A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.

Eventuali commenti a post di questo blog non verranno pubblicati sia se offensivi per l'opinione pubblica e sia se non sottoscritti dai relativi autori. Se non avete il coraggio di firmarvi e quindi di rendervi civilmente rintracciabili... siete pregati di tesorizzare il vostro prezioso tempo in modo più intelligente (se vi sforzate un pochino magari per sbaglio ci riuscirete pure).
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Ricordo ad ogni buon file l'indirizzo di posta elettronica legata a questo sito/blog: pietroperri@alice.it

domenica 23 aprile 2017

C’era una volta il Muraglione di San Fili. (1/3)



Nella foto a sinistra (archivio Ciccio Cirillo): Primi anni del XX secolo. Il Muraglione di San Fili... integro.

L’articolo che riporto di seguito è apparso sul Notiziario Sanfilese del mese di aprile del 2017 a firma di Pietro Perri.

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Forse è una domanda stupida e che come tale non merita neanche una risposta (altrettanto stupida o intelligente che dir si voglia) ma io, nella mia stupidità, da sanfilese a sanfilese voglio farla lo stesso: sapete cos’è (o forse cos’era) il Muraglione? ... inutile dire che parliamo di un qualcosa che è presente nell’abitato di San Fili e non di un qualcosa in cui potremmo imbatterci senza grossi problemi nella maggioranza dei comuni d’Italia se non del mondo.

Ok, a scanso d’equivoci ed al fine, soprattutto, di non far fare qualche brutta figuraccia a qualcuno dei nostri “amati lettori sanfilesi doc” ve lo dico io: il Muraglione (notare la emme maiuscola) per quanto riguarda San Fili è quel mastodontico muro in pietra che sostiene il tratto di corso XX Settembre compreso tra l’ex piazza Rinacchio (attuale piazza Adolfo Mauro) e l’ex piazza Caserma (attuale piazza Mario Nigro).

Tale spettacolare opera venne realizzata - oggi diremmo “a tempo di record” - nel corso degli anni Venti del XIX secolo in occasione della realizzazione della strada di collegamento tra la città di Cosenza e la cittadina di Paola. Per la cronaca il 1830 la strada che collegava Cosenza con Paola, denominata “traversa di Paola”, veniva considerata « compiuta ed aperta al pubblico passaggio » (nota ripresa da “Vie di comunicazione strade e tratturi nel comune di San Fili / XIX-XX sec.” di Mario Spizzirri).

Agli inizi il Muraglione, almeno così sembra di capire anche da alcune foto scattate all’inizio del XX secolo, era un’opera unica ovvero non presentava il distacco all’imbocco di via Giuseppe Crispini (ex via Rampa).

Il succitato distacco quasi certamente è stato realizzato in occasione della costruzione della locale, “ex” stazione ferroviaria di San Fili. Costruzione avvenuta appunto agli inizi del XX secolo (la stessa resterà aperta al pubblico servizio dal 1915 al 1987).

Quello del distacco ottenuto con la realizzazione della scesa della “rampa” fu il primo lacerante colpo inferto all’imponente Muraglione di San Fili.

Il primo ma certamente non l’ultimo. Il progresso, infatti, anche in tale campo ed anche se in certi casi fa rima con “regresso” quasi mai tiene conto del passato (quindi della storia) né tantomeno del futuro di una Comunità.

(continua). 

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

lunedì 17 aprile 2017

Quando le parrocchie SS. Annunziata di San Fili e S. Lucia di Bucita vennero... separate in casa.

Su internet (la rete? ... ovvero l’atavico simbolico “vedo non vedo” già tanto caro ai nostri avi) si trova di tutto ed in questo tutto si trova persino la pubblicazione del Reale Decreto con il quale Ferdinando II di Borbone sanciva la separazione tra le parrocchie SS. Annunziata di San Fili e la parrocchia S. Lucia della frazione Bucita.
Correva l’anno 1840, era il 29 marzo... ed io vi propongo, di seguito, oggi la trascrizione tale Reale Decreto ripreso dal volume “Collezione degli atti emanati dopo la pubblicazione del Concordato dell’anno 1818 - Parte Nona - Contenente i brevi e le lettere apostoliche, i reali decreti e rescritti, le circolari ed istruzioni pubblicate dal 1840 a tutto dicembre del 1841; non che una copiosa appendice a precedenti volumi” (Napoli, Stamperia dell’Iride, strada Magnocavallo n. 29, 1842):
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XLI. REAL DECRETO relativo alla separazione delle due parrocchie della SS. Annunziata in S. Fili e di S. Lucia in Bucita.

FERDINANDO II. PER LA GRAZIA DI DIO RE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE, DI GERUSALEMME ec. DUCA DI PARMA, PIACENZA, CASTRO ec. ec. GRAN PRINCIPE EREDITARIO DI TOSCANA ec. ec. ec.

Veduta la sovrana risoluzione de’ 30 di aprile 1839. colla quale fu autorizzato l’Arcivescovo di Cosenza di procedere nelle forme canoniche, et servatis de jure servandis, alla separazione delle due parrocchie della SS. Annunziata in San Fili e di S. Lucia in Bucita, ed alla erezione di ciascuna di esse in parrocchia indipendente l’una dall’altra, coll’incarico di rimettere copia legale dell’atto canonico della separazione ed erezione suddetta per le sovrane risoluzioni;
Veduto il parere della Consulta de’ reali dominii al di qua del Faro;
Sulla proposizione del nostro Ministro Segretario delle finanze, incaricato interinamente del portafoglio degli affari ecclesiastici;
Udito il nostro Consiglio ordinario di Stato;
Abbiamo risoluto di decretare e decretiamo quanto segue:
A R T. 1.°
Accordiamo il nostro regio assenso sull’atto di dismembrazione, divisione ed erezione delle due parrocchie della SS. Annunziata in S. Fili, e di S. Lucia in Bucita, formato dall’Arcivescovo di Cosenza.
A R T. 2.°
Il nostro Ministro Segretario di Stato delle finanze incaricato interamente del portafoglio degli affari ecclesiastici, è incaricato della esecuzione del presente decreto.

