Il Blog di Pietro Perri dedicato a San Fili (uno dei più bei paesi della provincia di Cosenza) e ai Sanfilesi nel Mondo.
A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.
venerdì 29 giugno 2018
Ed anche questi alberi prima o poi cadranno... magari sulla testa sbagliata.
martedì 19 giugno 2018
‘a Timpa delle Magare. (2/3)
Cosa cercavo ara Timpa de
Magare? ... cercavo semplicemente qualcosa che nel mio immaginario potesse
giustificare il perché di tale nome. Cercavo, ad esempio, qualche pianta
medicinale (dopotutto le magare sanfilesi erano - qualcuno dice lo siano
tuttora - delle erboriste che non temevano confronto con le plurititolate
colleghe dei giorni nostri). Cercavo magari un colossale albero di noce intorno
al quale le magare paesane potessero, in particolari notti, ritrovarsi e
scambiare tra di loro nuove ricette e formule magiche o pregare i loro antichi
dei e relative consorti. Cercavo forse degli alberi di nocciolo vergini da cui
le nostre donne, perché comunque di tali si trattava, potessero ricavare le
loro bacchette magiche e vari attrezzi in legno che sarebbero loro serviti per
amalgamare i vari... miracolosi salutari intrugli o i tanto pericolosi filtri
d’amore.
Ma forse cercavo semplicemente un
luogo e quasi certamente alla fine fu solo questo che trovai in tale punto.
Dopotutto chi non crede non ha occhi per vedere oltre il mondo materiale che
gli si pone davanti agli occhi. Ed io in quell’occasione purtroppo non credevo.
Mio suocero, indicandomi prima il
punto considerato il cuore della Timpa delle Magare e poi un piccolo spiazzo
nelle vicinanze dello stesso, mi disse che in altri tempi la gente che andava a
lavorare in quelle zone utilizzava quello spiazzo per fare colazione o
pranzo... spesso accompagnati dalle mogli e dai propri figli. In alcuni casi
più che trattarsi di una colazione di lavoro si trattava di una vera e propria
scampagnata familiare magari effettuata nel giorno della pasquetta (du
pasc-kune) o del giorno di ferragosto.
I figli a volte erano dei semplici
bambini.
Perché specifico questo? ... solo
per sottolineare la pericolosità della zona con il dirupo a pochi metri di
distanza dal punto in cui si pranzava e con i bambini che non sempre si
riusciva a tenere a distanza di braccio (quindi, in caso di pericolo, facilmente
acciuffabili).
Avvicinandosi ai limiti del dirupo,
parliamo sempre e comunque della Timpa delle Magare, e guardando in basso ai
piedi dello stesso... le vertigini, specie se siete un soggetto alquanto
impressionabile, prendono il sopravvento sulla vostra salda psiche.
Le vertigini o... le magare? ...
magari quelle magare che provando da quel punto a spiccare il volo sulle loro
inseparabili scope per far ritorno alle loro case dopo una notte segnata da un
diabolico sabba (o magari per fare una capatina al famoso noce di Benevento)...
sbagliando qualche parola della obbligatoria formula magica sono precipitate in
fondo al burrone e vi si sono spiaccicate ben benino lasciandoci le penne a
futura memoria?
Ed ecco allora le madri gridare ai
loro bambini mentre questi si avvicinavano al limitare della Timpa delle
Magare: - Vieni subitu cca’! ... Ca si ‘nnoni ‘e magare ti piglianu e
ti portanu ddra’ sutta ccu loro.
Quanto c’è di vero in quest’ultima
ipotesi? ... quasi certamente niente o altrettanto quasi certamente tutto.
Fatto sta che quel luogo sembra
effettivamente ipnotizzare quanti vi si fermano a contemplare
contemporaneamente l’orizzonte ed il dirupo sottostante, il dirupo sottostante
e l’orizzonte...
Da un punto della roccia prende forma uno strano albero. Un albero non più alto di un paio di metri... quasi certamente un semi-bonzai naturale (quel tipo d’albero, come scoprirò in seguito, può raggiungere diversi metri d’altezza. Può raggiungere persino i trenta metri d’altezza... ma non in quel punto ed in quelle condizioni).
E’ uno strano albero... magico
anch’esso come è magico tutto il piccolo mondo che in quel momento mi gira
intorno.
