A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.

Eventuali commenti a post di questo blog non verranno pubblicati sia se offensivi per l'opinione pubblica e sia se non sottoscritti dai relativi autori. Se non avete il coraggio di firmarvi e quindi di rendervi civilmente rintracciabili... siete pregati di tesorizzare il vostro prezioso tempo in modo più intelligente (se vi sforzate un pochino magari per sbaglio ci riuscirete pure).
* * *
Ricordo ad ogni buon file l'indirizzo di posta elettronica legata a questo sito/blog: pietroperri@alice.it

martedì 26 luglio 2016

E se per rendere più civile e sicuro San Fili aumentassimo ulteriormente le tasse?

Siamo a San Fili... siamo in questi stupendi giorni di un'estate 2016 che sembri tardi decisamente ad arrivare e... siamo nel tratto di strada che congiunge San Fili con la sua storica frazione Bucita... nei pressi dell'edificio della locale Scuola Media. E' decisamente brutto, passando per tale punto, notare - in un verde decisamente selvaggio (grazie all'incuria di chi dovrebbe provvedere a ripulire la zona dalle sterpaglie varie... l'Amministrazione comunale o l'Ente Provincia di Cosenza) - fa vergognoso capolino da tanto tempo un albero completamente secco e pericoloso sia per eventuali incendi che per eventuali rotture di rami che potrebbero cadere sulla strada.
Domanda: oltre allo scrivente (che continua ad essere una noce nel sacco nell’Amministrazione in carica)... qualcuno si rende conto passando da tale punto di questo "pugno nell'occhio" in un paese, come San Fili, che si definisce civile? Magari... qualche amministratore comunale che conta (non nel senso che sia contabile, intendiamoci), qualche membro dell'opposizione consiliare, qualche dipendente comunale...?
... ok, pensiamo a riaprire la piscina comunale (... facendo il favore poi a chi? ... prima o poi lo verremo a sapere! ... perché sulle lunghe distanze - magari tra i si dice - nelle piccole comunità si viene a sapere sempre tutto) e nel contempo affoghiamo in queste pericolose sconcezze. Perché, è bene ricordarlo, per ciò che non ci serve i soldi ci sono (anche per farceli rubare sotto gli occhi così com'é avvenuto più volte negli ultimi anni... ci sono). Ma i soldi nelle casse del nostro Comune non ci sono quando si tratta di rendere lo stesso più vivibile e civilmente accettabile.
Per quello... chissà... forse aumentando ulteriormente le tasse.
A proposito: di alberi seccati (pericolosissimi... non aspettiamo come al solito da bravi amministratori che capiti il problema... per intervenire. Il problema, infatti, si può anche evitare anticipando lo stesso con una giusta prevenzione di salvaguardia del territorio) a ridosso delle strade che ricadono nel territorio sanfilese ce ne sono più di uno. Due o tre nel tratto compreso tra l’abitato di San Fili paese e l’abitato della frazione Bucita ed un altro paio tra il bivio per Bucita (piazza Francesco Cesario) e il bivio per Paola (rifornitore benzina Esso).
Quindi, se ci tenete alla vostra incolumità, passando da tali zone mi raccomando... sempre con un ombrello aperto a portata di mano o un cappello robusto in testa.
L’Amministrazione comunale di San Fili ringrazia per la collaborazione.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

domenica 17 luglio 2016

E se aprissimo una “questione morale” anche a San Fili? (2)

"E se aprissimo una “questione morale” anche a San Fili?"
3 commenti al post precedente (i primi due non so di chi siano, il terzo ovviamente è il mio).

1 – 3 di 3
Anonimo Anonimo ha detto...
Perchè hai oscurato i nominativi degli altri due condannati? I nomi sono stati pubblicati dalla stampa ed oltretutto i processi sono pubblici. Fai il favore...

17 luglio 2016 12:11

2 – 3 di 3
Anonimo Anonimo ha detto...
Censura?

17 luglio 2016 12:12

3 – 3 di 3
Blogger Pietro Perri ha detto...
Personalmente ho fatto nel mio blog ciò che ritenevo legittimo ma, permettimi:
Bimbo mix, perché non ti firmi?
Paura di farti riconoscere da qualcuno?
... io, se ci hai fatto caso, mi firmo sempre.
Un po' di coraggio, cavolo, o fai parte del gruppo dei fessi/disonesti che hanno consegnato i soldi in mano ai malfattori in cambio di una riduzione sull'importo da pagare?
Perché, che tu ci creda o no, questo si chiama corruzione e concorso in concussione.
... by Pietro Perri.

17 luglio 2016 14:26
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

sabato 16 luglio 2016

E se aprissimo una “questione morale” anche a San Fili?

Sui quotidiani locali (ovviamente della provincia di Cosenza: Gazzetta del Sud ed il Quotidiano, per esempio) di oggi (16 luglio 2016) è stata pubblicata una notizia - decisamente brutta - che interessa tutti noi Sanfilesi: condannati due dipendenti comunali per l’ultimo ammanco registrato nelle casse del piccolo Comune della provincia Bruzia. Ovviamente parliamo del “by-pass” scoperto (dai fessi, perché i furbi sicuramente lo sapevano già tutti... diversamente non sarebbe potuto succedere) nel 2010.
Storia, per chi l’avesse dimenticato, da oggi le comiche in quanto ha visto tra l’altro il nome del nostro Comune assurgere alle glorie della cronaca nazionale anche per l’incendio (... sicuramente doloso ai danni degli onesti contribuenti e decisamente dolorante per i danni riportati sulla propria pelle dagli incendiari stile film “vai avanti tu cretino che a me mi vien da ridere”) del 22 dicembre 2010.
Quattro anni e due mesi di reclusione l’uno e tre anni di reclusione l’altro. 
Ovviamente trattasi di sentenza di primo grado. Sicuramente ci sarà un secondo grado ed altrettanto sicuramente ci sarà anche una sentenza della Corte di Cassazione. 
Sicuramente a pagare per l’ennesima volta saranno solo e sempre i cittadini Sanfilesi: già vittime una prima volta nel 1996 (ammanco di circa un miliardo di vecchie lire) quindi nel 2010 (ammanco di circa un miliardo e mezzo di vecchie lire) e vittime di una vergognosa (portata avanti da gente incapace o... disonesta? ... spero, da sanfilese, nel secondo caso) gestione amministrativa che ha caratterizzato gli ultimi 50 anni della nostra Comunità e della nostra cittadina.
Come dimenticare, infatti, i due dissesti finanziari subiti dal Comune di San Fili tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta o i buchi “legali” di una assurda gestione di un controllo tramite autovelox (2000/2005) che in tutti i Comuni d’Italia ha portato profitti... tranne che a San Fili (dove ha portato solo un problema di aumento vertiginoso delle spese legali) o... cavolo: qualcuno sa dirmi che utilità hanno portato al nostro paese i soldi che ci ha elargito la Terna in cambio del deprezzamento del nostro territorio e della nostra salute? ... causa il passaggio dei tralicci dell’alta tensione?
Ok, non voglio colpevolizzare nessuno. Dopotutto ogni popolo (ogni cittadinanza) merita gli amministratori che ha... e i Sanfilesi li meritano in modo egregio. Dopotutto li avrebbero meritati (forse anche di più) anche se avessero votato diversamente nelle ultime tornate elettorali.
A San Fili, dopotutto, e da qualche decennio che ormai esiste una... questione morale. E risolta questa San Fili potrebbe veramente diventare il miglior paese della provincia di Cosenza.
Domanda: cosa ne pensate, amici e fratelli compaesani, se ci sediamo ad un tavolo... da pari e senza primi della classe... ed iniziamo finalmente a parlarne? ... ponendo le basi in tal modo per il futuro affinché certe cose non si verifichino più con... raccapricciante ciclicità?
Io, posso mettermi anche da parte. Il futuro (visto che per me esiste solo il presente) dopotutto non è mio ma dei vostri figli.
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... un cordiale affettuoso abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

