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domenica 11 giugno 2017

Ricordi di un passato non tanto lontano: i catuoi.

San Fili centro storico - scorcio.
L’articolo che propongo in quest’occasione ed in questo spazio è stato scritto dall’amico e compaesano Luigi “Gigino” Iantorno ed è stato pubblicato sul Notiziario Sanfilese (il bollettino dell’Associazione culturale “Universitas Sancti Felicis” di San Fili) nel mese di maggio 2016. Parla dei... catuoi, ovvero del nostro recente passato. Dopotutto i catuoi a San Fili ufficialmente sono stati definitivamente eliminati agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso. Ufficialmente.
Ma cos’erano (o cosa sono) i catuoi? ... il termine è di origine greca e San Fili, come sappiamo tutti, ricade nella storica area della mitica Magna Grecia. E significa “stanza sottostante”. In tale stanza, di fatti un seminterrato o comunque una stanza a pianterreno, i nostri padri ed i nostri nonni ci allevavano gli animali... da allevamento: conigli, galline ecc. Necessarie, o comunque di ottimo aiuto, per il sostentamento alimentare del proprio nucleo familiare.
Ma... vi lascio all’articolo, ad una più analitica spiegazione del termine e soprattutto ai vivi ricordi di Luigi “Gigino” Iantorno.
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Quasi certamente ormai in tanti hanno dimenticato cos’erano i catuoi.
I catuoi erano dei locali posti al pianterreno delle abitazioni all’interno del centro abitato in cui venivano accuditi gli animali d’allevamento necessari al sostentamento alimentare delle famiglie: galline, maiali, capre, asini, pecore, conigli e via dicendo.
Al pianterreno, spesso dei seminterrati, gli animali ed al primo piano i locali dove si svolgeva tutta la vita della famiglia.
A San Fili almeno fino alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso tantissime case avevano un proprio catuoio.
Agli inizi degli anni Settanta anche la Comunità Sanfilese fu costretta ad adeguarsi alle norme sanitarie in materia e quindi a chiudere definitivamente l’epoca dei catuoi all’interno del centro storico.
Oggi, anche lungo corso XX Settembre, è ancora possibile ammirare alcuni resti di catuoi ma gli stessi ovviamente non rispondono più all’utilizzo cui erano destinati fino agli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. Tanti ex catuoi sanfilesi, infatti, oggi li troviamo trasformati in magazzini, in garage, in ulteriori preziose stanze adibite ad abitazione civile e persino in negozi e similari.
E non possiamo dire che non conservino un certo fascino di piacevole, per alcuni indimenticato, passato.
Inutile dire che l’odore ai tempi in cui i catuoi sanfilesi funzionavano a pieno regime e nel rispetto del fine per cui nascevano non era dei migliori. Ma chi ha vissuto in quei tempi c’era abituato e non ci faceva caso più di tanto. Anzi, il letame - un concime naturale potentissimo - prodotto dagli animali era considerato una ricchezza per le numerose campagne che circondavano il centro abitato di San Fili.
Anche la mia famiglia aveva un catuoio a disposizione. Ricordo che nello stesso allevavamo un maiale, una capra e delle galline. Ciò ci garantiva tantissimi buonissimi derivati della lavorazione del maiale, le uova fresche ed il latte. Per quei tempi una vera manna.
Il pavimento dei catuoi spesso era in terra battuta, in ciottoli o al limite ricavato con incastri di grosse pietre di fiume di opportuna grandezza.
Ricordo che i maiali spesso si divertivano a scavare, con l’uso del muso e delle zampe, dei fossi nel pavimento del catuoio e per evitare si usava inserire un anello di ferro nel muso dell’animale. Il tal modo la povera bestia, sentendo il fastidio del ferro, rinunciava all’impresa. I maiali sono degli ottimi scavatori ed hanno anche un ottimo fiuto tanto che in varie parti d’Italia sono allevati e utilizzati per la ricerca del pregiato tartufo.
In quei tempi non era strano vedere camminare dei maiali nei vicoletti del nostro borgo. Non raramente infatti i proprietari portavano i loro animali a pascolare in alcuni tratti di via Emoli o, imboccata tale via, nel collegamento che dalla stessa portava magari alla scesa del canalicchio o alle coste. Tale operazione veniva quasi regolarmente condotta dalle donne del paese che nel pascolare gli animali si portavano dietro anche qualche lavoretto da realizzare all’uncinetto.
Inutile dire che la bontà della carne del maiale di una volta era dovuta anche a ciò.
Agli inizi degli anni Settanta (quindi appena una quarantina di anni addietro), dicevo, la musica sul fronte igienico sanitario cambia anche a San Fili ed i Sanfilesi, qualcuno non senza polemiche e preoccupandosi tremendamente sul come avrebbe potuto vivere in futuro, dovettero dire addio ai propri catuoi: l’Amministrazione comunale in carica, ovvero la storica Torre con Orologio guidata dall’allora sindaco Alfonso Rinaldi, costretta dalle disposizioni tassative della vigente legge, ordinò ai propri concittadini di allontanare gli animali d’allevamento dal centro abitato.
Oggi, col senno di poi l’ammettiamo, non possiamo definire quel cambiamento epocale, ossia la dismissione dei catuoi all’interno del paese, una vittoria della civiltà.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

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