A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.

Eventuali commenti a post di questo blog non verranno pubblicati sia se offensivi per l'opinione pubblica e sia se non sottoscritti dai relativi autori. Se non avete il coraggio di firmarvi e quindi di rendervi civilmente rintracciabili... siete pregati di tesorizzare il vostro prezioso tempo in modo più intelligente (se vi sforzate un pochino magari per sbaglio ci riuscirete pure).
* * *
Ricordo ad ogni buon file l'indirizzo di posta elettronica legata a questo sito/blog: pietroperri@alice.it

domenica 25 giugno 2017

Cercasi amministratori comunali per passeggiata lungo corso XX Settembre... a San Fili.

Ho un piccolo dubbio: gli Amministratori comunali di San Fili (ovviamente mi riferisco a quelli che “possono” e non a quelli come me che li si vorrebbero solo presenti per alzare la mano nelle sedute di Consiglio comunale in occasione dell’approvazione dei bilanci redatti da chi sa chi - quello preventivo in particolare - e da chissà con quali finalità amministrative) ultimamente si sono per caso fatti una passeggiata lungo corso XX Settembre? ... il corso principale (anche perché unico) del nostro centro abitato? ... una passeggiata possibilmente a piedi e non in elicottero? ... dico “in elicottero” perché anche se l’avessero fatta in macchina si sarebbero facilmente resi conto che qualcosa su questo corso non quadra.
Mi riferisco in poche parole i componenti della Giunta comunale in carico.
Mi riferisco in poche parole al sindaco (omissis), al vice sindaco (omissis) ed all’assessore (omissis).
Ok, a questi aggiungo per par condicio le altre ipotetiche (... illuse o complici?) quarta e quinta colonna di tale prestigiosa Giunta comunale... che preferisco non nominare neanche (non vorrei che mi si bruciasse qualche circuito del notebook nel citare anche loro col nome e col cognome).
Perché dico questo?
Semplice: perché corso XX Settembre a San Fili sembra ormai aver veramente toccato il fondo. Semmai potrà esserci un fondo a San Fili.
Marciapiedi divelti e con vari punti d’inciampo, erbacce (sicuramente non nate ieri) che crescono indisturbate lateralmente alla careggiata stradale (non parlo di quelle che si trovano nelle viuzze e scalinate del centro storico perché... meglio soprassedere), escrementi e residui maleodoranti di orine di cani dappertutto, spine o rami di alberi di acacia che fuoriescono  dalle ringhiere lungo ciò che resta dello storico Muraglione e che invadono l’attiguo marciapiede e chi più ne ha più ne metta.
E non parliamo di quegli assurdi dossi in plastica che svolazzano di tanto in tanto sull’asfalto diventando pericolosissimi per chi percorre lo stesso con piccoli messi, bici o motocicli.
Vogliamo registrare qualche tragedia per prendere qualche provvedimento in merito?
Decisamente un esempio di gestione di paese che non mi sarei aspettato specie nel momento in cui ho appoggiato - due anni addietro - la lista “Indietro non si torna” con la mia presenta nella stessa contribuendo a portarla alla guida amministrativa della nostra comunità per quanto riguarda il quinquennio 2015-2020 (cosa di cui ovviamente non mi sono ancora pentito... vista l’alternativa del momento... ed in particolare chi dall’esterno sembrava appoggiare tale alternativa).
In questi giorni devo dire comunque che almeno nella frazione Bucita e lungo corso Giuseppe Miniaci sembra che qualche falciata d’erba sia stata menata ed un po’ di pulizia quindi in tale tratto stradale è stata approntata. Parlo ovviamente di corso Giuseppe Miniaci perché anche per quanto riguarda la frazione Bucita se ci si addentra nei vicoletti della stessa (magari nella scalinata della “cava” - quella che collega direttamente la chiesa di santa Lucia con via Danise)... no comment!
A proposito: tale pulizia “toccata e fuga” lungo corso Miniaci a Bucita sembra sia stata realizzata in occasione della processione del Corpus Domine... quindi non si illudano più di tanto i cari compaesani della frazione in quanto per il prossimo taglio d’erba su tale tratto di strada dovranno aspettare almeno la prima settimana di settembre... ovvero i giorni immediatamente precedenti alla processione dell’8 settembre (ovvero dell’Addolorata).
Purtroppo a San Fili ancora la processione per il Corpus Domine non si è ancora tenuta e quindi anche il miracolo dell’erba lungo corso XX Settembre è ancora lungi da venire. Speriamo che i Sanfilesi non siano costretti ad aspettare la processione della Madonna del monte Carmelo (16 luglio) o ancor peggio la processione del 12 ottobre in occasione della festa votiva in onore di san Francesco di Paola.
Credetemi: è assurdo ma sembra sempre più normale ormai che per avere una parvenza di pulizia lungo le strade interne (e non in tutte le parti) del nostro comune bisogna attendere qualche occasione in particolare: chiusura ed apertura delle scuole elementari e materne per quanto riguarda via Marconi, processioni e festività civili per quanto riguarda corso XX Settembre, corso Miniaci e qualche vicoletto interno ai centri abitati (dove è previsto cioè il passaggio delle rispettive processioni) e via dicendo.
Cari amministratori comunali... mi sembra che i cittadini le tasse (tributi locali eccetera) non le pagano solo per quattro o cinque giorni all’anno... ma per 365 giorni all’anno (per 366 ogni quattro anni). Ed i soldi servono per garantire i servizi e non per garantirsi un cospicuo portafogli di voti per le prossime amministrative (perché - diciamolo col giusto nome - gli sprechi, i lussi, le boiate festose e i concorsi letterari che decollano, così come strutturati, solo nella testa di chi li ha ipotizzati... servono a ben poco oltre che a dare contentini ai creduloni di turno).
Io? ... ci riprovo. Ci riprovo e dico che se vogliamo possiamo ancora dare un futuro al nostro paese... a San Fili.
Le possibilità sono infinite e basta decisamente poco come investimento... oltre ovviamente ad azzerare gli inutili sprechi.
Iniziamo dalla trasparenza, dal giocare tutti a carte scoperte (le mie lo sono purtroppo sempre state) e possibilmente a rendere igienicamente più vivibile le strade ed i vicoletti interni del nostro paese. Magari, se proprio non si riesce ad estirpare con le mani l’erba che vi cresce indisturbata (ad esempio se i nostri spazzini - operatori ecologici -  ne sradicassero una diecina di pianticine al giorno nel corso dell’anno avremmo un paese in cui ci si potrebbe benissimo rispecchiare)... chiediamo a qualche allevatore di pecore o di mucche presenti nel territorio sanfilese di far pascolare per qualche tempo all’interno dei nostri centri abitati i loro animali.
Tanto, escrementi in più escrementi in meno...
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

