A chi non ha il coraggio di firmarsi ma non si vergogna di offendere anche a chi non (?) lo merita.

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giovedì 3 giugno 2010

A raccolta di Clematis Vitalba. Una stupenda (?) avventura intorno al valico Crocetta: le vacche sacre (parte sesta).

Ore 19,00 circa di giovedì 27 maggio 2010.
Soppesato il nostro bel bottino di germogli di vitarva (clematis vitalba, per i meno colti in lingua santufilise) e già pregustando quanto di buono avremmo ricavato dal quel bustone in nociva plastica (per l’ambiente e per l’umanità) fattoci tra l’altro profumatamente pagare da un supermercato della provincia, considerata l’ora… finalmente io e mia moglie decidemmo che era ormai giunto il momento di far rientro a casa.
Saliti in macchina, quindi, riprendemmo i nostri passi lungo la strada che dalla vicinanza della fonte di sant’angelo (in territorio penso di Falconara albanese) ci avrebbe condotto alla biforcazione in cui scegliere tra il salire verso il valico Crocetta (ossia proseguendo per Paola) o dirigerci (come avremmo ovviamente fatto) verso la nostra amata/odiata San Fili.
Purtroppo si sa, anche in territorio di San Fili, comunque, vale il detto: “l’uomo propone e Dio dispone”.
… anche se, a dire il vero, per quanto successo in tale occasione a me e a mia moglie, siccome l’Essere Superiore (e vi assicuro ch’era veramente superiore… considerando la stazza dello stesso) più che presentarsi ai nostri occhi con due ali bianche, splendente di luce celestiale, con un’aureola in testa e con una folta barba che ne sancisse l’eternità passata e futura… ci apparve con due corna sulla testa ed una inconfondibile coda.
Dite che forse si trattava del dio Pan? … no, non si trattava del dio Pan, malgrado fossimo nell’ambito del territorio da lui protetto (la mitica Pandosia)… anche se qualcosa di sacro l’avesse anche quel terribile (divino?) bestione che, a poche decine di metri dalla fontana di sant’angelo ci sbarrava minaccioso la strada.
Proprio così, poteva essere (se di sacro si trattava) per l’appunto una vacca sacra… perché, che ci si creda o no, di vacche sacre (intoccabili) ne esistono anche nel nostro stupendo territorio. L’unico dubbio che mi fece propendere verso il discorso del toro, anche se il colore della pelle lasciava ad intendere ben altro, erano quelle strane e poco cocevoli corna che facevano bella mostra sulla sua testa.
Corna come quelle, considerato tra l’altro le compagnie femminili che frequentava, di fatto poteva averle solo un toro o al limite al limite una vacca per niente eterosessuale.
Fermai la macchina ad una cinquantina di metri dal bestione (o dalla bestione… reputai comunque stupido andare a controllarne il sesso da vicino… preferii fidarmi della semplice ipotesi). Fatto un breve consulto con mia moglie, decidemmo di comune accordo che forse era meglio rifare marcia indietro e raggiungere San Fili… proseguendo lungo la strada che ci avrebbe portato prima al bivio dell’abitato di Falconara albanese, poi all’interno dell’abitato di San Lucido ed infine, imboccata la provinciale… presa la nuova statale 107… dritti dritti a San Fili.
In ogni caso, per assaporare un po’ l’arroganza naturale di chi mi stava in quel determinato momento di fronte, feci con la macchina qualche metro marcia indietro. Come se il mio avversario (o la mia avversaria… qualcuno vada a controllare di persona se vuole togliersi questo atroce dubbio sul sesso del - o della - cornuto) avesse afferrato il concetto fece lo stesso qualche metro verso la mia stupenda Toyota Yaris Now… rosso Ferrari.
Fermata la macchina, si fermò anche il troglodita. Ripetuto l’esperimento anche il troglodita ripeté il suo affronto.
… quindi, meglio non insistere ulteriormente. Per quel che mi riguardava… il diritto territoriale era suo e se lo poteva godere senza alcuna rivendicazione da parte del sottoscritto.
In effetti di vacche sacre (ossia libere di pascolare in territori tutt’altro che privati e recintati e che tra l’altro rappresentano un notevole pericolo per l’incolumità dei viandanti) ebbi occasione d’incontrarne sul mio cammino d’automobilista “cosentino”, ovviamente nelle nostre zone, già altre volte… almeno un paio di altre volte.
Una volta, forse più di una diecina d’anni or sono, per un semplice miracolo non mi scontrai con due vacche andando verso Paola, all’interno d’una delle cosiddette “doppia galleria”. Anche in quel caso le vacche erano libere di circolare con rischio d’arrecare incidenti mortali, senza che nessuno stesse a controllarle.
Normalmente su quel tratto, quando lo percorro, sono abituato a premere un po’ di più l’acceleratore della macchina. Quel giorno stranamente per oltre cinque o sei chilometri un testa di ca***o che mi precedeva non solo camminava a passo di gallina ma oltretutto andava quasi a zig zag impedendomi qualsiasi tentativo di sorpasso.
Non immaginate neppure quante gliene dissi… fino al momento in cui mi chiesi chi era quell’essere sicuramente miracoloso che m’aveva evitato un mortale incidente.
Un’altra volta due o tre vacche sacre le incontrai sul ponte che collega la provinciale che dal centro abitato di San Fili porta alla sua frazione Bucita.
Anche in quel caso riuscii, fortuitamente, ad evitare un impatto con i sacri bestioni.
In quest’ultima occasione, è bene raccontarlo, giungendo al bivio di San Fili, nei pressi dell’attuale stazione dei Carabinieri, ebbi il piacere di salutare un caro amico dell’Arma e, raccontandogli quanto mi era accaduto, chiesi allo stesso consiglio sul da farsi (dopotutto era un maresciallo dei Carabinieri, chi meglio di lui m’avrebbe potuto aiutare nel fare il mio dovere di civile e probo cittadino?).
La sua risposta fu un secco: “… potresti scendere dalla macchina e magari battendo con un bastone per terra… siecutarle!”… ed io che già mi vedevo chiamare i Vigili del Fuoco o la Forestale.
Solo uno stupido come chi scrive non poteva capire immediatamente che per evitare incidenti e danni alle persone (ai miei concittadini) sarebbe bastato battere un bastone per terra… anche se io il bastone in quel momento l’avrei battuto, si!, ma sulla testa di chi mi stava di fronte!
… ma ritorniamo al nostro racconto e… al ritorno a casa pregustando una scorpacciata di germogli di vitarva (clematis vitalba) cucinati in mille ed uno modi diversi.
… io e mia moglie ce lo meritavamo!
(continua - 6).
*     *     *
... un caro abbraccio a tutti dal sempre vostro affezionato Pietro Perri.
... /pace!

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