Foto a sinistra (by Pietro Perri): Ponte di Crispino sul torrente Emoli in
territorio di San Fili. Ponte in pietra a due arcate realizzato quasi
certamente in epoca medioevale.
Articolo pubblicato sul Notiziario
Sanfilese del mese di agosto 2021... a firma di Pietro Perri.
La luce elettrica a San
Fili. (4/6)
(di Pietro Perri)
(continua dal mese di luglio 2021)
«Poi l'onorevole Ministro s'intrattenne mezz'ora in casa Miceli dove furono
serviti dei rinfreschi, caffè e liquori.
I1 popolo fece una dimostrazione piuttosto imponente al grido di: Vogliamo
la ferrovia Cosenza - Paola!
Il Ministro promise in modo da non lasciare dubbi che l'appalto per 1a
ferrovia Cosenza - Paola sarà indetto certamente in quest'anno.
Indi si proseguì il viaggio per Cosenza».
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Ma ritorniamo al 3 dicembre del 2005 quando, non senza gli scetticismi del
caso, noi dell’Associazione culturale Universitas Sancti Felicis di San Fili in
collaborazione con le terze classi dell’Istituto comprensivo Statale del nostro
borgo e con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, siamo riusciti ad
organizzare un apprezzabile convegno al fine di commemorare degnamente il primo
secolo della luce elettrica a San Fili.
Chi aveva reso possibile tutto ciò, in particolare Giuseppe ed Alfredo
(padre e figlio) Cannataro, lo meritava. Dopotutto San Fili fu uno dei primi
comuni (se non il primo) della provincia di Cosenza ad apprezzare i piaceri
della luce elettrica... sicuramente prima della città dei Bruzi.
Tale convegno è stato possibile anche grazie all’uso del materiale (fotografico e/o di memoria popolare debitamente trascritta) raccolto nel corso di una intera vita e messoci a disposizione (come Comunità Sanfilese) dal compianto e fortunatamente non ancora dimenticato Francesco “Ciccio” Cirillo.
Personalmente, quando ho fatto parte della “Commissione per la toponomastica”
di San Fili (dal 2011 al 2015), avevo proposto di intitolare una via a
Francesco “Ciccio” Cirillo proprio al fine di onorarne la memoria ma, per
qualcuno, sembra non fosse abbastanza titolato per un tale onore.
E pensare che in tempi più o meno recenti a San Fili si sono intitolate via
a bravissime persone ma, permettetemi questa polemica, pur sempre e solo delle
bravissime persone come il 90% dei componenti della nostra comunità... presente,
passata e quasi certamente futura.
Ad aprire e concludere il convegno sul tema “C’era una volta a San Fili -
1905/2005: cento anni di luce” ci pensai io.
Per fare un resoconto documentale di ciò che sono riuscito a salvare di
quel convegno inizierò in questa uscita del nostro bollettino mensile (il
Notiziario Sanfilese) con riportare le conclusioni, non che trassi ma che mi
ero opportunamente preparato, al convegno stesso.
A tali conclusioni diedi titolo “Un museo a cielo aperto”.
Perché, ammettiamolo una volta per tutte, San Fili, come gran parte della
Calabria, è...
* *
*
Un museo a cielo aperto.
Di Pietro Perri.
Come ogni convegno (commemorativo o meno) che si rispetti, anche quello
organizzato dall’Associazione Culturale “Universitas Sancti Felicis” in
collaborazione con l’Istituto Comprensivo Statale (in particolare delle terze
classi della Scuola Media Statale “V. Miceli”) e patrocinato dal Comune di San
Fili, ha l’obbligo, avvicinandosi alla conclusione dei propri lavori, di
lanciare uno o più messaggi, una o più proposte operative future, sia a quanti
siedono al tavolo della presidenza che all’uditorio tutto.
E allora… credo valga la pena seguire mentalmente il percorso che segue il
tracciato operativo, funzionale delle due centraline storiche del paese: quella
degli inizi del XX secolo e quella del 1924, quella che ha visto protagonista
indiscusso Giuseppe Cannataro e quella che ha visto lo stesso co-protagonista
assieme al figlio Alfredo.
Un percorso, una stupenda passeggiata, che già in altri tempi e con
un'altra Associazione (n.d.r.: la Pro Loco di San Fili) io stesso ho
chiamato “Du mulinu de fate aru tesoru du Canalicchiu”, oltre due
chilometri di indiscusso valore storico e culturale che di fatto potrebbero
essere adeguatamente ripresi e diventare un museo a cielo aperto.
Due chilometri cui potrebbero benissimo essere allungati di altri due
chilometri se ci riallacciamo all’attuale centralina idroelettrica di San Fili
(quella all’incirca “sutt’a turr’e Cucunatu” (ossia ai piedi del ponte
di Santa Venere) o ancor più sotto (in zona Profico - sempre in territorio di
San Fili) ai resti del mulino di Napoletano e quindi al terzo ponte in pietra
che si trova lungo in corso del fiume Emoli in territorio di San Fili.
Quest’ultimo ponte importantissimo per la storia della nostra comunità e
dell’intera provincia in quanto, ricollegandosi al cosiddetto “tracciato dei
vescovi”, collegava Nogiano (Rende) con San Fili e quindi Cosenza con San
Lucido, con il mare.