domenica 11 giugno 2017

Ricordi di un passato non tanto lontano: i catuoi.


L’articolo che propongo in quest’occasione ed in questo spazio è stato scritto dall’amico e compaesano Luigi “Gigino” Iantorno ed è stato pubblicato sul Notiziario Sanfilese (il bollettino dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di San Fili) nel mese di maggio 2016. Parla dei... catuoi, ovvero del nostro recente passato. Dopotutto i catuoi a San Fili ufficialmente sono stati definitivamente eliminati agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso.

Ufficialmente! Ma nella realtà?

Ma cos’erano (o cosa sono) i catuoi? ... il termine è di origine greca e San Fili, come sappiamo tutti, ricade nella storica area della mitica Magna Grecia. E significa “stanza sottostante”. In tale stanza, di fatti un seminterrato o comunque una stanza a pianterreno, i nostri padri ed i nostri nonni ci allevavano gli animali... da allevamento: conigli, galline ecc. Necessarie, o comunque di ottimo aiuto, per il sostentamento alimentare del proprio nucleo familiare.

Ma... vi lascio all’articolo, ad una più analitica spiegazione del termine e soprattutto ai vivi ricordi di Luigi “Gigino” Iantorno.

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Quasi certamente ormai in tanti hanno dimenticato cos’erano i catuoi.

I catuoi erano dei locali posti al pianterreno delle abitazioni all’interno del centro abitato in cui venivano accuditi gli animali d’allevamento necessari al sostentamento alimentare delle famiglie: galline, maiali, capre, asini, pecore, conigli e via dicendo.

Al pianterreno, spesso dei seminterrati, gli animali ed al primo piano i locali dove si svolgeva tutta la vita della famiglia.

A San Fili almeno fino alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso tantissime case avevano un proprio catuoio.

Agli inizi degli anni Settanta anche la Comunità Sanfilese fu costretta ad adeguarsi alle norme sanitarie in materia e quindi a chiudere definitivamente l’epoca dei catuoi all’interno del centro storico.

Oggi, anche lungo corso XX Settembre, è ancora possibile ammirare alcuni resti di catuo  ma gli stessi ovviamente non rispondono più all’utilizzo cui erano destinati fino agli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. Tanti ex catuoi sanfilesi, infatti, oggi li troviamo trasformati in magazzini, in garage, in ulteriori preziose stanze adibite ad abitazione civile e persino in negozi e similari.

E non possiamo dire che non conservino un certo fascino di piacevole, per alcuni indimenticato, passato.

Inutile dire che l’odore ai tempi in cui i catuoi sanfilesi funzionavano a pieno regime e nel rispetto del fine per cui nascevano non era dei migliori. Ma chi ha vissuto in quei tempi c’era abituato e non ci faceva caso più di tanto. Anzi, il letame - un concime naturale potentissimo - prodotto dagli animali era considerato una ricchezza per le numerose campagne che circondavano il centro abitato di San Fili.

Anche la mia famiglia aveva un catuoio a disposizione. Ricordo che nello stesso allevavamo un maiale, una capra e delle galline. Ciò ci garantiva tantissimi buonissimi derivati della lavorazione del maiale, le uova fresche ed il latte. Per quei tempi una vera manna.

Il pavimento dei catuoi spesso era in terra battuta, in ciottoli o al limite ricavato con incastri di grosse pietre di fiume di opportuna grandezza.

Ricordo che i maiali spesso si divertivano a scavare, con l’uso del muso e delle zampe, dei fossi nel pavimento del catuoio e per evitare si usava inserire un anello di ferro nel muso dell’animale. Il tal modo la povera bestia, sentendo il fastidio del ferro, rinunciava all’impresa. I maiali sono degli ottimi scavatori ed hanno anche un ottimo fiuto tanto che in varie parti d’Italia sono allevati e utilizzati per la ricerca del pregiato tartufo.

In quei tempi non era strano vedere camminare dei maiali nei vicoletti del nostro borgo. Non raramente infatti i proprietari portavano i loro animali a pascolare in alcuni tratti di via Emoli o, imboccata tale via, nel collegamento che dalla stessa portava magari alla scesa del canalicchio o alle coste. Tale operazione veniva quasi regolarmente condotta dalle donne del paese che nel pascolare gli animali si portavano dietro anche qualche lavoretto da realizzare all’uncinetto.

Inutile dire che la bontà della carne del maiale di una volta era dovuta anche a ciò.

Agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso (quindi appena una quarantina di anni addietro), dicevo, la musica sul fronte igienico sanitario cambia anche a San Fili ed i Sanfilesi, qualcuno non senza polemiche e preoccupandosi tremendamente sul come avrebbe potuto vivere in futuro, dovettero dire addio ai propri catuoi: l’Amministrazione comunale in carica, ovvero la storica Torre con Orologio guidata dall’allora sindaco Alfonso Rinaldi, costretta dalle disposizioni tassative della vigente legge, ordinò ai propri concittadini di allontanare gli animali d’allevamento dal centro abitato.

Oggi, col senno di poi l’ammettiamo, non possiamo definire quel cambiamento epocale, ossia la dismissione dei catuoi all’interno del paese, una vittoria della civiltà.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

lunedì 5 giugno 2017

Intervista a Mirko Onofrio, reduce del Concertone del I Maggio di Roma.

Intervista a Mirko Onofrio reduce, assieme al grande Dario Brunori ed al resto della band, del palco del Concerto del I Maggio di piazza san Giovanni in Laterano a Roma.
(Articolo firmato dal sottoscritto e pubblicato sul Notiziario Sanfilese del mese di Giugno 2017).
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I magnifici 7+1 in attesa di salire sul
palco che ospitava il concertone del
I Maggio a Roma in piazza san 
Giovanni in Laterano. Da sinistra: 
Stefano Amato, Simona Marrazzo, 
Taketo Goahara (d.b., m.o.), Dario 
Brunori (alias Brunori SAS), Mirko 
Onofrio, Dario della Rossa, Lucia
Sagretti e Massimo Palermo.
Anche quest’anno, come ormai da 25 anni a questa parte, a Roma in piazza san Giovanni in Laterano, si è svolto il tradizionale Concerto del I Maggio. Un prestigioso incontro musicale organizzato dalle più importanti organizzazioni sindacali italiane per festeggiare assieme, possibilmente con un minimo di confronto sui problemi che attanagliano in questo periodo il nostro Paese ed una pacata riflessione sul mondo del lavoro.
Ma cosa c’entra il Concerto del I Maggio edizione 2017 tenutosi a Roma il primo Maggio scorso con San Fili e quindi con il nostro bollettino mensile? ... tanto, per non dire tantissimo. Perché San Fili ed i Sanfilesi erano ben rappresentati sul mitico palco di tale prestigioso appuntamento. Grazie al grande Dario Brunori (alias Brunori SAS - un cantante che ultimamente va decisamente per la grande a livello nazionale ed internazionale), grazie alla band che lo accompagnava (band di cui fanno parte significativamente integrante i nostri compaesani Mirko Onofrio e Simona Marrazzo) e grazie ad un simpatico cappellino che riportava in modo inconfondibile sul frontale la scritta SAN FILI.
Un cappellino, quest’ultimo protagonista nostrano sul palco del concertone del I Maggio, che avevamo già imparato ad apprezzare, non senza stupore non appena ci accorgemmo della sua dirompente presenza, non solo in alcuni concerti di Mirko Onofrio ma anche, poco tempo prima, protagonista sulla piattaforma televisiva di SKY in una puntata di Edicola Fiore... indossato in un piccolo sketch dal mitico Rosario Fiorello in una puntata in cui, guarda caso, era ospite l’ormai nostro illustre compaesano, mi si permetta di dirlo, Dario Brunori.
Detto ciò potevamo noi dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di San Fili non dedicare un meritato spazio all’evento magari mettendo su una piccola intervista con uno dei protagonisti dell’evento? ... perché, diciamolo e magari gridiamolo pure, su quel palco SAN FILI C’ERA.
Nasce così l’intervista fatta al nostro compaesano Mirko Onofrio, figlio di Saverio ed Alda Meranda e nipote degli indimenticabili Sante e Genoeffa.
Intervista che riportiamo di seguito magari in attesa di incontrare anche, in un futuro prossimo, il grande Dario ed il resto della band.
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Dario Brunori (Brunori SAS) nel corso
del concertone del I Maggio 2017 a Roma
in piazza san Giovanni in Laterano.
Quando hai avuto il primo approccio con la musica e quando hai iniziato a suonare da professionista?
L'approccio alla musica è avvenuto sin da giovanissimo poiché ho avuto la fortuna di ritrovarmi i giusti dischi in casa. Di lì in poi il resto è avvenuto tutto molto naturalmente: dalle prime band della scuola alla Brunori Sas passando per varie esperienze che man mano mi hanno formato e indotto a scegliere indubitabilmente la musica come professione.
A parte il lavoro sul campo ho studiato al Dams (indirizzo musicale) di Arcavacata, quando ancora poteva definirsi tale, e flauto dolce in Conservatorio a Cosenza. Attualmente studio Composizione Jazz, mia altra grande passione!
Hai pubblicato raccolte musicali?
