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domenica 3 agosto 2014

… si fa presto a dire fresa. (6)

... il giorno della "SAGRA DELLA FRESA SANTUFILISE" (ovvero il 22 Agosto 2014) si avvicina. Con ospiti di riguardo e con tanta voglia di stare assieme. E' quasi completato anche il tavolo della presidenza del convegno. Tra gli altri ci saranno la dottoressa Rosanna Labonia, lo chef Mario Molinaro, lo scrittore Anton Francesco Milicia e l'artista Pietro De Seta. E ci saremo anche noi dell'Associazione culturale "Universitas Sancti Felicis" di San Fili.
Tu... sarai dei nostri?
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Per far le frese si utilizzava lo stesso impasto della pitta (ovvero “pasta di farina schiacciata a forma sferica e cotta la forno”… non raramente con un bel buco al centro). Quest’impasto era leggermente più liquido dell’impasto fatto per il pane e non raramente qualcuno, allo stesso, aggiungeva un filo d’olio.
Seguite tutte le fasi previste (impasto, lievitazione, riduzione a piccoli pani, schiacciata con foro scentrale, primo passaggio in forno, divisione in due parti a metà cottura e secondo passaggio in forno) ed ottenute finalmente le frese, li si lasciava un attimo a prendere aria per farle raffreddare e dare la possibilità delle stesse di perdere un’ulteriore quantità di vapore acqueo prima di impilarle o metterle in qualche capiente cesta.
A casa, a seconda delle possibilità a disposizione, le frese li si metteva a riposare in una paniera o li si infilava, tramite il provvidenziale buco, in una canna che si fermava, ad una certa altezza, con degli spaghi o del ferro filato a qualche trave… ccussì cumu si facìa ccu re sazizze.
Le frese con l’utilizzo di farina bianca o quanto meno brunette (integrali… ccu ra caniglia dintra) li si mangiavano prettamente in estate ed in autunno. Quelle ottenute con la farina di mais (migliu) o altri cereali e/o frutti farinabili si preferiva, più per necessità che per piacere, ovviamente, utilizzarle d’inverno.
In primavera o in estate, negli anni antecedenti gli anni Settanta del XX secolo, non era raro vedere qualche nostro compaesano - mi rivolgo ai sanfilesi - dirigersi nelle campagne circostanti il nostro centro abitato… munito di una “pezza” (strofinaccio con dentro la colazione) in cui c’era anche qualche pezzo di fresa.
Era uno spettacolo, poi, osservare i nostri nonni in campagna, in occasione di notevoli raccolte ortofrutticole estive o quando dovevano lavorare la terra per prepararla alla nuova semina o alla mietitura del grano.
In quei particolari giorni non raramente - al momento del pranzo - si vedeva l’intera famiglia “allargata” (ovvero tutti i presenti piccoli inclusi) inzuppare magari il pane o, meglio ancora, le frese nell’unico grosso piatto centrale stracolmo d’insalata di pomodori (con cipolla e magari patate bollite ed opportunamente affettate) da cui, contemporaneamente, si servivano tutti.
Belli quei grandi piatti. A proposito, com’è che li chiamavano dalle nostre parti questi particolari piatti? ... riennitani o riennisani?
Erano decisamente altri tempi: sono passati appena una quarantina d’anni da allora (si era agli inizi degli anni Settanta del XX secolo) eppure... sembrano essere passati secoli. Sembra che certe immagini, a San Fili e non solo a San Fili, certi odori e certi sapori appartengano ad un’epoca che nessuno di noi “tra i meno” ha mai vissuto né rivivrà mai.
Inutile dire che anche nelle frese, almeno finché le stesse erano un’ottima alternativa al pane, c’era una certa diversificazione di destinazione sociale, almeno nel corso della prima metà del secolo scorso: le frese bianche erano destinate ai cosiddetti “signori” mentre le brunette (integrali) o quelle ricavate con farina di mais o altre farine di valore inferiore, o comunque considerate tali, erano destinate alle classi meno abbienti... se se le potevano permettere.
Oggi, com’è strana la storia, è proprio il pane - e quindi le frese - bruniettu (ovvero i prodotti integrali) ad essere più ricercato e quindi più costoso di quello realizzato con semplice, malefica farina bianca.
Dicono che ciò che è integrale aiuta la digestione e migliora, grazie alle vitamine contenute nella buccia di determinati cereali e frutti, il nostro fisico. Dicono che la crusca sia un toccasano per la nostra salute eppure... una volta la caniglia (appunto la crusca) andava bene giusto per l’alimentazione dei maiali e magari per quelli della gente sottomessa da un sistema economico che non ha mai considerato, e continua a non considerare, un essere umano uguale all’altro.
Le frese, in particolare le brunette, venivano catalogate, fino a poco tempo addietro e dopo alterne vicende storiche, come un cibo dei poveri, un... prodotto senza futuro.
Oggi? ... specie nel Meridione d’Italia e non solo nel Meridione d’Italia potrebbero benissimo rivelarsi una stupenda alternativa alimentare. Anche e soprattutto per chi, magari tra sanfilesi doc, non ha vissuto nel nostro stupendo amato/odiato paesino i secoli antecedenti gli anni Settanta del XX secolo.
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace!

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