Napoli 29 marzo 1840.

Firmato, FERDINANDO.

Il Min. Segr. di Stato delle finanze
incar. inter. del Portafoglio
Degli affari ecclesiastici
Firmato, MARCHESE D’ANDREA

Il Consigliere Ministro di Stato
Presidente interino
Del Consiglio de’ Ministri
Firmato, MARCHESE DI PIETRACATELLA
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Questo e tant’altro troverete pubblicato sul Notiziario Sanfilese (il bollettino dell’Associazione culturale “UNIVERSITAS SANCTI FELICIS” di San Fili) del mese di Aprile 2017.

... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

domenica 26 marzo 2017

A SCANSO D'EQUIVOCI... SONO SEMPRE IO.

In questi giorni stanno circolando strane voci sulla mia posizione in seno al Consiglio comunale di San Fili (di cui io faccio parte dal mese di giugno del 2015... eletto nelle fila della maggioranza consiliare): c'è chi dice che sono uscito fuori dal gruppo di cui facevo e credo ancora di far parte e c'è persino chi dice che mi sono dimesso da Consigliere.
Credetemi, nulla di tutto questo: sono Consigliere e sono tutt'ora nella Maggioranza e comunque se un domani dovessi uscire dalla stessa sicuramente non mi affiancherei mai all'attuale Minoranza consiliare sanfilese.
Una cosa è comunque certa - e credo lo sapessero bene quanti hanno appoggiato la mia elezione dandomi la preferenza: se qualcuno pensava che io entrassi in Consiglio comunale solo per fare “l'alzamano di turno” ha preso un brutto granchio.
San Fili ed i Sanfilesi meritano qualcosa di diverso da ciò che stanno subendo ed hanno subito negli ultimi decenni.
Io? ... ci ho provato... e mi hanno fatto terreno bruciato intorno (continuo infatti ad essere più che certo che tanti attacchi personali subiti anche su Facebook sono stati opportunamente "consigliati" da qualche mio compagno d'avventura amministrativa... ed onestamente non me ne frega più di tanto).
Per il resto? ... so benissimo d'essere in una posizione scomoda in Consiglio comunale ed amministrativamente parlando (non solo io, però).
Me ne farò una ragione decidendo secondo coscienza - anche nel corso delle obbligatorie riunioni del Consiglio stesso (le uniche che ormai si fanno da un po’ di tempo a questa parte... come se a San Fili non esistessero problemi otre quello di approvare i bilanci preventivi e consuntivi) - di volta in volta nel rispetto della sacrosanta volontà e desiderio di quanti mi hanno rispettato votandomi il 30 maggio 2015.
È solo a loro cui oggi mi sento debitore... ed a cui dovrebbero sentirsi debitori anche i miei compagni d'avventura. Dopotutto con solo quattro voti in meno sicuramente io non mi sarei seduto tra i banchi del Consiglio comunale di San Fili, ma non vi si sarebbe seduto nessuno a partire dal dottor Marcello Scarpelli (eventuale primo dei non eletti - e quindi dei trombati - della lista capitanata dall’architetto Antonio Argentino) in giù. E gli altri tre? ... Antonio Argentino, Carmine Cesario e Mario Sergi? ... avrebbero semplicemente svolto il ruolo di opposizione consiliare.
... giusto per ricordare.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

mercoledì 22 marzo 2017

La fontana di via Danise nella frazione Bucita di San Fili: una vergogna tutta sanfilese.

Dal Notiziario Sanfilese del mese di marzo 2017 (articolo firmato Pietro Perri).
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Il 30 maggio del 2015, ovvero quasi due anni addietro, si sono tenute le ultime amministrative sanfilesi. Quelle che hanno visto vincere la lista capitanata dall’attuale sindaco arch. Antonio Argentino (di cui faceva parte anche lo scrivente... che purtroppo ai suoi potenziali elettori prometteva solo cultura e un po’ di cambiamento delle regole del gioco) contro lo sfidante dottor Giovanni Carbotti.
Sono passati quasi due lunghissimi anni e ne mancano tre brevissimi all’appuntamento del 2020. Perché, credeteci, in politica su un quinquennio amministrativo, sono sempre molto più lunghi gli anni passati di quelli che devono ancora passare.
Di promesse in quel periodo le squadre ne sono state fatte tantissime e da entrambi i due schieramenti in campo: alcune uguali e contrarie e qualcuna anche leggermente diversa. Tra le tante, e comunque tra le prime (quelle uguali) anche quella di recuperare un po’ i nostri centri storici rendendoli un po’ più decorosi, più vivibili e quindi più allettanti per qualcuno che, magari residente nelle costosissime realtà urbane attigue al nostro borgo - magari divinamente abbagliato sulla via di Damasco (ovvero percorrendo la statale che collega Paola con Cosenza) - pensasse di venire ad investire dalle nostre ormai altrettanto costosissime parti.
Cos’è cambiato in questi ultimi due anni nei centri storici di San Fili e della frazione Bucita? ... in peggio tantissimo.
E non voglio in tale spazio entrare in merito alle nuove, si fa per dire, realtà abitativa sorte tra il 1970 ed il 2010 nel territorio sanfilese. I cosiddetti “fiori all’occhiello” delle varie amministrazioni succedutesi nel citato quarantennale arco di tempo alla guida del nostro amato/odiato Comune: il Frassino ed i Cozzi.
Un bell’esempio di ripristino del decoro urbano messo in atto, e sempre e comunque nel pieno rispetto delle promesse fatte nel corso della campagna elettorale sanfilese del mese di maggio del 2015, è sicuramente rappresentata dalla salita di via Danise alla frazione Bucita.
Definire “da terzo mondo” lo stato di degrado in cui versa tale rione nel corso dell’anno è sicuramente sottovalutare la “vergogna amministrativa” stessa: pietre e blocchi di tufo che saltano regolarmente sul selciato stradale, fontane pubbliche in stato pietoso e chi più ne ha più ne metta.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... si vis pacem para bellum!

domenica 19 marzo 2017

Il treno del sole (una storia anche sanfilese).