sabato 2 luglio 2016

Adoro essere tra i pochi... visto chi sono i più dalle mie parti.

San Fili piazza san Giovanni
12 novembre 2015
90° anniversario Monumento ai Caduti.
Oggi (2 luglio 2016), leggendo un mani-FEST-ino (redatto da pseudo oppositori all’Amministrazione comunale in carica) affisso ai muri del mio amato/odiato paesino di San Fili, mi sono chiesto quale potesse essere un sinonimo del termine "cultura" e quale ne potesse essere un giusto "contrario".
Domanda che, nella Libera Repubblica di San Fili, solo un ignorante come lo scrivente potrebbe porsi: gli ignoranti hanno sempre e solo dubbi (anche sulla moralità dei soggetti con cui quotidianamente dividono il companatico).
A differenza degli ignoranti ... i sapienti e gli acculturati hanno solo certezze.
Anche a San Fili, nella Libera Repubblica di San Fili.
Questa sera sono andato su un sito/dizionario online dei sinonimi e dei contrari e nell'apposita casella di ricerca ho scritto la parola "cultura" e ho premuto il tasto di invio. Risultato? ... tra i sinonimi comparivano una decina di risultati (anche se tra gli stessi mancavano stranamente i termini "succulenti 'nchionchiari", "patate 'mpacchiuse" e "panini ccu sazizza").
Tra i contrari? ... solo tre risultati e tra questi il termine "ignorante".
Adoro essere tra i pochi... visto chi sono i più dalle mie parti.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

giovedì 23 giugno 2016

Il personaggio di Jugale a San Fili... oltre la maschera.

Si fa presto a dire... jugale.

Ma siamo proprio sicuri che Jugale era proprio... jugale?
Ormai è deciso: verso la fine del mese di agosto (magari in corrispondenza della tradizionale Fiera di santa Maria degli angeli), in un apposito convegno che sarà organizzato dall’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” (la nostra Associazione), proveremo a parlare anche a San Fili, ed in modo tutt’altro che offensivo, del magico... unico ed inconfondibile personaggio di Jugale.
Una maschera, quella di Jugale, che va oltre il concetto di maschera e che ci porta a chiederci se la stessa sia veramente una maschera.
Ne parleremo ricordando anche il poeta sanfilese don Giovanni Gentile (alias Chiacchiara) autore di più d’una bellissima romanza di Jugale, nonché ricordando Antonio Chiappetta (Vigabbo) autore del Jugale e ricordando il recentemente scomparso... bravissimo e simpaticissimo Totonno Chiappetta (che del personaggio di Jugale ne aveva fatto uno dei suoi cavalli di battaglia).
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... si vis pacem para bellum!

martedì 21 giugno 2016

Mary Garret (Mariafrancesca Garritano) è tornata a danzare alla Scala di Milano.

