A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.

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lunedì 25 febbraio 2019

San Fili e Alberto Moravia.



Nella foto a sinistra: Alberto Moravia nel 1931. Foto ripresa dal web.

Nella foto sotto (sempre a sinistra): il sanfilese Salvatore Oliva negli anni Trenta.

Articolo e note pubblicati sul Notiziario Sanfilese del mese di Febbraio 2019... by Pietro Perri.

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San Fili e Alberto Moravia.

Nota di Pietro Perri.

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Difficile, per non dire impossibile, parlare di letteratura italiana del Novecento senza citare il nome ed il cognome di Alberto Moravia.

In ogni caso, seppur aiutandoci con la solita enciclopedia impareggiabile (per il cosiddetto “copia/incolla” informatico) online Wikipedia, vediamo di rinfrescarci un po’ la memoria su chi è stato questo mostro della penna prima e della macchina da scrivere dopo:

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«Alberto Moravia, pseudonimo di Alberto Pincherle (Roma, 28 novembre 1907 – Roma, 26 settembre 1990), è stato uno scrittore, giornalista, saggista, drammaturgo, reporter di viaggio e critico cinematografico italiano.

Considerato uno dei più importanti romanzieri del XX secolo, ha esplorato nelle sue opere i temi della sessualità moderna, dell'alienazione sociale e dell'esistenzialismo.

Salì alla ribalta nel 1929 con il romanzo Gli indifferenti e pubblicò nella sua lunga carriera più di trenta romanzi. I temi centrali dell'opera di Moravia sono l'aridità morale, l'ipocrisia della vita contemporanea e la sostanziale incapacità degli uomini di raggiungere la felicità. La sua scrittura è rinomata per lo stile semplice e austero, caratterizzato dall'uso di un vocabolario comune inserito in una sintassi elegante ed elaborata.

(...) Dal 1930 iniziò a collaborare con La Stampa, allora diretta da Curzio Malaparte e nel 1933 fondò, insieme a Mario Pannunzio, la rivista "Caratteri", che vedrà la luce per soli quattro numeri. Collaborò poi alla rivista Oggi (sulle cui pagine uscirà, nel 1940, Cosma e i briganti). Sempre nel 1933 iniziò a collaborare con la "Gazzetta del Popolo", diretta da Ermanno Amicucci, uno dei futuri firmatari del Manifesto per la difesa della razza, ma il regime fascista avversò la sua opera vietando le recensioni a Le ambizioni sbagliate, sequestrando La mascherata e vietando la pubblicazione di Agostino.

(...) Alberto Moravia ricevette 15 candidature al premio Nobel per la letteratura dal 1949 al 1966, senza riuscire mai a vincerlo. A candidarlo, fra gli altri, furono anche il futuro vincitore del Nobel Eyvind Johnson nel 1960 e la scrittrice italiana Maria Bellonci nel 1966.»

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Ma, vi chiederete voi, cosa c’entra Alberto Moravia con San Fili e con il Notiziario Sanfilese (ovvero con il bollettino dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di San Fili?

Certo non molto ma il solo fatto di leggere, anche se quasi di sfuggita o quasi per sbaglio o magari perché non ne ha proprio potuto fare a meno, il nome del nostro paesino in un suo seppur banale scritto (una semplice nota di viaggio pubblicata su un quotidiano nazionale) non può comunque che farci piacere e giustificare anche la presenza di questo suo scritto sul nostro... “bollettino”.

Il breve racconto o “appunto di viaggio” uscito a firma di un giovanissimo (aveva appena 28 anni) ma già affermato Alberto Moravia in cui compare per ben due volte il nome di San Fili prende il titolo di “Costa della Calabria” e compare sulla “Gazzetta del Popolo” il 3 luglio del 1935.

Di seguito non riportiamo l’intero pezzo ma solo la parte finale, quella, appunto, che ci riguarda da vicino in quanto Comunità Sanfilese. E’ questo il breve resoconto del tratto che percorrerà con la sua automobile compreso tra la cittadina di Paola e San Fili.

Ma leggiamolo assieme:

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Costa della Calabria.

Estratto da un articolo apparso, a firma dello scrittore Alberto Moravia, sulla “Gazzetta del Popolo” del 3 luglio del 1935.

(...)

Quindi dopo Paola lasciammo il mare per dirigerci alla volta di Cosenza.

