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venerdì 14 novembre 2014

Quando non esisteva internet i radioamatori erano già in rete.

L’avventura estera del nostro compaesano Antonio Conte ricostruita in collaborazione col sottoscritto (alias Pietro Perri) e pubblicata in due puntata sul “Notiziario Sanfilese” dei mesi di ottobre e novembre 2014.
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Quando non esisteva internet i radioamatori erano già in rete. (1)
Di Antonio Conte.
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Antonio Conte.
Ho sempre avuto una grande passione per le radio.
Una passione nata presumibilmente quando (ancora fanciullo, potevo avere sette o otto anni... Siamo agli inizi degli anni Sessanta), mio padre Costantino cercava invano di una stazione che si sentisse un po’ più chiara delle altre su una stupenda, per l’epoca, radio a valvole.
Ricordo come fosse ieri il filo collegato allo stupendo magico scatolone che serviva da antenna ricevente. Quel filo partiva da un lato della stanza per completare il suo interminabile percorso al lato opposto.
Era una radio ad onde corte e a me piaceva tantissimo, forse in quanto premonitrici di quanto mi sarebbe capitato in futuro,  ascoltare emittenti che trasmettevano dall’estero.
In quegli anni io e la mia famiglia abitavamo “ara Jiazza”... davanti “u Spiritu Santu”.
Qualche anno dopo, grazie anche e soprattutto all’amicizia con il nostro compaesano Franco Gentile, mi avvicinai alla conoscenza della cosiddetta CB (n.d.r.: sigla della “banda cittadina”. Sistema di comunicazione a brevi distanze tramite apparecchi a transistor). Erano quegli gli anni d’oro degli ormai mitici “baracchini”.
Ricordo, in quei tempi, l’amico Franco Gentile che, in macchina e col suo “baracchino” a portata di mano, si parcheggiava nei pressi dell’Aireddra e da lì iniziava a parlare con persone più o meno della zona. Con quel tipo di ricetrasmittenti, è facile intuirlo, all’epoca non era possibile parlare con soggetti lontani né tantomeno con persone all’estero.
Una volta con Franco Gentile siamo andati sulla Crocetta per provare a metterci in comunicazione con radioamatori d’altre zone. Essendo un punto in alto era facile dallo stesso ampliare il raggio d’azione della nostra ricetrasmittente.
Purtroppo gli anni passano per tutti e passavano anche per me: il futuro bussava alla mia porta ed il futuro, per lo scrivente, all’epoca si chiamò Svizzera.
Era il 1972.
Restai in Svizzera, per lavoro, circa due anni dopodiché presi la via per il Canada.
Quando si emigra in un altro Stato all’inizio la vita è sempre un po’ difficile... per tutti.
Oltre il confine del nostro Stato ci aspettano una nuova lingua, una nuova cultura, nuovi amici e un nuovo lavoro.
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Quando non esisteva internet i radioamatori erano già in rete. (2)
Di Antonio Conte  con la collaborazione di Pietro Perri.
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"Sono un radioamatore da più di trent’anni!” ... così ama dichiararsi il nostro compaesano d’oltre Oceano Antonio Conte.
In Italia i radioamatori in effetti sono un po’ sottovalutati mentre nelle Americhe ed in particolare nell’America settentrionale (Canada ed USA) sono una vera e propria istituzione. Forse una necessità del vasto territorio in cui operano e dove, a volte, in mancanza di collegamenti alternativi loro sono un vero e proprio “salvavita”.
Sono decisamente rari, infatti, i film catastrofici di matrice hollywoodiana in cui non si veda un probo cittadino a stelle e strisce impegnato davanti alla sua stupenda ricetrasmittente a cercare collegamenti con il resto del mondo ancora, non per molto forse, in piedi.
Il radioamatore, in Canada, dove risiede il nostro encomiabile concittadino Antonio Conte, e negli USA è qualcosa in più di un semplice “soggetto impegnato nel volontariato sociale”: è la voce amica che, non raramente, ti guida nella classica notte buia della tua a volte infernale vita.