Ovvero: Le magare di San Fili (e non solo quelle)... sono diverse. (3)
Riporto di seguito un mio articolo che apre il Notiziario Sanfilese del mese di giugno 2016.
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Giustizia, è il caso di dire, è fatta: la sezione Lavoro della Corte di Cassazione agli inizi del mese di aprile del 2016 ha depositato la sentenza con la quale, dando torto alla Scala che aveva fatto ricorso opponendosi persino alla decisione della Corte d’Appello, ha ordinato al prestigioso Teatro milanese l’immediato reintegro nel suo corpo di ballo della cosentina Mariafrancesca Garritano, in arte Mary Garret. 
Proprio così: la nostra Mariafrancesca Garritano (figlia dell’indimenticata Manola Calomeni e sorella del musicista Massimo) ha vinto la sua battaglia: è di nuovo a tutti gli effetti ballerina solista del Teatro alla Scala di Milano. Tutto ciò grazie anche agli avv.ti Alessandro Russo di Cosenza e Simone Pietro Emiliani di Fermo, legali di fiducia di Mariafrancesca.
Noi che, diciamo la verità, neanche credevamo nella sua battaglia (e non perché non fosse giusta ma solo perché continuiamo ad essere prigionieri del concetto che Davide non deve mai affrontare Golia), ci siamo dovuti ricredere e... complimenti Mariafrancesca: sei tutti noi.
Sei la nostra indiscussa eroina, la nostra Giovanna d’Arco (fortunatamente non finita sul rogo questa volta), e... sei esempio per tutte le donne del mondo (ed anche per tantissimi uomini che uomini - a causa della loro mediocrità esistenziale - non sempre lo sono, a dire il vero). Quindi sei una eroina non solo per chi si avvicina alla danza rischiando “anche” di finire succube di un certo tipo di ambiente di lavoro (che comunque resta affascinante) o per chi deve affrontare una qualsiasi giusta battaglia nella cui validità altrettanto giustamente crede.
Certo, oggi è facile darti ragione e complimentarci con te ma, perdonaci, noi siamo solo degli esseri umani. Noi non siamo: Mariafrancesca Garritano, la grande e stupenda Mary Garret.
Un abbraccio da tutti i Sanfilesi nel Mondo...  e non solo da parte di quelli che leggono il nostro Notiziario Sanfilese.
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Di seguito riporto una “LETTERA VIRTUALE” pubblicata sul suo profilo Facebook dalla nostra Mariafrancesca Garritano il 29 maggio 2016.
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Cari Amici ho deciso che è arrivato il momento di rispondervi.
In questi ultimi giorni mi avete mandato centinaia di messaggi. Li ho letti tutti, come ho letto i vostri commenti sui Social.
Mai avrei immaginato di ricevere attestati di stima così profonda, anche da chi non mi conosce personalmente.
Ci sono madri, tra voi, che mi hanno scritto di voler raccontare la mia storia ai propri figli quando saranno più grandi.
Ci sono danzatori che mi hanno confessato di aver voglia di continuare a combattere per la danza perché in me hanno ritrovato la speranza.
Ci sono persone che hanno perso il lavoro o, ancora peggio, la salute e scrivono che grazie a me, hanno capito che vale sempre la pena difendere la propria dignità di esseri umani. Alcuni addirittura aspettano di sapere quando ballerò, per tornare in Teatro o per venirci una prima volta.
Tutti voi, che mi dedicate parole tanto belle, avete colmato il vuoto dei silenzi.
Tutti voi che vi ispirate alla mia storia, non sapete di avermi fatto dono di una forma di "rispetto" che spesso viene negato.
Io sono per voi un esempio, dite, e di questo sono lusingata. È stato difficile, ma oggi sono qui a guardare i miei animali preferiti, e li vedo tra tanta bellezza, eleganti e fieri della loro natura.
Se potessi volare verrei da ognuno di voi ad abbracciarvi e a dirvi "GRAZIE di aver voluto far parte della mia storia"... perciò spero possa giungervi la mia carezza con queste immagini che mi rappresentano.
Mary (Mariafrancesca Garritano)
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Le magare di San Fili (e non solo quelle)... sono diverse.
Di Pietro Perri.
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Nella prima settimana di agosto si terrà anche quest’anno, ovviamente a San Fili, l’ormai consueta manifestazione denominata “Le notti delle magare”. Un calderone di iniziative in cui, per qualche giorno (si spera), lungo corso XX Settembre e nei vicoletti del pittoresco centro storico sanfilese la faranno da padroni la musica, il folclore, la buona cucina locale e, cosa non disprezzabile ma sempre più disprezzata da qualche anno a questa parte dalle nostre parti, la cultura... quella perlomeno con la c in corsivo, non sempre potendo arrivare a quella con la C maiuscola.
Parlando con alcuni conoscenti mi rendo conto che in tanti ancora fanno un po’ di confusione tra i termini “magara” (strega bianca e quindi soggetto decisamente positivo) e “strega” (in quanto donna che ha venduto la propri anima a Lucifero, il reggente degli Inferi). In effetti in un periodo in cui certe superstizioni dovrebbero essere morte e sepolte da tempo (ed alla donna dovrebbe essere stato finalmente riconosciuto il diritto all’esistenza ed alla parità, se non alla netta superiorità - in quanto da loro prende vita il genere umano - , dei diritti) entrambi i termini (“magara” e “strega”) dovrebbero essere concepiti in modo positivo.
E allora? ... allora diciamolo pure e per l’ennesima volta: le magare di San Fili (e non solo quelle)... sono diverse.
Riporto di seguito (riveduto e corro/etto) un breve pensiero pubblicato da me l’11 giugno scorso sul mio profilo Facebook. Pensiero appunto intitolato “LE MAGARE DI SAN FILI SONO DIVERSE”:
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Le magare di San Fili in effetti sono tutt'altro che streghe. 
Le magare sono le donne che combattono quotidianamente contro l'aberrazione della società maschilistico/patriarcale che non vuole ammettere a se stessa d'aver concluso il suo tempo.
Le magare sono le donne come la nostra compaesana Mary Garret (Mariafrancesca Garritano, eroina dei giorni nostri) che combattono battaglie sulla cui vittoria nessuno avrebbe puntato un cent... e vincono pure.
Che dire: chi “donna” nasce a San Fili o da sangue comunque sanfilese non può che essere una magara. E noi. Sanfilesi DOC, non possiamo che sentirci onorati di ciò.
Le streghe (magare anche loro?) purtroppo sono le donne che la loro battaglia l'hanno persa solo per il fatto d'essere nate donne.
Qualche esempio di queste ultime?... la romana Sara Di Pietrantonio... bruciata ancora viva agli inizi del mese di giugno 2016 come era avvenuto alla coriglianese Fabiana Luzzi nel maggio del 2013... o l'ancora innocente orrendamente accoltellata nel civile territorio di Brembate di Sopra... Yara Gambirasio.
E poi non dimentichiamolo: anche nei secoli passati sono state tantissime le magare/streghe finite arse vive su un rogo solo per aver sfidato l'aberrazione umana. Solo per aver pensato... d'essere umane anche loro e come tali di poter dare un valido contributo al resto dell'Umanità.
Questo per quanto riguarda la polemica, per quanto riguarda la realtà... le magare di San Fili erano (qualcuna lo è ancora) donne che hanno conservato e perpetrato il sapere degli antichi (un sapere passato da madre in figlia da millenni a questa parte).
Loro, in zone di campagna (o di periferia?) come San Fili, in effetti con qualche ottima conoscenza di erboristeria e qualche formula magico/religiosa (quest'ultima lavorava sulla psiche del "paziente") sopperivano all'assenza dei medici nella zona... e risolvevano non pochi problemi di salute: fisica e mentale.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

domenica 12 giugno 2016

150° anniversario dell’Unità d’Italia: i Sanfilesi, con Sante Cesario e non solo, c’erano.