Era ormai il tramonto e per una strada in ripida spirale dovevamo salire fino al passo di San Fili onde valicare la giogaia di monti che separa Cosenza dal mare. A misura che salivamo, il mare si scopriva ai nostri piedi deserto, freddo, torbido, sparso delle gialle luci sfasciate del tramonto nubiloso. Una nuvola lunga e affusolata, della forma di un osso di seppia sbarrava l'orizzonte, aveva nel mezzo una fessura e tra i bordi più chiari di questa fessura saettavano verso l'alto i raggi gloriosi del sole tramontante. Tutto il cielo in fuga pareva fermato da questa immobile raggiera; presto il sole si sarebbe spento e con esso le sue radiose spade di fredda luce e le nubi in libertà avrebbero cozzato l'una contro l'altra sopra la distesa agitata delle acque, tonando e lampeggiando. Volevamo arrivare sul valico prima che si facesse notte, ma a novecento metri entrammo in un fitto banco di nebbia, e fu giocoforza rallentare e procedere a passo d'uomo. A folate, come se una bocca gelata ci avesse alitato in faccia, la nebbia silenziosa c'investiva; tra una folata e l'altra, vedevamo i grigi fantasmi degli abeti fare nella caligine i loro gesti desolati e lentamente scomparire dietro il ciglio della strada, nel bianco e vuoto vapore; la luce dei fari si ripiegava su se stessa come sbattendo contro uno specchio appannato; il motore rantolava piano ascendendo l'erta, e questo, insieme con il cigolio metallico della ghiaia schiacciata dalle ruote, era il solo rumore del gran silenzio nebbioso. Dalla strada nuda sospesa sull'abisso passammo nel folto di una foresta di abeti, e quasi non ce ne accorgemmo. Un cavallo mi scalpitò allato mentre mi sporgevo dal finestrino aguzzando gli occhi nella foschia, e non vidi che la gamba del cavaliere, in pantalone di velluto e stivale, stretta contro la sella; tutto il resto, uomo e animale, non era che un'ombra tra le altre, vere e finte, che la nebbia trasportava nel suo seno. Poi, tutto ad un tratto, dopo un'ultima folata più densa, l'aria si sgombrò, limpida e notturna, e a valle, contro il nero profilo di altri monti lontani, apparvero le luminarie di San Fili.

Alberto Moravia.

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“e non vidi che la gamba del cavaliere (...) stretta contro la sella”.

Una domanda sorse spontanea... e fu leggenda sanfilese.

I primi sanfilesi che si trovarono a leggere le stupende righe che Alberto Moravia alla nostra bellissima catena paolana ed in particolare al tratto di strada (vecchia strada statale 107) che collega il nostro paesino con la cittadina di Paola arrivati al punto in cui in tale brano si legge “Un cavallo mi scalpitò allato mentre mi sporgevo dal finestrino aguzzando gli occhi nella foschia, e non vidi che la gamba del cavaliere, in pantalone di velluto e stivale, stretta contro la sella; tutto il resto, uomo e animale, non era che un'ombra tra le altre, vere e finte, che la nebbia trasportava nel suo seno” non poterono fare a meno di chiedersi chi era l’ombroso cavaliere in cui s’imbatte l’illustre scrittore.

E fu allora che, tra i Sanfilesi (come se fosse l’unico cavaliere all’epoca a frequentare il valico Crocetta), si pensò al compaesano Salvatore Oliva (nella foto a sinistra).

Una domanda sorse spontanea... e fu leggenda sanfilese.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!


domenica 17 febbraio 2019

C’erano una volta le suriciare (trappole per catturare uccelli).

Di seguito l’articolo pubblicato sul Notiziario Sanfilese del mese di dicembre 2018... a firma dell’amico Luigi “Gigino” Intorno.

Le foto a corredo di questo post sono riprese dal web. Le stesse propongono un esempio di "suriciare" (trappole per la cattura degli uccelli di piccolo taglio). In altri tempi a San Fili venivano realizzate direttamente dai ragazzi più esperti ovviamente in tale campo.

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Ricordo quando ero ancora un giovanottino della fine degli anni cinquanta o al massimo dell’inizio degli anni sessanta del secolo scorso che molti miei compaesani venivano nella zona Coste di San Fili (dove la mia famiglia aveva la sua abitazione) e si metteva con tanta pazienza ad “armare” (ovvero posizionando ed azionando i relativi ingranaggi) delle trappole (suriciare) per uccelli.

Si era in pieno inverno e quelli erano tempi di magra. Quindi, per quei tempi, riuscire a catturare un certo numero di uccelli, per lo più passeri, poteva essere un buon modo per assicurarsi una variante gastronomica in tavola.

D’inverno anche gli uccelli avevano problemi a trovare del cibo e quindi era facile che cadessero vittime delle trappole posizionate dai cacciatori locali. Una situazione, quella della ricerca del cibo da parte di uccelli non migranti, che si accentuava nei periodi in cui faceva particolarmente freddo ed ancor più quando veniva a nevicare dalle nostre parti e quindi, a causa della coltre bianca che ricopriva il tutto, tali uccelli non potevano rovistare direttamente sul terreno.

Alle trappole venivano attaccate, come esca, delle olive nere (quindi ben visibili anche ad una certa distanza), miglio o briciole di pane (meglio se la scorza) cui gli uccelli che vivono liberi vanno particolarmente ghiotti.

La maggior parte delle trappole venivano posizionate nei punti in cui la neve lasciava qualche piccolo spazio libero. Tali spazi illudevano appunto gli uccelli che ci fosse qualcosa da beccare sul terreno non pensando che in quel punto invece avrebbero trovato ad accoglierli la morte grazie alle trappole armate da noi sanfilesi.

