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sabato 12 aprile 2014

Vespe cinesi e vespe italiane: le seconde... a San Fili le amavamo già!

Il 22 novembre 2013 si è tenuto a San Fili un bellissimo convegno sulla vespa cinese (la  “hymenoptera Cynipidae”) e sul suo disastroso attacco a ciò che furono le nostre stupende piantagioni di castagno. Un vero e proprio colpo di grazia, questo, alla stupenda natura che da millenni circonda il nostro centro abitato... visto che tali piantagioni, per colpa di una incapacità imprenditoriale che da tempo caratterizza la nostra comunità, da tempo ormai sono giunte al loro lumicino.
Ma non è di quel convegno - magistralmente qualificato dall’intervento della dottoressa Vincenzina Scalzo - che voglio parlarvi in quest’occasione. Dopotutto da quel convegno sono già passati alcuni mesi e dello stesso ne ho scritto nel Notiziario Sanfilese del mese di dicembre 2013. Anche se... l’argomento sia più che attuale (visto che è in questo periodo che la vespa cinese mette in atto la sua azione malefica contro il nostro verde).
Voglio, in quest’occasione, parlarvi di un’altra vespa produttrice di “galle” sfruttando le gemme di alcune piante (non castagni, ovviamente, in questo caso) tipiche del territorio calabrese e quindi anche sanfilese. Questa vespa - “più che italiana” e quindi da tempo immemore conosciuta dai nostri avi... ed anche da qualcuno di noi amanti della natura circostante - nella cui “galla” anch’io, pur senza mai vederla (credo), mi sono spesso imbattuto quando fanciullo andavo in cerca di funghi o a raccogliere castagne sui Cozzi. A seconda della galla (una vera e propria... stupenda pallina naturale) prodotta oggi posso affermare senza ombra di dubbio - uso il nome scientifico (adoro la cultura di internet) - nelle famigerate “Cynips quercusfolii” e “Andricus kollari”.
Ed ecco spiegato il collegamento tra il racconto - ombrosi ricordi di quand’ero fanciullo e, nella mia bacata fanciullesca fantasia, re dei Cozzi ed il convegno tenutosi giorno 23 novembre 2013 nella sala convegni della Biblioteca comunale “Goffredo Iusi” di San Fili: in quell’occasione la dottoressa Vincenzina Scanzo ci fece notare che noi da secoli se non da millenni subivamo l’attacco di vespe simil-cinesi (in quanto anche queste producevano “galle” colpendo le gemme e/o le foglie delle comuni, più che sanfilesi, querce) e quindi, studiando la non disastrosa convivenza con le prime - le italiane - , quasi certamente avremmo trovato il modo, non dannoso, di convivere anche con le seconde - le cinesi - .
Personalmente sulla soluzione proposta nutro forti dubbi... ma non essendo io un biologo (anche se spesso è l’ignorante con l’esperienza ad avere tristemente ragione e non il dotto il continua “fase celebro-sperimentale)... su questo preferisco soprassedere. Credetemi: se voglio togliere di mezzo una tigre che gira libera lungo corso XX Settembre a San Fili... non libero nello stesso tratto stradale un leone. Entrambi gli animali, infatti, sono estranei all’equilibrio naturale, creatosi nell’arco di millenni, del nostro borgo e quindi non so’, sulle lunghe distanze (magari fra venti o trenta anni), si sia più dannosa la cura della malattia.
... beata la mia ignoranza e beata la cultura e la superiorità intellettuale di chi mi sta a volte, per fortuna non sempre, difronte.
Un’immagine proiettata su un pezzo di muro alle spalle (non ricordo più se alla sinistra) della dottoressa Vincenzina Scalzo nel corso di quel convegno e nel corso del suo stupendo intervento, dicevo, mi riportò magicamente alla mia infanzia ed ad un altrettanto stupendo “dejà vu”: quella pallina l’ho già vista... e forse ne conosco anche il sapore. Quello che non sapevo è che tale pallina fosse un simbolo di nuova (non so quanto disastrosa) vita e di tant’altro.
Ma tutto questo sarà il filo portante di un'altra delle mie storie.
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... un cordiale abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace!

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