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domenica 14 aprile 2013

Dal mulino delle fate aru tesoru du Canalicchiu: una stupenda naturale passeggiata tutta sanfilese. (1)


Agli inizi del mese di marzo di quest’anno, volendo vedere di persona (ovvero con i miei occhi) le frane (quella sotto il palazzo Gentile e quella sotto piazza San Giovanni… lato fiume) che ha subito San Fili nei mesi immediatamente precedenti, decisi di fare (in una quasi bella mattina di un quasi bel giorno di sabato) una passeggiata lungo un tratto (decisamente classico) del nostro, tanto obliato quanto stupendo, torrente Emoli.
Per quanto riguarda il discorso frana (… frane?) e franati a San Fili… ne ho già scritto in modo (credo) più che esauriente in un “pensiero” postato in questo stesso blog nell’ormai lontano 10 marzo scorso, ciò di cui non ho parlato, in quell’occasione, è degli stupendi poetici scorci in cui mi sono imbattuto in quella strana, non programmata e quindi imprevista, avventura.
Già, proprio perché di una bella - solitaria - avventura  (con tanto di tutto nel passato) si è trattato. Una bella avventura in cui ho potuto ricordare alcuni spazzi della mia fanciullezza, della mia pubertà ed anche della mia maturità… quest’ultima ancora non completata.
Quel giorno… quello stupendo giorno… armi in pugno (ovvero macchina fotografica all’interno del borsello che portavo a tracolla, giunto in piazza san Giovanni e sinceratomi che nessuno mi vedesse o quantomeno mi tenesse per conto (sapevo benissimo che se avessi detto loro ciò che stavo per fare come loro solito mi avrebbero dato del partito di testa… se non me l’avessero detto… sicuramente l’avrebbero pensato… bontà loro)… imboccai la scalinata che, appunto da piazza san Giovanni, porta  dritta dritta alla fontana di Palazia… la mitica fontana che in altri tempi (… primi del Novecento?) garantiva due uscite (… scusate ma in questo momento non mi viene la parola! … “ugelli” proprio non ci sta!): la prima con acqua calda o quantomeno tiepida e la seconda con acqua fresca. La prima per lavare i panni e la seconda per dissetarsi. Dopotutto… siamo nei pressi del mulino delle fate ed in quella zona tutto è possibile… tutto era possibile.
La scalinata, per chi ancora non l’avesse capito, è quella posta proprio al di sotto del calvario (… ovvero “da Cruce”… cos’ come in altri tempi veniva indicata anche la zona di piazza san Giovanni): parte ancora in pietra di fiume, parte in antiestetico cemento e parte in terra battuta… stupendamente (e facilmente) comunque percorribile.
Scendendo lungo quella scalinata non potei fare a meno di ricordare alcune fanciullesche avventure vissute con i compagni delle scuole elementari e delle scuole medie quando, all’insaputa (perché diversamente sarebbero state botte) dei nostri genitori ci inoltravamo per alcuni sentieri tutt’altro che sicuri per imberbi personaggi quali noi… tutti potenziali protagonisti di romanzi per ragazzi tanto in voga negli anni Sessanta e Settanta del XX secolo.
Era in quelle zone, nascoste agli occhi proibizionisti dei grandi, che potevamo finalmente dar vita al seguito delle stupende avventure che avevamo visto quello stesso giorno o qualche giorno prima nella magica sala del cinema di San Fili: Zorro, Tarzan, Maciste, Ursus, Sansone… King Kong e chissà quanti altri rivivevano nelle nostre  sempre più reali mitiche gesta. Noi, all’epoca, eravamo tutto ciò.
Nel mezzo della discesa mi rivedo d’incanto davanti il carissimo indimenticato Giorgino Curatolo che, seppur morto ormai da qualche anno, ancora era poco sopra la via che stavo calpestando… intento a zappare il suo piccolo, curato e scosceso pezzettino di terra. Era un amore vederlo con la zappa o la falce in mano, era (… e continua ad essere!) un amore ricordarlo col suo magico mandolino cullare con le sue dolci note tutta piazza san Giovanni… nella penombra del suo studio… nascosto e presente nel contempo agli occhi ed alle orecchie dei più.
Nel mezzo della discesa mi rivedo, agli inizi del 2000, impegnato con gli amici dell’allora neonata Pro Loco lavorare (falci ed altri attrezzi fra le mani… io sempre armato della macchina fotografica) per riaprire il passaggio (ormai pieno di spine, ortiche ed erbacce d’ogni genere) che in breve ci avrebbe condotto alla fontana di Palazia e che, in futuro, da tale fontana ci avrebbe dovuto condurre alla parte bassa del Canalicchio (la discesa che da piazza Rinacchio porta al piano delle Volette) in un non tanto immaginario percorso che, nella nostra fantasia, all’epoca prese il titolo di… “Dal mulino delle fate aru tesoru du Canalicchiu”.
Altri tempi… ed io c’ero.
Altri tempi… ed io ci sono. Già: dicendo e facendo sono ormai giunto davanti alla fontana di Palazia, restaurata agli inizi degli anni Ottanta del XX secolo dagli infaticabili (… una fesseria ogni tanto è bello dirla! … ancor più bello se la stessa è grande!) operai del Consorzio di Bonifica: gli universitari (all’epoca) sanfilesi.
Lateralmente alla fontana di Palazia, alla sua sinistra, si trova una colonna del ponte della superstrada… tanto immensa quanto spaventosa. Il letto del fiume (ed anche la camminata facilmente percorribile anche a piedi (in parte bloccata dalle due frane in cui mi sarei imbattuto a breve) si trova qualche metro più sotto… non troppo difficile da raggiungere… ma sicuramente non si ci può arrivare con i tacchi a spillo ai piedi.
… ma questa è un’altra storia che vi racconterò un’altra volta magari in questa stessa avventura che… comunque continua… alla prossima puntata.
*     *     *
… un caro abbraccio a tutti da Pietro Perri.
… /pace.

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