A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.

Eventuali commenti a post di questo blog non verranno pubblicati sia se offensivi per l'opinione pubblica e sia se non sottoscritti dai relativi autori. Se non avete il coraggio di firmarvi e quindi di rendervi civilmente rintracciabili... siete pregati di tesorizzare il vostro prezioso tempo in modo più intelligente (se vi sforzate un pochino magari per sbaglio ci riuscirete pure).
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Ricordo ad ogni buon file l'indirizzo di posta elettronica legata a questo sito/blog: pietroperri@alice.it

domenica 30 aprile 2017

La Fantastica di San Fili e le fantastiche di Conflenti... stessa radice?


Dal sito “cara conflenti”
www.caraconflenti.it/S.Nicola.htm
Cercando notizie sulle magare un giorno mi imbattei nel libro “Questioni italiane - Demonologia, antropologia, critica culturale” di Francesco Faeta (editrice Bollati Boringhieri, Torino 2005) e... che strano, ad un certo punto parlava anche delle “fantastiche”:

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Più vicine all’idea di spettro o fantasma sono le fantastiche, che abitano nei casolari abbandonati di campagna. Anch’esse figure esclusivamente femminili, sono visibili e appaiono come donne vestite di bianco, con lunghi capelli sciolti sulle spalle. Spesso sono osservate nell’atto di danzare, anche se tale atto può connotare anche le fate o altre figure quali le pupiddrhe.

Ancora la tesi di Pulice riporta alcune testimonianze interessanti. Un’interlocutrice dice: «Vedevo sempre una donna con un bell’abito bianco, come da sposa, ballare nella soffitta della famiglia Mauri». E un’altra: «abitavo vicino al casino dei Mauri, c’erano delle donne che dicevano di vedere una donna vestita di bianco ballare in soffitta, per quanto ho cercato di vederla, non ci sono mai riuscita, ma tutti dicevano che c’era». A Conflenti fantastiche sono segnalate nei pressi dei ruderi della Masseria dell’Acqua e di alcune caselle di campagna non più usate sul versante ovest dell’abitato.

A questi personaggi non sono attribuiti tratti positivi o negativi, anche se si ritiene che siano, in qualche misura, custodi dell’edificio che abitano. Se qualcuno si avvicina, dunque, reagiscono con una disposizione di animo malevola o impertinente. Riferisce ancora la signora Lina: «Le fantastiche non fanno niente. Solo si arrabbiano se le prendi in giro, se ti avvicini alla casella dove stanno».

Racconta una donna: «Una fantastica mi lanciò una pietra che colpì prima un albero e poi la vummula (orcio di creta) che cadde a terra senza rompersi». A volte, tuttavia, con tali personaggi è possibile instaurare qualche rapporto, facendosi reciproca compagnia e colloquiando. Dice un’interlocutrice: «Mia zia era convinta di aver visto una fantastica seduta sul davanzale di una finestra che rideva sguaiatamente e mostrava i suoi grandi denti. Da allora era convinta che la fantastica le facesse compagnia e con lei parlava durante la giornata, anzi, quando usciva per andare a prendere l’acqua alla fontana le ordinava di farle trovare il fuoco acceso ed era convinta che quella lo facesse». In generale l’inoperosità delle fantastiche contribuisce a connotarle, più di altre figure sorelle, in modo melanconico.

Le loro apparizioni sono connesse alla solitudine e agli stati crepuscolari e, benché esse siano vissute come personaggi affatto distinti e distinguibili, si caratterizzano come manifestazioni intermedie tra quelle degli spirdi (spiriti, anime malevole) o, più propriamente, delle arme (anime benevole) e quelle delle altre figure che stiamo prendendo in considerazione (...).

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A San Fili, inutile ricordarlo, non abbiamo le fantastiche ma abbiamo la Fantastica. Eppure, la cosa è certamente a conoscenza di chi ha letto la mia ricerca in merito a questo stupendo personaggio sovrannaturale che da secoli vive nel nostro paese, le similitudini tra le fantastiche di Conflenti (paese calabrese in provincia di Catanzaro) e la Fantastica San Fili sono tantissime.

Entrambe, ad esempio, vestono (almeno nella prima parte dell’apparizione) un vestito bianco... da sposa o candido come potrebbe essere quello di una Madonna, direbbe qualcuno. Entrambe hanno i capelli sciolti ed entrambe per tanti versi sono numi tutelari delle case a Conflenti e nume tutelare del paese a San Fili.

E tante similitudini sembrano legare il paese di San Fili con il paese di Conflenti... non ultima quella che a Conflenti c’è una contrada chiamata San Fili.

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Nel Notiziario Sanfilese del mese di novembre 2016 ho parlato del possibile collegamento tra la Fantastica di San Fili e le fantastiche di Conflenti (sulla sinistra riporto una foto panoramica di tale paesino in provincia di Catanzaro). Evidenziando anche che a Conflenti esiste una contrada chiamata appunto “contrada di San Fili”.

Personalmente non credo alle combinazioni... tranne quando non ci sbatto violentemente contro con il muso.

Nell’osservare tale foto a primo acchito verrebbe da chiedersi: ma siamo proprio sicuri che sia Conflenti e non San Fili?

A parte ciò comunque è simpatico notare che, come San Fili, Conflenti è un paese collinare e, come San Fili, si trova a 550 metri sul livello del mare.

Come San Fili ha avuto il suo picco di popolazione nel 1951 (dati del censimento svoltosi in quell’anno) con 4472 abitanti contro i 4167 di San Fili. Per quanto riguarda comunque il picco raggiunto dal nostro comune lo stesso si è registrato, con ben 5155 residenti, nel 1921.

