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mercoledì 28 ottobre 2015

Il mio funerale - Quasi una poesia... by Pietro Perri.

Foto a sinistra: Copertina della raccolta di poesie “Solfeggi – ovvero – Opinioni Opinabili” di Pietro Perri.

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Dalla Raccolta di poesie “SOLFEGGI - OVVERO - OPINIONI OPINABILI” di Pietro Perri. La raccolta (in e-book) è acquistabile sulla piattaforma Amazon.

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Quando è stata recitata la prima volta questa poesia in pubblico, era un continuo toccare di chiavi, corni e similari. E vi fu più di un giustificato motivo per questo susseguirsi di atti di scongiuro. Dopotutto... non è vero ma ci credo. E credendoci... prevenire sarà comunque pur sempre meglio che curare.

Uno dei motivi? la recita in susseguirsi di due componimenti che avevano come filo logico la morte dell'autore: dal suicidio all'ipotetica morte accidentale con conseguente... il mio funerale.

La sera stessa veniva recitata anche la poesia 'a livella di Totò. Non ci fu, in tale caso, alcun continuo toccare di chiavi, corni e similari, malgrado 'a livella e il mio funerale, seppur in altri termini ed in altra arte, dicano esattamente la stessa cosa.

Entrambe, la mia e quella di Totò, raccontano, in un'ipotesi alquanto azzardata, "il proprio funerale": Totò che nelle maschere del marchese e del netturbino racchiuse l'essenza della propria vita (diviso tra il rincorrere quella nobiltà che gli fu tolta alla nascita e la consapevolezza schiacciante della sua natura clownesca) ed il sottoscritto stufo e nauseato di doversi cibare della quotidiana razione d'ambiguità umana.

Totò (netturbino) che dice a Totò (marchese) "Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive: nuje simmo serie... appartenimmo 'a morte!". Il protagonista de "il mio funerale" che cede “senza invidia, a te che resti vivo, il nuovo giorno", purché gli fai il piacere di startene a casa il giorno del suo funerale, tenuto conto che non sei neanche stato invitato.

Avete presente un funerale di paese: davanti alla chiesa c'è tutto un vociare di politica, di perbenismo, di affari strettamente personali, di malignità di vario genere... tutto tranne che raccoglimento in commemorazione al defunto (che in alcuni casi viene anche spettegolato).

E poi? ... avete fatto caso a come ci si fa in quattro per intrufolarsi nel mezzo della fila: prima si danno le condoglianze e prima si va a casa? ... ci sono alcuni (alcune in particolare) che sono veri maestri in proposito. Si sforzano d'arrivare primi e non ci riescono quasi mai: i primi saranno sempre i morti e quando sarà il loro turno, non potranno vantarsene con nessuno.

Infine, terminato il pesante rito delle condoglianze, da ottimi discepoli di Pilato, subito a lavarci le mani... sempre, dalle nostre parti, dopo essere stati ad un funerale. Perché, lo sappiamo bene, non possiamo portare la morte dentro casa nostra.

E allora ... "che il mio funerale sia solo mio", "Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive".

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Che il mio funerale
sia solo mio,
che non mi sia compagna,
almeno in questo giorno,
l'umana ambiguità.

Lasciate senza rimpianto
le lacrime nel cassetto,
lasciate i ricordi inventati
almeno in questo giorno,
lontano dal mio feretro.

Che il mio funerale
sia solo mio,
che chi non mi rispettò in vita,
or che non lo vedo... nudo,
mi privi di volgare presenza.

Son morto senza rancore,
chiedendo perdono a Dio:
per me, e a chi offrii il mio male,
son morto, e questo basti:
domani è un nuovo giorno.

Son morto senza rancore,
chiedendo perdono a Dio,
domani è un nuovo giorno,
lo cedo senza invidia...
a te che resti vivo.

Che il mio funerale,
sia solo mio,
che non mi sia compagna,
almeno in questo giorno,
l'umana ambiguità.

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Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.

... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!


N.B.: la prima volta che fu recitata in pubblico la surriportata poesia (?) a prestare la voce ai miei versi vi fu il caro indimenticato Salvatore Turuccio Mazzulla. L'occasione fu una serata di poesie (incontro tra un variegato gruppo di convinti poeti) tenutasi  verso la fine degli anni Ottanta del secolo scorso nel Teatro Comunale di San Fili.

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