L’ingranaggio delle trappole (suriciare) scattava inesorabile e difficilmente l’uccello ne usciva illeso. Erano poche, infatti, le trappole che, come si diceva in quei casi, “scattavano a vuoto.

Tra quanti, tra sanfilesi, in quei giorni partecipavano con le loro trappole alla grande cattura degli uccelli nasceva una vera e propria sfida a chi riusciva a portare a casa il numero, e la qualità, più consistente. In alcuni casi, tra l’altro, se la giornata di caccia era andata particolarmente bene, si accendeva un fuoco sul posto e parte degli uccelli catturati venivano consumati sul posto in allegra compagnia.

Una parte veniva portata a casa magari al fine di insaporire altre pietanze della nostra cucina come le patate ‘mpacchiuse o la polenta. Anche perché da sola la carne del passero offriva ben poco di nutriente.

Non mancavano comunque tra i cacciatori improvvisati quanti si dedicavano a questo hobby non per acchiappare gli uccelli per mangiarseli ma speravano di prenderne qualcuno vivo ed in accettabili condizioni da portare a casa ed allevare gli stessi in una gabbietta.

C’erano più zone di caccia intorno a San Fili e quasi ogni cacciatore aveva la propria.

Le suriciare (trappole d’altri tempi per acchiappare uccelli ed altri animali di piccolo taglio) erano degli infernali ingranaggi in ferro muniti di una molla che quasi mai lasciavano possibilità di fuga, e di vita, alle prede cui miravano. Non raramente tali ingranaggi venivano realizzati direttamente dagli utilizzatori.

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Inutile dire che per saziare una sola persona ce ne volevano tantissimi uccelli specie se della grandezza di un semplice passero. Quello cui mi viene da pensare comunque è il fatto di come ci lamentavamo, e continuiamo a lamentarci, della presenza di mosche, zanzare ed altri fastidiosi insetti che regolarmente disturbano la nostra quiete quotidiana.

Purtroppo non tutti eravamo a conoscenza, e molti non lo sono neanche oggi, di quanto siano preziosi questi piccoli stupendi esseri, mi riferisco agli uccelli, per tenere sotto controllo il numero degli insetti dannosi che convivono assieme a noi.

I passeri e tanti altri piccoli uccelli, infatti, si cibano anche di insetti e quindi contribuiscono a garantire un giusto equilibrio per l’ecosistema circostante. Dovremmo rispettarli di più, magari dando di tanto in tanto qualcosa da mangiare per alleviare le loro difficoltà di sopravvivenza in periodi difficili come i mesi invernali e realizzare, come fanno in tante altre parti del mondo, appositi piccoli ricoveri.

E poi, diciamo la verità, è bello a volte fermarsi un pochino per strada o in campagna e farsi rapire dal loro armonico cinguettio.

Oltretutto mi sembra di notare ultimamente che persino i passeri non hanno più paura dell’uomo così come l’avevano ai tempi in cui io ero ancora un semplice ragazzino.

A volte oggi li vedo persino avvicinarsi, anche se a debita distanza, a noi esseri umani con la speranza che gli gettiamo vicino qualcosa da mangiare.

E forse anche la maggior parte dei cacciatori ancora in attività si sono finalmente resi conto che non vale la pena uccidere un piccolo essere come appunto un passero o un pettirosso.

Luigi Gigino Iantorno.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

mercoledì 30 gennaio 2019

San Fili, i cani randagi e i proprietari (dei cani di proprietà o adottati) incivili.


Articolo pubblicato sul Notiziario Sanfilese del mese di gennaio 2019... by Pietro Perri.
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Cani randagi in contrada Frassino.
San Fili, lo sanno benissimo ormai tutti i cittadini, più che un problema ha un intero dizionario di problemi che sicuramente non risolverà nel corso del periodo amministrativo che ci stiamo lasciando alle spalle (quello che per la storia della nostra Comunità sarà ricordato come “Prima Amministrazione Argentino”) e quasi certamente non riuscirà a risolvere nei prossimi decenni a venire.
Tra tali problemi c’è quello dei cani randagi: sia quelli per cui la nostra Comunità paga per mantenerli nei canili autorizzati dalla legge e sia, cosa ultimamente ancor più pericolosa e vergognosa per una cittadina che ha pure l’ardire di definirsi “civile”, per l’esorbitante numero che ancora bazzica indisturbato e sempre più pericoloso per l’incolumità fisica e la salute pubblica sul territorio sanfilese.
San Fili, che ci crediate o no (ma ci credete sicuramente perché in tanti avete avuto la sfortuna di appurarlo con i vostri occhi) è letteralmente invasa dai cani randagi.
Avete provato, infatti, stando a San Fili a fare una passeggiata sui Cozzi o nel Frassino?
Credetemi: forse non incontrerete un’altra persona fare una passeggiata come la state facendo voi ma sicuramente vi imbatterete, nel men che non si dica, se vi va bene in tre o quattro cani randagi mentre se vi va male in un intero branco di questi animali in cerca di un amico/padrone meno bastardo di quello che prima se li è comprati e poi li ha abbandonati.
Ed il branco, specie se composto da 15 o venti esemplari, anche se inoffensivo... fa un po’ paura a tutti.
La trattazione del tema dei cani randagi presenti sul territorio comunale di San Fili comunque merita un più ampio spazio che una semplice paginetta del nostro Notiziario Sanfilese. Ed è un tema, quindi, su cui ritornerò prossimamente cercando di focalizzarne più aspetti diversi.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
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sabato 5 gennaio 2019

Servono a qualcosa le telecamere di videosorveglianza a San Fili?