Come San Fili anche Conflenti dista pochi chilometri dal mar Tirreno ed il luogo di culto principale è dedicato ad una Madonna (Maria santissima Annunziata per quanto riguarda San Fili ed il santuario basilica Maria santissima delle grazie della quercia di Visora per quanto riguarda Conflenti).

Il luogo dove sorge il santuario (eretto anche in virtù dell’apparizione della Madonna il quel luogo) secondo una leggenda locale sembra che... ancor prima che si parlasse del manifestarsi della Madonna, tale luogo fosse stato il teatro di apparizioni di numerose figure femminili d’incerta origine sovrannaturale. Tra esse prevaleva “una donna bellissima di forme e statura leggiadre “. 

Domanda: vi ricorda qualcosa tale leggenda locale? ... qui, credeteci, Fantastica ci cova.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

martedì 25 aprile 2017

Gente, en'arrivat‘a fortuna! - Ricordi d’altri tempi by Luigi Gigino Iantorno.



La foto a sinistra è ripresa dal web.

L’articolo stato pubblicato sul Notiziario Sanfilese del mese di novembre 2015 a firma di Luigi “Gigino” Iantorno.

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In altri tempi a San Fili, ma non solo a San Fili, in occasione della tradizionale fiera di santa Maria degli angeli o di feste patronali o di particolari periodi dell’anno potevamo imbatterci anche in strani personaggi accompagnati da altrettanto strani compagni di viaggio.

Ricordo che nella mia giovinezza non raramente lungo le strade, piazze e viuzze del paese girava un signore che teneva in mano una gabbia (ovvero una “caggiùla”) nel cui interno c’era un bellissimo pappagallo dagli sgargianti ed accattivanti colori.

Riposto affianco alla “caggiùla” c’era anche un piccolo cassettino stracolmo di bigliettini, anche questi di diversi colori, da cui grazie anche al magico intervento del suddetto pappagallo si poteva scoprire la fortuna della gente che accettava, in cambio, di lasciare un obolo ai simpatici viaggiatori.

Quel caratteristico signore camminando lungo i vicoli del nostro villaggio gridava a squarciagola: “Gente, eni arrivata ‘a Fortuna!”

E noi tutti ragazzi, sia piccoli che grandi, ci univamo girando intorno alla simpatica accoppiata decisamente incuriositi dallo strano volatile dagli svariati colori e dalle piume che di tanto in tanto si gonfiavano prendendo altrettanto strane forme. Sapevamo, poi, che a decidere la fortuna degli avventori era il pappagallo col suo ricurvo becco e volevamo non solo vedere come faceva ma anche cercare di capire qualche segreto della fortuna capitata a qualche acquirente della stessa.

Può sembrare strano ma molte erano le persone che acquistavano i biglietti della fortuna.

Ogni volta che si avvicinava qualcuno disposto a farsi predire la fortuna dal pappagallo, il signore faceva uscire l’animale dalla gabbia e questi, col suo abituato becco, prendeva un bigliettino dalla zona del cassettino che gli indicava il suo padrone e compagno di viaggio. Il cassettino infatti era diviso per scomparti e dove, in ognuno di questi, era posta una serie di bigliettini di diverso colore. Tale differenziazione di colori specificava il tipo di biglietto della fortuna destinato al tipo di acquirente. C’erano, divisi appunto per scomparto, bigliettini destinati agli uomini sposati e non, alle donne sposate e non, ai ragazzi ed alle ragazze e in alcuni casi anche ai bambini.

Inutile dire che la fortuna riportata nel bigliettino diventava, una volta venutene in possesso, un qualcosa di strettamente personale. Un qualcosa da tenere in debita considerazione... quasi un tesoro. Ognuno cercava di non far leggere agli altri il responso che gli era capitato: per gelosia e non solo per gelosia.

E poi sui biglietti della fortuna erano riportati non solo alcuni spunti del proprio destino futuro ma anche dei numeri da giocare al lotto ed ovviamente nessuno avrebbe voluto che altri si appropriassero “indebitamente della loro quota di fortuna”.

Decisamente pochi erano coloro che lo facevano leggere agli amici o alle amiche per riderci magari un po’ sopra.

Anche io acquistai qualche volta uno di questi magici bigliettini.

C’era da credere nei responsi che davano i bigliettini della fortuna grazie al magico intervento del sapiente pappagallo? ... difficile dirlo ma era decisamente bello riuscire ad impossessarsi di tanto in tanto di uno di quei misteriosi bigliettini della fortuna.

E’ da tantissimi anni che non vedo più uno di questi signori con la “caggiùla” con dentro un pappagallo e di fianco un cassettino con tanti bigliettini variopinti girare per i vicoli e le piazze del paesino di San Fili, ma neanche a Cosenza o nei paesini confinanti. Che non sento più quel bellissimo richiamo che rispondeva al rimbombo del grido “Gente, eni arrivata ‘a Fortuna!”

Anche questo, si può dire, è un lavoro scomparso del quale ci resta solo un bellissimo ricordo da raccontare alle nuove generazioni. 

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

U tesoru de santa Vennera.



Nella foto a sinistra: Casolare nei pressi di santa Venera a San Fili.

Foto by Pietro Perri.

Articolo pubblicato sul Notiziario Sanfilese del mese di ottobre 2015 a firma di Luigi “Gigino” Iantorno.

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Tra i tesori fantastici presenti sul territorio di San Fili c’è anche quello della chioccia con i suoi numerosi pulcini... d’oro.

Siamo nella zona di Santa Vennera (o Vennere o Venere che dir si voglia) e siamo esattamente nei pressi, ovviamente percorrendo la superstrada 107, nei pressi del bivio per la frazione Nogiano del confinante Comune di Rende.