Sapete qual è piazza XV Marzo a Cosenza e dove si trova esattamente? … lo so, avete ragione: siete sanfilesi e non ve ne frega niente… o almeno la pensate, sbagliando, in questo modo.
Dopotutto se lo chiedete ad una ventina di cosentini dove si trova questa per niente famosa piazza, diciannove di loro, cascando dalle nuvole, vi diranno di rivolgervi a qualche vigile urbano.
Chiedete invece ad un cosentino dove si trova piazza Rendano, o piazza Telesio, o piazza della Prefettura, o piazza della Biblioteca civica e tutti sapranno indicarvi in modo elementare ed inconfondibile dove si trovano tali piazze. Peccato che tali piazze in effetti non esistono nella toponomastica della cittadina di Cosenza e che, giunti sul posto, troverete una unica, storica piazza: piazza, appunto, XV Marzo.
A questo punto andate dal sindaco di Cosenza in carica e chiedetegli perché tale piazza si chiama piazza XV Marzo… e non meravigliatevi se lo vedrete titubare nel darvi una risposta. L’attuale sindaco di Cosenza, l’avvocato Salvatore Perugini (n.d'a.: ho scritto l'articolo nel mese di Marzo del 2011), potrebbe anche darvela (non è detto che in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia non abbia sfogliato qualche libro in merito), chi l’ha preceduto, la professoressa Evelina Catizone, sicuramente no.
Dubito sulla preparazione in merito a ciò da parte della Catizone per il semplice motivo che la stessa voleva sostituire il nome di “piazza XV Marzo” con il nome di “piazza Bilotti” o di “piazza Luigi Fera”.
Solo un ignorante (o una ignorante) in materia poteva avere una tale lungimiranza ed apertura mentale: cancellare l’unica pagina di storia provinciale che ci lega al Risorgimento e quindi all’Unità d’Italia.
Piazza XV Marzo ricorda a noi e ai nostri posteri i moti insurrezionali cosentini del 1844. Fu tale stupenda pagina d’orgoglio calabro che convinse i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera a dar vita alla loro sfortunata avventura in terra bruzia.
Tale stupenda storica pagina fu scritta, tra gli altri, anche da un nostro compaesano: il Sanfilese Santo Cesario.
A ricordarci il suo sacrificio ci sono, sparse per Cosenza, tantissime lapidi che testimoniano le sue ultime eroiche gesta.
Santo Cesario venne fucilato nel vallone di Rovito l’11 Luglio 1844. Qualche giorno dopo nello stesso punto, dove oggi sorge l’omonima ara, furono fucilati anche i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera.
Nemo profeta in patria: Santo Cesario, invidiatoci da tanti ed in particolare dal vicino paese di Castrolibero che se n’è voluta accreditare la cittadinanza, non è l’eccezione che conferma la regola.
I Sanfilesi, malgrado tutto, c’eravamo… e ci siamo, anche in piazza XV Marzo a Cosenza.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

domenica 5 giugno 2016

I mitici anni ‘70... a San Fili.


Riporto di seguito un articolo uscito a firma dell’amico Vittorio Agostino sul Notiziario Sanfilese del mese di novembre del 2010. Nella foto collegata all’articolo: San Fili piazza San Giovanni - Estate - Festa dell’Unità edizione 1976 (Nella foto compaiono anche Franco De Rose, Mimmo (Domenico) Greco, Eugenia Cesario, Roberto Esposito, Gianfranco Chiappetta, Vittorio Agostino, Franco Musacchio, Concetta Musacchio, Raffaella Crivaro, Pino (Giuseppe) Leccadito, Giuliana Cirillo, Lorella Argentino e Franco Agostino).

Credetemi... vale la pena rileggerlo.

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Se ancora oggi a distanza di 30 anni si parla con nostalgia degli anni ‘70 (1970-1980), vuol dire che tali anni hanno lasciato un segno indelebile nei nostri cuori.

Gli anni ‘70 erano anni di ideali e creatività. Noi giovani di allora credevano in ciò che facevano e nel nostro modo di pensare ed agire c’era di tutto: genio, turbolenza e passione.

Sentivamo, a differenza dei ragazzi di oggi, di avere il futuro nelle nostre mani: su questo fronte siamo stati decisamente più fortunati delle attuali generazioni.

Non sono un nostalgico… ma quel tempo per me e per quelli della mia età è stato bellissimo: allora con poco o niente eravamo felici.

I giovani di oggi hanno a disposizione cose meravigliose, peccato che non sempre sappiano farne buon uso.

Bastava la musica, quella d’allora che fa ballare anche i giovani d’oggi, per creare un’atmosfera magica e di allegria.

Serate magiche in casa di amici con feste da ballo dove si vivevano amori fugaci, magari solo il tempo di rubare un bacio alla ragazza dei propri sogni, o storie destinate a durare nel tempo.

In quel periodo era l’estate a farla da padrone… quelle stupende estati, fatte di Festival della voce e da Festa dell’Unità o altre feste religiose o di partito stracondite di giochi popolari e di tanto prodigarsi di tutti gli organizzatori per l’ottima riuscita di tali manifestazioni.

Ed era proprio l’estate, secondo me, che faceva nascere quella creatività, quelle amicizie che a volte sbocciavano in amori a volte durati solo quell’estate, ma che creavano tante e tanto forti emozioni.

Ed era proprio in estate che si fronteggiavano le contrade del paese in indimenticabili tornei di calcio (nel vecchio stadio in località Uncino) che spesso non terminavano o terminavano in malo modo a causa della belligeranza delle parti in campo.

Come dimenticare, ad esempio, l’accesa competizione non solo sportiva ma anche “patriottica” tra i sanfilesi del capoluogo e i compaesani della frazione Bucita. Non raramente gli incontri tra le due formazioni finivano in modo decisamente poco sportivo… a calci e pugni.

Sempre in estate e sempre di sera, quando il tempo e la tasca ce ne davano l’opportunità, con gli amici c’era il rituale della pizza.

La compagnia base era formata quasi sempre da Fernando Perri (cui piaceva sempre mangiare le tre stagioni, la quarta non gli andava a genio), da Francesco Commis (che mangiava di tutto) e da Ciccio Parise.

Finita la pizza si andava al cinema, all’ultimo spettacolo, quello delle 22.

Il locale preferito dalla compagnia era la pizzeria “Luna Rossa” di Cosenza, nei pressi dell’attuale tribunale.

A portarci sul luogo era Fernando Perri con la sua seicento. Per quanto riguarda il cinema la scelta, a seconda del film che veniva proiettato quella sera, era diversificata: si preferiva normalmente andare al Citrigno ma non si disdegnavano gli spettacoli che davano l’Isonzo, l’Astra o il Supercinema.

A loro, alla compagnia della pizza, spesso ci aggregavamo gli amici “ballerini”: Franco Chiappetta, Sergio Rossiello e (perché no?) il sottoscritto.

Eravamo definiti “ballerini” perché, vestiti alla Tony Manero, quando ne avevamo la possibilità andavamo a ballare in una discoteca di Torremezzo di Falconara.

Con l’inizio dell’autunno e poi con l’inverno, si pensava ad essere un po’ più seri. Eravamo pronti ad affrontare il periodo lavorativo e/o scolastico, ma ciò nonostante lo svago ed il divertimento trovavano il loro giusto collocamento all’interno della settimana.