Ho effettuato innumerevoli registrazioni di materiale mio e altrui ma di fatto l'unica pubblicazione ufficiale risale al 2009. Si tratta di un disco pubblicato da un'etichetta nostrana (Mk Records) che s'intitola "Les premiers plaisirs" registrato in parte in Italia e in parte in Francia dove ho vissuto per qualche tempo.
Contiene composizioni mie a metà tra il jazz e il pop sperimentale. Nel disco suona pure Massimo Garritano e la band in questione, ancora attiva e prossima a nuove pubblicazioni, si chiama Red Basica.
Collabori in particolare con qualcuno che merita di essere citato?
A parte Dario Brunori, nella cui sas milito attivamente sin dagli esordi, ho collaborato con tanti artisti ognuno dei quali mi ha lasciato qualcosa. Penso alla jazzista Chiara Civello, ai cantautori Dimartino, Appino, Niccolò Carnesi, Dente, al rapper Mirko Kiave, al compositore per musiche da film Paolo Vivaldi, agli attori Peppino Mazzotta e Monica Demuru, agli ex CCCP/CSI in un tributo a Robert Wyatt, a Cristina Donà, a Giorgio Canali e molti altri.
Quando hai conosciuto Brunori SAS, come vi siete incontrati e come avete capito che potevate fare un percorso assieme?
Nel 2009 tramite l'attuale tastierista della band nonché mio vecchio amico Dario Della Rossa che ebbe modo d'intervistarlo all'uscita del primo disco.
In quel periodo Brunori, da poco rientrato in Calabria, era alla ricerca di musicisti locali per avviare quello che è stato un percorso straordinario e molto fortunato, e il caso lo ha portato a me e me a lui in un rapporto professionale ma soprattutto d'amicizia che dura ancora oggi e spero per molto tempo ancora perché, a parte tutto, è una persona veramente speciale!
C’è una canzone che ti piace in particolare di Dario?
Naturalmente essendo affezionato a tutto il repertorio non è facile stabilire quale sia il mio brano preferito però posso dire che l'ultimo disco "A casa tutto bene" ha avuto su di me un impatto fortissimo per la sua potenza poetica e la scrittura affatto scontata.
"Don Abbondio" è probabilmente il brano che più di tutti mi ha stretto il cuore!
Chi c’era oltre a te (specificando se c’erano altri di San Fili) e a Dario sul palco del I Maggio a Roma?
In ordine c'erano Simona Marrazzo, appunto di San Fili anch'essa, ai cori ed alle percussioni, Dario Della Rossa alle tastiere, Stefano Amato al basso e violoncello, Massimo Palermo alla batteria e Lucia Sagretti al violino.
Mirko Onofrio nel corso del concertone
del I Maggio 2017 a Roma in piazza san 
Giovanni in Laterano.
Com’è nata l’idea del cappellino con la scritta “San Fili”.
Da Dario Brunori che, come me e Simona, ama particolarmente un paese che, per bellezza e potenzialità, merita di essere maggiormente valorizzato e fatto conoscere ai più! In questo senso il cappellino ha una sua funzione divulgativo-subliminale!
Qual è stato il tuo primo pensiero quando hai saputo che saresti salito sul palco del I Maggio?
In realtà vi abbiamo già partecipato nel 2015 durante il tour di "Il cammino di Santiago in taxi" ma in tarda serata.
E' stata dunque una grande emozione che si è ripetuta con in più però il carico di responsabilità dovuto all'enorme successo che l'ultimo disco ha avuto a livello mediatico e quindi di aspettative di quanti ci hanno seguito e sostenuto.
Come ci si sente su un palco del I Maggio ed in prima serata (quindi non da riempitivi)?
Come in un film d'azione! Tutto molto rapido ma intenso ed adrenalinico!
Quali sono state le città più importanti in cui avete suonato finora?
Abbiamo suonato praticamente ovunque incluso l'estero ma direi che la città che più di tutte sin dal primo momento ci ha adottati e fatto crescere è stata sicuramente Milano.
Dario Brunori  e la sua band nel corso
del concertone del I Maggio 2017 a
Roma in piazza san Giovanni in
Laterano.
Visto che un tuo spettacolo musicale aveva come filo portante San Fili... mi spieghi il tuo amore (come nasce - oltre al fatto di essere figlio di sanfilesi - e come lo vedi nella tua testa) per il nostro paesino?
Difficile da riassumere in poche parole.
Da sempre San Fili, mio paese paterno, ha avuto un ruolo importante nello sviluppo della mia immaginazione; l'infanzia che vi ho trascorso è stata indelebilmente segnata da una mitologia che continua a pulsare in vicoli, vecchie case, piazzette, boschi e montagne in cui spesso mi sono perso solitario per assorbirne le energie tutte speciali come anticorpi spirituali per affrontare una realtà che, nel corso del tempo, si è rivelata sempre più inattendibile e vacillante.
Progetti per il futuro?
Tanta musica e perché no? Organizzare un San Fili Music Festival che possa portare gente da tutte le parti d'Italia e restituire al paese l'attenzione e l'amore che merita.
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... un cordiale affettuoso abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