In quella zona esiste ancora un grande fabbricato rurale intorno al quale, nei tempi che furono, sembra si aggirasse una bellissima chioccia con un cospicuo seguito di pulcini... d’oro. Un vero tesoro, per chi fosse riuscito ad impossessarsene, che avrebbe risolto i problemi economici di una famiglia almeno per tre o quattro generazioni.

Erano i tempi, questi, in cui a San Fili c’era un tesoro e/o una presenza sovrannaturale in ogni vicolo, anfratto o contrada del territorio comunale.

I nostri anziani raccontavano che mentre un loro compaesano lavorava chino su un pezzetto di terra nelle vicinanze del suddetto fabbricato, alzando un attimo la tesa non pote’ fare a meno di restare meravigliato nel vedere, a qualche decina di metri da lui, zampettare indisturbata una chioccia seguita a pochissimi zampate da un dieci o dodici stupendi pulcini... d’oro come la chioccia.

La visione durò decisamente poco... giusto il tempo che il contadino si riprendesse dal proprio stupore e pensasse di acchiappare quel fantastico tesoro di cui tra l’altro, restando comunque incredulo al fatto, aveva già sentito parlare.

Quel giorno e qualche giorno successivo comunque le magiche visioni si ripeterono più volte tanto che il nostro compaesano si industriò in più modi per impossessarsi della chioccia e dei pulcini... d’oro. Ma ogni volta che si avvicinava quatto quatto al tesoro in movimento... puff! ... lo stesso così d’incanto come era apparso d’incanto spariva.

Passò qualche giorno con queste visioni finché, forse perché il nostro compaesano svelò il tutto in qualche cantina del paese agli amici con cui di tanto in tanto passava un po’ di tempo sorseggiando un po’ di vino per dimenticare gli stenti della giornata, il povero contadino non fu più vittima di quella stupenda visione.

Gli restò comunque il dubbio se l’aveva veramente vista la chioccia con i pulcini d’oro o se il tutto non fosse stato solo un miraggio frutto magari di uno strano gioco realizzato da alcuni raggi del sole riflessi in qualche pozzanghera d’acqua presente nelle vicinanze.

Eppure qualcuno ancora oggi, a conoscenza della storia del magico tesoro nei pressi di Santa Vennera, ha qualche dubbio che la chioccia con i pulcini d’oro sia esistita veramente e ciò per almeno due validi motivi: 1) la strana ricchezza comparsa di botto in qualche famiglia del nostro paese proprio allo scomparire delle visioni; 2) il fatto che pur non vedendo più l’intera preziosa combriccola quel contadino raccontò giorni dopo le mancate visioni sentito in quella zona il pigolio addolorato di un solo pulcino... come se lo stesso, nascosto, chiamasse la madre ed i fratellini finiti chissà dove o sottratti da chissà chi.

E qualcuno affermò in seguito di aver anche visto quel piccolo pulcino sopravvissuto ma... ciò avveniva tanto e tanto tempo fa e forse quel pulcino ha fatto la fine, se di fine si tratta, del resto della combriccola fatata.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

domenica 23 aprile 2017

C’era una volta il Muraglione di San Fili. (1/3)



Nella foto a sinistra (archivio Ciccio Cirillo): Primi anni del XX secolo. Il Muraglione di San Fili... integro.

L’articolo che riporto di seguito è apparso sul Notiziario Sanfilese del mese di aprile del 2017 a firma di Pietro Perri.

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Forse è una domanda stupida e che come tale non merita neanche una risposta (altrettanto stupida o intelligente che dir si voglia) ma io, nella mia stupidità, da sanfilese a sanfilese voglio farla lo stesso: sapete cos’è (o forse cos’era) il Muraglione? ... inutile dire che parliamo di un qualcosa che è presente nell’abitato di San Fili e non di un qualcosa in cui potremmo imbatterci senza grossi problemi nella maggioranza dei comuni d’Italia se non del mondo.

Ok, a scanso d’equivoci ed al fine, soprattutto, di non far fare qualche brutta figuraccia a qualcuno dei nostri “amati lettori sanfilesi doc” ve lo dico io: il Muraglione (notare la emme maiuscola) per quanto riguarda San Fili è quel mastodontico muro in pietra che sostiene il tratto di corso XX Settembre compreso tra l’ex piazza Rinacchio (attuale piazza Adolfo Mauro) e l’ex piazza Caserma (attuale piazza Mario Nigro).

Tale spettacolare opera venne realizzata - oggi diremmo “a tempo di record” - nel corso degli anni Venti del XIX secolo in occasione della realizzazione della strada di collegamento tra la città di Cosenza e la cittadina di Paola. Per la cronaca il 1830 la strada che collegava Cosenza con Paola, denominata “traversa di Paola”, veniva considerata « compiuta ed aperta al pubblico passaggio » (nota ripresa da “Vie di comunicazione strade e tratturi nel comune di San Fili / XIX-XX sec.” di Mario Spizzirri).

Agli inizi il Muraglione, almeno così sembra di capire anche da alcune foto scattate all’inizio del XX secolo, era un’opera unica ovvero non presentava il distacco all’imbocco di via Giuseppe Crispini (ex via Rampa).

Il succitato distacco quasi certamente è stato realizzato in occasione della costruzione della locale, “ex” stazione ferroviaria di San Fili. Costruzione avvenuta appunto agli inizi del XX secolo (la stessa resterà aperta al pubblico servizio dal 1915 al 1987).

Quello del distacco ottenuto con la realizzazione della scesa della “rampa” fu il primo lacerante colpo inferto all’imponente Muraglione di San Fili.