In questi giorni si è verificato un brutto fatto di cronaca a San Fili: ignoti sono entrati nell’edificio dell’Istituto Comprensivo Statale che ospita le Scuole Medie ed hanno fatto, indisturbati, razzia di un bel po’ di materiale mettendo l’edificio stesso nell’impossibilità di essere usufruibile per un po’ di tempo allo scopo cui è destinato.
Inutile dire che io (e non solo io) spero che vengano immediatamente arrestati gli autori di tali razzie anche perché ho sempre ritenuto l’insegnamento un qualcosa di sacro e quindi di intoccabile ma... permettetemi di dubitare. Dopotutto non è la prima volta che certe cose avvengono a San Fili e sicuramente non sarà l’ultima.
Una domanda comunque fatemela porre: è sicuro che a San Fili abbiamo un sistema di videosorveglianza? E se si... siamo proprio sicuro che - malgrado quanto ci sia costato finora - serva veramente a qualcosa.
Perché onestamente il tutto inizia a ricordarmi i classici “spaventapasseri” ovvero dei pali rivestiti di paglia e di abiti vecchi su cui prima o poi anche i passeri troveranno caldo ricovero.
Ovviamente spero di essere smentito dai fatti.
Nel frattempo...
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Servono a qualcosa le telecamere di videosorveglianza fatte installare dal nostro Comune sul territorio sanfilese... con i soldi dei contribuenti sanfilesi?

“La domanda”, diceva un aspirante comico di qualche decennio addietro parafrasando il giornalista Antonio Lubrano, “sorge spontanea”: Servono a qualcosa le telecamere di videosorveglianza fatte installare dal nostro Comune sul territorio sanfilese... con i soldi dei contribuenti sanfilesi?
E’ questa la domanda che si è posta anche (ma non solo lui) un nostro socio simpatizzante (omissis) nel momento in cui, in queste ultime settimane si è visto rubare quasi sotto gli occhi la propria autovettura nel bel mezzo del nostro centro storico.
Questi rivoltosi a chi gestisce (o si pensa gestisca) il servizio di videosorveglianza tramite il circuito di telecamere realizzato dal nostro Comune (costato già alle tasche dei contribuenti sanfilesi diverse decine di migliaia di euro) sembra si sia sentito dire... “Impossibile risalire a chi ha rubato la vostra autovettura dalle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza installate sul territorio del Comune di San Fili”.
Ok, allora crediamo anche noi sia giusto chiederci: “Servono a qualcosa le telecamere di videosorveglianza fatte installare dal nostro Comune sul territorio sanfilese... con i soldi dei contribuenti sanfilesi?”
Perché onestamente quando paghiamo un servizio pubblico pretendiamo che lo stesso serva al bene della collettività e quindi del singolo cittadino e non solo del singolo cittadino.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
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lunedì 26 novembre 2018

Il contributo dei Sanfilesi alla Seconda Guerra Mondiale.

Il contributo – in sangue - dei Sanfilesi alla Seconda Guerra Mondiale.

Sottotitolo: Piccolo spunto per una approfondita ricerca... by Pietro Perri.

Articolo pubblicato sul Notiziario Sanfilese del mese di novembre 2018 a firma di Pietro Perri.

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Anche quest’anno (n.d'a.: 2018), così com’è consuetudine dall’ormai lontano 1925 (anno in cui fu inaugurato il relativo monumento di piazza san Giovanni), i Sanfilesi hanno onorato, più o meno degnamente, i propri caduti nel corso delle varie guerre.

Ho specificato “più o meno degnamente” in quanto quest’anno per vari motivi l’evento è stato alquanto ridimensionato e quindi sminuito nel suo valore simbolico, civile e morale.

Dopotutto la persistente pioggia ha impedito che tanti sanfilesi potessero prendere parte a tale manifestazione e come se non bastasse oltre alla pioggia ci si è messo di mezzo anche il fatto che il 4 novembre 2018 cadesse di domenica.

E quando il 4 novembre cade di domenica, ormai l’abbiamo capito bene, è difficile vedere ai piedi del monumento ai caduti gli alunni dell’Istituto Comprensivo Statale del paese, le rappresentanze politiche (persino dei membri del Consiglio comunale in piazza non ce n’erano più di tre o quattro su undici) e sociali operanti sul nostro territorio.