venerdì 19 maggio 2017

C’era una volta il Muraglione di San Fili. (2/3)



Nella foto a sinistra: San Fili (CS) 1960 - Ida Storino e la piccola Eugenia Chiappetta... intente a passeggiare a ridosso del Muraglione. L’uso della foto fu gentilmente autorizzato dal caro Domenico “Micuzzu” Marchesani marito della indimenticata Ida Storino,

Articolo pubblicato sul Notiziario Sanfilese (il bollettino dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di San Fili) del mese di Maggio 2017. Era la seconda puntata di un progetto unico in cui si cercavo di dimostrare come, negli ultimi decenni, a San Fili (ma purtroppo non solo a San Fili) pur di sprecare soldi pubblici si erano realizzati degli scempi unici a beneficio di pochi (spesso neanche sanfilesi) ed a danno dell’intera Comunità. E purtroppo anche e soprattutto in dispregio della Storia.

Inutile dire che la massa, grazie ad uno scientifico e costante lavaggio del cervello... tutto dimentica e nega persino ciò che sopravvive (anche se come semplici resti o rovine) sotto i propri occhi. La deficienza umana vince sempre e tutti (quasi tutti) sono certi che non vi sia alternativa... alla propria stupidità.

By Pietro Perri.

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I problemi del Muraglione di San Fili, l’opera mastodontica realizzata nella prima metà del XIX secolo, non finirono certamente con la realizzazione della strada nuova ovvero della scesa denominata “rampa” (attuale via Giuseppe Crispini) che avrebbe meglio collegato l’abitato di San Fili con la locale stazione ferroviaria.

Oltretutto essendo la stazione ferroviaria di San Fili nata anche come scalo merci era giusto garantire alla stessa una strada di accesso.

Il peggio, infatti, doveva ancora avvenire e sarebbe avvenuto nel momento in cui l’unico giustificabile motivo per fare determinati lavori a danno dell’ormai storica opera muraria era quello di sprecare soldi pubblici.

Il progresso, o ciò che si pensava fosse tale, era giunto finalmente anche a San Fili: il 1970 l’unione dei partiti di sinistra operanti nel nostro Comune pensionarono la guida Democristiana e dettero vita alla prima amministrazione civica denominata “Torre con Orologio”. Una guida questa che sicuramente ha fatto tantissime cose buone per il progresso della nostra Comunità ma che, come tutte le belle e positive cose di questo mondo, ha combinato comunque grossi macelli che i Sanfilesi continuano amaramente a pagare.

Ovviamente con ciò non voglio togliere nessun merito, sia in campo positivo che in campo negativo, alla precedente amministrazione a guida Democristiana (ante 1970) o alla successiva Amministrazione caratterizzata dalla lista civica della Spiga (dal 1983 al 1993)... e neanche alle successive.

Inutile dire che di queste affermazioni pseudo-politiche me ne assunsi tutta la responsabilità e che le stesse non rispecchiavano il pensiero dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di San Fili.

Fatto sta che agli inizi degli anni Settanta del XX secolo agli amministratori sanfilesi dell’epoca verrà la brillante idea, dopotutto i soldi pubblici servono anche e soprattutto per garantire gli scempi, di abbattere la parte del Muraglione che sovrastava la carreggiata stradale. Dopotutto a cosa serviva quell’obbrobrioso muretto con quegli antiestetici blocchi in tufo che ne facevano vergognoso antiestetico corollario?

E fu così che il Muraglione si tramutò d’incanto nel Ferraglione... nome ormai più consono.

(continua).

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

domenica 30 aprile 2017

La Fantastica di San Fili e le fantastiche di Conflenti... stessa radice?


Dal sito “cara conflenti”
www.caraconflenti.it/S.Nicola.htm
Cercando notizie sulle magare un giorno mi imbattei nel libro “Questioni italiane - Demonologia, antropologia, critica culturale” di Francesco Faeta (editrice Bollati Boringhieri, Torino 2005) e... che strano, ad un certo punto parlava anche delle “fantastiche”:

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Più vicine all’idea di spettro o fantasma sono le fantastiche, che abitano nei casolari abbandonati di campagna. Anch’esse figure esclusivamente femminili, sono visibili e appaiono come donne vestite di bianco, con lunghi capelli sciolti sulle spalle. Spesso sono osservate nell’atto di danzare, anche se tale atto può connotare anche le fate o altre figure quali le pupiddrhe.

Ancora la tesi di Pulice riporta alcune testimonianze interessanti. Un’interlocutrice dice: «Vedevo sempre una donna con un bell’abito bianco, come da sposa, ballare nella soffitta della famiglia Mauri». E un’altra: «abitavo vicino al casino dei Mauri, c’erano delle donne che dicevano di vedere una donna vestita di bianco ballare in soffitta, per quanto ho cercato di vederla, non ci sono mai riuscita, ma tutti dicevano che c’era». A Conflenti fantastiche sono segnalate nei pressi dei ruderi della Masseria dell’Acqua e di alcune caselle di campagna non più usate sul versante ovest dell’abitato.

A questi personaggi non sono attribuiti tratti positivi o negativi, anche se si ritiene che siano, in qualche misura, custodi dell’edificio che abitano. Se qualcuno si avvicina, dunque, reagiscono con una disposizione di animo malevola o impertinente. Riferisce ancora la signora Lina: «Le fantastiche non fanno niente. Solo si arrabbiano se le prendi in giro, se ti avvicini alla casella dove stanno».

Racconta una donna: «Una fantastica mi lanciò una pietra che colpì prima un albero e poi la vummula (orcio di creta) che cadde a terra senza rompersi». A volte, tuttavia, con tali personaggi è possibile instaurare qualche rapporto, facendosi reciproca compagnia e colloquiando. Dice un’interlocutrice: «Mia zia era convinta di aver visto una fantastica seduta sul davanzale di una finestra che rideva sguaiatamente e mostrava i suoi grandi denti. Da allora era convinta che la fantastica le facesse compagnia e con lei parlava durante la giornata, anzi, quando usciva per andare a prendere l’acqua alla fontana le ordinava di farle trovare il fuoco acceso ed era convinta che quella lo facesse». In generale l’inoperosità delle fantastiche contribuisce a connotarle, più di altre figure sorelle, in modo melanconico.

Le loro apparizioni sono connesse alla solitudine e agli stati crepuscolari e, benché esse siano vissute come personaggi affatto distinti e distinguibili, si caratterizzano come manifestazioni intermedie tra quelle degli spirdi (spiriti, anime malevole) o, più propriamente, delle arme (anime benevole) e quelle delle altre figure che stiamo prendendo in considerazione (...).

