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sabato 4 giugno 2016

Scherzi a San Fili negli anni Sessanta.

Dal NOTIZIARIO SANFILESE del mese di maggio del 2009... articolo di Nuccia Giglio-Carlise.
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San Fili 1956: Giuseppe e Nuccia Giglio
nel loro emporio in piazza Caserma.
Nei primi anni Sessanta San Fili era un paese abbastanza tranquillo; poche le macchine e pochi i televisori.
La gente amava trascorrere le serate riunendosi in casa di amici o in qualche locale pubblico. Uno di questi era il negozio di mio padre Giuseppe situato vicino il bar Sammarco.
I più assidui frequentatori del locale erano: Rocchino Speziale, mastro Peppino Mazzola, Eugenio Aiello e qualche volta Marchesani (il padre di Domenico).
Mio padre nel negozio aveva un po' di tutto: roba di cartoleria, libri scolastici, articoli da regalo, giornali, riviste, etc.
Aveva anche il banco per il Lotto, Totip e Totocalcio. I suddetti amici si ritrovavano la quasi ogni sera per giocare al Lotto, per preparare sistemi e discutere del più e del meno.
Un giorno Eugenio Aiello, che era il più allegro di tutti, propose a mio padre di fare uno scherzo a mastro Peppino: fargli credere di aver vinto al Lotto.
Naturalmente loro sapevano i numeri che lui aveva giocato. Così prepararono una radio, la truccarono per l'occasione e scelsero me come complice per leggere i numeri vincenti.
Quando arrivò la sera dell'estrazione io, nascosta nel retrobottega, annunciai i numeri fasulli ad uno ad uno.
Appena mastro Peppino si rese conto che il primo numero era lo stesso di quello da lui giocato, come pure il secondo, il terzo, il quarto ed il quinto, credette naturalmente di aver vinto e, non potendo più contenere la gioia, si tolse il cappello (era d'inverno), lo lanciò in aria ed esclamò: "Isola, ho fatto cinquina!”.
Poi, salutò allegramente gli amici e se ne tornò a casa per dare la bella notizia alla moglie.
La sera stessa l'ideatore dello scherzo decise che era meglio dire la verità a mastro Peppino e gli mandò un ragazzo a casa per comunicargliela.
Inutile descrivere la reazione del nostro mastro Peppino che prima rimase deluso e poi, in un impeto di rabbia, tirò giù dal tavolo di cucina (apparecchiato per la cena) la tovaglia mandando a terra piatti e bicchieri.
Per un po' di tempo non si recò nel negozio di mio padre ma la rabbia sfumò presto e dopo pochi giorni mastro Peppino tornò a riunirsi con gli amici di sempre
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace ma... “si vis pacem para bellum”!

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