Il primo ma certamente non l’ultimo. Il progresso, infatti, anche in tale campo ed anche se in certi casi fa rima con “regresso” quasi mai tiene conto del passato (quindi della storia) né tantomeno del futuro di una Comunità.

(continua). 

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

lunedì 17 aprile 2017

Quando le parrocchie SS. Annunziata di San Fili e S. Lucia di Bucita vennero... separate in casa.

Su internet (la rete? ... ovvero l’atavico simbolico “vedo non vedo” già tanto caro ai nostri avi) si trova di tutto ed in questo tutto si trova persino la pubblicazione del Reale Decreto con il quale Ferdinando II di Borbone sanciva la separazione tra le parrocchie SS. Annunziata di San Fili e la parrocchia S. Lucia della frazione Bucita.
Correva l’anno 1840, era il 29 marzo... ed io vi propongo, di seguito, oggi la trascrizione tale Reale Decreto ripreso dal volume “Collezione degli atti emanati dopo la pubblicazione del Concordato dell’anno 1818 - Parte Nona - Contenente i brevi e le lettere apostoliche, i reali decreti e rescritti, le circolari ed istruzioni pubblicate dal 1840 a tutto dicembre del 1841; non che una copiosa appendice a precedenti volumi” (Napoli, Stamperia dell’Iride, strada Magnocavallo n. 29, 1842):
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XLI. REAL DECRETO relativo alla separazione delle due parrocchie della SS. Annunziata in S. Fili e di S. Lucia in Bucita.

FERDINANDO II. PER LA GRAZIA DI DIO RE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE, DI GERUSALEMME ec. DUCA DI PARMA, PIACENZA, CASTRO ec. ec. GRAN PRINCIPE EREDITARIO DI TOSCANA ec. ec. ec.

Veduta la sovrana risoluzione de’ 30 di aprile 1839. colla quale fu autorizzato l’Arcivescovo di Cosenza di procedere nelle forme canoniche, et servatis de jure servandis, alla separazione delle due parrocchie della SS. Annunziata in San Fili e di S. Lucia in Bucita, ed alla erezione di ciascuna di esse in parrocchia indipendente l’una dall’altra, coll’incarico di rimettere copia legale dell’atto canonico della separazione ed erezione suddetta per le sovrane risoluzioni;
Veduto il parere della Consulta de’ reali dominii al di qua del Faro;
Sulla proposizione del nostro Ministro Segretario delle finanze, incaricato interinamente del portafoglio degli affari ecclesiastici;
Udito il nostro Consiglio ordinario di Stato;
Abbiamo risoluto di decretare e decretiamo quanto segue:
A R T. 1.°
Accordiamo il nostro regio assenso sull’atto di dismembrazione, divisione ed erezione delle due parrocchie della SS. Annunziata in S. Fili, e di S. Lucia in Bucita, formato dall’Arcivescovo di Cosenza.
A R T. 2.°
Il nostro Ministro Segretario di Stato delle finanze incaricato interamente del portafoglio degli affari ecclesiastici, è incaricato della esecuzione del presente decreto.

Napoli 29 marzo 1840.

Firmato, FERDINANDO.

Il Min. Segr. di Stato delle finanze
incar. inter. del Portafoglio
Degli affari ecclesiastici
Firmato, MARCHESE D’ANDREA

Il Consigliere Ministro di Stato
Presidente interino
Del Consiglio de’ Ministri
Firmato, MARCHESE DI PIETRACATELLA
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Questo e tant’altro troverete pubblicato sul Notiziario Sanfilese (il bollettino dell’Associazione culturale “UNIVERSITAS SANCTI FELICIS” di San Fili) del mese di Aprile 2017.

... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

domenica 26 marzo 2017

A SCANSO D'EQUIVOCI... SONO SEMPRE IO.

In questi giorni stanno circolando strane voci sulla mia posizione in seno al Consiglio comunale di San Fili (di cui io faccio parte dal mese di giugno del 2015... eletto nelle fila della maggioranza consiliare): c'è chi dice che sono uscito fuori dal gruppo di cui facevo e credo ancora di far parte e c'è persino chi dice che mi sono dimesso da Consigliere.
Credetemi, nulla di tutto questo: sono Consigliere e sono tutt'ora nella Maggioranza e comunque se un domani dovessi uscire dalla stessa sicuramente non mi affiancherei mai all'attuale Minoranza consiliare sanfilese.
Una cosa è comunque certa - e credo lo sapessero bene quanti hanno appoggiato la mia elezione dandomi la preferenza: se qualcuno pensava che io entrassi in Consiglio comunale solo per fare “l'alzamano di turno” ha preso un brutto granchio.
San Fili ed i Sanfilesi meritano qualcosa di diverso da ciò che stanno subendo ed hanno subito negli ultimi decenni.
Io? ... ci ho provato... e mi hanno fatto terreno bruciato intorno (continuo infatti ad essere più che certo che tanti attacchi personali subiti anche su Facebook sono stati opportunamente "consigliati" da qualche mio compagno d'avventura amministrativa... ed onestamente non me ne frega più di tanto).
Per il resto? ... so benissimo d'essere in una posizione scomoda in Consiglio comunale ed amministrativamente parlando (non solo io, però).
Me ne farò una ragione decidendo secondo coscienza - anche nel corso delle obbligatorie riunioni del Consiglio stesso (le uniche che ormai si fanno da un po’ di tempo a questa parte... come se a San Fili non esistessero problemi otre quello di approvare i bilanci preventivi e consuntivi) - di volta in volta nel rispetto della sacrosanta volontà e desiderio di quanti mi hanno rispettato votandomi il 30 maggio 2015.
È solo a loro cui oggi mi sento debitore... ed a cui dovrebbero sentirsi debitori anche i miei compagni d'avventura. Dopotutto con solo quattro voti in meno sicuramente io non mi sarei seduto tra i banchi del Consiglio comunale di San Fili, ma non vi si sarebbe seduto nessuno a partire dal dottor Marcello Scarpelli (eventuale primo dei non eletti - e quindi dei trombati - della lista capitanata dall’architetto Antonio Argentino) in giù. E gli altri tre? ... Antonio Argentino, Carmine Cesario e Mario Sergi? ... avrebbero semplicemente svolto il ruolo di opposizione consiliare.
... giusto per ricordare.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

mercoledì 22 marzo 2017

La fontana di via Danise nella frazione Bucita di San Fili: una vergogna tutta sanfilese.