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A San Fili, inutile ricordarlo, non abbiamo le fantastiche ma abbiamo la Fantastica. Eppure, la cosa è certamente a conoscenza di chi ha letto la mia ricerca in merito a questo stupendo personaggio sovrannaturale che da secoli vive nel nostro paese, le similitudini tra le fantastiche di Conflenti (paese calabrese in provincia di Catanzaro) e la Fantastica San Fili sono tantissime.

Entrambe, ad esempio, vestono (almeno nella prima parte dell’apparizione) un vestito bianco... da sposa o candido come potrebbe essere quello di una Madonna, direbbe qualcuno. Entrambe hanno i capelli sciolti ed entrambe per tanti versi sono numi tutelari delle case a Conflenti e nume tutelare del paese a San Fili.

E tante similitudini sembrano legare il paese di San Fili con il paese di Conflenti... non ultima quella che a Conflenti c’è una contrada chiamata San Fili.

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Nel Notiziario Sanfilese del mese di novembre 2016 ho parlato del possibile collegamento tra la Fantastica di San Fili e le fantastiche di Conflenti (sulla sinistra riporto una foto panoramica di tale paesino in provincia di Catanzaro). Evidenziando anche che a Conflenti esiste una contrada chiamata appunto “contrada di San Fili”.

Personalmente non credo alle combinazioni... tranne quando non ci sbatto violentemente contro con il muso.

Nell’osservare tale foto a primo acchito verrebbe da chiedersi: ma siamo proprio sicuri che sia Conflenti e non San Fili?

A parte ciò comunque è simpatico notare che, come San Fili, Conflenti è un paese collinare e, come San Fili, si trova a 550 metri sul livello del mare.

Come San Fili ha avuto il suo picco di popolazione nel 1951 (dati del censimento svoltosi in quell’anno) con 4472 abitanti contro i 4167 di San Fili. Per quanto riguarda comunque il picco raggiunto dal nostro comune lo stesso si è registrato, con ben 5155 residenti, nel 1921.

Come San Fili anche Conflenti dista pochi chilometri dal mar Tirreno ed il luogo di culto principale è dedicato ad una Madonna (Maria santissima Annunziata per quanto riguarda San Fili ed il santuario basilica Maria santissima delle grazie della quercia di Visora per quanto riguarda Conflenti).

Il luogo dove sorge il santuario (eretto anche in virtù dell’apparizione della Madonna il quel luogo) secondo una leggenda locale sembra che... ancor prima che si parlasse del manifestarsi della Madonna, tale luogo fosse stato il teatro di apparizioni di numerose figure femminili d’incerta origine sovrannaturale. Tra esse prevaleva “una donna bellissima di forme e statura leggiadre “. 

Domanda: vi ricorda qualcosa tale leggenda locale? ... qui, credeteci, Fantastica ci cova.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

martedì 25 aprile 2017

Gente, en'arrivat‘a fortuna! - Ricordi d’altri tempi by Luigi Gigino Iantorno.



La foto a sinistra è ripresa dal web.

L’articolo stato pubblicato sul Notiziario Sanfilese del mese di novembre 2015 a firma di Luigi “Gigino” Iantorno.

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In altri tempi a San Fili, ma non solo a San Fili, in occasione della tradizionale fiera di santa Maria degli angeli o di feste patronali o di particolari periodi dell’anno potevamo imbatterci anche in strani personaggi accompagnati da altrettanto strani compagni di viaggio.

Ricordo che nella mia giovinezza non raramente lungo le strade, piazze e viuzze del paese girava un signore che teneva in mano una gabbia (ovvero una “caggiùla”) nel cui interno c’era un bellissimo pappagallo dagli sgargianti ed accattivanti colori.

Riposto affianco alla “caggiùla” c’era anche un piccolo cassettino stracolmo di bigliettini, anche questi di diversi colori, da cui grazie anche al magico intervento del suddetto pappagallo si poteva scoprire la fortuna della gente che accettava, in cambio, di lasciare un obolo ai simpatici viaggiatori.

Quel caratteristico signore camminando lungo i vicoli del nostro villaggio gridava a squarciagola: “Gente, eni arrivata ‘a Fortuna!”

E noi tutti ragazzi, sia piccoli che grandi, ci univamo girando intorno alla simpatica accoppiata decisamente incuriositi dallo strano volatile dagli svariati colori e dalle piume che di tanto in tanto si gonfiavano prendendo altrettanto strane forme. Sapevamo, poi, che a decidere la fortuna degli avventori era il pappagallo col suo ricurvo becco e volevamo non solo vedere come faceva ma anche cercare di capire qualche segreto della fortuna capitata a qualche acquirente della stessa.

Può sembrare strano ma molte erano le persone che acquistavano i biglietti della fortuna.

Ogni volta che si avvicinava qualcuno disposto a farsi predire la fortuna dal pappagallo, il signore faceva uscire l’animale dalla gabbia e questi, col suo abituato becco, prendeva un bigliettino dalla zona del cassettino che gli indicava il suo padrone e compagno di viaggio. Il cassettino infatti era diviso per scomparti e dove, in ognuno di questi, era posta una serie di bigliettini di diverso colore. Tale differenziazione di colori specificava il tipo di biglietto della fortuna destinato al tipo di acquirente. C’erano, divisi appunto per scomparto, bigliettini destinati agli uomini sposati e non, alle donne sposate e non, ai ragazzi ed alle ragazze e in alcuni casi anche ai bambini.

Inutile dire che la fortuna riportata nel bigliettino diventava, una volta venutene in possesso, un qualcosa di strettamente personale. Un qualcosa da tenere in debita considerazione... quasi un tesoro. Ognuno cercava di non far leggere agli altri il responso che gli era capitato: per gelosia e non solo per gelosia.

