuna riportata nel bigliettino diventava, una volta
venutene in possesso, un qualcosa di strettamente personale. Un qualcosa da
tenere in debita considerazione... quasi un tesoro. Ognuno cercava di non far
leggere agli altri il responso che gli era capitato: per gelosia e non solo per
gelosia.
E poi sui biglietti della fortuna erano riportati non solo alcuni spunti
del proprio destino futuro ma anche dei numeri da giocare al lotto ed
ovviamente nessuno avrebbe voluto che altri si appropriassero “indebitamente
della loro quota di fortuna”.
Decisamente pochi erano coloro che lo facevano leggere agli amici o alle
amiche per riderci magari un po’ sopra.
Anche io acquistai qualche volta uno di questi magici bigliettini.
C’era da credere nei responsi che davano i bigliettini della fortuna grazie
al magico intervento del sapiente pappagallo? ... difficile dirlo ma era
decisamente bello riuscire ad impossessarsi di tanto in tanto di uno di quei
misteriosi bigliettini della fortuna.
E’ da tantissimi anni che non vedo più uno di questi signori con la “caggiùla”
con dentro un pappagallo e di fianco un cassettino con tanti bigliettini
variopinti girare per i vicoli e le piazze del paesino di San Fili, ma neanche
a Cosenza o nei paesini confinanti. Che non sento più quel bellissimo richiamo
che rispondeva al rimbombo del grido “Gente, eni arrivata ‘a Fortuna!”
Anche questo, si può dire, è un lavoro scomparso del quale ci resta solo un
bellissimo ricordo da raccontare alle nuove generazioni.
* * *
Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!
U tesoru de santa Vennera.
Nella foto a sinistra: Casolare nei pressi
di santa Venera a San Fili.
Foto by Pietro Perri.
Articolo pubblicato sul Notiziario Sanfilese del mese di ottobre 2015 a firma di Luigi “Gigino” Iantorno.
* * *
Tra i tesori fantastici presenti sul territorio di San Fili c’è
anche quello della chioccia con i suoi numerosi pulcini... d’oro.
Siamo nella zona di Santa Vennera (o Vennere o Venere
che dir si voglia) e siamo esattamente nei pressi, ovviamente percorrendo la
superstrada 107, nei pressi del bivio per la frazione Nogiano del confinante
Comune di Rende.
In quella zona esiste ancora un grande fabbricato rurale intorno
al quale, nei tempi che furono, sembra si aggirasse una bellissima chioccia con
un cospicuo seguito di pulcini... d’oro. Un vero tesoro, per chi fosse riuscito
ad impossessarsene, che avrebbe risolto i problemi economici di una famiglia
almeno per tre o quattro generazioni.
Erano i tempi, questi, in cui a San Fili c’era un tesoro e/o una
presenza sovrannaturale in ogni vicolo, anfratto o contrada del territorio
comunale.
I nostri anziani raccontavano che mentre un loro compaesano
lavorava chino su un pezzetto di terra nelle vicinanze del suddetto fabbricato,
alzando un attimo la tesa non pote’ fare a meno di restare meravigliato nel
vedere, a qualche decina di metri da lui, zampettare indisturbata una chioccia
seguita a pochissimi zampate da un dieci o dodici stupendi pulcini... d’oro
come la chioccia.
La visione durò decisamente poco... giusto il tempo che il
contadino si riprendesse dal proprio stupore e pensasse di acchiappare quel
fantastico tesoro di cui tra l’altro, restando comunque incredulo al fatto,
aveva già sentito parlare.
Quel giorno e qualche giorno successivo comunque le magiche
visioni si ripeterono più volte tanto che il nostro compaesano si industriò in
più modi per impossessarsi della chioccia e dei pulcini... d’oro. Ma ogni volta
che si avvicinava quatto quatto al tesoro in movimento... puff! ... lo stesso
così d’incanto come era apparso d’incanto spariva.
Passò qualche giorno con queste visioni finché, forse perché il
nostro compaesano svelò il tutto in qualche cantina del paese agli amici con
cui di tanto in tanto passava un po’ di tempo sorseggiando un po’ di vino per
dimenticare gli stenti della giornata, il povero contadino non fu più vittima
di quella stupenda visione.