Era il sabato il giorno a cui dedicavamo il divertimento, andando a ballare a casa di amici o al salone delle feste di Cesario, in piazza San Giovanni, spesso luogo di feste natalizie e di capodanno. Ricordo ancora i gruppi musicali o i solisti che, con i loro indimenticabili trentatré o quarantacinque giri, davano vita a quelle stupende serate: i Pink Floyd, John Lennon, Mina, Lucio Battisti, Mia Martini, Bob Marley, Cat Stevens, Barry White, Led Zeppelin, Julio Iglesias, i Bee Gees, i Pooh, Riccardo Cocciante, Stevie Wonder, Santana, la P.F.M., gli Eagles, i Genesis ecc.

E poi c’era il mangiadischi, abbiamo ancora nelle orecchie il rumore dello scatto che faceva un disco al momento della sua estrazione.

Il mangiadischi era un vero cult degli anni 70 ma con una sorte ben segnata. Terminata infatti la produzione dei quarantacinque giri, il mangiadischi è stato costretto a cedere il passo a strumenti tecnologicamente più avanzati.

Un altro ricordo indelebile sono stati i fotoromanzi, ricordo che mia sorella li leggeva sempre e a casa si trovavano ovunque: nei cassetti, nell’armadio, sui tavoli. Un vero cult dove le storie si leggevano e si vedevano sul cartaceo: storie con lieto fine e storie con un finale drammatico.

Ma di questo e d’altro parleremo un’altra volta.

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Da un articolo firmato Vittorio Agostino... un regalo by Pietro Perri.

Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

sabato 4 giugno 2016

Scherzi a San Fili negli anni Sessanta.



Nella foto a sinistra: San Fili 1956 - Giuseppe e Nuccia Giglio nel loro emporio in piazza Caserma.

Riporto di seguito l'articolo a firma di Nuccia Giglio-Carlise apparso nel mese di maggio del 2009 sul Notiziario Sanfilese ovvero sul bollettino dell'Associazione culturale "Universitas Sancti Felicis" di San Fili.

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Scherzi a San Fili negli anni Sessanta.

Di Nuccia Giglio Carlise.

Nei primi anni Sessanta San Fili era un paese abbastanza tranquillo; poche le macchine e pochi i televisori.

La gente amava trascorrere le serate riunendosi in casa di amici o in qualche locale pubblico. Uno di questi era il negozio di mio padre Giuseppe situato vicino il bar Sammarco.

I più assidui frequentatori del locale erano: Rocchino Speziale, mastro Peppino Mazzola, Eugenio Aiello e qualche volta Marchesani (il padre di Domenico).

Mio padre nel negozio aveva un po' di tutto: roba di cartoleria, libri scolastici, articoli da regalo, giornali, riviste, etc.

Aveva anche il banco per il Lotto, Totip e Totocalcio. I suddetti amici si ritrovavano la quasi ogni sera per giocare al Lotto, per preparare sistemi e discutere del più e del meno.

Un giorno Eugenio Aiello, che era il più allegro di tutti, propose a mio padre di fare uno scherzo a mastro Peppino: fargli credere di aver vinto al Lotto.

Naturalmente loro sapevano i numeri che lui aveva giocato. Così prepararono una radio, la truccarono per l'occasione e scelsero me come complice per leggere i numeri vincenti.

Quando arrivò la sera dell'estrazione io, nascosta nel retrobottega, annunciai i numeri fasulli ad uno ad uno.

Appena mastro Peppino si rese conto che il primo numero era lo stesso di quello da lui giocato, come pure il secondo, il terzo, il quarto ed il quinto, credette naturalmente di aver vinto e, non potendo più contenere la gioia, si tolse il cappello (era d'inverno), lo lanciò in aria ed esclamò: "Isola, ho fatto cinquina!”.

Poi, salutò allegramente gli amici e se ne tornò a casa per dare la bella notizia alla moglie.

La sera stessa l'ideatore dello scherzo decise che era meglio dire la verità a mastro Peppino e gli mandò un ragazzo a casa per comunicargliela.

Inutile descrivere la reazione del nostro mastro Peppino che prima rimase deluso e poi, in un impeto di rabbia, tirò giù dal tavolo di cucina (apparecchiato per la cena) la tovaglia mandando a terra piatti e bicchieri.

Per un po' di tempo non si recò nel negozio di mio padre ma la rabbia sfumò presto e dopo pochi giorni mastro Peppino tornò a riunirsi con gli amici di sempre.

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Un caro abbraccio a tutti by Pietro Perri.

… /pace.

venerdì 3 giugno 2016

Universitas Sancti Felicis”: il perché di un nome.

Dal NOTIZIARIO SANFILESE del mese di giugno 2006... by Pietro Perri.
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Perché una Associazione culturale dovrebbe chiamarsi “Universitas Sancti Felicis”?
Perché “Universitas” e perché “Sancti Felicis”?
Semplice: perché coloro che le hanno dato vita, malgrado a volte possa sembrare il contrario, amano tantissimo la comunità e la terra in cui vivono e operano quotidianamente.
“Universitas Sancti Felicis” infatti, non è il nome dell’ennesimo ateneo calabrese ma semplicemente uno dei tanti nomi che nella storia ha “delimitato” il territorio ed il popolo di San Fili.
Siamo in tanti a ricordare (e sono in tanti a volercelo rammentare) San Fili come “casale di Sancti Felicis” nel territorio di Rende ma pochissimi ad ammettere che San Fili in passato è stato anche una “Universitas”, una città libera (?) con una sua autonomia (?) politica ed amministrativa ed un suo “parlamento”.
Il termine Universitas che nel medioevo si era sostituito come termine giurisdizionale al Municipio, altro non indicava se non un “comune a sé stante”: istituzione tra l’altro tipica del Regno di Napoli (e San Fili ha fatto parte del Regno di Napoli).
L'Universitas Civium identificava efficacemente un aggregato urbano che vedeva così riconosciuta dal potere regio la sua importanza economica e civile con l'attribuzione di magistrature municipali.
Perché abbiamo voluto riprendere il significato antico di Universitas, "totalità, insieme di cose, di persone, di rapporti giuridici" ma anche "insieme di persone associate"?
Totalità intesa come libertà di pensare e di ricercare su tutti i temi del presente, associazione di persone che non pongono limiti ai loro interrogativi, associazione di "non sapienti". Che vogliono sapere di rapporto tra lavoro e democrazia, di conflitti sociali e delle loro forme, di musica e libertà, di arte in generale, d'intreccio tra memoria storica e agire politico.
E poi perché essendo di San Fili siamo anche cittadini della città di “Sancti Felicis”.
Nel 1806 il Regno delle due Sicilie subì la colonizzazione francese e tale, nel proprio riordinamento amministrativo (siamo nel 1811), sostituì il termine “Universitas” col temine “Comune”.
Un termine, questo secondo, che seppure pone tutti i cittadini su uno stesso livello (comune – uguale – livellato – di tutti) finisce per azzerare anche il concetto di meritocrazia, cosa che comunque in una società civile non dovrebbe accadere. Nelle società in cui si azzera la “meritocrazia”, infatti, sovente sono gli stupidi a prendere il controllo del tutto, incluso di noi stessi.
La scritta “Universitas Sancti Felicis” compare ancora oggi sullo stendardo del Comune di San Fili.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

lunedì 30 maggio 2016

Prima o poi qualcuno, scendendo per la cava nella frazione Bucita... si romperà le corna (magari senza neanche averle).

