| Il mitico Andrea "Brunello" Commis. |
... /pace ma... si vis pacem para bellum!
Il Blog di Pietro Perri dedicato a San Fili (uno dei più bei paesi della provincia di Cosenza) e ai Sanfilesi nel Mondo.
| Il mitico Andrea "Brunello" Commis. |
il Console Deborah Guido-O’Grady,
il sindaco di San Fili arch. Antonio
Argentino ed il Console Generale USA
per il Sud Italia Colombia Barrosse.
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Colombia Barrosse e Deborah Guido
O’Grady con il proprio seguito nel
corso della passeggiata nel centro
storico di San Fili.
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| Salvatore Capizzano |
Nella foto a sinistra... mio padre agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso (tra il 1972 ed il 1974). Intento a scavare delle buche sul marciapiede soprastante ciò che restava ancora in essere del "muraglione" voluto, a San Fili (CS) dai regnanti del Regno delle Due Sicilie negli anni Trenta del XIX secolo. Tali buche servirono a piantarci degli alberi per abbellire la stupenda passeggiata che offre corso XX Settembre. Alberi che poi qualcun altro nella famiglia (lo scrivente per la precisione) in qualità di consigliere comunale di San Fili e per una accertata subentrata pericolosità degli stessi per l'incolumità pubblica, tra il 12015 ed il 2020, non potendoli far sostituire... li fece estirpare. Si chiudeva un ciclo tra padre e figlio.
Ma... SIAMO ANCORA AMICI.
* * *
Mio padre - Perri Salvatore - è morto nel 2003 all'età
di 85 anni. Era in ospedale ormai da qualche giorno... più per controlli che
per il fatto che si sospettasse qualcosa in merito a ciò che stava per
accadere.
Il giorno prima, dopo circa 36 ore che gli stavo a
fianco ininterrottamente augurandomi una meritato istantaneo cambio che
sembrava non venisse mai, lui si rese conto che io stavo per dare di volta di
cervello.
«Pietro...», mi disse, «... non essere nervoso, non ti
arrabbiare!» e pensando che ce l'avessi con lui (come se potevo avercela contro
di lui) continuò il suo ultimo "sproloquiare" con una stupenda
domanda... una domanda che mi accompagnerà per il resto della vita: «Pietro,
siamo ancora AMICI?»
Fu in quel momento che mi resi veramente conto,
malgrado quanto per anni hanno cercato invano d'inculcarmi in testa alcuni
impareggiabili insegnanti, che c'é una grandissima differenza tra l'ESSERE
PARENTE e l'ESSERE AMICO e che non è detto che un padre, un fratello o un altro
soggetto con legame di sangue con te stesso sia anche - e per forza - un...
AMICO.
Gli dissi di non preoccuparsi per me, gli dissi...
«Posso non esserti amico?», già: si può non essere amico del proprio padre? ...
io a mio padre continuo a ringraziarlo per tale bel rapporto che era riuscito a
cucire tra me e lui. Non il rapporto tra un padre ed un figlio ma il
rapporto... d'amicizia tra un padre ed un figlio.
Posso anche calpestare - amorevolmente ricambiato - un
rapporto di parentela ma, credetemi, per quanto mi sarà possibile... per quello
che ha saputo insegnarmi mio padre... il rapporto di amicizia che avrò
instaurato tra me ed un'altra persona... sarà sempre e comunque SACRO!
Non hai amici? ... non illuderti: malgrado i tuoi
mille ed uno contatti, malgrado i tuoi diecimila conoscenti... non sei
l'unico... ed io non t'invidio.
forse non ne ho neanche io di amici ma... ti assicuro
che uno, nella mia e nella sua vita terrena, l'ho avuto: grazie... papà!
* * *
Un caro abbraccio a tutti by Pietro Perri.
... /pace!
Nella foto a sinistra: San Fili mese di Febbraio 2007 nei pressi dell’ex
piazza Rinacchio (attuale piazza Adolfo Mauro): un attimo della sfilata di
maschere organizzata dall’associazione culturale “Universitas Sancti Felicis”
di San Fili.
* * *
Articolo pubblicato sul
Notiziario Sanfilese del mese di febbraio del 2016. Ovviamente a firma Pietro
Perri.