E poi sui biglietti della fortuna erano riportati non solo alcuni spunti del proprio destino futuro ma anche dei numeri da giocare al lotto ed ovviamente nessuno avrebbe voluto che altri si appropriassero “indebitamente della loro quota di fortuna”.

Decisamente pochi erano coloro che lo facevano leggere agli amici o alle amiche per riderci magari un po’ sopra.

Anche io acquistai qualche volta uno di questi magici bigliettini.

C’era da credere nei responsi che davano i bigliettini della fortuna grazie al magico intervento del sapiente pappagallo? ... difficile dirlo ma era decisamente bello riuscire ad impossessarsi di tanto in tanto di uno di quei misteriosi bigliettini della fortuna.

E’ da tantissimi anni che non vedo più uno di questi signori con la “caggiùla” con dentro un pappagallo e di fianco un cassettino con tanti bigliettini variopinti girare per i vicoli e le piazze del paesino di San Fili, ma neanche a Cosenza o nei paesini confinanti. Che non sento più quel bellissimo richiamo che rispondeva al rimbombo del grido “Gente, eni arrivata ‘a Fortuna!”

Anche questo, si può dire, è un lavoro scomparso del quale ci resta solo un bellissimo ricordo da raccontare alle nuove generazioni. 

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

U tesoru de santa Vennera.



Nella foto a sinistra: Casolare nei pressi di santa Venera a San Fili.

Foto by Pietro Perri.

Articolo pubblicato sul Notiziario Sanfilese del mese di ottobre 2015 a firma di Luigi “Gigino” Iantorno.

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Tra i tesori fantastici presenti sul territorio di San Fili c’è anche quello della chioccia con i suoi numerosi pulcini... d’oro.

Siamo nella zona di Santa Vennera (o Vennere o Venere che dir si voglia) e siamo esattamente nei pressi, ovviamente percorrendo la superstrada 107, nei pressi del bivio per la frazione Nogiano del confinante Comune di Rende.

In quella zona esiste ancora un grande fabbricato rurale intorno al quale, nei tempi che furono, sembra si aggirasse una bellissima chioccia con un cospicuo seguito di pulcini... d’oro. Un vero tesoro, per chi fosse riuscito ad impossessarsene, che avrebbe risolto i problemi economici di una famiglia almeno per tre o quattro generazioni.

Erano i tempi, questi, in cui a San Fili c’era un tesoro e/o una presenza sovrannaturale in ogni vicolo, anfratto o contrada del territorio comunale.

I nostri anziani raccontavano che mentre un loro compaesano lavorava chino su un pezzetto di terra nelle vicinanze del suddetto fabbricato, alzando un attimo la tesa non pote’ fare a meno di restare meravigliato nel vedere, a qualche decina di metri da lui, zampettare indisturbata una chioccia seguita a pochissimi zampate da un dieci o dodici stupendi pulcini... d’oro come la chioccia.

La visione durò decisamente poco... giusto il tempo che il contadino si riprendesse dal proprio stupore e pensasse di acchiappare quel fantastico tesoro di cui tra l’altro, restando comunque incredulo al fatto, aveva già sentito parlare.

Quel giorno e qualche giorno successivo comunque le magiche visioni si ripeterono più volte tanto che il nostro compaesano si industriò in più modi per impossessarsi della chioccia e dei pulcini... d’oro. Ma ogni volta che si avvicinava quatto quatto al tesoro in movimento... puff! ... lo stesso così d’incanto come era apparso d’incanto spariva.

Passò qualche giorno con queste visioni finché, forse perché il nostro compaesano svelò il tutto in qualche cantina del paese agli amici con cui di tanto in tanto passava un po’ di tempo sorseggiando un po’ di vino per dimenticare gli stenti della giornata, il povero contadino non fu più vittima di quella stupenda visione.

Gli restò comunque il dubbio se l’aveva veramente vista la chioccia con i pulcini d’oro o se il tutto non fosse stato solo un miraggio frutto magari di uno strano gioco realizzato da alcuni raggi del sole riflessi in qualche pozzanghera d’acqua presente nelle vicinanze.

Eppure qualcuno ancora oggi, a conoscenza della storia del magico tesoro nei pressi di Santa Vennera, ha qualche dubbio che la chioccia con i pulcini d’oro sia esistita veramente e ciò per almeno due validi motivi: 1) la strana ricchezza comparsa di botto in qualche famiglia del nostro paese proprio allo scomparire delle visioni; 2) il fatto che pur non vedendo più l’intera preziosa combriccola quel contadino raccontò giorni dopo le mancate visioni sentito in quella zona il pigolio addolorato di un solo pulcino... come se lo stesso, nascosto, chiamasse la madre ed i fratellini finiti chissà dove o sottratti da chissà chi.

E qualcuno affermò in seguito di aver anche visto quel piccolo pulcino sopravvissuto ma... ciò avveniva tanto e tanto tempo fa e forse quel pulcino ha fatto la fine, se di fine si tratta, del resto della combriccola fatata.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

domenica 23 aprile 2017

C’era una volta il Muraglione di San Fili. (1/3)



Nella foto a sinistra (archivio Ciccio Cirillo): Primi anni del XX secolo. Il Muraglione di San Fili... integro.

L’articolo che riporto di seguito è apparso sul Notiziario Sanfilese del mese di aprile del 2017 a firma di Pietro Perri.

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Forse è una domanda stupida e che come tale non merita neanche una risposta (altrettanto stupida o intelligente che dir si voglia) ma io, nella mia stupidità, da sanfilese a sanfilese voglio farla lo stesso: sapete cos’è (o forse cos’era) il Muraglione? ... inutile dire che parliamo di un qualcosa che è presente nell’abitato di San Fili e non di un qualcosa in cui potremmo imbatterci senza grossi problemi nella maggioranza dei comuni d’Italia se non del mondo.