Proprio così: il rischio incombe sui tanti amici e compaesani della frazione Bucita.
Prima o poi qualcuno si romperà le corna... (magari senza neanche averle) e ciò gli succederà scendendo per la cava (mi dicono si ci chiami così nel tratto - scisa? - che collega via Danise con via santa Lucia nella frazione Bucita di San Fili).
Parlo - per meglio spiegarmi (almeno lo spero) - del tratto di viottolo cui si accede difronte alla famosa fontana (appunto di via Danise) e da cui ci si trova dritti dritti catapultati nella via che prende il nome dalla omonima chiesa... dedicata a santa Lucia.
Ai piedi di uno dei tanti tratti in scalinata in cui ci si imbatte percorrendo tale viottolo, infatti, ecco ritrovarci (in pieno centro abitato) in una sconcezza che nessuno di noi vorrebbe mai vedere... e forse è proprio per questo che noi amministratori comunale e relativi consiglieri (siamo undici: il sindaco più sette di maggioranza e tre di minoranza o di opposizione che dir si voglia) evitiamo di passare tali zone.
Dopotutto... occhio non vede cuore non duole.
E suppongo che da tali zone non passino neanche dipendenti comunali (o di aziende convenzionate che comunque svolgono servizi per conto del Comune di San Fili quali gli stessi addetti alla raccolta dei rifiuti solidi urbani). Perché diversamente qualcuno di loro avrebbe segnalato il vergognoso problema ai competenti uffici del nostro Comune ed i competenti uffici del nostro Comune - ne sono più che certo - sarebbero prontamente intervenuti per risolvere tale problema.
Eppure... chissà... forse in un’altra vita mi sembra, anche se in via puramente verbale, di aver segnalato almeno io tale sconcezza: ne ho parlato con qualche dipendente comunale ed anche con un consigliere comunale che si era qualificato come un delegato a tali problemi. Ma parlo di circa un anno addietro... e quindi per quel che mi riguarda il problema era definitivamente archiviato.
Archiviato? ... si, per me! ... ma non per chi quotidianamente si trova a passare da tale punto e che... prima o poi, scendendo per la cava nella frazione Bucita... si romperà le corna (magari senza neanche averle).
A proposito, ma di quale sconcezza sto parlando?
... parlo di una fuoriuscita d’acqua che, per il fatto di non essere stata opportunamente “convogliata” ha creato un vero e proprio pantano (con tanto di muschio, melma, fango e chi più ne ha più ne metta) nel bel mezzo del centro storico della frazione Bucita del Comune di San Fili.
Una Sconcezza (decisamente con la S maiuscola) che non solo si presenta come una vergogna per una paese civile (oltretutto risolvibile con lavori in economia per una cifra sicuramente alquanto ridicola per un paese che può pensare di prendersi il lusso di sprecare ancora decine di migliaia di euro per alcuni lussi di cui potrebbe e dovrebbe fare a meno... circa cinquantamila euro per la piscina comunale, ad esempio. Senza parlare del finanziamento di strani progetti culturali di nessuna utilità né presente né futura per chi - tra noi - paga le tasse... e non mi riferisco a progetti di due o trecento euro) rischia di creare non pochi problemi alla cittadinanza amministrata.
Credetemi, non volevo scrivere questo post ma un caro amico della frazione Bucita (che, vi assicuro, non mi ha neanche votato alle ultime comunale... e lo ringrazio per avermelo detto – prima, durante e dopo la tornata elettorale - e per questo lo stimo di più) mi ha invitato a vedere lo stato dei luoghi incriminati. L’ho visto e... mi sono vergognato.
A chi ha ottenuto i voti dei nostri compaesani della frazione Bucita (siano essi componenti della maggioranza o della minoranza o magari rimasti fuori del Consiglio comunale) li pregherei comunque di farsi una passeggiata ogni tanto per le vie della frazione stessa... e non solo di tale frazione ma dell’intero territorio comunale: chi ci ha votato (anche contro) merita tutto il nostro rispetto.
Lo stesso rispetto che dovrebbero ovviamente portare i dipendenti comunali (o di aziende che collaborano col Comune e che sono quindi pagati con soldi pubblici) nei confronti della Comunità Sanfilese tutta.
Perché tutti meritiamo, una volta ogni tanto, di sentirci dalla parte giusta: quella di cittadini e non di sudditi.
Anche a San Fili.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... si vis pacem para bellum!

giovedì 12 maggio 2016

Riuscitissimo il primo raduno di bikers in territorio di San Fili.