Questo e tant’altro è il nostro eroe Antonio Conte da Toronto.
Antonio - anche se oggi, dopo tanti anni passati lontano dalla terra natia, sarebbe più giusto chiamarlo Anthony o semplicemente Tony - approda in Canada nell’ormai lontano mese di dicembre del 1974.
Da quelle parti, in quegli anni soprattutto, non era difficile trovare un posto di lavoro per chi sapeva adattarsi.
Ad aprire le porte di una fabbrica dove si producevano materassi, ad Antonio, ci pensò, qualche mese dopo giunto a Toronto, l’amico e nostro caro compaesano Ottorino Argentino.  Antonio resterà in tale fabbrica per circa tredici anni. Nel frattempo iniziò a seguire le lezioni presso il Seneca college a Yonge e Sheppard, per chi conosce ovviamente tale zona. Tale scuola ovviamente garantirà all’intraprendente Antonio un futuro decisamente migliore da
quello che poteva prospettargli un prosieguo della vita lavorativa in una fabbrica di materassi.
Nel 1980, ovvero in questi magici impegnatissimi anni passati tra lavoro, scuola e famiglia, Anthony riesce a prendere persino il suo tanto desiderato patentino (licenza) di radioamatore. Un traguardo, questo, tutt’altro che facile da raggiungere: per ottenere la licenza di radioamatore, bisognava, infatti, imparare a pennello l'alfabeto morse ed essere capace di ricevere e trasmettere almeno 5 parole al minuto. Antonio di parole al minuto ne supererà, all’esame previsto, la bellezza di dodici ottenendo il miglior risultato possibile.
Diverse sono le associazioni di volontariato cui fa riferimento ai giorni nostri Antonio nella sua opera di “volontariato - radioamatore - senza frontiere”, e diverse sono le occasioni in cui la sua opera si è mostrata vitale o comunque di notevole supporto in situazioni di bisogno o di presunto pericolo.
Ed eccolo impiegato in un ospedale di Toronto dove finalmente, da qualche mese a questa parte, entrato in pensione potrà dedicarsi a tempo pieno alla sua passione di radioamatore e... ai suoi sicuramente più amati nipotini.
Personalmente non conosciamo bene l’organizzazione dei radioamatori mondiali né quanto siano presenti nella nostra zona (San Fili e paesi limitrofi) ma ci piace chiudere questo pezzo con una stupenda frase del nostro caro amico compaesano Antonio: “Si, oggi abbiamo internet... però dove arrivano i radioamatori, gli internetnauti se lo possono' sognare!
Una vita passata lontana dalla terra natia, dicevamo, quella di Antonio Conte. Una vita simile a quella di migliaia di altri Sanfilesi costretti ad emigrare cercando in luoghi lontani ciò che la propria terra ha da secoli negato a lui ed ai suoi familiari... ai nostri familiari: un futuro dignitoso.
Colpisce, nei suoi appunti di viaggio, la seguente frase, pensando ai giorni che furono: “Bei ricordi, anche se un po’ tristi, quelli di quando si emigra. Quello che ti resta in mente, anche dopo tantissimi anni, è sempre il giorno della tua partenza. Quel giorno, noi emigranti, lo porteremo con noi per sempre nei nostri occhi e nel nostro cuore.
Lasciare i genitori ed il resto della famiglia è una vera tragedia. A me quello ciò che mi ha ferito particolarmente è stato il distaccamento della mia sorellina Loredana. Lei aveva più o meno quattro anni... è stato veramente triste lasciarla.
Antonio partì per Toronto nel lontano dicembre del 1974 dall’aeroporto di Roma Fiumicino con un volo dell’Alitalia. Otto ore di volo e, a bordo di un taxi, dritto verso la casa di un suo zio di cui resterà ospite per circa un anno e mezzo.
Sinceramente, voglio dirvi che quasi immediatamente nel vedere quanto mi si prospettava come futuro, ho detto tra me e me: qui, in Canada, non ci starò a lungo.
Così non fu: nel 1976 Antonio conobbe sua moglie Anna da cui ebbe tre figli: Francesco, Sabrina e Christian. E da questi ultimi... cinque stupendi nipotini: Alyssa e Anthony (figli di Francesco), Julia (figlia di Christian), Daniela e Marco (figli Sabrina).
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace!

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