Gli restò comunque il dubbio se l’aveva veramente vista la
chioccia con i pulcini d’oro o se il tutto non fosse stato solo un miraggio
frutto magari di uno strano gioco realizzato da alcuni raggi del sole riflessi
in qualche pozzanghera d’acqua presente nelle vicinanze.
Eppure qualcuno ancora oggi, a conoscenza della storia del magico
tesoro nei pressi di Santa Vennera, ha qualche dubbio che la chioccia
con i pulcini d’oro sia esistita veramente e ciò per almeno due validi motivi:
1) la strana ricchezza comparsa di botto in qualche famiglia del nostro paese
proprio allo scomparire delle visioni; 2) il fatto che pur non vedendo più
l’intera preziosa combriccola quel contadino raccontò giorni dopo le mancate
visioni sentito in quella zona il pigolio addolorato di un solo pulcino... come
se lo stesso, nascosto, chiamasse la madre ed i fratellini finiti chissà dove o
sottratti da chissà chi.
E qualcuno affermò in seguito di aver anche visto quel piccolo
pulcino sopravvissuto ma... ciò avveniva tanto e tanto tempo fa e forse quel
pulcino ha fatto la fine, se di fine si tratta, del resto della combriccola
fatata.
* * *
Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro
Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!
domenica 23 aprile 2017
C’era una volta il Muraglione di San Fili. (1/3)
Nella foto a sinistra (archivio
Ciccio Cirillo): Primi anni del XX secolo. Il Muraglione di San Fili...
integro.
L’articolo che riporto
di seguito è apparso sul Notiziario Sanfilese del mese di aprile del 2017 a
firma di Pietro Perri.
* *
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Forse è una domanda stupida e che come
tale non merita neanche una risposta (altrettanto stupida o intelligente che
dir si voglia) ma io, nella mia stupidità, da sanfilese a sanfilese voglio
farla lo stesso: sapete cos’è (o forse cos’era) il Muraglione? ... inutile dire
che parliamo di un qualcosa che è presente nell’abitato di San Fili e non di un
qualcosa in cui potremmo imbatterci senza grossi problemi nella maggioranza dei
comuni d’Italia se non del mondo.
Ok, a scanso d’equivoci ed al fine,
soprattutto, di non far fare qualche brutta figuraccia a qualcuno dei nostri
“amati lettori sanfilesi doc” ve lo dico io: il Muraglione (notare la emme
maiuscola) per quanto riguarda San Fili è quel mastodontico muro in pietra che
sostiene il tratto di corso XX Settembre compreso tra l’ex piazza Rinacchio
(attuale piazza Adolfo Mauro) e l’ex piazza Caserma (attuale piazza Mario Nigro).
Tale spettacolare opera venne realizzata -
oggi diremmo “a tempo di record” - nel corso degli anni Venti del XIX secolo in
occasione della realizzazione della strada di collegamento tra la città di
Cosenza e la cittadina di Paola. Per la cronaca il 1830 la strada che collegava
Cosenza con Paola, denominata “traversa di Paola”, veniva considerata «
compiuta ed aperta al pubblico passaggio » (nota ripresa da “Vie di
comunicazione strade e tratturi nel comune di San Fili / XIX-XX sec.” di Mario
Spizzirri).
Agli inizi il Muraglione, almeno così
sembra di capire anche da alcune foto scattate all’inizio del XX secolo, era
un’opera unica ovvero non presentava il distacco all’imbocco di via Giuseppe
Crispini (ex via Rampa).
Il succitato distacco quasi certamente è
stato realizzato in occasione della costruzione della locale, “ex”
stazione ferroviaria di San Fili. Costruzione avvenuta appunto agli inizi del
XX secolo (la stessa resterà aperta al pubblico servizio dal 1915 al 1987).
Quello del distacco ottenuto con la
realizzazione della scesa della “rampa” fu il primo lacerante colpo inferto
all’imponente Muraglione di San Fili.
Il primo ma certamente non l’ultimo. Il
progresso, infatti, anche in tale campo ed anche se in certi casi fa rima con
“regresso” quasi mai tiene conto del passato (quindi della storia) né tantomeno
del futuro di una Comunità.
(continua).
* *
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Un caro abbraccio a
tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!