A sinistra si può ammirare un particolare di ciò che fu la stazione ferroviaria di San Fili in uno scatto dei primissimi anni Novanta del secolo scorso (quando purtroppo la stazione era chiusa al servizio ufficiale dal maggio del 1987).

Foto by Pietro Perri.

Il bellissimo e toccante articolo riportato di seguito è stato pubblicto, a firma di Vittorio Agostino, sul “Notiziario Sanfilese” (il bollettino dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di San Fili) del mese di ottobre del 2008.

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Il treno del sole.

(Articolo di Vittorio Agostino)

Agli inizi degli anni Settanta, fino alla metà degli anni Ottanta, lavoravo alle dipendenze delle Ferrovie dello Stato e precisamente presso la stazione di Torino P.N. per poi essere trasferito nella mia regione: alla stazione di Cosenza.

Nei giorni in cui ero di servizio, la mia attenzione era rivolta in modo particolare verso un treno chiamato il “treno del sole” il quale si portava dietro quella che fu chiamata l’emigrazione di massa, che dal Sud trasportava l’emigrante verso il Nord ed in modo particolare a Torino, “la città” cosiddetta “industriale”.

Ebbene, il treno era nero di fuori come quasi tutti i treni, e dentro al treno... gli abiti, i volti, i capelli... il Meridione in fuga si portava il nero di cui era fatto e ammantato.

Scendono alla stazione di Torino con pochi fagotti, i volti stanchi, non vedono intorno che gesti e sguardi d’intesa disapprovanti, e arrivano alla metropoli con la paura dentro. E’ una paura diversa da quella annidata in loro da secoli. Paura di farsi notare, di dar disturbo, di essere mal sopportati.

Così le persone, al contatto con la grande città, perdono di colore, inghiottiti dalla folla anonima, annullati da una società che certamente li renderà migliori, diversi, ma che per ora, li tiene in sospetto.

Si sentono sperduti, sprofondati nel mare della solitudine cittadina.

Trovano qualche sorpresa: vie illuminate, larghi viali alberati, macchine lucide e veloci... ma non c’è il sole. Un’aria densa, umida, come nuvole scese in terra, tra i balconi, dentro i cortili e case una sull’altra e gente che passa e non ti guarda. Forse, quelle persone, pensavano...

Però ordine e pulizia, e orari da rispettare e persone falsamente gentili, alcune.

Case antiche, da vedere il parco del Valentino... a primavera? e del colle di Superga il panorama della città con la vista delle imponenti montagne dalle cime coperte di neve.

A rompere la monotonia dei primi mesi e mitigare la nostalgia, giungono incontri decisivi (amici e compaesani) e a poco a poco l’adattamento alla nuova vita in un alternarsi di scoperte e di attese fiduciose.

Del resto lasciare la propria terra dove si è nati per trasferirsi in un luogo completamente diverso per clima, costume, mentalità, è una decisione che pesa.

Meridionali trascurati, non compresi, dimenticati: e allora? allora da quella terra incapace di nutrire i suoi figli, si partiva e si parte a cercare (nelle città industriali del Nord Italia) una possibilità di lavoro, con il miraggio di un benessere apparentemente facile a conquistare.

Il problema dell’occupazione e dell’inserimento in una società diversa non sempre benevola, anzi talvolta ostile, dove è difficile trovare casa e molti vengono accolti da parenti o amici che già da qualche tempo li hanno preceduti, sono sempre guardati con diffidenza dai coinquilini se non addirittura respinti con i famosi cartelli affissi ai portoni: “qui non si affitta ai meridionali”.

Secondo me la verità è che dopo l’impresa dei Mille, il Meridione della Penisola fu annesso al non ancora compiuto Regno d’Italia. Una unione non sentita abbastanza dalle due parti del Paese e che ancora fa considerare alcuni come un peso morto per il resto d’Italia.

Fortunatamente oggi questo fenomeno d’importazione della manovalanza meridionale esiste in modo lieve, anzi l’emigrazione attuale consiste nell’esportazione di menti: medici, ricercatori, insegnanti ecc., che trovano lavoro presso le strutture del Nord, donando alle stesse qualità ed importanza.

Infatti non è un caso che il primario di otorino dell’ospedale Borgo Trento di Verona è cosentino: il dott. Mosciaro. Non è un caso che il primario di oncologia dell’ospedale di Pavia è di Rende, non è un caso che il rettore del politecnico di Torino è calabrese, per non parlare di giornalisti e tanti altri ancora.

Oggi le cose sono cambiate: quel treno che ieri si chiamava il “treno del sole” (brutto e nero) oggi si è fatto un nuovo look, e si chiama eurostar o intercity (bello e splendente).

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma...“si vis pacem para bellum”!

Piccolo borgo antico. Dedicato alla frazione Bucita di San Fili.

