A sinistra
foto della collezione Francesco Ciccio Cirillo: contadino negli anni Cinquanta
del XX secolo sul ponte delle Jumiceddre a San Fili.
Articolo di
Pietro Perri - pubblicato su "l'occhio" / dicembre 2000.
* *
*
C'è da dire
però che nell'espressione più viva della saggezza popolare, anche le donne
sanfilesi si prendono la loro bella rivincita. In quest'occasione parleremo di
una di queste donne (senza farne il nome ma posizionando l'accaduto agli inizi
del XX secolo). Anche questo raccontino fa parte dei classici racconti del
focolare tramandato nella tradizione orale dei nostri nonni.
Siamo a Bucita e il marito di questa perspicace donna si struggeva il cervello cercando invano una scusa valida per darne di santa ragione alla sua dolce metà. Il tutto per la serie: "quando ritorni a casa dai pure un paio di schiaffi alla tua consorte, tu non immagini neanche il perché... ma lei lo sa benissimo!"
Al nostro
eroe (?) sarebbe bastato che la moglie gli rivoltasse la parola o quantomeno
mettesse in dubbio un suo modo di fare, ma la moglie sembrava la perfezione
personificata e non c'era modo di farla cadere in qualche seppur banale
trabocchetto.
Pensa che ti
ripensa il nostro eroe si decide a chiedere consiglio alla madre (... e noi
sappiamo benissimo che quando si ci mettono di mezzo le suocere, addio pace
familiare). La madre del nostro eroe trova immediatamente la soluzione: "Figlio,
fai qualcosa di deficiente davanti a tua moglie e vedrai che lei, come tutte le
donne, avrà da che dire in merito".
Ma cosa fare
di tanto deficiente da costringere la moglie a ridire sul proprio operato? "Figlici’,
domani preoccupati di caricare un paio di fascine sul tuo somaro con la parte
larga sul davanti. La sera sforzati di fare entrare il somaro nella stalla in
questa posizione e mettiti ad imprecare nel constatare il fatto di non riuscire
a farlo passare dalla porta. Vedrai che tua moglie, avrà certamente da ridire
sul tuo operato e tu avrai un'ottima scusa per dargliene in giusta misura".
Detto
fatto... e sembrava che tutto andasse per il meglio... se non fosse stato per
la risposta della brava donna che, nel vedere il marito impegnato in
quell'assurda epica impresa, invece di offendere il consorte per la stupida
caparbietà, dirà allo stesso: "E via vì, Cosimì (n.d.r.: nome di
fantasia): un't'arraggia, c'ancora e' priestu. Fa chianu chianu, ca nun c'e'
fretta! ... ara fine, Cosimi!, cchi male c'è si mangiamu na menzura cchiu
tardi?".
Il nostro
eroe, pur accusando il colpo, ritorna dalla madre a chiedere ulteriori
ragguagli... è risaputo dopotutto che la donna ne sa una più del diavolo e
che... solo una donna può mettere ko un'altra donna.
"Figlio", dirà la madre a Cosimino, "domani sera il somaro invece di farlo entrare nella stalla regolarmente, sempre carico di due fascine abbondanti di frasche... fallu trase cularrieti... e pue vidimu si muglierta tene... o nun tene nent'e cchi ti dire!"
Detto fatto,
al rientro da un'altra dura giornata di lavoro in montagna, Cosimino mette in
atto quanto suggeritogli dalla madre... ed anche questa volta, notando
l'impossibilità a far entrare il somaro, per giunta "cularrieti e
caricu de frasche", nella stalla... giù bestemmie ed imprecazioni di
varia natura.
Ed anche
questa volta, puntuale dal balcone, ecco sporgersi la moglie che rivolta al
somaro (somaro "animale" e non somaro "marito") gli dice:
"E via vì, Sarchiapu' (n.d.r.: nome di fantasia)! ... fallu
cuntientu na vota 'nta vita tua a su marituzzu miu ca s'e' ricuotu stancu da
muntagna: almenu na vota 'nta vita tua, nu ddicu de cchiù... trasecce ntra sa
staddra cumu dice Cusiminu miu!".
Sui
risultati di quella sera i dubbi sono molti: qualcuno dice che il nostro eroe
non cercò più di provocare la moglie (né cercò più consigli alla madre) ed
altri che, anche per togliersi uno scrupolo dalla coscienza... una bella
bastonata alla scaltra moglie gliela diede lo stesso.
Non so se
accadde veramente questo fatto... ma me l'hanno raccontato in tanti e non ho
potuto fare a meno di riferirvelo. Non dimenticate però, cari mariti, che,
secondo quell'antico detto cinese: un paio di schiaffi alla vostra moglie la
sera al vostro rientro non guastano mai... voi non immaginate neanche il
perché, ma lei lo sa benissimo!
* *
*
Su Cosimino,
soprannominato "u Turnise", e sui rapporti con la propria
moglie ovviamente se ne racconta più di una in merito. Forse qualcuna è vera,
forse qualcuna e per metà vera e metà leggenda... forse qualcuna è tutta
leggenda.
Ma "u
Turnise", in quel di Bucita, è comunque un personaggio degno della
nostra attenzione... specie se collegato al batti - ribatti della moglie.
Ci fu una
volta, ad esempio, che cercando invano una scusa per dargliele di santa ragione
alla cara consorte, secondo i racconti popolari dei nostri nonni, accese un
grandissimo fuoco davanti a ferragosto, in un anno in cui facevano a dir poco
quaranta gradi all'ombra.
La moglie
invece di incavolarsi e dirgliene quattro sulla sua stupidità, avvicinatasi al
fuoco e facendo finta si scaldarsi con piacere, si limito' a dire al povero ed
incredulo Cosimino: - Sini, Cosimì! ... c'ha fattu buanu... cu fuacu...