Ben tre ponti in pietra, dicevo (quello delle Jumiceddre, quello di
Crispino e quello del mulino di Napoletano), lungo il percorso: quello delle Jumiceddre
(utilizzato dai monaci della Catena) che sembra essere uscito da un
presepe; quello di Crispino (stupendo, con le sue due arcate), e quello del
mulino di Napoletano, che ricorda tantissimo un ambiente medioevale o i
classici paesaggi alla Robin Hood.
Sempre in questo tracciato, che voglio iniziare dalla “villa degli
Emigranti” (aru Curc’e Catalanu, dove tra l’altro si possono incontrare un
gruppo di fate) e percorrere scendendo appunto al ponte delle Jumiceddre,
troviamo tutta una serie di resti (alcuni in buone condizioni) di mulini ad
acqua: di Costantino, delle Fate, Crispini, Napolitano e forse
qualcuno l’ho pure dimenticato.
Il luogo dove sopravvivono i resti della seconda centrale Cannataro
dopotutto è denominato “Chjianu di mulini”, a sottolineare che in quella
zona di mulini ce n’erano più di uno in funzione in altri tempi. E le stesse
due centrali storiche erano ricavate da una “riqualificazione” di vecchi mulini
ad acqua.
Pensiamo poi, alla salita (o scisa?) della fontana di Palazia (che
entrerebbe, sia la via che collega piazza San Giovanni con il fiume che la
stessa fontana, nel tracciato turistico), al bacile (o bacino della prima
centrale Cannataro) che tra l’altro rifornisce l’attuale centrale idroelettrica
sotto le Volette.
Da piccolo “u bacile”, assieme ai miei compagni d’avventura, lo
chiamavamo “a cascata”. Stupenda quella brezzolina che produceva (e produce)
l’acqua dell’Emoli cadendo ai piedi della piccola diga (oltre 3 metri) e ti
finisce delicatamente in faccia. Vorresti stare in quel punto in eterno.
Proseguendo nel nostro cammino, eccoci giunti in prossimità del ponte di
Crispino. Siamo sul lato destro del fiume. Davanti a noi il ponte.
Viene normale girarci verso l’altra sponda e notare i resti del mulino di
Ottorino Perri, alle nostre spalle, nascosti tra le erbacce e le spine, i resti
(tufi decisamente unici) della fontana di Crispino.
Guardando in alto, il paese di San Fili sembra volerci cascare addosso...
ma è lì, ed in quella particolare posizione, ormai da secoli.
Sfiorando il ponte di Crispino (irrimediabilmente rovinato da sciacalli che
andrebbero relegati dalla società non solo sanfilese ma oserei dire universale),
si può ammirare la stupenda (si fa per dire, visto in quali condizioni si trova
oggi) scalinata realizzata con pietre di fiume.
Da tale scalinata si raggiunge l’entrata della galleria ferroviaria ai
piedi “du Canalicchiju” esattamente dove è sepolto lo storico
(fantastico) tesoro.
Non salgo per la scalinata, malgrado ne avrei tantissima voglia, e decido
di continuare (non dopo essermi dissetato alla fontana, nella mia passeggiata
lungo l’Emoli - non dopo aver salutato i resti mortali di Stella, che so essere
sepolti ai piedi del ponte di Crispino), ed eccomi prima giungere alla
centralina elettrica (recentemente rimessa in funzione) e finalmente al ponte
in pietra nei pressi del mulino di Napoletano (quello che ci porta a Nogiano).
Stupendo il ponte e stupendi i resti del mulino.
E’ a questo punto che decido di sospendere la mia avanzata stracolma di
ricordi e decido di intraprendere la strada del ritorno. La strada, asfaltata
verso la metà degli anni Sessanta, e che mi vedrà risalire fino a San Fili. A Frajapicu
trovo il ponte sulla ferrovia. Inutile dire quanto sia bello ed unico per la
nostra zona, per il nostro territorio. Ed anche un punto di fantasmi e spettri (spirdi).
Potrei decidere di rientrare seguendo il tracciato della ferrovia e risalire “u
Canalicchiu” dall’imbocco della ferrovia (mi ritroverei nell’ex piazza
Rinacchio attuale piazza Adolfo Mauro) o (perché no?) potrei anche raggiungere
San Fili passando all’interno della galleria e ritrovarmi “sutta u
Muragliune”.
A stringere il tutto sul proprio petto in un amorevole materno abbraccio,
l’anima di Stella, l’anima della “Fantastica”.
Che stupendo percorso, che stupenda passeggiata, che stupenda nuotata nella
memoria storica sanfilese.
Mulini, centrali idroelettriche, ponti in pietra, storico tracciato della
ferrovia, natura… che stupendo museo a cielo aperto: e non ci vorrebbe granché
(né grossi capitali) per realizzarlo, per renderlo operativamente ed
economicamente valido.
Questo almeno in un primo tempo, poi si potrebbe vedere se lo stesso non
possa diventare un valido volano per l’economia della nostra cittadina, almeno
nel periodo estivo.
(continua)
* * *
Un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!
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