Ok, a scanso d’equivoci ed al fine, soprattutto, di non far fare qualche brutta figuraccia a qualcuno dei nostri “amati lettori sanfilesi doc” ve lo dico io: il Muraglione (notare la emme maiuscola) per quanto riguarda San Fili è quel mastodontico muro in pietra che sostiene il tratto di corso XX Settembre compreso tra l’ex piazza Rinacchio (attuale piazza Adolfo Mauro) e l’ex piazza Caserma (attuale piazza Mario Nigro).

Tale spettacolare opera venne realizzata - oggi diremmo “a tempo di record” - nel corso degli anni Venti del XIX secolo in occasione della realizzazione della strada di collegamento tra la città di Cosenza e la cittadina di Paola. Per la cronaca il 1830 la strada che collegava Cosenza con Paola, denominata “traversa di Paola”, veniva considerata « compiuta ed aperta al pubblico passaggio » (nota ripresa da “Vie di comunicazione strade e tratturi nel comune di San Fili / XIX-XX sec.” di Mario Spizzirri).

Agli inizi il Muraglione, almeno così sembra di capire anche da alcune foto scattate all’inizio del XX secolo, era un’opera unica ovvero non presentava il distacco all’imbocco di via Giuseppe Crispini (ex via Rampa).

Il succitato distacco quasi certamente è stato realizzato in occasione della costruzione della locale, “ex” stazione ferroviaria di San Fili. Costruzione avvenuta appunto agli inizi del XX secolo (la stessa resterà aperta al pubblico servizio dal 1915 al 1987).

Quello del distacco ottenuto con la realizzazione della scesa della “rampa” fu il primo lacerante colpo inferto all’imponente Muraglione di San Fili.

Il primo ma certamente non l’ultimo. Il progresso, infatti, anche in tale campo ed anche se in certi casi fa rima con “regresso” quasi mai tiene conto del passato (quindi della storia) né tantomeno del futuro di una Comunità.

(continua). 

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

lunedì 17 aprile 2017

Quando le parrocchie SS. Annunziata di San Fili e S. Lucia di Bucita vennero... separate in casa.

Su internet (la rete? ... ovvero l’atavico simbolico “vedo non vedo” già tanto caro ai nostri avi) si trova di tutto ed in questo tutto si trova persino la pubblicazione del Reale Decreto con il quale Ferdinando II di Borbone sanciva la separazione tra le parrocchie SS. Annunziata di San Fili e la parrocchia S. Lucia della frazione Bucita.
Correva l’anno 1840, era il 29 marzo... ed io vi propongo, di seguito, oggi la trascrizione tale Reale Decreto ripreso dal volume “Collezione degli atti emanati dopo la pubblicazione del Concordato dell’anno 1818 - Parte Nona - Contenente i brevi e le lettere apostoliche, i reali decreti e rescritti, le circolari ed istruzioni pubblicate dal 1840 a tutto dicembre del 1841; non che una copiosa appendice a precedenti volumi” (Napoli, Stamperia dell’Iride, strada Magnocavallo n. 29, 1842):
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XLI. REAL DECRETO relativo alla separazione delle due parrocchie della SS. Annunziata in S. Fili e di S. Lucia in Bucita.

FERDINANDO II. PER LA GRAZIA DI DIO RE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE, DI GERUSALEMME ec. DUCA DI PARMA, PIACENZA, CASTRO ec. ec. GRAN PRINCIPE EREDITARIO DI TOSCANA ec. ec. ec.

Veduta la sovrana risoluzione de’ 30 di aprile 1839. colla quale fu autorizzato l’Arcivescovo di Cosenza di procedere nelle forme canoniche, et servatis de jure servandis, alla separazione delle due parrocchie della SS. Annunziata in San Fili e di S. Lucia in Bucita, ed alla erezione di ciascuna di esse in parrocchia indipendente l’una dall’altra, coll’incarico di rimettere copia legale dell’atto canonico della separazione ed erezione suddetta per le sovrane risoluzioni;
Veduto il parere della Consulta de’ reali dominii al di qua del Faro;
Sulla proposizione del nostro Ministro Segretario delle finanze, incaricato interinamente del portafoglio degli affari ecclesiastici;
Udito il nostro Consiglio ordinario di Stato;
Abbiamo risoluto di decretare e decretiamo quanto segue:
A R T. 1.°
Accordiamo il nostro regio assenso sull’atto di dismembrazione, divisione ed erezione delle due parrocchie della SS. Annunziata in S. Fili, e di S. Lucia in Bucita, formato dall’Arcivescovo di Cosenza.
A R T. 2.°
Il nostro Ministro Segretario di Stato delle finanze incaricato interamente del portafoglio degli affari ecclesiastici, è incaricato della esecuzione del presente decreto.

Napoli 29 marzo 1840.

Firmato, FERDINANDO.

Il Min. Segr. di Stato delle finanze
incar. inter. del Portafoglio
Degli affari ecclesiastici
Firmato, MARCHESE D’ANDREA

Il Consigliere Ministro di Stato
Presidente interino
Del Consiglio de’ Ministri
Firmato, MARCHESE DI PIETRACATELLA
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Questo e tant’altro troverete pubblicato sul Notiziario Sanfilese (il bollettino dell’Associazione culturale “UNIVERSITAS SANCTI FELICIS” di San Fili) del mese di Aprile 2017.

... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!