Una domenica mattina del tutto inconsueta quella che si è vissuta a San Fili il 3 aprile 2016: alle ore 9 piazza san Giovanni era letteralmente invasa da un vero e proprio plotone di... centauri a cavallo delle loro preziose mountain bike. A dire il vero più che di centauri in questo caso dovremmo parlare di bikers, il che, per noi sanfilesi profani della materia, poco cambia.
Gli eroi della due ruote non motorizzata (circa un centinaio), e quindi altamente ecologica, erano giunti a San Fili da diverse parti non solo della provincia di Cosenza ma dell’intera Calabria. E pensare che per farli ritrovare ai piedi del nostro stupendo Monumento ai Caduti (opera del maestro Tommaso Leoni da Pietrasanta) sono bastate- a sentire gli organizzatori della stupenda giornata -  qualche telefonata ed un po’ di passaparola tra amici. E tra i circa cento, ma forse anche oltre, amanti della mountain bike ritrovatisi a San Fili il 3 Aprile scorso c’erano anche due degne rappresentanti del gentil sesso.
Foto scaricata dal diario Facebook 
di Giovanni Primerano.
Un gruppo, quello dei bikers (... dilettanti?) sanfilesi, decisamente rappresentato anche in occasione di questa stupenda passeggiata ciclo turistica dal sapore tutto... made in San Fili. Tra questi troviamo infatti i nostri compaesani Angelo Pesce, Federico Zuccarelli, Roberto Storino, Marco Maida, Stefano Aquino, Vincenzo Aliberti ed Orazio Blandi.
Il percorso da coprire è stato all’incirca di una trentina di chilometri. Si è partiti ufficialmente da piazza san Giovanni (qualcuno attendeva il grosso del gruppo nella zona denominata “Macchia posta” ovvero al bivio per Paola) e si percorreva la vecchia statale 107 in direzione del valico Crocetta. Giunti al bivio per la località Acquatina (un paio di chilometri prima di giungere al valico Crocetta) si è inforcato un tratto di strada non asfaltata e si è proseguito per la zona denominata Crocicchio. Diverse sono state le zone ricadenti nel territorio sanfilese, tutte decisamente stupende dal punto di vista naturalistico, nel corso di questa sicuramente, per i partecipanti, indimenticabile passeggiata in mountain bike: ponte Sproviere, Croce Verranco (che si trova a 1181 metri sul livello del mare), il rifugio di Varco Ceraso e via dicendo. Non è mancata tra l’altro una piccola toccata alle “jumiceddre” e quindi ad uno dei guadi del nostro bellissimo torrente Emoli.
A garantire un minimo di sicurezza ai ciclisti impegnati nell’accattivante percorso ci hanno pensato alcuni e liberi cittadini forniti di fuoristrada e di ricetrasmittenti per tenersi continuamente in contatto fra loro. Tra questi volenterosi compaesani ricordiamo gli amici Gianni Saggio, Michele Riggio, Francesco Argentino, Carlo Spizzirri, Antonio Cersosimo e Attilio Parise.
Fotografo (quasi ufficiale) dell’intera manifestazione il sempre presente Pietro Perri... alias lo scrivente.
Il punto ristoro è stato curato dal bravissimo Antonio Cesario del “Bar degli Amici”, ovviamente di San Fili.
Chi poi ha voluto concludere in bellezza la giornata si è potuto rifocillare, con un modico contributo, in un agriturismo che si trova poco al di sotto del valico Crocetta.
La giornata è stata favorita anche da una temperatura ottimale. Un’esperienza, a sentir parlare diversi partecipanti alla stupenda passeggiata tutta sanfilese in mountain bike... sicuramente da ripetere.
E noi? ... credeteci: ci saremo.
Resta ovviamente una domanda: quando, a San Fili, visto le premesse, nascerà un circolo di amanti della mountain bike?
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

giovedì 5 maggio 2016

Ricordando l’insegnante Maria (Alba) Ruffolo.



Nella foto a sinistra: prima elementare - anno scolastico 1968/1969 - insegnante Maria (Alba) Ruffolo. Ricordo come un sogno che quel giorno l’insegnante non volle farsi fotografare con la nostra aula. Mi sembra che la motivazione fosse legata al fatto che ne aveva fatte già tantissime di foto con i suoi alunni. L’insegnante cercò di portarci tutti alla conclusione del ciclo scolastico. Per lei ogni alunno perso per strada era una freccia che la colpiva dritta al cuore. Quasi il dover ammettere un suo fallimento. La foto se non vado errato venne scattata dallo studio fotografico di Egidio De Luca.

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Nel mese di marzo 2016 è passata a miglior vita l'insegnante ("signora maestra") delle Scuole Elementari... Maria (Alba) Ruffolo.

Grazie all'amore per la sua professione (più una missione a dire il vero per lei che una professione) in tanti sanfilesi abbiamo imparato a scrivere, a leggere... e qualcuno anche a pensare con la propria testa.

Io, nei cinque anni che l'ho avuta come insegnante nell'edificio scolastico di via Marconi, grazie a lei - o forse per colpa sua, sarebbe più il caso di dire - sono rimasto abbagliato nel capire/subire la magia che scaturisce da una penna (magari nera bic) che imbratta un foglio di carta bianca: il nulla prende forma sotto i tuoi occhi e tu ti illudi pure che il risultato sia frutto ella tua mente; tu t’illudi che la tua mano guidi la penna mentre traccia una linea piena di punti, stacchi, rialzi, semplici macchie che immortalano la tua vita o la vita degli altri o danno vita all'inesistente che diventa personaggio al pari dei personaggi in cerca d'autore di pirandelliana memoria.

Capii, grazie all'insegnante Maria (Alba) Ruffolo, il potere della scrittura. me ne feci avvincere e ne restai prigioniero per sempre... e lo sono tutt'ora! Anche se ora le mie dita non bloccano più una penna nera bic... ma battono inarrestabili sulla tastiera di un notebook che materializza su un foglio - sempre e comunque bianco - virtuale pensieri senza senso.

Perché la vita è un foglio bianco su cui scivola la punta, sempre meno sazia d'inchiostro, d'una penna nera... bic: la penna nera bic che mi ha insegnato ad usare l'insegnante Maria (Alba) Ruffolo, anche e sopratuttocol supporto di qualche non sempre meritata staffilata.

Mi resi conto del potere della scrittura (che sarebbe o meno diventata la mia strada) quando ancora frequentavo la terza elementare... in quell'edificio scolastico su via Marconi a San Fili.

Quel giorno? ... tema in classe... o forse era una semplice composizione: Cosa vorresti fare da grande o... parla dell’importanza lavoro nella vita degli esseri umani.

Non ricordo bene il titolo ma il senso era esattamente questo.

Da buon figlio di un sacrestano per hobby (mio madre Salvatore per circa mezzo secolo è stato il collaboratore del parroco del paese nella chiesetta della Madonna del Carmine o del Monte Carmelo) non potevo non conoscere le basi della religione giudaico-cattolico-cristiana. A partire dall'inizio, ovvero dalla genesi.

E quindi non potevo non sapere di chi era la colpa di una traccia per un tema o una composizione come questa: la donna ancora doveva nascere e già aveva segnato il triste destino dell'Umanità.

Lo svolgimento della traccia iniziava più o meno in questo modo:

"Dio creò l'Universo, creò la terra con tutte le sue creature, creò i laghi, i fiumi i mari e le montagne, creò l'uomo e... creò la donna. La donna mangiò la mela ed... eccoci a svolgere un tema sull'importanza del lavoro dell'uomo" e del desiderio di noi alunni delle Scuole Elementari di San Fili, agli inizi degli anni settanta del ventesimo secolo, di fare, da grandi, proprio quel tipo di lavoro.

Ergo?!? … se la donna non avesse mangiato la mela l'uomo non avrebbe avuto bisogno di lavorare né sicuramente il desiderio di fare alcunché se non godere di ciò che Dio gli aveva messo a disposizione.