Viene quasi naturale chiedersi: ma la domenica sul fronte si moriva? Oppure: qualcuno delle persone che commemoriamo il quattro novembre a San Fili è morto in un giorno festivo o sono morti tutti in un giorno feriale? O se vogliamo dirla ancora con maggior franchezza: serve a qualcosa continuare a commemorare i nostri caduti in guerra? ... in una delle tante guerre di cui l’ultima degna di nota risale ad oltre 70 anni addietro?

La prima fase della commemorazione ha previsto la deposizione di una corona ai piedi della relativa lapide presente in piazza Giuseppe Miniaci alla frazione Bucita. Successivamente si è provveduto a depositare una seconda corona ai piedi del monumento ai caduti presenti in piazza San Giovanni a San Fili.

A fare gli onori di casa c’era, con la fascia tricolore del sindaco addosso, la presidente del Consiglio comunale insegnante Laura David affiancata per l’occasione, impegnato a rendere gli onori religiosi, dal nostro parroco don Franco Perrone (recentemente ritornato a guidare la comunità cattolico-cristiana del nostro paese). C’erano la rappresentanza locale dei carabinieri e del corpo dei vigili urbani di San Fili.

C’era anche la banda musicale impedita purtroppo ad utilizzare i propri strumenti in virtù della succitata... sempre più insistente pioggia.

Comunque nel bene o nel male, in grande o in decisamente piccolo... anche quest’anno siamo riusciti, come Comunità Sanfilese, ad archiviare la tradizionale giornata dedicata ai nostri sfortunati caduti e/o dispersi in guerra.

Il monumento ai caduti di piazza san Giovanni, così come abbiamo ricordato nel lontano 2015 in occasione del novantesimo anniversario della sua inaugurazione, è una stupenda scultura realizzata in marmo di Carrara dal maestro Leone Tommasi da Pietrasanta (stupenda cittadina in provincia di Lucca).

Fu inaugurata il 12 ottobre 1925 in occasione del decennale dell’inizio della Grande Guerra ovvero della Prima Guerra Mondiale.

Da allora, dicevo, ha visto il 4 novembre di ogni anno la Comunità Sanfilese tutta onorarlo degnamente non solo deponendo una corona ai suoi piedi ma anche e soprattutto raccogliendosi in doveroso rispetto in ricordo dei propri “figli di questa amara terra di Calabria” partiti in guerra e mai ritornati: chi appurato morto e chi semplicemente disperso (cosa che ovviamente in casi come un conflitto bellico alla fine ha fatto ben poca differenza).

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A proposito: sappiamo esattamente quanti, e magari chi, Sanfilesi sono morti o quantomeno dati per dispersi nel corso della Prima Guerra Mondiale?

E nella Seconda?

La risposta a queste due domande, che ci crediate o meno, è semplicemente assurda.

La risposta è... “NO!”

Un “NO!” giustificato presumibilmente da almeno due motivi di cui uno più che giustificabile (il fatto che per anni si sia voluti dimenticare una delle peggiori esperienze vissute da membri della nostra Comunità) ed uno decisamente inqualificabile (il menefreghismo delle generazioni post Seconda Guerra Mondiale che non hanno vissuto quei tragici giorni).

Eppure, così come mi sono reso conto subito io, alcuni dati (anche se decisamente limitati) possiamo trovarli facilmente su internet ed in particolare sul database del Ministero della Difesa... e quindi su una fonte “quasi” attendibilissima.

Dico quasi perché gran parte dei morti e dei dispersi nel corso della Seconda Guerra Mondiale sono difatti un mistero persino per chi gestiva all’epoca tali sfortunati “nostri concittadini”. Di alcuni, infatti, persino il Ministero della Difesa italiano non è in grado di dire quando e dove sono morti esattamente. Di alcuni si conosce solo... l’ultimo luogo in cui è stata registrata la loro presenza.

La Seconda Guerra Mondiale per tanti Sanfilesi è stata anche questo: il dubbio a futura memoria.

Nella pagina internet che il Ministero della Difesa italiano dedica alla “Banca Dati per la ricerca dei Caduti e Dispersi in Guerra” troviamo ben due link: cliccando sul primo si può accedere all’Albo d’Oro della Prima Guerra Mondiale mentre cliccando sul secondo (quello che ci interessa e non per quest’articolo) si può accedere alla “Banca dati dei Caduti e Dispersi della Seconda Guerra Mondiale”.

Tale pagina si trova all’indirizzo internet:

https://www.difesa.it/il-ministro/cadutiinguerra/index/26602.html

Cliccando sulla seconda immagine link (quella appunto con su scritto “Banca dati dei Caduti e Dispersi della Seconda Guerra Mondiale”) accediamo su un’altra pagina del succitato sito da cui, immettendo alcuni dati obbligatori in alcune apposite caselle e premendo invio sulla tastiera del nostro PC, tablet o smartphone possiamo ottenere preziosi dati in merito al decesso o comunque alla sparizione di nostri concittadini nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

I dati richiesti da tale pagina, purtroppo (in quanto non tutti i discendenti interessati e/o i volenterosi studiosi di tale particolare periodo storico sono a conoscenza ormai degli stessi), sono: cognome, nome, luogo di nascita, data di nascita.