Dal “Notiziario Sanfilese” (il bollettino dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di San Fili) del mese di Gennaio del 2011.
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La frazione Bucita di San Fili.
Foto by Pietro Perri.
Oscar Bruno, carissimo compaesano di cui riportiamo in questa pagina i versi della poesia “Piccolo borgo antico”, è nato a Bucita (la storica frazione sanfilese), in contrada Ortale, nel lontano 24 settembre del 1936.
Oscar Bruno è figlio di Luigi e di Maria Asta. Il padre è nato e cresciuto nella succitata c.da Ortale mentre la madre proviene dagli Asta di Bucita.
Concluso il ciclo delle scuole elementari ed appena iniziate le scuole medie, Oscar dovette abbandonare gli studi per tutta una serie di problemi che si abbatterono sulla sua famiglia, non ultima una malattia che colpì il padre Luigi. Assieme al fratello divenne pertanto il nuovo sostentamento della famiglia.
Partì, come quasi tutti i maschi sanfilesi dell’epoca, per il servizio militare di leva dove fu assegnato a servizi d’ufficio.
Rientrato al suo paese natio, saldato il debito con la Patria, emigrò, per lavoro, nella relativamente vicina Germania. Dopotutto, pensava Oscar, siamo pur sempre in Europa.
Dopo pochissimo tempo, sempre a causa della cagionevole salute del padre, dovette ritornare nella sua San Fili. Con sommo rancore in quanto si rendeva conto che ogni carriera intrapresa finiva per essere arrestata bruscamente da problemi più grandi di lui.
All’epoca era impossibile trovare un buon lavoro nella propria patria, sia a San Fili che in zone limitrofe. Le cose erano critiche per tutti ma in tanti, grazie al loro cuore di pietra, ti chiudevano le porte in faccia.
Fu così che si aprirono, per Oscar, le porte del Nuovo Continente, dell’America.
Dopotutto doveva pur farsi una vita ed assicurarsi un futuro… anche se lontano da ogni cosa a lui cara. Tutto, per lui, era nuovo: la lingua, il costume, il lavoro, la società.
In America Oscar sposa la figlia di Sabatino Giraldi, un altro sanfilese, e di Concetta De Buono. Dal matrimonio nacquero tre figli che hanno saputo portare onore alle proprie origini.
La figlia nel 1996 risultò seconda al concorso “Miss Italia nel Mondo” e come tale ritornò per un breve viaggio nel paese d’origine dei genitori.
Oscar Bruno, che nel corso della propria vita “americana” e fino alla pensione ha fatto il saldatore, vive a Toronto, in una modernissima città di fronte ad uno stupendo e poetico scorcio di lago.
Da San Fili il nostro eroe poeta manca dal lontano 1994. Precedentemente fece parecchi viaggi nel nostro paesino per visitare i suoi parenti e i vecchi amici… sempre in numero minore, anche perché in tanti, come lui, avevano fatto la valigia abbandonando, per lavoro, il paese natio.
I ricordi son rimasti e non si possono cancellare.
“E’ stata la troppa burocrazia amministrativa Italiana”, ci dice Bruno, “che ci ha costretti a lasciare il nostro amato luogo di nascita, la nostra terra, i nostri cari, le nostre cose che abbiamo appreso, la nostra cultura che l’abbiamo dovuta impiantare in terra straniera. Così, ho dovuto trascinare questo fardello là dove io neanche pensavo”.
Nei suoi ritagli di tempo Oscar si è dedicato a scrivere composizioni letterarie: poesie, liriche e composizioni di libretti per opera. Ha scritto anche in dialetto e la maggiore composizione, ci confessa sempre l’amico Oscar, d’averla dedicata ad un personaggio sanfilese.
Il titolo di tale composizione è... “U chiantu du cuervu”. Non ci dice però chi è questo, sicuramente affascinante, personaggio sanfilese.
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Piccolo borgo appie’ d’una montagna,
sorto un di’ da gente a man sfuggita,
or che tu riedi, e il primo sol ti bagna,
dolci natali desti, o mia Bucita.

Chi da lontan ti guarda, appollaiato,
sotto questi erti monti il cor l’invita,
solingo stai, niun v’è disturbato,
non più fuggiti un di’, ma or Bucita.

Chi ne risiede in te, modesta cura,
non altruista, ma alto nella vita,
ti senti più d’amico a sua bravura,
non dir tu puoi di più, fratel Bucita.

Antiche pietre ergon queste case,
antiche voci, e tante son palese,
chi della mente lustra vergo’ una frase
di questo nobil borgo Bucitese.

La storia che hai mostra il tuo valore,
chi t’edificò d’amor sì prese,
perché la casa fu il suo grande amore
che chiude dentro il cor d’un Bucitese.

Di mente in mente corre il tuo passato,
che lungi la tua storia la intese,
da lungi chi sfuggì qui’ s’è posato,
e ne formò tal borgo Bucitese.

Or, che ho detto tanto e molto bello,
ch’il nostro picciol borgo il cor mi prese,
ogn’un nel suo ricordo ha il paesello,
quale picciol borgo Bucitese.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

lunedì 20 febbraio 2017

San Fili ha perso l’ultimo treno? ... si! ... ma nel mese di maggio del 1987.