Dopotutto fino a quel momento eravamo graditi ospiti dell’Eden, del paradiso terrestre.

Ricordo ancora quando la "signora maestra Maria (Alba) Ruffolo" leggendo quel cappello allo svolgimento del mio tema usci fuori dall'aula e chiamò a raccolta gli altri insegnanti a portata di mano: doveva portare loro a conoscenza di ciò che era riuscito a scrivere un proprio alunno della terza elementare.

Personalmente all'inizio fui preso da un certo timore: "Vuoi vedere", pensavo tra me e me, "che adesso me le darà di santa ragione perché ho offeso le Sacre Scritture con questo mio... primo sproloquio?"

E invece no.

Dopo un po' (notando che gli altri insegnanti si complimentavano con la mia "signora maestra" per la mia arguzia letteraria) iniziai ad apprezzare il piacere del palcoscenico: scrivendo, con trovate intelligenti o estremamente stupide, capii quel giorno che si poteva essere senza grandi sforzi al centro della scena.

E poi, credetemi, tutto ha un inizio - incluso la stupidità umana - ma solo la scrittura, nel mondo degli umani o quantomeno degli esseri intelligenti o pseudo intelligenti, non sempre ha una fine.

Ancora grazie, anche se con un po' di ritardo, carissima "signora maestra" Maria (Alba) Ruffolo per il regalo che mi hai fatto a cavallo degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso... gradito regalo che ancora porto... sulle punte delle dita che, incapaci ormai da tempo di stringere una bic nera, battono incessantemente sula tastiera di un freddo... notebook d'ultima generazione.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... si vis pacem para bellum!

sabato 16 aprile 2016

C’era una volta a San Fili... il carnevale: la farsa. (2)

Nel “Notiziario Sanfilese” del mese di Febbraio e nel mese Marzo del 2016 ho riportato in vita (?) la farsa di carnevale “Za Cassanta” messa in sena per le piazze ed i vicoli di San Fili nel lontano Febbraio del 1950.
Il trascrivere la stessa ed il riportarla anche se su un insignificante volantino da divulgare gratuitamente tra compaesani in effetti è un modo come un altro che mi permette di affermare, senza paura di essere smentito, d’aver salvato un seppur insignificante... ulteriore briciolo di memoria storica della nostra Comunità: la Comunità Sanfilese nel mondo.
Anzi, visto che a salvarla è stato in effetti agli inizi degli anni Ottanta del XX secolo il compianto Francesco “Ciccio” Cirillo sul suo Bollettino del San Fili Fraternity Club of Westchester”, a dir la verità... ri-salvato.
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Ritrovando il “Bollettino del San Fili Fraternity Club of Westchester, Inc.” su cui Francesco “Ciccio” Cirillo aveva riportato la farsa di carnevale tenutasi a San Fili nel mese di Febbraio del 1950 almeno due cose mi hanno convinto a riproporla sul nostro “Notiziario Sanfilese”: 1) la completa assenza d’iniziative pubbliche o private lungo corso XX Settembre nel periodo carnascialesco che ci siamo appena lasciati alle spalle e 2) il ritrovare tra i personaggi o le semplici comparse che hanno dato vita a tale rappresentazione tanti nomi a me - e credo a buona parte della Comunità Sanfilese ancora sparsa per il mondo - familiari.
Il mitico Andrea "Brunello"
Commis.
Tanti purtroppo passati, spesso anche tragicamente ed immaturamente, a miglior vita e qualcuno ancora fortunatamente vivo e vegeto tra noi. Un nome per tutti: Andrea “Brunello” Commis... lo sfortunato Fabrizio ovvero uno tra i personaggi più importanti nella farsa “Zia Cassanta”.
Cosa c’è di meglio dal poter porre, con uno come me che cerca di salvare un po’ di memoria storica della nostra Comunità, alcune domande in merito all’organizzazione ed allo svolgimento della citata recita se non ad un testimone vivente... sessantacinque anni dopo?
Ed è così che sono venuto a sapere che: nelle piazze o nei larghetti in cui veniva tenuta la recita la gente si disponeva in cerchio al cui interno entravano i personaggi di volta in volta interessati dalla scena; Francesco “Ciccio” Cirillo alias Pulcinella si faceva largo annunciando la sua entrata in scena soffiando ripetutamente in un fischietto; il suggeritore alias Serafino Serpe si muoveva addosso ad un ciuco; i vestiti seppur i nomi dei personaggi dessero ad intendere il contrario erano ricavati alla buona con roba vecchia di proprietà degli stessi personaggi.
« Ci vollero circa tre mesi », mi ha raccontato  Brunello Commis, « per preparare il tutto.
Quel giorno, debitamente vestiti, uscimmo dalla casa de Giuvann’e Catalanu e facemmo la nostra prima recita proprio vicino all’abbeveratoio nei pressi del bivio per la frazione Bucita.
La casa de Giuvann’e Catalanu si trovava ad una cinquantina di metri dal bivio. Oggi non esiste più perché è da tempo crollata ed il punto in cui si trovava è stato in parte assorbito dalla carreggiata stradale.
Altre rappresentazioni della farsa le facemmo, sempre e solo in quello stesso giorno, in piazza san Giovanni, mmienz’u puontu, aru timparieddru (n.d.a.: incrocio tra via Umiltà e via Destre), in piazza Rinacchio e aru Spiritu Santu. »
Sempre dalla viva voce di Andrea “Brunello” Commis vengo a sapere che il testo della farsa di carnevale “Zia Cassanta” seppur originale è più vecchio di quel che si potrebbe pensare. A dettarla a Ciccio Cirillo infatti in quell’occasione fu lo stesso padre di Andrea Commis. Stando a questa ulteriore precisazione la farsa dovrebbe risalire almeno ai primi anni del XX secolo.
In questi giorni (fine Febbraio 2016) ho provato a cercare qualche ulteriore informazione sulle farse di carnevale in generale e su quella sanfilese in particolare. Inutile dire che per quanto riguarda il secondo punto la risposta di Google, il più famoso motore di ricerca del web, è stata del tutto negativa. Per quanto riguarda invece il primo punto... sorpresa: in tanti paesini della Calabria, dopo anni di oblio assoluto, si stanno riprendendo le recite, ovviamente in periodo carnascialesco, delle vecchie farse di carnevale. Farse diverse paese per paese.
Inutile dire che la farsa “Zia Cassanta” non fu più ripetuta, dall’ormai lontano 19 Febbraio del 1950, tra le strade ed i vicoli del nostro amato/odiato paesino... ma chi può dire che ciò non possa avvenire in un futuro prossimo?
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
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