
La foto a sinistra è ripresa dal web.
L’articolo stato pubblicato sul Notiziario Sanfilese del mese di novembre 2015 a firma di Luigi “Gigino” Iantorno.
* * *
In altri tempi a San Fili, ma non solo a San Fili, in occasione della
tradizionale fiera di santa Maria degli angeli o di feste patronali o di
particolari periodi dell’anno potevamo imbatterci anche in strani personaggi
accompagnati da altrettanto strani compagni di viaggio.
Ricordo che nella mia giovinezza non raramente lungo le strade, piazze e
viuzze del paese girava un signore che teneva in mano una gabbia (ovvero una “caggiùla”)
nel cui interno c’era un bellissimo pappagallo dagli sgargianti ed accattivanti
colori.
Riposto affianco alla “caggiùla” c’era anche un piccolo cassettino
stracolmo di bigliettini, anche questi di diversi colori, da cui grazie anche
al magico intervento del suddetto pappagallo si poteva scoprire la fortuna
della gente che accettava, in cambio, di lasciare un obolo ai simpatici
viaggiatori.
Quel caratteristico signore camminando lungo i vicoli del nostro villaggio
gridava a squarciagola: “Gente, eni arrivata ‘a Fortuna!”
E noi tutti ragazzi, sia piccoli che grandi, ci univamo girando intorno
alla simpatica accoppiata decisamente incuriositi dallo strano volatile dagli
svariati colori e dalle piume che di tanto in tanto si gonfiavano prendendo
altrettanto strane forme. Sapevamo, poi, che a decidere la fortuna degli
avventori era il pappagallo col suo ricurvo becco e volevamo non solo vedere
come faceva ma anche cercare di capire qualche segreto della fortuna capitata a
qualche acquirente della stessa.
Può sembrare strano ma molte erano le persone che acquistavano i biglietti
della fortuna.
Ogni volta che si avvicinava qualcuno disposto a farsi predire la fortuna
dal pappagallo, il signore faceva uscire l’animale dalla gabbia e questi, col
suo abituato becco, prendeva un bigliettino dalla zona del cassettino che gli
indicava il suo padrone e compagno di viaggio. Il cassettino infatti era diviso
per scomparti e dove, in ognuno di questi, era posta una serie di bigliettini
di diverso colore. Tale differenziazione di colori specificava il tipo di
biglietto della fortuna destinato al tipo di acquirente. C’erano, divisi
appunto per scomparto, bigliettini destinati agli uomini sposati e non, alle
donne sposate e non, ai ragazzi ed alle ragazze e in alcuni casi anche ai
bambini.
Inutile dire che la fortuna riportata nel bigliettino diventava, una volta
venutene in possesso, un qualcosa di strettamente personale. Un qualcosa da
tenere in debita considerazione... quasi un tesoro. Ognuno cercava di non far
leggere agli altri il responso che gli era capitato: per gelosia e non solo per
gelosia.
E poi sui biglietti della fortuna erano riportati non solo alcuni spunti
del proprio destino futuro ma anche dei numeri da giocare al lotto ed
ovviamente nessuno avrebbe voluto che altri si appropriassero “indebitamente
della loro quota di fortuna”.
Decisamente pochi erano coloro che lo facevano leggere agli amici o alle
amiche per riderci magari un po’ sopra.
Anche io acquistai qualche volta uno di questi magici bigliettini.
C’era da credere nei responsi che davano i bigliettini della fortuna grazie
al magico intervento del sapiente pappagallo? ... difficile dirlo ma era
decisamente bello riuscire ad impossessarsi di tanto in tanto di uno di quei
misteriosi bigliettini della fortuna.
E’ da tantissimi anni che non vedo più uno di questi signori con la “caggiùla”
con dentro un pappagallo e di fianco un cassettino con tanti bigliettini
variopinti girare per i vicoli e le piazze del paesino di San Fili, ma neanche
a Cosenza o nei paesini confinanti. Che non sento più quel bellissimo richiamo
che rispondeva al rimbombo del grido “Gente, eni arrivata ‘a Fortuna!”
Anche questo, si può dire, è un lavoro scomparso del quale ci resta solo un
bellissimo ricordo da raccontare alle nuove generazioni.
* * *
Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!
Nessun commento:
Posta un commento