Dal Notiziario Sanfilese del mese di marzo 2017 (articolo firmato Pietro Perri).
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Il 30 maggio del 2015, ovvero quasi due anni addietro, si sono tenute le ultime amministrative sanfilesi. Quelle che hanno visto vincere la lista capitanata dall’attuale sindaco arch. Antonio Argentino (di cui faceva parte anche lo scrivente... che purtroppo ai suoi potenziali elettori prometteva solo cultura e un po’ di cambiamento delle regole del gioco) contro lo sfidante dottor Giovanni Carbotti.
Sono passati quasi due lunghissimi anni e ne mancano tre brevissimi all’appuntamento del 2020. Perché, credeteci, in politica su un quinquennio amministrativo, sono sempre molto più lunghi gli anni passati di quelli che devono ancora passare.
Di promesse in quel periodo le squadre ne sono state fatte tantissime e da entrambi i due schieramenti in campo: alcune uguali e contrarie e qualcuna anche leggermente diversa. Tra le tante, e comunque tra le prime (quelle uguali) anche quella di recuperare un po’ i nostri centri storici rendendoli un po’ più decorosi, più vivibili e quindi più allettanti per qualcuno che, magari residente nelle costosissime realtà urbane attigue al nostro borgo - magari divinamente abbagliato sulla via di Damasco (ovvero percorrendo la statale che collega Paola con Cosenza) - pensasse di venire ad investire dalle nostre ormai altrettanto costosissime parti.
Cos’è cambiato in questi ultimi due anni nei centri storici di San Fili e della frazione Bucita? ... in peggio tantissimo.
E non voglio in tale spazio entrare in merito alle nuove, si fa per dire, realtà abitativa sorte tra il 1970 ed il 2010 nel territorio sanfilese. I cosiddetti “fiori all’occhiello” delle varie amministrazioni succedutesi nel citato quarantennale arco di tempo alla guida del nostro amato/odiato Comune: il Frassino ed i Cozzi.
Un bell’esempio di ripristino del decoro urbano messo in atto, e sempre e comunque nel pieno rispetto delle promesse fatte nel corso della campagna elettorale sanfilese del mese di maggio del 2015, è sicuramente rappresentata dalla salita di via Danise alla frazione Bucita.
Definire “da terzo mondo” lo stato di degrado in cui versa tale rione nel corso dell’anno è sicuramente sottovalutare la “vergogna amministrativa” stessa: pietre e blocchi di tufo che saltano regolarmente sul selciato stradale, fontane pubbliche in stato pietoso e chi più ne ha più ne metta.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

domenica 19 marzo 2017

Il treno del sole (una storia anche sanfilese).


A sinistra si può ammirare un particolare di ciò che fu la stazione ferroviaria di San Fili in uno scatto dei primissimi anni Novanta del secolo scorso (quando purtroppo la stazione era chiusa al servizio ufficiale dal maggio del 1987).

Foto by Pietro Perri.

Il bellissimo e toccante articolo riportato di seguito è stato pubblicto, a firma di Vittorio Agostino, sul “Notiziario Sanfilese” (il bollettino dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di San Fili) del mese di ottobre del 2008.

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Il treno del sole.

(Articolo di Vittorio Agostino)

Agli inizi degli anni Settanta, fino alla metà degli anni Ottanta, lavoravo alle dipendenze delle Ferrovie dello Stato e precisamente presso la stazione di Torino P.N. per poi essere trasferito nella mia regione: alla stazione di Cosenza.

Nei giorni in cui ero di servizio, la mia attenzione era rivolta in modo particolare verso un treno chiamato il “treno del sole” il quale si portava dietro quella che fu chiamata l’emigrazione di massa, che dal Sud trasportava l’emigrante verso il Nord ed in modo particolare a Torino, “la città” cosiddetta “industriale”.

Ebbene, il treno era nero di fuori come quasi tutti i treni, e dentro al treno... gli abiti, i volti, i capelli... il Meridione in fuga si portava il nero di cui era fatto e ammantato.

Scendono alla stazione di Torino con pochi fagotti, i volti stanchi, non vedono intorno che gesti e sguardi d’intesa disapprovanti, e arrivano alla metropoli con la paura dentro. E’ una paura diversa da quella annidata in loro da secoli. Paura di farsi notare, di dar disturbo, di essere mal sopportati.

Così le persone, al contatto con la grande città, perdono di colore, inghiottiti dalla folla anonima, annullati da una società che certamente li renderà migliori, diversi, ma che per ora, li tiene in sospetto.

Si sentono sperduti, sprofondati nel mare della solitudine cittadina.

Trovano qualche sorpresa: vie illuminate, larghi viali alberati, macchine lucide e veloci... ma non c’è il sole. Un’aria densa, umida, come nuvole scese in terra, tra i balconi, dentro i cortili e case una sull’altra e gente che passa e non ti guarda. Forse, quelle persone, pensavano...

