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mercoledì 22 luglio 2026

LA PIETÀ DI IPPOLITO SCALZA A ORVIETO by Pietro Perri.

Tra le tante bellezze conservate nel Duomo di Orvieto (Umbria) c'è anche la Pietà di Ippolito Scalza.

Quando, agli inizi di questo millennio, in un tour tra Umbria e Toscana, ebbi la possibilità di ammirarla per la prima volta... fu amore a prima vista, un vero e proprio colpo di fulmine.

La Pietà di Ippolito Scalza è un gruppo marmoreo unico, sia per la bellezza artistica sia per il messaggio che si può leggere nei volti, nelle posizioni dei personaggi (Nicodemo, la Madonna e Maria Maddalena) e nei simboli (la scala e le tenaglie con cui Nicodemo schioda il corpo di Cristo dalla croce) in essa rappresentati.

Personalmente mi ha colpito in modo particolare il volto straziato, il capo di Maria Maddalena che, poggiato sulla mano del Cristo deposto, sembra volergliela lavare con le proprie lacrime... quasi a sperare di morire anch'essa, unendosi per l'eternità al suo diletto e amato sposo.

Dà l'impressione che sia un pianto d'amore che ha ben poco di divino e tantissimo di umano.

Tra l'altro, Maria Maddalena è l'unica, in questa sacra (?) rappresentazione, a toccare direttamente il corpo del caro defunto. Cosa non permessa nemmeno alla Madre: la mano sinistra alzata che sembra indicare al Figlio, in un estremo saluto, la strada verso il Padre, e la destra interposta tra sé stessa e il corpo di Cristo, separata solo dal sudario.

I volti di Nicodemo e della Madonna osservano il Cristo morto ma quasi con distacco, quasi constatassero semplicemente un fatto, quasi pensassero a ciò che andrà fatto.

Restano, simbolicamente parlando, la scala, che porta al Cristo in croce o che serve a facilitarGli e facilitarci la salita nei Cieli, e le tenaglie... strumento tanto caro e utile a falegnami e carpentieri, strumento utile anche a togliere i chiodi, forse nella speranza di togliere un ultimo, irrispettoso dolore dal corpo di chi è nato e vissuto nel luogo e nel tempo sbagliato.

Nel volto del Cristo si legge la solitudine della morte perché, come cantava il grande Fabrizio De André, non bisogna mai dimenticarsi che "quando si muore si muore soli", anche quando a fianco a noi muoiono contemporaneamente centinaia di persone.

Dopotutto, duemila anni fa come oggi... siamo sempre in Terra Santa.

By Pietro Perri. 

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