* * *
“Fevraru”, amavano dirci i nostri avi, “eni nu mise curtu e amaru” ovvero è
un mese che seppure sia il più breve dei mesi presenti nel nostro calendario
essendo di fatti il mese centrale della stagione invernale finiva, e finisce,
per essere il più brutto (amaro) mese dell’anno.
Tutto ciò però nella visione degli aduli
che comunque devono garantire il sostentamento della famiglia ed un mese come
febbraio ha ben poco da offrire a bocche da sfamare se non con un credito da
pretendere nelle stagioni primaverile ed estiva. Inutile dire che stiamo
parlando d’una società prettamente agricola. Appunto della società in cui
vivevano i nostri avi.
Per i fanciulli (anche un po’ cresciuti)
oggi come allora la questione era alquanto diversa: Febbraio era ed è il mese
della neve (le migliori nevicate a San Fili ad esempio le abbiamo avute intorno
alla metà do questo stupendo... corto e amaro mese) e... del Carnevale.
La neve ed il Carnevale per noi sanfilesi
normalmente sono due appuntamenti forieri di delizie del palato.
La neve ci delizia con il gelato naturale realizzato
amalgamando solo soffice neve con del miele di fichi, Un gelato naturale
chiamato scirubetta (forse a richiamare, etimologicamente una delle tante
colonizzazioni straniere che ha subito la Calabria nel corso dei secoli: la
colonizzazione araba.
Mentre il Carnevale delizia il nostro
palato (il palato dei Sanfilesi doc, ovviamente) con la chjina (tipico dolce
locale realizzato quasi con materiali/ingredienti di recupero e quindi da
considerare, si fa per dire, dolce povero in cui la fa da padrone anche in
questo caso il miele di fichi), insaccati vari del maiale e via dicendo.
Alla neve sono poi legati nel borgo di San
Fili divertimenti vari quali realizzazione di pupazzi e sfide a paddrun’e
nive. Senza comunque sottovalutare il fatto che per i ragazzi delle scuole
elementari e medie del paese la neve si tramuta magicamente in una giornata,
spesso anche due o tre, dal gustoso sapore del… OGGI NIENTE SCUOLA!
La nostra apprezzabile razione di neve
quest’anno (n.d’a.: siamo nel 2016) noi Sanfilesi l’abbiamo avuta poco
dopo la prima metà del mese di gennaio. Per quanto riguarda il Carnevale invece
abbiamo dovuto attendere, come tutti nel resto d’Italia, la prima settimana del
mese di febbraio: il 4 per il giovedì grasso, il 7 per il vero e proprio Carnelevaru,
il 9 per il martedì grasso ed il 14 per... Carnelevarune.
Il Carnevale più antico che io ricordi
risale alla fine degli anni Sessanta del XX secolo. Credo fosse tra il 1965 ed
il 1968.
All’epoca la mia famiglia abitava in
contrada Volette: mio padre, da colono mezzadro, lavorava una proprietà
dell’ingegnere Giuseppe (Peppino) Blasi... mio compare di battesimo.
Avevo appena cinque o sei anni e, tenuto
per mano da mio padre, accedevo su piazza Rinacchio con indosso quella che
ricorderò per sempre come la prima maschera di carnevale che avrei indossato.
La prima ed una delle poche.
Che ci crediate o no... non ho mai amato
tanto travestirmi a Carnevale. E neanche nel resto dei giorni dell’anno.
La maschera, comprata da mio padre credo
al negozio di Riccardo Bonanata o al negozio di Pasquale Gentile, era un
semplice fogliettino di cartone, neanche tanto duro e quindi facile a rompersi,
che riproduceva il viso di un re con annessa corona.
Agli estremi lati della maschera c’erano
due forellini collegati l’uno con l’altro da un elastico che ci saremmo fatti
passare al di sopra delle orecchie. Due fori per gli occhi ed un naso sagomato
che si rialzava dal resto della maschera.
Inutile dire che quasi tutti riconoscevano
subito chi si nascondesse dietro la maschera anche se, forse per compiacere il
poverino, all’inizio facevano finta di non riuscirci.
(continua).
Un caro abbraccio a
tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para
bellum”!