Però ordine e pulizia, e orari da rispettare e persone falsamente gentili, alcune.

Case antiche, da vedere il parco del Valentino... a primavera? e del colle di Superga il panorama della città con la vista delle imponenti montagne dalle cime coperte di neve.

A rompere la monotonia dei primi mesi e mitigare la nostalgia, giungono incontri decisivi (amici e compaesani) e a poco a poco l’adattamento alla nuova vita in un alternarsi di scoperte e di attese fiduciose.

Del resto lasciare la propria terra dove si è nati per trasferirsi in un luogo completamente diverso per clima, costume, mentalità, è una decisione che pesa.

Meridionali trascurati, non compresi, dimenticati: e allora? allora da quella terra incapace di nutrire i suoi figli, si partiva e si parte a cercare (nelle città industriali del Nord Italia) una possibilità di lavoro, con il miraggio di un benessere apparentemente facile a conquistare.

Il problema dell’occupazione e dell’inserimento in una società diversa non sempre benevola, anzi talvolta ostile, dove è difficile trovare casa e molti vengono accolti da parenti o amici che già da qualche tempo li hanno preceduti, sono sempre guardati con diffidenza dai coinquilini se non addirittura respinti con i famosi cartelli affissi ai portoni: “qui non si affitta ai meridionali”.

Secondo me la verità è che dopo l’impresa dei Mille, il Meridione della Penisola fu annesso al non ancora compiuto Regno d’Italia. Una unione non sentita abbastanza dalle due parti del Paese e che ancora fa considerare alcuni come un peso morto per il resto d’Italia.

Fortunatamente oggi questo fenomeno d’importazione della manovalanza meridionale esiste in modo lieve, anzi l’emigrazione attuale consiste nell’esportazione di menti: medici, ricercatori, insegnanti ecc., che trovano lavoro presso le strutture del Nord, donando alle stesse qualità ed importanza.

Infatti non è un caso che il primario di otorino dell’ospedale Borgo Trento di Verona è cosentino: il dott. Mosciaro. Non è un caso che il primario di oncologia dell’ospedale di Pavia è di Rende, non è un caso che il rettore del politecnico di Torino è calabrese, per non parlare di giornalisti e tanti altri ancora.

Oggi le cose sono cambiate: quel treno che ieri si chiamava il “treno del sole” (brutto e nero) oggi si è fatto un nuovo look, e si chiama eurostar o intercity (bello e splendente).

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma...“si vis pacem para bellum”!

Piccolo borgo antico. Dedicato alla frazione Bucita di San Fili.

Dal “Notiziario Sanfilese” (il bollettino dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di San Fili) del mese di Gennaio del 2011.
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La frazione Bucita di San Fili.
Foto by Pietro Perri.
Oscar Bruno, carissimo compaesano di cui riportiamo in questa pagina i versi della poesia “Piccolo borgo antico”, è nato a Bucita (la storica frazione sanfilese), in contrada Ortale, nel lontano 24 settembre del 1936.
Oscar Bruno è figlio di Luigi e di Maria Asta. Il padre è nato e cresciuto nella succitata c.da Ortale mentre la madre proviene dagli Asta di Bucita.
Concluso il ciclo delle scuole elementari ed appena iniziate le scuole medie, Oscar dovette abbandonare gli studi per tutta una serie di problemi che si abbatterono sulla sua famiglia, non ultima una malattia che colpì il padre Luigi. Assieme al fratello divenne pertanto il nuovo sostentamento della famiglia.
Partì, come quasi tutti i maschi sanfilesi dell’epoca, per il servizio militare di leva dove fu assegnato a servizi d’ufficio.
Rientrato al suo paese natio, saldato il debito con la Patria, emigrò, per lavoro, nella relativamente vicina Germania. Dopotutto, pensava Oscar, siamo pur sempre in Europa.
Dopo pochissimo tempo, sempre a causa della cagionevole salute del padre, dovette ritornare nella sua San Fili. Con sommo rancore in quanto si rendeva conto che ogni carriera intrapresa finiva per essere arrestata bruscamente da problemi più grandi di lui.
All’epoca era impossibile trovare un buon lavoro nella propria patria, sia a San Fili che in zone limitrofe. Le cose erano critiche per tutti ma in tanti, grazie al loro cuore di pietra, ti chiudevano le porte in faccia.
Fu così che si aprirono, per Oscar, le porte del Nuovo Continente, dell’America.
Dopotutto doveva pur farsi una vita ed assicurarsi un futuro… anche se lontano da ogni cosa a lui cara. Tutto, per lui, era nuovo: la lingua, il costume, il lavoro, la società.
In America Oscar sposa la figlia di Sabatino Giraldi, un altro sanfilese, e di Concetta De Buono. Dal matrimonio nacquero tre figli che hanno saputo portare onore alle proprie origini.
La figlia nel 1996 risultò seconda al concorso “Miss Italia nel Mondo” e come tale ritornò per un breve viaggio nel paese d’origine dei genitori.
Oscar Bruno, che nel corso della propria vita “americana” e fino alla pensione ha fatto il saldatore, vive a Toronto, in una modernissima città di fronte ad uno stupendo e poetico scorcio di lago.
Da San Fili il nostro eroe poeta manca dal lontano 1994. Precedentemente fece parecchi viaggi nel nostro paesino per visitare i suoi parenti e i vecchi amici… sempre in numero minore, anche perché in tanti, come lui, avevano fatto la valigia abbandonando, per lavoro, il paese natio.
I ricordi son rimasti e non si possono cancellare.
“E’ stata la troppa burocrazia amministrativa Italiana”, ci dice Bruno, “che ci ha costretti a lasciare il nostro amato luogo di nascita, la nostra terra, i nostri cari, le nostre cose che abbiamo appreso, la nostra cultura che l’abbiamo dovuta impiantare in terra straniera. Così, ho dovuto trascinare questo fardello là dove io neanche pensavo”.
Nei suoi ritagli di tempo Oscar si è dedicato a scrivere composizioni letterarie: poesie, liriche e composizioni di libretti per opera. Ha scritto anche in dialetto e la maggiore composizione, ci confessa sempre l’amico Oscar, d’averla dedicata ad un personaggio sanfilese.
Il titolo di tale composizione è... “U chiantu du cuervu”. Non ci dice però chi è questo, sicuramente affascinante, personaggio sanfilese.
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Piccolo borgo appie’ d’una montagna,
sorto un di’ da gente a man sfuggita,
or che tu riedi, e il primo sol ti bagna,
dolci natali desti, o mia Bucita.

