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venerdì 10 ottobre 2014

L’ex tratta ferroviaria Cosenza Paola fu anche questo. (1)

Articolo a firma di Pietro Perri (alias lo scrivente) pubblicato sul Notiziario Sanfilese del mese di ottobre 2014.
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Davide Rende col suo figlio Geppino in
piazza San Giovanni a San Fili agli ini-
zi di settembre del 2014.
Domenica 22 novembre del 1942, dopo appena sette giorni di ricovero non dei migliori, veniva dimesso, dall’Ospedale Civile dell’Annunziata di Cosenza, il nostro compaesano Davide Rende. All’epoca aveva appena 19 anni e si stava lasciando alle spalle una tra le esperienze più brutte della sua vita. Una di quelle esperienze il cui ricordo ci accompagnerà per tutto il resto dei nostri giorni.
La diagnosi? ... “Stato di choc. Ferita vasta lacero-contusa con esteso scollo del cuoio capelluto alla regione parietale destra con osso scoperto”.
A quel tempo, malgrado le attente cure dei sanitari dell’Ospedale Civile dell’Annunziata di Cosenza... di ferite del genere si poteva anche morire. La medicina dava ben poche risposte, nel 1942 in Calabria e non solo in Calabria, ai problemi prospettati dai pazienti.
Strano: mi sembra oggi! ... fu per questo che il nostro compaesano decise, d’accordo anche il padre, di uscirsene da quella bolgia infernale e di continuare le cure nella propria accogliente casa che all’epoca era  rappresentata - lungo la tratta ferroviaria tra San Fili e la vicina Rende - dal famoso casello 19.
Non si parla con i se ma presumibilmente l’aver lasciato - quasi fuggendone - il proprio letto nel più importante nosocomio della provincia di Cosenza... gli salvò la vita nel giro di pochi giorni e per la seconda volta.
All’ospedale dell’Annunziata le cure prestate al giovanissimo Davide Rende, dopo circa una settimana, erano state quasi nulle: per negligenza o forse perché l’avevano dato già comunque per spacciato.
Come mai il nostro compaesano era finito all’ospedale una settimana prima? ... ovvero domenica 15 novembre 1942?
Fu da una parte il classico appuntamento con la casualità della vita e dall’altra il più grave incidente ferroviario che ha interessato la tratta ferroviaria che collegava, fino al mese di maggio del 1987, le importanti stazioni ferroviarie di Paola e Cosenza passando per le stazioni di San Lucido, Falconara Albanese, San Fili (al centro), Rende e Castiglione cosentino.
Più che un disastro ferroviario fu un vero e proprio macello su strada ferrata quello che avvenne in quella tragica domenica mattina del mese di novembre del 1942.
Il bilancio fu uno dei più brutti registrati dalle Ferrovie dello Stato italiano, passato quasi senza ricordo nella memoria della gente (anche dei compaesani ancora viventi) solo perché in quel momento si aveva ben altro a cui pensare (dopotutto si era in piena Seconda Guerra Mondiale): ventuno morti, all’inizio si parlò solo di diciotto, e ben 81 feriti.
E poi, diciamo la verità: la guerra colpisce anche in quel modo.
Fu una tragica casualità, quella di cui fu vittima il nostro compaesano Davide Rende. Quel treno che l’avrebbe portato dalla stazione di Paola alla stazione di San Fili, infatti, non avrebbe dovuto prenderlo. E non l’avrebbe preso se, il treno venuto da Roma e diretto a Cosenza, non avesse racimolato qualche minuto di ritardo nel suo velocissimo, per quei tempi, andare.
Davide, giovanissimo dipendente delle Ferrovie dello Stato, aveva appena smontato dal suo turno di servizio di guardalinee che svolgeva da poco tempo tra le stazioni di Fiumefreddo Bruzio, Paola e San Lucido.
Gli era capitato di fare il turno di notte, quella volta.
Era, come si può presupporre, stanchissimo e vide, nel ritardo provvidenziale succitato, il classico buongiorno del mattino. Ma quello tutto sarebbe stato tranne che un buon giorno per tantissimi ospiti di quello sfortunato convoglio ferroviario.
Secondo i rapporti dell’epoca “alle 5:38 il treno viaggiatori n. 4371, proveniente da Roma, subiva un incidente dalle conseguenze catastrofiche nella tratta San Lucido - Falconara Albanese, al momento dell’imbocco della galleria denominata San Giovanni.”
Davide Rende resosi conto di ciò che stava succedendo, invano tentò di azionare il freno d’emergenza.
Su quel treno viaggiavano anche altri nostri compaesani. Tra questi qualcuno più fortunato e qualcuno, purtroppo, più sfortunato.
Tra i più fortunati ci fu Luigi Marchesani. E’ lui che Davide Rende, miracolosamente uscito con i suoi piedi da una delle carrozze interessate alla tragedia, vedrà, seduto su un masso poco distante, prima di cadere a terra svenuto.
Andò peggio a Ernesto Albamonte, dirigente alla stazione ferroviaria di Napoli, coniugato con la nostra compaesana Luisa Noto. Ernesto sarà annoverato tra le ventuno vittime di quella terribile vicenda.
(continua).
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... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace!

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