Ad una vista “tocca e fuggi” mi
sembra abbia delle foglie simili a foglie d’ulivo ma ciò che mi colpisce più di
tutto in quella brevissima analisi di questo strano albero sono sicuramente i
frutti: delle ghiande.
Che albero può essere un albero con
le foglie d’olivo e per frutto delle ghiande? ... sicuro che in natura esiste
un tale tipo d’albero? ... o il tutto è solo il frutto di qualche incantesimo
che mi hanno fatto in quello stesso momento le anime delle magare che ancora si
aggirano facendola da padrone in questo luogo tanto misterioso?
Quando nel primo pomeriggio di
quella stessa giornata feci la mia solita “vasca” (passeggiata) lungo
corso XX Settembre a San Fili accennai ad alcuni miei amici di tale strana
pianta. Ci fu chi, incredulo alle mie parole, quasi mi dette del pazzo o
credesse che lo stessi canzonando. Ma ci fu anche un caro amico, titolare
all’epoca di una piccola impresa boschiva, che ci disse: “Potrebbe essere un
ilice. E se sei stato qualche volta alla villa vecchia a Cosenza sicuramente ne
avrai visti, senza farci mai caso, tantissimi”.
“Potrebbe essere un ilice?”
Ma... che pianta è l’ilice?
... e siamo sicuri che in natura esiste veramente?
Iniziamo a dire che questo mio
amico conosceva bene il suo lavoro (dopotutto la lavorazione ed il commercio
del legname garantivano, a lui ed alla sua famiglia, il pane quotidiano) e
conosceva veramente tale pianta.
* * *
... un caro abbraccio a tutti dal
sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem
para bellum”!
lunedì 18 giugno 2018
A San Fili le more di rovo (spine) si raccolgono seduti s’una panchina... spine annesse.
mercoledì 23 maggio 2018
‘a Timpa delle Magare. (1/3)
Nella foto a sinistra: 12 agosto 2014 – Pietro Perri
(alias lo scrivente) ara Timpa de Magare. Sopra l'abitato della frazione Bucita
di San Fili.
Nella foto sotto sempre a sinistra: carta topografica
della Timpa delle Magare (sopra l’abitato della frazione Bucita di San Fili
lato San Vincenzo la costa).
Era
da una vita che avevo sentito parlare della “Timpa delle Magare” al di
sopra della frazione Bucita del nostro Comune.
Ne
avevo sentito parlare da tantissimo tempo e me l’ero immaginata in migliaia di
modi: una spianata di terreno, un dirupo... comunque un qualcosa di magico o
quantomeno di misterioso.
Nella
mia ingenuità, all’epoca (primi anni ottanta del XX secolo) ero uno sbarbatello
senza cognizione di causa e/o di luogo, quando sentii parlare - nel corso di
una indagine collegata alla tragedia di Ustica - di un MIG libico caduto sugli
appennini calabri nella zona denominata “Timpa delle Magare”. Arrivai
persino a pensare che lo stesso, a noi Sanfilesi, ci fosse caduto quasi sulla
testa.
Da
Wikipedia, l’Enciclopedia online:
«L'incidente
aereo di Castelsilano, spesso citato con la locuzione MIG libico
precipitato sulla Sila o simili, è un sinistro
aviatorio avvenuto il 18 luglio 1980 sui monti della Sila,
in zona Timpa delle Magare, in contrada Colimiti, nell'attuale
comune di Castelsilano (CS ora KR), in Calabria.
L'incidente coinvolse un MiG-23MS dell'Aeronautica militare libica, il
corpo del cui pilota Ezzedin Fadah El Khalil venne ritrovato privo di
vita poco distante dai rottami».
* * *
Ma...
cosa significa “timpa” e cosa significa “magara”?
Per
quando riguarda il termine “timpa”, parola che ci riportiamo
presumibilmente dai nostri avi greci, lo stesso può tradursi con “roccia, rupe,
burrone, precipizio o stretta tra di monte. E vi assicuro che, considerato che
ho avuto il piacere nell’agosto del 1984 di andare a vedere con i miei occhi la
“Timpa delle Magare” che si trova al di sopra dell’abitato della
frazione Bucita, i surriportati significati nel caso del territorio a noi
caro... ci sono tutti.