Chi da lontan ti guarda, appollaiato,
sotto questi erti monti il cor l’invita,
solingo stai, niun v’è disturbato,
non più fuggiti un di’, ma or Bucita.

Chi ne risiede in te, modesta cura,
non altruista, ma alto nella vita,
ti senti più d’amico a sua bravura,
non dir tu puoi di più, fratel Bucita.

Antiche pietre ergon queste case,
antiche voci, e tante son palese,
chi della mente lustra vergo’ una frase
di questo nobil borgo Bucitese.

La storia che hai mostra il tuo valore,
chi t’edificò d’amor sì prese,
perché la casa fu il suo grande amore
che chiude dentro il cor d’un Bucitese.

Di mente in mente corre il tuo passato,
che lungi la tua storia la intese,
da lungi chi sfuggì qui’ s’è posato,
e ne formò tal borgo Bucitese.

Or, che ho detto tanto e molto bello,
ch’il nostro picciol borgo il cor mi prese,
ogn’un nel suo ricordo ha il paesello,
quale picciol borgo Bucitese.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

lunedì 20 febbraio 2017

San Fili ha perso l’ultimo treno? ... si! ... ma nel mese di maggio del 1987.

Stazione ferroviaria di San Fili - anni '70.
Dal Notiziario Sanfilese del mese di Febbraio 2017.
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La domanda sorge spontanea: “San Fili ha perso l’ultimo treno?”
E purtroppo anche la risposta sorge spontanea: “... si! ... ma nel mese di maggio del 1987.”
Proprio così, sono passati circa trent’anni da quando una locomotiva, o un “ciuffi ciuffi”,  si è fermata per l’ultima volta ed in modo ufficiale nella stazione del nostro amato paesino.
Falso, qualcuno dirà, qualche mezzo su rotaia alla nostra stazioncina vi si è fermato anche agli inizi degli anni Novanta.
Per ben due volte? ... forse tre.
Ed anche questo è vero ma tali occasioni erano legate a delle manifestazioni storiche “una tantum”. Tanto “una tantum” che dopo il 1991 non si sono verificate più.
Non si trattava, in poche parole, di ordinario servizio merci o passeggeri.
La nostra Associazione culturale (la “Universitas Sancti Felicis” di San Fili) nel 2007, a venti anni esatti dal “tragico evento” (perché tale è stato per la vita sociale ed economica della Comunità Sanfilese la chiusura della “nostra” stazione ferroviaria) ha ricordato il tutto con un convegno ed una apprezzatissima mostra fotografica.
La mostra fotografica percorreva, è proprio il caso di dire, i settanta lunghi anni di storia della tratta ferroviaria che partendo da Cosenza e toccando le stazioni di Castiglione cosentino, Rende, San Fili, Falconara albanese e San Lucido raggiungeva la cittadina di Paola. Punto in cui San Fili si congiungeva con il resto del mondo.
Visto che il materiale comunque ancora l’abbiamo (il riciclo della storia - e non solo nella storia - “affinché il ricordo non muoia”, credetemi, non è mai sprecato) stiamo pensando sia cosa giusta riproporlo con una nuova mostra fotografica... e magari con un nuovo convegno in cui magari ci chiederemo, come Comunità, se la stazione ferroviaria di Paola sia ancora utile per congiungere, magari in un futuro prossimo e magari con altri mezzi più veloci e più economici, San Fili con il resto del mondo.
La speranza, inutile dirlo, anche su questo fronte è e resta comunque l’ultima a morire.
Una speranza, quella dei Sanfilesi, che guarda, per quanto concerne il problema trasporti pubblici, non solo verso il fronte Paola ma anche verso il fronte Università della Calabria e la stessa città di Cosenza o, guardando verso un futuro sempre più opaco per chi vive nei centri storici di San Fili e della sua storica frazione Bucita, della cosiddetta Grande Area Urbana di Rende e Cosenza.
Perché da quando è stata chiusa la stazione ferroviaria di San Fili, diciamo la verità, e da quando si è prescritto il cosiddetto “servizio sostitutivo, per i Sanfilesi raggiungere anche la più vicina realtà urbana è diventato sempre più difficile.
E la circolare tra Rende e San Fili? ... troppa grazia, sant’Anto’!
... io comunque, spero.
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... un cordiale affettuoso abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

domenica 19 febbraio 2017

IL CANE SOLITARIO ED IL BRANCO - STORIE DI ETERNA ORDINARIA FOLLIA.

Foto a sinistra (by Pietro Perri): gruppo di cani liberi in località Frassino di San Fili (CS).

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Non so se vi siete mai imbattuti in un cane - più o meno randagio - che si pone in modo minaccioso per strada contro di voi e poi - magari nello stesso punto - in un branco di cani della stessa natura e predisposti allo stesso atteggiamento del singolo.