Fortunatamente tale motore di ricerca all’interno del sito del Ministero della Difesa risponde anche alla semplice segnalazione (sempre negli appositi campi) del cognome e del luogo di nascita delle persone (ovviamente “soldato”) di cui si chiedono informazioni sulla sua fine in guerra.

Detto fatto! ... ho provato a fare una ricerca su tale pagina internet (decisamente incompleta) immettendo i cognomi dei Sanfilesi che ricordavo (alcuni presi anche dall’elenco telefonico) e qualche risultato l’ho ottenuto.

Inutile dire che se nell’elenco mancasse qualcuno di cui mi è sfuggito il cognome... mi farà tantissimo piacere se me lo farete presente. Specificandomi sia il cognome e sia il luogo di nascita se diverso da San Fili.

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Dal sito del Ministero della Difesa - Banca dati dei Caduti e Dispersi della Seconda Guerra Mondiale - il parziale amaro contributo della Comunità Sanfilese:

01) ARGENTINO OTTORINO nato a San Fili il 26 febbraio 1922 deceduto/dichiarato disperso il 30 aprile 1943. Presumibilmente sepolto a Bari nel Sacrario Militare Caduti Oltremare (o a Chebedda);

02) AIELLO SALVATORE nato a San Fili il 27 settembre del 1920 e deceduto il 27 luglio del 1942. Dubbi sulla sepoltura: Bari - Sacrario Militare Caduti Oltremare o Durazzo - Cimitero cattolico;

03) CALOMENI DANTE nato a San Fili il 15 giugno 1921 deceduto a Ribnica il 19 luglio 1942 e sepolto a Bari - Sacrario Militare Caduti "Oltremare" (dubbio Ribnica come luogo sepoltura);

04) CAVALIERE PIERINO nato a San Fili l'1 novembre 1922 dato per deceduto/disperso il 6 novembre del 1942;

05) CIANCIO ALESSANDRO GIOVANNI nato il 28 ottobre 1913 a San Fili e dato per deceduto/disperso il 5 gennaio 1942;

06) CIANCIO FRANCESCO nato il 14 marzo 1908 a San Fili e dato per disperso/deceduto in Albania il 15 dicembre 1940;

07) CIANCIO GAETANO nato a San Fili il 13 marzo 1897 e dato per disperso/deceduto il 10 febbraio 1943;

08) FRANCAVILLA FRANCESCO nato a San Fili il 30 agosto 1909 e deceduto/disperso il 20 febbraio 1943 (non si conoscono ulteriori dati tipo luogo di morte e/o luogo di sepoltura);

09) GRANATA ATTILIO nato a San Fili il 13 settembre 1921 e deceduto/disperso il 6 gennaio 1943 sul fronte russo (non si conoscono ulteriori dati tipo luogo di morte e/o luogo di sepoltura);

10) LIO FRANCESCO nato a San Fili il 25 ottobre 1922 e dato per disperso l'1settembre del 1942;

11) LIO FRANCESCO nato a San Fili il 17 agosto 1912 data di decesso/dispersione il 20 gennaio 1942 luogo di sepoltura Bombay - "Swree" Sacrario Militare;

12) MARCHESE GIUSEPPE nato a San Fili il 26 novembre 1910 deceduto ad Ordemulé il 13 febbraio 1941;

13) MARINO SALVATORE nato a San Fili il 27 dicembre 1914 dato per deceduto/disperso il 15 marzo 1941 presumibilmente seppellito a Cheren - Cimitero Militare degli Eroi;

14) MAZZUCA GIUSEPPE nato a San Fili l'11 marzo 1918 deceduto/disperso il 12 giugno 1941. Dubbi sul luogo di sepoltura (Sacrario Militare Caduti Oltremare di Bari o Sacrario Militare Italiano di Tripoli);

15) MAZZULLA ANTONIO nato il 6 giugno 1919 a San Fili e deceduto il 16 novembre del 1943. Sepolto nel SACRARIO MILITARE CADUTI 'OLTREMARE' di Bari (deceduto quasi certamente in Grecia);

16) MAZZULLA LUIGI nato il 12 dicembre del 1915 a San Fili e deceduto a Corfù l'8 settembre del 1943;

17) NOTO GIOVANNI nato a San Fili il 13 maggio 1901 dato per deceduto/disperso il 3 febbraio del 1943;

18) SAGGIO FRANCESCO nato a San Fili il 10 gennaio 1921 e dato per disperso il 18 settembre 1941;

19) STORINO GIUSEPPE nato a San Fili il 20 maggio 1919 (Sacrario Militare Caduti Oltremare di Bari o Sacrario Militare Italiano di Tripoli o BARDIA);

(work in progress).