Stazione ferroviaria di San Fili - anni '70.
Dal Notiziario Sanfilese del mese di Febbraio 2017.
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La domanda sorge spontanea: “San Fili ha perso l’ultimo treno?”
E purtroppo anche la risposta sorge spontanea: “... si! ... ma nel mese di maggio del 1987.”
Proprio così, sono passati circa trent’anni da quando una locomotiva, o un “ciuffi ciuffi”,  si è fermata per l’ultima volta ed in modo ufficiale nella stazione del nostro amato paesino.
Falso, qualcuno dirà, qualche mezzo su rotaia alla nostra stazioncina vi si è fermato anche agli inizi degli anni Novanta.
Per ben due volte? ... forse tre.
Ed anche questo è vero ma tali occasioni erano legate a delle manifestazioni storiche “una tantum”. Tanto “una tantum” che dopo il 1991 non si sono verificate più.
Non si trattava, in poche parole, di ordinario servizio merci o passeggeri.
La nostra Associazione culturale (la “Universitas Sancti Felicis” di San Fili) nel 2007, a venti anni esatti dal “tragico evento” (perché tale è stato per la vita sociale ed economica della Comunità Sanfilese la chiusura della “nostra” stazione ferroviaria) ha ricordato il tutto con un convegno ed una apprezzatissima mostra fotografica.
La mostra fotografica percorreva, è proprio il caso di dire, i settanta lunghi anni di storia della tratta ferroviaria che partendo da Cosenza e toccando le stazioni di Castiglione cosentino, Rende, San Fili, Falconara albanese e San Lucido raggiungeva la cittadina di Paola. Punto in cui San Fili si congiungeva con il resto del mondo.
Visto che il materiale comunque ancora l’abbiamo (il riciclo della storia - e non solo nella storia - “affinché il ricordo non muoia”, credetemi, non è mai sprecato) stiamo pensando sia cosa giusta riproporlo con una nuova mostra fotografica... e magari con un nuovo convegno in cui magari ci chiederemo, come Comunità, se la stazione ferroviaria di Paola sia ancora utile per congiungere, magari in un futuro prossimo e magari con altri mezzi più veloci e più economici, San Fili con il resto del mondo.
La speranza, inutile dirlo, anche su questo fronte è e resta comunque l’ultima a morire.
Una speranza, quella dei Sanfilesi, che guarda, per quanto concerne il problema trasporti pubblici, non solo verso il fronte Paola ma anche verso il fronte Università della Calabria e la stessa città di Cosenza o, guardando verso un futuro sempre più opaco per chi vive nei centri storici di San Fili e della sua storica frazione Bucita, della cosiddetta Grande Area Urbana di Rende e Cosenza.
Perché da quando è stata chiusa la stazione ferroviaria di San Fili, diciamo la verità, e da quando si è prescritto il cosiddetto “servizio sostitutivo, per i Sanfilesi raggiungere anche la più vicina realtà urbana è diventato sempre più difficile.
E la circolare tra Rende e San Fili? ... troppa grazia, sant’Anto’!
... io comunque, spero.
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... un cordiale affettuoso abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

domenica 19 febbraio 2017

IL CANE SOLITARIO ED IL BRANCO - STORIE DI ETERNA ORDINARIA FOLLIA.

Foto a sinistra (by Pietro Perri): gruppo di cani liberi in località Frassino di San Fili (CS).

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Non so se vi siete mai imbattuti in un cane - più o meno randagio - che si pone in modo minaccioso per strada contro di voi e poi - magari nello stesso punto - in un branco di cani della stessa natura e predisposti allo stesso atteggiamento del singolo.

Il singolo cane potete anche portarlo alla ragione magari piegandovi e facendo finta di prendere qualcosa da terra e mostrandovi fermi nel volergliela lanciare addosso.

Ma il branco?

Credetemi: per quanto è stupido ed inoffensivo il singolo è altrettanto intelligente e pericoloso il branco... nella sua comunque proverbiale stupidità.

Personalmente mi sono più volte imbattuto in cani randagi singoli e in cani randagi che "lavorano" in branco. E non si sono nel loro fare ed abbaiare... mai smentiti.

Un consiglio? ... se potete (e se la distanza e la sua mole ve lo permettono) affrontate senza paura il singolo. Per quanto riguarda invece il branco... riparatevi in un luogo sicuro ed attendete pazientemente che lo stesso si sciolga... e poi presentate il conto... ad uno ad uno.

Anche se nel frattempo sarà stata la vita a consegnarglielo al posto vostro.

Dopotutto voi restate un essere umano e lui/loro (spesso quadrupedi dalle sembianze bipedi)... un cane randagio.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

domenica 5 febbraio 2017

AAA.: San Fili - amministratori locali capaci cercasi.