Del
termine “magara” ne ho già parlato abbondantemente in altri miei
“pezzi”: sia nel concetto positivo del termine (ovvero nel senso di “guaritrice
di campagna”, di erborista ante litteram, di detentrice di un antico sapere
trasmesso in via orale da madre in figlia) che in senso negativo (ovvero di
strega / fattucchiera).
A
San Fili, inutile dirlo, il termine “magara” ha solo un significato positivo
ovvero il significato di “guaritrice di campagna”. Ed è proprio grazie a tale
significato del termine “magara” che ancora oggi da più parti della
regione Calabria tanti di noi residenti vengono raggiunti da telefonate in cui
ci viene chiesto come si possa fare a mettersi in contatto con qualcuno delle
nostre insostituibili preparatissime e professionali compaesane.
Che
ci crediate o no... è a cadenza mensile che mi viene chiesto, tramite
telefono o tramite internet, se conosco qualche “magara” del paese e se
so come mettermi in comunicazione con le stesse.
Inutile
dire che la mia risposta, nell’uno o nell’altro caso, è quasi sempre alquanto
evasiva.
Ok,
fatta questa breve digressione sui termini “timpa” e “magare”
ritorniamo alla traccia di questo brevissimo articolo sul tema della “Timpa
delle Magare”.
Dicevo
che era da tempo che mi ero ripromesso di fare un salto (ho solo detto “fare un
salto”... non ho detto “saltare”) nella zona denominata “Timpa delle Magare”
cercando in tal modo di capire il perché di tale toponimo.
Uno
dei motivi che poteva giustificare tale toponimo era ad esempio la presenza in
tale zona di erbe medicinali o presunte tali. Un altro motivo... era la
bellezza mista a pericolosità del luogo stesso. Inutile dire che, una volta
giunto nel punto incriminato... propendei ampliamente per la seconda ipotesi.
Il luogo, la “Timpa delle Magare”, ai miei occhi si presentò bellissimo,
affascinante, misterioso... pericoloso.
Ma
andiamo per ordine.
Dopo
tanto pensarci e ripensarci finalmente convinsi mio suocero (Pietro Mazzulla,
cacciatore ex boscaiolo della frazione Bucita e quindi esperto dei luoghi) ad
accompagnarmi, facendomi da guida, alla cosiddetta “Timpa delle Magare”.
Per facilitarci il cammino una prima parte (quella più difficile in quanto
caratterizzata da un’erta salita che si imboccava in un punto - quasi nel
centro - del tratto di strada che collega la frazione Bucita di San Fili con la
frazione Gesuiti di San Vincenzo la costa) dello stesso lo coprimmo facendoci
accompagnare da Ivan Iantorno con la sua jeep: cinque o seicento metri di
difficili tornanti di strada di montagna ce li eravamo felicemente risparmiati.
Da quel punto in poi ci saremmo avventurati, dirigendoci verso l’abitato di
Bucita, solo in zone pianeggianti quando non in discesa.
Era
la mattina del 12 agosto del 2014... non più tardi delle 8,30... diciamo alle
9.
Percorsi
due tornanti a piedi ecco mio suocero indicarmi un punto, una roccia ovvero
una timpa, posta a pochi metri, poco in basso, dal punto in cui ci
trovavamo. Era proprio quella... La magica “Timpa delle Magare”.
Il
punto esatto in cui si trovava non era proprio consigliabile da raggiungere
ma... come non farsi almeno una foto, magari con l’autoscatto, proprio in quel
punto?
Ed
eccomi qua, posizionata la mia Canon PowerShot SX50 HS, innescato l’autoscatto,
posizionatomi in zona di sicurezza e... click!
I
miei piedi poggiavano saldi sulla roccia (la “Timpa delle Magare”). Alle
mie spalle, nel momento in cui la mia macchina fotografica faceva il suo
dovere, un paesaggio mozzafiato: un dirupo spaventoso e... uno strano albero
che, nel momento dello scatto, mi faceva da sfondo. Un albero dalle foglie
d’olivo, così mi sembrarono, e ghiande come frutti.
(continua).
* * *
un
caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... si vis pacem para bellum!
mercoledì 2 maggio 2018
La famiglia Luchetta riunita per festeggiare i 90 anni di nonna Ida.
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| Nonna Ida Nunziato. |
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Rosalba e Augusta Luchetta,
Ida Nunziato, Giampaolo, Walter
e Franco Luchetta.
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Foto di gruppo della famiglia
Luchetta in occasione dei 90 anni
di nonna Ida.
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