20) TROTTA FRANCESCO nato a San Fili il 21 settembre 1920 e deceduto/sepolto a Lecce il 2 luglio del 1943 (San Fili - Cimitero comunale);

(...)

Ricerca/elenco “work in progress”.

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In effetti solo considerando i venti nostri compaesani, con le striminzite notizie trascritte, che compaiono nel precedente elenco si potrebbe scrivere un saggio (o magari una tesina universitaria) di almeno una cinquantina di pagine. E chissà se su quest’argomento in un prossimo futuro io non ci ritorni su.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

U pont’e Saraca ovvero... “amara cronaca di una tragedia annunciata”? (4).


Articolo pubblicato sul Notiziario Snfilese del mese di novembre 2018... by Pietro Perri.
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Giunti a questo punto (n.d.r.: vedasi le precedenti puntate di questo lungo articolo pubblicate sul Notiziario Sanfilese dei mesi di agosto, settembre ed ottobre 2018) e per concludere (speriamo per sempre e non in vista di nuovi futuri più gravi fatti che non vadano drammaticamente ad sommarsi a queste stupide divagazioni sul tema del “pericolo de ‘u pont’e Saraca”) una domanda sorge spontanea: oggi come oggi a bordo del proprio mezzo è più pericoloso raggiungere la cittadina di Paola venendo da Cosenza - percorrendo la strada statale 107 - oltrepassando i viadotti Emoli I ed Emoli II o... è più pericoloso avventurarsi nel territorio di San Fili imboccando la strada provinciale dal bivio di villa Miceli e percorrendo la stessa fino al bivio di Macchia della Posta? ... e viceversa?
Vi prego, non abbiate fretta a rispondere a questo quesito. Un domani, infatti, potreste pentirvi della vostra risposta.
Il mio pensiero comunque è che il tracciato più pericoloso attualmente da percorrere è proprio il secondo (ovvero quello che s’imbocca al bivio di villa Miceli, ci porta a passare all’interno del centro abitato di San Fili e ci fa reimboccare la SS107 al bivio in località Macchia della Posta).
Di quanto sto affermando in questo articolo, inutile dirlo, me ne assumo tutte le responsabilità di “ignorante in materia” (ma purtroppo spesso e volentieri sono gli “ignoranti in materia” a prevedere il futuro e non i dotti o chi ha studiato ed è pagato per prevedere determinati disastri... ad avere tristemente ed inutilmente ragione. Perché spesso gli “ignoranti in materia” hanno a dargli ragione dalla loro parte l’esperienza propria o di chi li ha preceduti in questo mondo di “poesia nonsense” e... l’occhio e l’umana intelligenza per fermarsi un attimo, porsi delle domande, mettersi una mano sul cuore e cercare di capire.
Credetemi: non serve un mago infatti per prevenire un disastro. A volte basta solo un po’ di onestà, umanità ed intelligenza. Non serve un mago né tantomeno la professionalità di un geologo per capire quanto pericolo si affronta in particolare nel tratto all’interno ed in prossimità della cosiddetta curva di santa Caterina (tra le “timpe ‘russe” ed il succitato bivio di villa Miceli). Un pericolo in minima parte dovuto al terreno (specie quello che interessa il dirupo sovrastante il letto stradale) ma in grandissima parte dovuto alla leggerezza (non mi piace pensare a comportamenti disonesti) dei proprietari dei terreni interessati, agli amministratori locali e alle autorità preposte al controllo del territorio comunale e provinciale.
In questi ultimi mesi ad esempio persino il sindaco del nostro Comune si è visto obbligato ad emettere ben due ordinanze in cui si ORDINAVA ai proprietari dei terreni interessati dai devastanti incendi che hanno colpito nel 2017 anche il territorio di San Fili  a ripulire gli stessi dai residui di alberi bruciati e a mettere in sicurezza i terreni di che trattasi: per la propria e per l’altrui incolumità.
Diversamente sarebbe intervenuto direttamente il Comune addebitando ai proprietari stessi i costi sostenuti per le operazioni suddette.
In tali ordinanze si invitavano altresì le forze dell’ordine presenti ed operanti sul territorio sanfilese a vigilare affinché tali ordinanze venissero eseguiti.
Sapete a cosa sono servite tali ordinanze? ... solo ad aumentare la mole di carta finita all’interno dei cestini del seppur funzionante servizio di raccolta differenziata del nostro Comune.
Ho provato persino io a chiedere a qualcuno (competente in materia) se non fosse il caso di provare a chiedere un eventuale sequestro preventivo del pericolosissimo (a mio avviso) tratto stradale e la risposta è stata stupida presumibilmente al pari della stupidità di chi mi ha dato la risposta: “Sei forse un geologo tu per capire anche di queste cose?”
Che dire tra me e me se non... “Spero onestamente che se prima o poi qualcuno ci rimetta la macchina che quel qualcuno sia proprio tu, o quanti - tra gli amministratori pubblici locali, provinciali o regionali - potevano intervenire e non sono intervenuti, o i proprietari dei terreni interessati, o chi doveva intervenire affinché venissero fatte eseguire le succitate ordinanze emesse dal sindaco di San Fili ed hanno fatto finta di non capire l’italiano o...”
All’interno della curva di santa Caterina, a poche centinaia di metri dal bivio di villa Miceli in direzione centro abitato di San Fili non raramente sul manto stradale si trovano le conseguenze di piccoli (non sempre) smottamenti di terreno o massi anche di una certa dimensione. Segno che è da decenni che il pericolo è sempre presente in tale tratto stradale e che è altrettanto da decenni che sembra che a nessuno, di chi è deputato ad interessarsi di certe avvisaglie di pericolo, gliene freghi più di tanto.
Nel 2017, in occasione dei devastanti incendi che hanno interessato anche il territorio sanfilese, la situazione in tale zona è decisamente peggiorata.
Nel burrone sovrastante la doppia curva di santa Caterina, infatti, sono caduti alcuni tronchi d’albero e si sono bloccati nel centro del dirupo pronti ad invadere da un momento all’altro il manto stradale sottostante.
Ripulire quel dirupo da tali tronchi d’albero caduti e rimasti in bilico nel bel mezzo dello stesso (o dagli alberi bruciati e presenti in cospicuo numero lateralmente alla strada provinciale o ai massi che minacciano di cadere da un momento all’altro incuranti se nel loro cadere possano o meno colpire qualche innocente avventore)... non è poi né una cosa tanto difficile né una cosa tanto costosa.
Se c’è qualcosa che costa veramente, in questo osceno gioco a volgere il nostro sguardo sempre da un’altra parte, sono solo le vite umane che potrebbero essere interessate a qualche nuovo smottamento del terreno o crollo che potrebbe avvenire in tale zona.
Di chi sarà la responsabilità se avverrà una tragedia in tale zona?
Come al solito di troppi e come al solito... di nessuno.
Un consiglio di cuore, a conclusione di questo articolo, comunque posso e devo darlo: venendo da Paola ed andando a Cosenza se possibile evitate per il momento ed in futuro sia di percorrere i ponti Emoli I ed Emoli II e sia la strada alternativa che passa all’interno del centro abitato di San Fili.
E non chiedetemi l’alternativa in quando sarei costretto ad indicarvi la vecchia strada dei vescovi e quella purtroppo è percorribile solo a piedi o in groppa a qualche asino, mulo o cavallo. E come se non bastasse in questi ultimi anni è poco praticabile a causa di spine e sterpaglie di varia natura. E neanche il vecchio tracciato ferroviario è consigliabile.
Ovviamente non fidatevi delle mie dissertazioni (fantasticherie) in materia. Dopotutto non sono né un politico (quindi un mago) né uno specialista in materia (quindi un geologo).
E che Dio ce la mandi buona (che a rovinarcela siamo già abbastanza bravi - direi dei maestri - da soli).
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