Sabato 4 Febbraio 2017, opportunamente e preventivamente avvisati, i Sanfilesi si sono visti per l’ennesima volta negare dall’Amministrazione in carica il percorso in auto o altri mezzi meccanizzati un buon tratto di corso XX Settembre; quello che va da piazza san Giovanni (addruv’eni u monumentu ari caduti da guerra quinnici diciuottu) fino all’attuale edificio che ospita la locale Caserma dei Carabinieri (aru biviu ppe Vucita).
Ciò, inutile dirlo, non solo comportando grandi disagi ai residenti ed anche ai non residenti (tipo i pochi fessi provenienti da Cosenza o da Paola e diretti a Cosenza o a Paola) che ancora decidono di avventurarsi per le strade interne del nostro ridente (... e ssi ca si nne fannu risa quannu u canuscenu veramente) borgo. Comportando problemi per gli anziani che provenienti dalla frazione Bucita si sono diretti all’unico ufficio postale sopravvissuto nel territorio sanfilese, comportando grossi rischi per un eventuale emergenza (toccando ferro un’ambulanza o un mezzo dei vigili... non volendo dire altro) e via dicendo.
Per non parlare dei pochi commercianti sopravvissuti, veri e propri eroi del mondo moderno sanfilese, lungo tutto il citato corso.
Il motivo? ... l’ennesima boiata di pavimentazione realizzata l’anno scorso in tale tratto di strada cittadina. Una pavimentazione che avrebbe dovuto risolvere, secondo i nostri esperti scienziati in scelte amministrative comunali, i problemi creati alla cittadinanza dalla precedente pavimentazione realizzata agli inizi degli anni Duemila (2000/2005) dall’allora amministrazione condotta dall’ex sindaco di San Fili Luigi Bruno.
... no comment!
A poco meno di un anno dalla sua realizzazione qu tale nuova pavimentazione si ci è già dovuto mettere mani almeno due volte. Quindi una serie di domande sorge spontanea: il materiale utilizzato è inadatto? ... il lavoro è stato fatto da cani?
... o semplicemente sarebbe finalmente giusto ammettere che dove passano regolarmente mezzi meccanici più o meno pesanti sarebbe meglio - direi “più intelligentemente” - pensare che l’unico materiale utilizzabile in tale punto è il catrame?
E poi... come non complimentarsi con gli amministratori (intendo i burattinai e non i poveri fessi che facciamo da contorno nel Consiglio comunale e che ci vorrebbero presenti solo per alzare o bassare la mano all’occorrenza per approvare ciò che l’imbecillità - non voglio pensare alla disonestà... anche se sotto sotto lo spererei - degli altri ha già deciso) che si sono succeduti a San Fili almeno dal 1970 ai giorni nostri.
E poi, sempre per restare in tema di pavimentazione, credetemi ma... non so se sia il caso di complimentarmi sempre con tali lungimiranti amministratori (o vergognarmi al loro posto) pensando che San Fili quasi certamente è l’unico borgo d’Italia che nel breve tratto di non più di cinquecento metri lineari... presenta in un proprio corso (adibito a sede stradale) la bellezza di ben cinque tipi di pavimentazione diverse.
Davvero... complimenti.
Ma da cittadini si gradirebbe un minimo di intelligenza e capacità di scelta estetica in più.
In ogni caso se fra altri sette o otto anni (io continuo a sperare che San Fili nel frattempo sia diventata frazione di Rende... vista la nostra incapacità - ripeto, non voglio pensare a disonestà – ad autoamministrarci) qualche futuro amministratore dovesse pensare di sostituire nuovamente la pavimentazione di parte di corso XX Settembre... che questa volta sia catrame.
Perché di costosissimi esperimenti fallimentari credo che ormai ne abbiamo fin sopra i capelli.
San Fili ha bisogno di ben altro per un proprio rilancio.
A partire da un discorso sui trasporti, sulla vivibilità, sulla pace sociale, sulla sicurezza di alcuni pubblici edifici, sulla sensibilità pubblica verso alcune famiglie al limite della sopravvivenza, sul territorio vergognosamente compromesso ed a rischio frane pericolosissime, sulla viabilità decisamente compromessa, sulla pulizia interna, sulla cultura, su una imposizione tributaria più consona alla capacità contributiva dei residenti e chi più ne ha più ne metta.
Altro che di lettere anonime e di citazioni, nelle stesse, di strani assalti alle diligenze... dall’una o dall’altra parte che dir si voglia malamente pensare.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

sabato 28 gennaio 2017

Ricordando l’amico prof. Frank (Franco) Fato. (3)

In questo mese (Gennaio 2017) - tra i tanti... e sono stati veramente tanti - è venuto a mancare alla nostra Comunità (la Comunità Sanfilese nel Mondo) un altro grande... Sanfilese e carissimo amico personale: Franco Fato, il prof. Frank Fato.
E’ deceduto a New Rochelle nello stato di New York.
Voglio ricordarlo riportando su questo blog con alcuni articoli apparsi sul Notiziario Sanfilese.
Franco ha sempre creduto nell’importanza del Notiziario Sanfilese e fin dai primi numeri ne è stato uno dei maggiori sostenitori, sia con materiale che economicamente.
Il primo articolo è stato pubblicato nel mese di maggio del 2010. Il titolo dell’articolo è “Un autore di successo al Westchester Community College. Fa gli onori di casa il sanfilese esimio prof. Frank Fato.
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Poche settimane fa il Prof. Frank Fato (a sinistra nella foto sopra... a sinistra), nostro amato esimio concittadino, ha introdotto la presentazione dell'autore James Bradley al Westchester Community College di Valhalla nella zona di New York.
Mr. Bradley è l'autore del libro "Flags of our Fathers" da cui è stato tratto il film con lo stesso titolo diretto dal famoso attore e regista Clint Eastwood.
Il padre dell'autore del libro fu uno degli uomini che alzarono la bandiera americana a Iwo Jima durante la seconda guerra mondiale.
La presentazione ha avuto molto successo e ha visto la partecipazione di studenti dello stesso College e simpatizzanti venuti dalle varie zone di New York.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

Ricordando l’amico prof. Frank (Franco) Fato. (2)