Il singolo cane potete anche portarlo alla ragione magari piegandovi e facendo finta di prendere qualcosa da terra e mostrandovi fermi nel volergliela lanciare addosso.

Ma il branco?

Credetemi: per quanto è stupido ed inoffensivo il singolo è altrettanto intelligente e pericoloso il branco... nella sua comunque proverbiale stupidità.

Personalmente mi sono più volte imbattuto in cani randagi singoli e in cani randagi che "lavorano" in branco. E non si sono nel loro fare ed abbaiare... mai smentiti.

Un consiglio? ... se potete (e se la distanza e la sua mole ve lo permettono) affrontate senza paura il singolo. Per quanto riguarda invece il branco... riparatevi in un luogo sicuro ed attendete pazientemente che lo stesso si sciolga... e poi presentate il conto... ad uno ad uno.

Anche se nel frattempo sarà stata la vita a consegnarglielo al posto vostro.

Dopotutto voi restate un essere umano e lui/loro (spesso quadrupedi dalle sembianze bipedi)... un cane randagio.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

domenica 5 febbraio 2017

AAA.: San Fili - amministratori locali capaci cercasi.

Sabato 4 Febbraio 2017, opportunamente e preventivamente avvisati, i Sanfilesi si sono visti per l’ennesima volta negare dall’Amministrazione in carica il percorso in auto o altri mezzi meccanizzati un buon tratto di corso XX Settembre; quello che va da piazza san Giovanni (addruv’eni u monumentu ari caduti da guerra quinnici diciuottu) fino all’attuale edificio che ospita la locale Caserma dei Carabinieri (aru biviu ppe Vucita).
Ciò, inutile dirlo, non solo comportando grandi disagi ai residenti ed anche ai non residenti (tipo i pochi fessi provenienti da Cosenza o da Paola e diretti a Cosenza o a Paola) che ancora decidono di avventurarsi per le strade interne del nostro ridente (... e ssi ca si nne fannu risa quannu u canuscenu veramente) borgo. Comportando problemi per gli anziani che provenienti dalla frazione Bucita si sono diretti all’unico ufficio postale sopravvissuto nel territorio sanfilese, comportando grossi rischi per un eventuale emergenza (toccando ferro un’ambulanza o un mezzo dei vigili... non volendo dire altro) e via dicendo.
Per non parlare dei pochi commercianti sopravvissuti, veri e propri eroi del mondo moderno sanfilese, lungo tutto il citato corso.
Il motivo? ... l’ennesima boiata di pavimentazione realizzata l’anno scorso in tale tratto di strada cittadina. Una pavimentazione che avrebbe dovuto risolvere, secondo i nostri esperti scienziati in scelte amministrative comunali, i problemi creati alla cittadinanza dalla precedente pavimentazione realizzata agli inizi degli anni Duemila (2000/2005) dall’allora amministrazione condotta dall’ex sindaco di San Fili Luigi Bruno.
... no comment!
A poco meno di un anno dalla sua realizzazione qu tale nuova pavimentazione si ci è già dovuto mettere mani almeno due volte. Quindi una serie di domande sorge spontanea: il materiale utilizzato è inadatto? ... il lavoro è stato fatto da cani?
... o semplicemente sarebbe finalmente giusto ammettere che dove passano regolarmente mezzi meccanici più o meno pesanti sarebbe meglio - direi “più intelligentemente” - pensare che l’unico materiale utilizzabile in tale punto è il catrame?
E poi... come non complimentarsi con gli amministratori (intendo i burattinai e non i poveri fessi che facciamo da contorno nel Consiglio comunale e che ci vorrebbero presenti solo per alzare o bassare la mano all’occorrenza per approvare ciò che l’imbecillità - non voglio pensare alla disonestà... anche se sotto sotto lo spererei - degli altri ha già deciso) che si sono succeduti a San Fili almeno dal 1970 ai giorni nostri.
E poi, sempre per restare in tema di pavimentazione, credetemi ma... non so se sia il caso di complimentarmi sempre con tali lungimiranti amministratori (o vergognarmi al loro posto) pensando che San Fili quasi certamente è l’unico borgo d’Italia che nel breve tratto di non più di cinquecento metri lineari... presenta in un proprio corso (adibito a sede stradale) la bellezza di ben cinque tipi di pavimentazione diverse.
Davvero... complimenti.
Ma da cittadini si gradirebbe un minimo di intelligenza e capacità di scelta estetica in più.
In ogni caso se fra altri sette o otto anni (io continuo a sperare che San Fili nel frattempo sia diventata frazione di Rende... vista la nostra incapacità - ripeto, non voglio pensare a disonestà – ad autoamministrarci) qualche futuro amministratore dovesse pensare di sostituire nuovamente la pavimentazione di parte di corso XX Settembre... che questa volta sia catrame.
Perché di costosissimi esperimenti fallimentari credo che ormai ne abbiamo fin sopra i capelli.
San Fili ha bisogno di ben altro per un proprio rilancio.
A partire da un discorso sui trasporti, sulla vivibilità, sulla pace sociale, sulla sicurezza di alcuni pubblici edifici, sulla sensibilità pubblica verso alcune famiglie al limite della sopravvivenza, sul territorio vergognosamente compromesso ed a rischio frane pericolosissime, sulla viabilità decisamente compromessa, sulla pulizia interna, sulla cultura, su una imposizione tributaria più consona alla capacità contributiva dei residenti e chi più ne ha più ne metta.
Altro che di lettere anonime e di citazioni, nelle stesse, di strani assalti alle diligenze... dall’una o dall’altra parte che dir si voglia malamente pensare.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!