venerdì 2 novembre 2018

Nuova segnaletica a San Fili? (articolo di Francesco "Ciccio" Gentile).


Articolo trasmesso tramite e-mail il 21 ottobre 2018 dall’amico Francesco “Ciccio” Gentile alla redazione del Notiziario Sanfilese.
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La nostra amministrazione, e quindi il nostro paese, sembra si sia dotata di nuovo tipo di segnaletica.
Si tratta di un nuovo ed innovativo metodo di segnalazioni sulle nostre strade, che non dà possibilità di sbagliarsi su ciò che si vuol indicare o meglio, segnalare.
Oltretutto non vi è modo migliore per far capire sia la situazione generale che lo stato appunto delle strade in particolare.
Alleghiamo al presente articolo alcune foto in modo da esemplificare meglio ciò che le parole, a volte, non riescono a definire in modo chiaro, netto, evidente.
Infatti per segnalare un pericolo hanno pensato bene i nostri amministratori di mettere, o far mettere, una grossa pietra, un primo paletto ed un secondo paletto, con appesi degli stracci.
La pietra, presumibilmente, serve a “bloccare” le ruote di una macchina che altrimenti, potrebbero finire nella grossa buca da evitare! Pertanto, onde impedire di finirvi dentro per non rovinare e rimanere incastrati nella buca stessa con un qualsivoglia veicolo, ecco una genialatà: pietra, picchetti e stracci.
E’ un innovativo, anche se forse sperimentale, sistema, che meglio di qualunque altro stupido segnale triangolare del codice della strada che, appunto, segnala i pericoli. Un nuovo sistema che meglio di tutti e di tutto mette in guardia gli automobilisti ed i pedoni che transitano sulla via Volette-Profico del Comune di San Fili.
Inutile dire che l’intero tratto di strada comunale che, partendo da piazza Adolfo Mauro (ex piazza Rinacchio), percorre prima la cosiddetta “scisa du Canalicchiju” e poi l’intero tratto che collega contrada Profico con il nostro centro urbano è da paragonare ad una strada decisamente da Paesi africani ovvero da Terzo Mondo.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!