Franco Fato ed il suo cane Luna.
In questo mese (Gennaio 2017) - tra i tanti... e sono stati veramente tanti - è venuto a mancare alla nostra Comunità (la Comunità Sanfilese nel Mondo) un altro grande... Sanfilese e carissimo amico personale: Franco Fato, il prof. Frank Fato.
E’ deceduto a New Rochelle nello stato di New York.
Voglio ricordarlo riportando su questo blog con alcuni articoli apparsi sul Notiziario Sanfilese.
Franco ha sempre creduto nell’importanza del Notiziario Sanfilese e fin dai primi numeri ne è stato uno dei maggiori sostenitori, sia con materiale che economicamente.
Il primo articolo è stato pubblicato nel mese di ottobre del 2009. Il titolo dell’articolo è “Il prof. Franco Fato ricorda il senatore Ted Kennedy in un’intervista rilasciata al canale 12 della regione del Westchester (U.S.A.).
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Sono ormai diversi anni che abbiamo il piacere di vedere, quasi con cadenza annuale, l’amico Franco Fato godersi, passeggiando con la propria moglie Rosanna Giglio, la stupenda aria estiva sanfilese.
Ma in questo articolo non vogliamo parlare dell’amico Franco Fato, bensì dell’esimio Dottor Franco Fato, Professore di Scienze Politiche all'Università Statale di New York.
Il nostro esimio concittadino (che vediamo in una foto a destra con la sua fedele, e decisamente fotogenica, amica Luna) è stato recentemente intervistato dalla Stazione Televisiva Regionale “News 12 Westchester” della zona di New York.
Il Senatore degli Stati Uniti Ted Kennedy, fratello dell’indimenticabile JFK, ha combattuto tutta la sua vita per creare un sistema sanitario che coprisse tutti i cittadini americani. Lui credeva fermamente che l’assistenza medica universale è fosse un diritto e non un privilegio. Ted Kennedy avrebbe preferito un sistema sanitario gestito dal Governo ma si diceva anche disposto ad accettare qualcosa di simile al modello francese nel quale tutti i cittadini sono coperti sanitariamente anche se i dottori e gli ospedali agiscono e sono gestiti privatamente.   
Al Professore Franco Fato è stato chiesto di esprimere un commento sull'impatto che la recente morte del Senatore Ted Kennedy avrà sull'approvazione della nuova Riforma Sanitaria di cui il Senato americano sta discutendo da mesi e della quale il defunto senatore è stato da sempre un deciso sostenitore.
“Sono stato sempre d’accordo”, ha detto il nostro carissimo concittadino Franco Fato ai microfoni di News 12 Westchester, “con Ted Kennedy sulla riforma sanitaria. Penso che sia vergognoso che una nazione così sviluppata come gli Stati Uniti d’America abbia quarantacinque milioni di cittadini senza assistenza medica”.
“Mi piace Obama”, ci dice l’amico Professor Franco Fato, “perché sta provando a lenire le sofferenze degli esseri umani e di migliorare la vita di tutti. La sua linea politica è la stessa di quella di Franklin Roosvelt e di Lyndon Johnson i quali credevano che il Governo dovrebbe ridurre la povertà, la disoccupazione e le ingiustizie sociali. Credo che Obama stia combattendo una dura battaglia per far prevalere le sue idee ma che alla fine avrà la soddisfazione di vedere il Congresso degli Stati Uniti d’A. approvare la sua tanto discussa Riforma Sanitaria”.
L’intervista al Prof. Franco Fato è pubblicata sul sito di “You Tube”  e può essere vista ed ascoltata, in inglese, al seguente indirizzo internet:
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

Ricordando l’amico prof. Frank (Franco) Fato. (1)

In questo mese (Gennaio 2017) - tra i tanti... e sono stati veramente tanti - è venuto a mancare alla nostra Comunità (la Comunità Sanfilese nel Mondo) un altro grande... Sanfilese e carissimo amico personale: Franco Fato, il prof. Frank Fato.
E’ deceduto a New Rochelle nello stato di New York.
Voglio ricordarlo riportando su questo blog con alcuni articoli apparsi sul Notiziario Sanfilese.
Franco ha sempre creduto nell’importanza del Notiziario Sanfilese e fin dai primi numeri ne è stato uno dei maggiori sostenitori, sia con materiale che economicamente.
Il primo articolo è stato pubblicato nel mese di ottobre del 2006. Il titolo dell’articolo è “Ennesimo riconoscimento per il prof. Franco Fato”.
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Proprio così, al nostro compaesano prof. Franco Fato, ormai abituato a riconoscimenti per la sua opera educativa, viene consegnato l’ennesimo riconoscimento alla carriera.
Ed eccolo nella foto qui sopra a sinistra ricevere dal dottor Joseph Hankin, Presidente dell’Università di Stato di New York a Walhalla, una medaglia per il merito non solo per il servizio prestato come istruttore ma anche per il personale sviluppo professionale raggiunto.
Il dott. Franco Fato è professore universitario dal lontano 1967 ed è stato riconosciuto a parecchie riprese per la sua eccellenza nell’insegnamento.
Noi sanfilesi comunque amiamo ricordarlo anche perché è il coniuge della nostra cara compaesana Rosanna Giglio… e perché è affezionatissimo al nostro paese.
Tutte le estati, ormai da più anni, lo vediamo assieme alla moglie Rosanna passeggiare per il nostro stupendo corso XX Settembre.
Il prof. Franco Fato decisamente continua a dare lustro, e speriamo lo darà ancora per tantissimo tempo, alla nostra comunità e a tutti gli italiani sia residenti che sparsi per il mondo.
E come se ciò non bastasse, il professor Franco Fato è anche un ottimo pittore.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

domenica 1 gennaio 2017

IL 2017 SECONDO L'ORACOLO DELLA "MANO DI FATIMA"... BY PIETRO PERRI.