è buanu tridici misi all'annu!
C'è da dire
però che nell'espressione più viva della saggezza popolare, anche le donne
sanfilesi si prendono la loro bella rivincita. In quest'occasione parleremo di
una di queste donne (senza farne il nome ma posizionando l'accaduto agli inizi
del XX secolo). Anche questo raccontino fa parte dei classici racconti del
focolare tramandato nella tradizione orale dei nostri nonni.
Siamo a
Bucita e il marito di questa perspicace donna si struggeva il cervello cercando
invano una scusa valida per darne di santa ragione alla sua dolce metà. Il
tutto per la serie: "quando ritorni a casa dai pure un paio di schiaffi
alla tua consorte, tu non immagini neanche il perché... ma lei lo sa benissimo!".
Al nostro
eroe (?) sarebbe bastato che la moglie gli rivoltasse la parola o quantomeno
mettesse in dubbio un suo modo di fare, ma la moglie sembrava la perfezione
personificata e non c'era modo di farla cadere in qualche seppur banale
trabocchetto.
Pensa che ti
ripensa il nostro eroe si decide a chiedere consiglio alla madre (... e noi
sappiamo benissimo che quando si ci mettono di mezzo le suocere, addio pace
familiare). La madre del nostro eroe trova immediatamente la soluzione: "Figlio,
fai qualcosa di deficiente davanti a tua moglie e vedrai che lei, come tutte le
donne, avrà da che dire in merito".
Ma cosa fare
di tanto deficiente da costringere la moglie a ridire sul proprio operato? ...
"Figlio, domani preoccupati di caricare un paio di fascine sul tuo
somaro con la parte larga sul davanti. La sera sforzati di fare entrare il
somaro nella stalla in questa posizione e mettiti ad imprecare nel constatare
il fatto di non riuscire a farlo passare dalla porta. Vedrai che tua moglie,
avrà certamente da ridire sul tuo operato e tu avrai un'ottima scusa per
dargliene in giusta misura".
Detto
fatto... e sembrava che tutto andasse per il meglio... se non fosse stato per
la risposta della brava donna che, nel vedere il marito impegnato in
quell'assurda epica impresa, invece di offendere il consorte per la stupida
caparbietà, dirà allo stesso: "E via vì, Cosimì (n.d.r.: nome di
fantasia): nun't'arraggia, c'ancora e' priestu. Fa chianu chianu, ca nun
c'e' fretta! ... ara fine, Cosimi! Chi male c'è si mangiamu na menzura cchiu
tardi?".
Il nostro
eroe, pur accusando il colpo, ritorna dalla madre a chiedere ulteriori
ragguagli... è risaputo dopotutto che la donna ne sa una più del diavolo e
che... solo una donna può mettere ko un'altra donna.
"Figlio",
dirà la madre a Cosimino, "domani sera il somaro invece di farlo
entrare nella stalla regolarmente, sempre carico di due fascine abbondanti di
frasche... fallu trase cularrieti... e pue vidimu si muglierta tene... o nun
tene nent'e cchi ti dire!".
Detto fatto,
al rientro da un'altra dura giornata di lavoro in montagna, Cosimino mette in
atto quanto suggeritogli dalla madre... ed anche questa volta, notando
l'impossibilità a far entrare il somaro, per giunta "cularrieti e
caricu de frasche", nella stalla... giù bestemmie ed imprecazioni di
varia natura.
Ed anche
questa volta, puntuale dal balcone, ecco sporgersi la moglie che rivolta al
somaro (somaro "animale" e non somaro "marito") gli dice:
"E via vì, Sarchiapu' (n.d.r.: nome di fantasia)! ... fallu
cuntientu na vota 'nta vita tua a su marituzzu miu ca s'e' ricuotu stancu da
muntagna: almenu na vota 'nta vita tua, nu ddicu de cchiù... trasecce ntra sa
staddra cumu dice Cusiminu miu!".
Sui
risultati di quella sera i dubbi sono molti: qualcuno dice che il nostro eroe
non cercò più di provocare la moglie (né cercò più consigli alla madre) ed
altri che, anche per togliersi uno scrupolo dalla coscienza... una bella
bastonata alla scaltra moglie gliela diede lo stesso.
Non so se
accadde veramente questo fatto... ma me l'hanno raccontato in tanti e non ho
potuto fare a meno di riferirvelo. Non dimenticate però, cari mariti, che,
secondo quell'antico detto cinese: un paio di schiaffi alla vostra moglie la
sera al vostro rientro non guastano mai... voi non immaginate neanche il
perché, ma lei lo sa benissimo!
*
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Su Cosimino,
soprannominato "u Turnise", e sui rapporti con la propria
moglie ovviamente se ne racconta più di una in merito. Forse qualcuna è vera,
forse qualcuna e per metà vera e metà leggenda... forse qualcuna è tutta
leggenda.
Ma "u
Turnise", in quel di Bucita, è comunque un personaggio degno della
nostra attenzione... specie se collegato al batti - ribatti della moglie.
Ci fu una
volta, ad esempio, che cercando invano una scusa per dargliele di santa ragione
alla cara consorte, secondo i racconti popolari dei nostri nonni, accese un
grandissimo fuoco davanti a ferragosto, in un anno in cui facevano a dir poco
quaranta gradi all'ombra.
La moglie
invece di incavolarsi e dirgliene quattro sulla sua stupidità, avvicinatasi al
fuoco e facendo finta si scaldarsi con piacere, si limito' a dire al povero ed
incredulo Cosimino: - Sini, Cosimì! ... c'ha fattu buanu... cu fuacu... è
buanu tridici misi all'annu!
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