Secondo l'oracolo della Mano di Fatima il 2017 dovrebbe essere un anno di passaggio che comunque sarà segnato da non pochi problemi di incomprensione.
Dopotutto il 2017 si caratterizza comunque come facente parte del millennio della divisione (2000 = divorzio, separazione) e comunque nella cifra presenta uno zero che comunque è sinonimo di pazzia, di incostanza, di avventatezza, di pericolosa spregiudicatezza.
La scomposizione (secondo la Mano di Fatima - uno dei pochi oracoli seri in cui mi sono imbattuto quando studiai determinate cose... dopotutto abito a San Fili... il paese delle magare) ci porta a considerare anche i numeri 17, 10 e 7.
Nel caso del 17 abbiamo come definizione "volubilità, incostanza" (di cui ho già accennato e quindi è inutile ribadirlo) mentre nel caso del 10 ci troviamo difronte alla "Realizzazione, rettitudine e felicità futura". Quindi lavoriamo nel nostro presente ma guardando decisamente al futuro, Perché solo nel futuro potremo trovare (come Umanità) un meritato riposo segnato da una giusta dose di appagamento, di felicità.
Resta ovviamente il numero 7: "Meditazione, purezza dei sentimenti". Quindi la cosa migliore da fare, anche guardando l'ultimo numero della scala presente nel 2017 è quella di fermarsi, di guardare al passato, di meditare sul presente e di prepararci al futuro... che comunque a breve sarà il nostro presente.
Oltretutto il 2017 ci invita alla meditazione e rende propizia la stessa nella purezza dei sentimenti con cui potremo e sopratutto sapremo affrontarla.
A proposito, secondo la tradizione l'oracolo della Mano di Fatica nasce in Oriente (dopotutto riprende il nome ed in parte lo schema simbolico di uno dei più rappresentativi amuleti dell'Islam) ed è stato importato in Occidente (ed adattato per l'Occidente) dal grande Cagliostro. Tale oracolo gioca sul tramutare in numeri le lettere (vocali e consonanti) del nome (secondi nomi ecc.) ed il cognome delle persone, sommare tali numeri e scomporre la cifra ottenuta il modo di ottenerne una serie di significati dati.
E' un oracolo pericoloso in quanto da delle indicazioni che, false o meno che siano, può creare problemi psicologici in chi pensa che sia un semplice gioco di società come magari dovrebbe essere.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

giovedì 8 dicembre 2016

SI NO FORSE... il 4 dicembre 2016 si è votato anche a San Fili. Ed hanno vinto i NO.

Il 4 dicembre del 2016 si è svolto in Italia il cosiddetto “referendum costituzionale”.
Un appuntamento questo in cui gli Italiani erano invitati a decidere un po' su tutto ed in particolare sul loro passato e sul loro futuro... semplicemente mettendo una X o comunque un segno di croce (nel senso che se non erano crocifissi lo sarebbero stati sicuramente dopo) in una casella dove compariva la scritta SI o in una casella dove compariva la scritta NO.
E gli Italiani hanno deciso in piena coscienza e nel rispetto del motto “Chine lassa a via vecchia ppe ra nova... sa’ chiru chi lassa ma nun sa’ chiru chi trova!
Quindi, nell’incertezza di approvare una serie di riforme definite anche dagli stessi ideatori come “non essere il meglio che si poteva fare ma essere l’unica cosa fattibile” (strano concetto filosofico tutto italiano), gli italiani hanno preferito votare per il nulla di prima e non per il peggio (tra l’altro incerto) di domani.
... punti di vista, ovviamente. Ma, in una democrazia, la maggioranza (specie se schiacciante) del Popolo ha sempre e comunque ragione. E come dare torto ad una maggioranza rappresentata da circa il 60% dei votanti?
Proprio così: a livello nazionale i SI (votato da quanti sostenevano che le riforme costituzionali approvate dal Parlamento in questi ultimi mesi comunque erano un segno di cambiamento) hanno raggiunto il 40,05 % mentre i NO (sostenuto da quanti affermavano che la nostra Costituzione meritava e merita maggior rispetto in quanto ci ha garantito finora circa 70 anni di accettabile convivenza nazionale) hanno raggiunto il 59,95 %.
Un dato decisamente significativo se si pensa che si è recato ai seggi elettorali ben il 68,48 % degli aventi diritto al voto. Su 31.997.916 di votanti ben 19.025.863 hanno votato NO mentre 12.708.927  hanno votato SI.
Questi i dati nazionali (dati prelevati dal sito del Ministero dell’Interno). Ed a San Fili?
Iniziamo col dire che a San Fili c’erano, così come nelle altre consultazioni elettorali o referendarie, tre sezioni (seggi): due nel centro abitato di San Fili (organizzate nell’edificio delle Scuole Elementari) ed una nella frazione Bucita (organizzata nell’edificio conosciuto Centro di aggregazione sociale).
Anche a San Fili si è registrata una significativa vittoria dei NO sui SI. Il che conferma che la Comunità Sanfilese nel suo piccolo, specie se lasciata ragionare libera da vincoli partitici, rispecchia in modo strabiliante l’aspetto nazionale.
Questi, comunque, i dati ufficiali:
AVENTI DIRITTO AL VOTO: 2212
ELETTORI: 1387 (62,70 %)
VOTANTI NO: 901 (65,62 %)
VOTANTI SI: 472 (34,38 %)
SCHEDE NULLE: 8 (0,57 %)
SCHEDE BIANCHE: 6 (0,43 %)
SCHEDE CONTESTATE: --- (ZERO)
Che dire se non che anche questa volta (5% in più o 5% in meno) i Sanfilesi hanno rispecchiato l'andazzo nazionale mostrando (quando lasciati liberi di scegliere coscienziosamente) la loro maturità, onestà e lungimiranza?
Da parte mia... complimenti a tutti.
Anche a quanti, non comprendendo l'importanza del quesito referendario, hanno optato di votare SI.
La Costituzione, ricordiamocelo sempre, è il valore lasciatoci “in custodia” dai nostri padri costituenti e, in quanto “bene” lasciatoci “in custodia”, come tale è da custodire gelosamente quasi fosse un bene prezioso - se non il più prezioso - da trasferire alle future generazioni.
E poi... l’ha detto persino il grande Roberto Benigni in un suo show strapagato dalla RAI, e quindi dai contribuenti italiani, che la nostra Costituzione è la più bella Costituzione del mondo (chissà allora perché ha votato SI e quindi ha votato in favore del cambiamento della stessa). Ed io, onestamente, non posso che dargli ragione.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!